Dieci fatti sulla Nakba
Institute for middle east understanding
1° maggio 2008
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"Pensavamo fosse una questione di settimane, solamente finché i combattimenti fossero diminuiti. Naturalmente, non ci fu mai permesso di andare a casa". Nina Saah, Washington, DC "La fattoria di arance, pompelmi e limoni della mia famiglia, vecchia di secoli, era andata". Darwish Addassi, Walnut Creek, California "Quelli di noi che nel 1948 sono partiti malvolentieri sono afflitti da penosa nostalgia. La mia casa a Gerusalemme Ovest ora è un asilo infantile israeliano". Inea Bushnaq, New York, New York "Una mattina il popolo di New Orleans si svegliò con la devastazione completa e dovette scappare. La Nakba è stato il nostro uragano Katrina". Abe Fawal, Birmingham, Alabama
Sessanta anni fa,
più di 700.000 palestinesi hanno perso le loro case ed i loro beni,
le loro fattorie e le loro imprese, i loro villaggi e le loro città.
Le milizie ebraiche cercavano di creare uno stato a maggioranza
ebraica in Palestina, e, più tardi, l'esercito israeliano li cacciò.
Israele rapidamente trasferì ebrei nelle case palestinesi da poco
svuotate.
Nakba in arabo significa "catastrofe" ed i palestinesi indicano la
distruzione della loro società e la presa di controllo della loro
patria come an-Nakba, "La Catastrofe".
E' indicata il 15
maggio, il giorno dopo che Israele dichiarò la propria indipendenza
nel 1948.
Per la fine del
1948, due terzi della popolazione palestinese fu esiliata. Viene
stimato che più del 50% fu scacciata sotto assalto militare diretto.
Altri fuggirono quando si diffusero le notizie dei massacri commessi
dalle milizie ebraiche nei villaggi palestinesi, come
Deir Yassin
e
Tantura.
I leader ebraici
parlavano apertamente della necessità di utilizzare scontri militari
per espellere quanti palestinesi possibile prima che altri paesi
arabi potessero venire in loro difesa. Il
Piano Dalet
della milizia Haganah fu il piano per questa pulizia etnica. Il
primo ministro israeliano David Ben Gurion disse: "Dobbiamo usare il
terrore, l'assassinio, l'intimidazione, la confisca della terra ed
il taglio di tutti i servizi sociali per sbarazzare la Galilea della
sua popolazione araba". (Vedi
ciò che altri importanti israeliani hanno detto del trasferimento).
Le forze ebraiche
spopolarono più di 450 città e villaggi palestinesi, la maggior
parte dei quali vennero demoliti.
Il governo israeliano costituito di recente confiscarono la terra e le proprietà dei rifugiati senza rispetto per i diritti o i desideri dei palestinesi di ritornare alle loro case.
Lo storico
israeliano
Tom Segev riportò che: "Intere città e centinaia di villaggi
lasciati vuoti furono ripopolati con nuovi immigrati [ebrei]...
Gente libera - arabi - erano andati in esilio e divennero profughi
indigenti; profughi indigenti - ebrei - presero il posto degli
esiliati nel primo passo della loro vita come gente libera. Un
gruppo [i palestinesi] perse tutto ciò che aveva mentre l'altro [gli
ebrei] trovò tutto ciò di cui aveva bisogno - tavoli, sedie, armadi,
pentole, padelle, piatti, talvolta abiti, album di famiglia, libri,
radio, animali domestici....
Mentre la maggior
parte dei palestinesi furono scacciati, alcuni rimasero in quello
che divenne Israele. Sebbene cittadini di un nuovo stato, fino al
1966 furono soggetti al governo militare israeliano. Oggi, i
cittadini palestinesi di Israele costituiscono quasi il 20% della
popolazione di Israele. Hanno il diritto di voto e di essere
candidati, ma più di 20 leggi israeliane privilegiano esplicitamente
gli ebrei sui non ebrei. Quasi un quarto dei palestinesi di Israele
sono persone "dislocate internamente", non in condizione di tornare
alle loro case e terre che furono loro prese.
Oggi, vi sono 4,4
milioni di profughi palestinesi registrati come tali con le Nazioni
Unite ed almeno un altro stimato milione che non sono registrati.
Così una maggioranza del popolo palestinese, circa 10 milioni di
persone, sono profughi.
Tutti i
rifugiati godono dei diritti riconosciuti internazionalmente di
ritornare nelle zone dalle quali sono fuggiti o sono stati costretti
ad uscire, a ricevere il risarcimento dei danni ed a ricuperare le
loro proprietà o a ricevere indennità e sostegno per il nuovo
insediamento volontario. Questo diritto è stato riconosciuto
esplicitamente in recenti accordi di pace in Cambogia, Ruanda,
Croazia,
Bosnia-Herzegovina, Guatemala, Irlanda del Nord, Kosovo, Sierra
Leone, Burundi e Darfur. Questo diritto per i palestinesi è stato
affermato dalla
Risoluzione 194
delle Nazioni Unite
del 1948. Comunque Israele non permette ai profughi palestinesi di
ritornare, sebbene un ebreo da qualsiasi parte del mondo possa
sistemarsi in Israele.
Una
schiacciante maggioranza di palestinesi ritiene che i diritti dei
profughi devono essere soddisfatti perché duri la pace tra
palestinesi ed israeliani. E, secondo un sondaggio dell'agosto del
2007 del
Jerusalem Media and Communications Center, quasi il 70% crede che ai
rifugiati dovrebbe essere permesso di tornare alla "loro terra
originaria". La continua negazione dei diritti dei palestinesi da parte di Israele - e l'incondizionato sostegno finanziario e diplomatico degli USA per Israele - alimenta il sentimento anti-americano all'estero. Un sondaggio Zogby del 2002, condotto in otto paesi arabi ha dimostrato che "la percezione negativa degli Stati Uniti è fondata sulle politiche americane, non sull'avversione all'occidente". Lo stesso sondaggio mostrava che "la questione palestinese è elencata da molti arabi fra le questioni politiche che più li toccano personalmente". La risoluzione del problema dei profughi palestinesi senza dubbio migliorerebbe l'immagine internazionale dell'America, provando che il governo USA appoggia la coerente applicazione del diritto internazionale. |
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