
Verso lo stato di polizia UE:
La legge penale UE ha la precedenza
su quella degli stati membri
National Platform EU Research and Information Centre, Irlanda
30 settembre 2005
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Nota redazionale di Global Rseearch Questa decisione UE è di vasta portata. Se la UE istituisce una legislazione "antiterrorismo" modellata su quella USA, questa legislazione scavalcherà le leggi degli stati membri. Lo sviluppo di istituzioni sopranazionali e di poteri sopranazionali costituisce un primo passo verso un apparato dello stato di polizia UE, dove i diritti fondamentali protetti dalle leggi degli stati membri sono sminuiti. Alla UE è stato dato il potere di obbligare i tribunali nazionali dei suoi 25 stati membri a multare od imprigionare le persone per l'infrazione a leggi UE, persino se il governo ed il parlamento di un paese sono contrari. Una decisione senza precedenti della Corte di Giustizia della UE in Lussemburgo di ieri da a Bruxelles il potere di introdurre una legge penale armonizzata nella UE, creando per la prima volta un corpo di legge penale europea che tutti gli stati membri devono adottare. 11 governi della UE si sono opposti al giudizio della suprema corte della UE - Irlanda, Danimarca, Finlandia, Svezia, Olanda, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo e Grecia. In linea di principio il giudizio da alla UE il potere di imporre sanzioni penali per tutte le violazioni alla legge UE. Esso estende grandemente il potere della non eletta Commissione di Bruxelles, che avrebbe il diritto esclusivo di proporre tali sanzioni penali, da adottare con voto di maggioranza del Consiglio dei Ministri. Tradizionalmente, la Corte di Giustizia della UE (ECJ) lavora assieme alla Commissione, dal momento che entrambe sono istituzioni sopranazionali che beneficiano di crescenti poteri sopranazionali. Con le parole di uno dei suoi giudici, la ECJ è un "tribunale con una missione", la missione essendo quella di estendere i poteri sopranazionali della UE e delle sue istituzioni all'estremo. Il comunicato stampa di ieri della Commissione che accoglie la decisione della Corte può essere letto a http://www.statewatch.org/news/2005/sep/ecj-environment-dec.pdf La decisione di ieri è stata resa in una causa che crea un precedente riguardo la legge ambientale, un tema che può renderla accettabile ad alcuni che trascurano di valutarla nelle sue implicazioni costituzionali e politiche di vasta portata. Il giudizio è un punto di riferimento legale che stabilisce un precedente importante. Esso da alla Commissione il diritto di decidere quando le violazioni delle leggi UE sono così gravi che dovrebbero essere trattate come penali. Il Consiglio dei Ministri della UE e gli 11 dei 15 vecchi stati membri che hanno perso il caso davanti alla corte cercavano di difendere la loro sovranità in materia di legge penale. La Commissione li ha citati in giudizio dopo che essi l'avevano bloccata dall'introdurre la legge penale armonizzata sull'inquinamento. La Corte di Giustizia ha deciso a favore della Commissione, concludendo che "La Comunità Europea ha il potere di richiedere agli Stati membri di istituire delle pene allo scopo di proteggere l'ambiente". Il giudizio di ieri ha appoggiato la sfida della Commissione UE alla "Decisione quadro sulla protezione dell'ambiente con la legge penale" del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio dei Ministri nel caso disputava che, come dispone attualmente la legge UE, gli stati membri non possono essere costretti ad imporre delle pene rispetto alla condotta prevista dalla Decisione quadro. Gli 11 stati membri che hanno sostenuto la posizione del Consiglio dei Ministri hanno disputato che, non soltanto non vi è nessun espresso conferimento di potere alla UE di imporre sanzioni penali in base ai trattati europei, ma, "dato il notevole significato della legge penale per la sovranità degli stati membri, non vi sono ragioni per accettare che quel potere possa essere stato implicitamente trasferito alla Comunità al tempo in cui specifici poteri reali, come quelli riguardanti l'ambiente, furono conferiti ad essa". La Commissione ha disputato questa opinione ed il giudizio di ieri della Corte è venuto decisamente dalla parte della Commissione. Il giudizio significa efficacemente che quando gli stati membri trasferiscono dei poteri alla UE, la Corte di Giustizia ha ora deciso che essi implicitamente danno alla stessa il potere di imporre sanzioni penali UE anche per violazioni alla legge della UE. Gli stati membri della UE hanno sempre insistito che il potere di istituire la legge penale va al cuore della sovranità nazionale e deve essere deciso dai governi e dai parlamenti nazionali. La sentenza dei giudici del Lussemburgo significa, comunque, che i governi nazionali non possono più esonerare la legge UE dall'essere appoggiata da sanzioni penali. Quando i popoli dei 10 nuovi stati aggiunti hanno concordato con diversi referendum di trasferire poteri a Bruxelles, i loro politici nazionali che sostenevano questo passo non hanno mai detto loro che potevano essere trovati in violazione della legge penale UE per disobbedienza! La Commissione dice che userebbe i suoi nuovi poteri solamente in circostanze estreme, ma i suoi funzionari stanno già parlando di introdurre reati UE per pesca in eccesso, inquinamento deliberato, riciclaggio di denaro sporco, fissazione del prezzo ed il vasto territorio legale del mercato interno della UE. José Manuel Barroso, il Presidente della Commissione, ha bene accolto la decisione di ieri: "Questa è una decisione spartiacque. Apre la strada ad una legislazione a livello EU più democratica e più efficiente". In realtà essa apre la strada a leggi penali su un vasto territorio politico da riscrivere a livello EU e su un codice penale UE armonizzato, che è stato prefigurato nella proposta Costituzione della UE che è stata respinta questa estate dagli elettori francesi ed olandesi. La Corte della UE ha detto che, sebbene come regola generale la legge penale non ricade nei poteri della UE, ciò "non previene la legislatura della Comunità ... dal prendere misure che si riferiscono alla legge penale degli stati membri che consideri necessarie". La decisione significa che la Commissione può proporre un reato UE che, se passato dal Parlamento europeo ed una maggioranza qualificata di stati membri, può essere adottato da tutti gli stati membri anche se un particolare governo e parlamento siano contrari. Questo significa che un particolare stato membro può essere costretto ad introdurre un reato nella sua legge se un sufficiente numero di altri stati UE lo sostiene. Essa da anche alla Commissione il potere di obbligare i membri a far rispettare la legge penale della UE se i governi resistono o se i loro tribunali rifiutano di condannare le persone per violazioni delle leggi della UE. La decisione è stata accolta volentieri dalla maggior parte dei membri del Parlamento europeo, che ora avrà i poteri di passare la legge penale e non solamente la legge civile e che perciò aumenterà i suoi poteri. Nelle appropriate parole dell'editoriale del "Times" di Londra di oggi riportato sotto, "Ieri la democrazia ha subito una dolorosa sconfitta in una corte il cui disprezzo per la sovranità confina con il crimine". Alcuni estratti dei resoconti stampa del Regno Unito su questa sentenza Editoriale del THE TIMES, Londra, mercoledì 14 settembre 2005, pagina 19 SCONFINAMENTO LEGALE: LA CORTE EUROPEA HA INDEBOLITO SERIAMENTE LA SOVRANITA' DEGLI STATI DELLA UE Per la prima volta nei suoi 53 anni di vita, la Corte di Giustizia Europea ha dato alla Commissione di Bruxelles il potere di imporre sanzioni penali. Con una storica decisione che è tanto minacciosa quanto illusoria, ieri la corte di Lussemburgo ha respinto gli argomenti degli stati membri della UE, togliendo loro il diritto esclusivo di imporre le proprie pene sulle persone o le aziende che infrangono la legge, dando così alla non eletta Commissione UE un ruolo senza precedenti nell'amministrazione della giustizia penale. Il pretesto per questo trasparente tentativo di costruzione imperiale oltre i confini gettati dal burocrati europei è stata la pretesa da parte di Bruxelles che essa aveva il diritto di inserire sanzioni penali nelle leggi per proteggere l'ambiente. La Commissione ha detto che senza fare questo il suo tentativo di fermare l'inquinamento attraverso i confini sarebbe inefficace. Ma nel 2001, 11 dei 15 membri, compresa la Gran Bretagna, sostenendo fermamente che soltanto un governo nazionale ha il diritto di multare o di imprigionare i suoi cittadini, si sono opposti vigorosamente a questa azione. Hanno invece proposto una "decisione quadro", escludendo la Commissione ed includendo solamente i governi, dall'occuparsi dei trasgressori. La Commissione ha chiamato gli avvocati e, straordinariamente, la Corte europea ha convenuto che essa aveva il diritto di imporre sanzioni penali. Questo è un passo pericoloso nella direzione sbagliata. La Commissione, irridendo alle critiche di essere troppo potente ed invadente, ha una gran voglia di riaffermare la sua autorità. Essa non è un potere sovrano ma un servizio esecutivo civile, presumibilmente nominata per servire gli interessi comuni della UE. In anni recenti la Commissione era preoccupata che il suo diritto di introdurre la legislazione, in base al Trattato di Roma, stesse venendo eroso. I ministri UE, quando discutono temi urgenti come il terrorismo, qualche volta vengono fuori con le loro proposte per nuove leggi. Ma, fare rappresaglia sconfinando nel diritto esclusivo dei governi di imprigionare i propri cittadini è un grave ampliamento di un frainteso ruolo della Commissione. La decisione rivela pure la tendenza della corte e conferma il persistente sospetto che, quando è di fronte ad una scelta tra la subordinazione od il rafforzamento dei poteri federali della UE, essa, invariabilmente, sceglie quest'ultimo. La sentenza evidenzia la contraddizione proprio al centro della corte, cioè che naturalmente una corte federale allargherà i poteri federali. Essa da sostanza a tutte le preoccupazioni in Gran Bretagna ed in quei paesi che hanno votato contro la costituzione della UE che ogni punto abbastanza vago da richiedere chiarimento legale causerebbe sempre una decisione che rafforza la burocrazia centrale ed il potere federale della UE. Questo deplorevole giudizio colpisce al cuore della sovranità nazionale ed alla capacità della Gran Bretagna di decidere da se stessa la legge. La Commissione ha il diritto di disputare che le bozze di legge devono essere efficaci. Ma dipende dai governi nazionali eletti definire e fare applicare la legge. Già gli esaltati funzionari della Commissione propongono simili sanzioni penali in atre aree. Non è un loro diritto. Ieri la democrazia ha sofferto una dolorosa sconfitta in un tribunale il cui disprezzo per la sovranità confina con il crimine. copyright The Times 2005 THE GUARDIAN, mercoledì 14 settembre 2005 Brussels wins right to force EU countries to jail polluters Bruxelles conquista il diritto di costringere i paesi della UE ad imprigionare gli inquinatori Nicholas Watt, direttore sezione Europa Ieri sono stati dati a Bruxelles maggiori poteri sui 25 membri della UE, quando la corte europea di giustizia ha dichiarato che le sentenze dell'unione possono essere fatte applicare con sanzioni penali . . . La corte ha pronunciato la sua decisione dopo un disaccordo tra la commissione ed il consiglio dei ministri sulla punizione per gli inquinatori. Entrambe le parti concordavano che gli inquinatori dovrebbero affrontare sanzioni penali, ma erano in disaccordo su come queste dovrebbero essere fatte rispettare: i ministri europei disputavano che, in base al "Terzo pilastro" del trattato di Maastricht, la materia dovrebbe essere lasciata nelle mani dei governi che avrebbero il potere di veto. La commissione disputava che dovrebbero essere applicate in base al "Primo pilastro", noto anche come il "Pilastro della Comunità". Questo tempera il potere degli stati membri coinvolgendo tutti e tre i centri di potere della UE, la commissione, il consiglio dei ministri ed il parlamento europeo. I paesi perdono anche il loro veto nazionale. Questa opinione è stata sottoscritta dalla corte del Lussemburgo. La sentenza significa che la commissione avrebbe il diritto di dire ai paesi della UE di imporre delle sanzioni penali agli inquinatori. Ciò verrebbe eseguito nei tribunali nazionali, sebbene la commissione vorrebbe estendere i suoi poteri suggerendo il livello di pena. Michel Petite, capo del servizio legale della commissione europea, ha detto: "Suppongo che per conformarsi ad una direttiva, potremmo volere dire che vi deve essere una sanzione penale, potremmo voler dire che deve essere almeno a questo livello. Ciò potrebbe essere visto come una condizione necessaria perché ci si conformi correttamente alla direttiva. Ma ciò non era contemplato nella sentenza". Fonti del governo britannico indicano che il risultato della decisione della corte sarà un punto morto, senza che nessuna accusa penale venga portata contro gli inquinatori a livello europeo. Originariamente i paesi della UE votarono a favore del progetto iniziale di permettere ai governi di decidere la materia con 11 voti su 15 nel 2003. "Vi è stato un tale deciso voto a causa del principio che questo dovrebbe essere deciso dagli stati membri. Quel punto di principio non è cambiato, dunque sarà un punto morto", ha detto una fonte. Ma gli europeisti hanno bene accolto la decisione della corte di giustizia europea. Chris Davies, il leader dei liberaldemocratici al parlamento europeo, ha detto: "L'Europa ha bisogno di un arbitro per assicurare la correttezza tra gli stati membri e per allontanare gli imbroglioni. La commissione è l'unico ente che arriva vicino a corrispondere a quel ruolo e questa sentenza della corte le da più denti con i quali mordere". copyright the Guardian 2005 THE INDEPENDENT, Londra, mercoledì 14 settembre 2005 L'Europa potrebbe imporre sanzioni penali per infrazioni alla legge della UE di Stephen Castle a Bruxelles . . . il capo del servizio legale della Commissione, Michel Petite, ha lasciato intendere che in futuro la Commissione potrebbe non soltanto spingere gli stati menbri ad applicare le sanzioni penali, ma stabilire anche la scala delle pene. La Commissione ha detto che la decisione si applicava alle aree dove essa dispone di competenza, comprese le misure di mercato interno, la protezione ambientale, la protezione dei dati, la difesa della proprietà intellettuale e le materie monetarie. . . copyright The Independent 2005 THE DAILY TELEGRAPH, mercoledì 14 settembre 2005 Sanzioni penali per fare applicare la legge UE di Andrew Sparrow, corrispondente politico Ieri i commissari europei hanno acclamato una storica decisione legale che potrebbe dare loro il potere di usare sanzioni penali per fare rispettare la legge della UE. José Manuel Barroso, il presidente della commissione, ha affermato che la Corte Europea di Giustizia ha preso una "decisione spartiacque" che guiderebbe a "una legiferazione più democratica ed efficiente a livello UE". Gli euroscettici hanno detto che la decisione dimostra che i governi nazionali stanno perdendo il potere di decidere le loro leggi. . . La decisione della ECJ è enormemente delicata perché finora la UE è stata in grado solamente di utilizzare la legge penale per fare rispettare le sue decisioni in certe categorie dove tutti gli stati membri concordano all'unanimità la legislazione. In teoria, il voto di una maggioranza qualificata, che permette che una legge UE sia decisa contro la volontà di una minoranza di stati membri, potrebbe ora essere usato per prendere decisioni che dovrebbero essere fatte rispettare in tutta la UE con sanzioni penali. La ECJ ha emesso la sua sentenza dopo una lotta di potere tra la commissione, la burocrazia non eletta della UE, e gli stati membri. Due anni fa, gli stati membri crearono una nuova legge sull'inquinamento ambientale, richiedendo la minima estensione UE delle pene per i seri trasgressori, utilizzando procedure di unanimità delle decisioni stabilite nel cosiddetto "terzo pilastro" delle clausole del trattato UE. Ma la commissione ha portato gli stati membri in tribunale perché riteneva che per fare rispettare le leggi dovrebbero essere disponibili delle sanzioni penali. Ieri la commissione ha affermato che la decisione della corte ha stabilito un "importante precedente" perché permetterebbe "alla commissione di continuare ad intensificare i suoi sforzi per assicurare la conformità alle misure della legge della Comunità Europea anche per mezzo della legge penale". Il mercato comune, la protezione ambientale, la protezione dei dati, la protezione della proprietà intellettuale e le materie monetarie sono tutte state nominate dalla commissione come aree dove la legge UE potrebbe essere sostenuta da sanzioni penali. . . Copyright The Daily Telegraph, 2005
© Copyright , National Platform EU Research and Information Centre, Ireland, 2005 © Copyright 2005 GlobalResearch.ca
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