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Recensione del BFP: “'La fabbrica del terrore: dentro la guerra al

terrorismo fabbricata dell'FBI’ di Trevor Aaronson”

Sabato, 1° giugno 2013

 

Come l'FBI crea e facilita falsi complotti terroristici in modo da potere reclamare vittoria nella guerra al terrore.

di Mark Mondalek

 

Nel suo discorso sulla sicurezza nazionale del 23 maggio 2013, il presidente Obama ha preso di mira la minaccia del terrorismo perpetrato all'interno degli Stati Uniti, dichiarando che "il modo migliore per prevenire l'estremismo violento ispirato da jihadisti violenti è di lavorare con la comunità islamica americana, che rifiutato sistematicamente il terrorismo, per identificare segni di radicalizzazione e lavorare in associazione con l'autorità giudiziaria quando un individuo devia verso la violenza".

 

Trevor Aaronson, nel suo nuovo libro La fabbrica del terrore: dentro la guerra al terrorismo fabbricata dell'FBI (Ig Publishing, gennaio 2013), offre una valutazione che smentisce molto di ciò che comporta realmente questa associazione, una che il governo––più probabile––non ha nessuna intenzione di contenere molto presto.

Assemblando assieme nel settembre 2011 le ricerche che facevano originariamente parte di questo premiato progetto sulle operazioni antiterrorismo dell'FBI per Mother Jones, Aaronson ha proceduto liberamente attraverso i dati di tribunale di tutti i procedimenti giudiziari collegati al terrorismo negli Stati Uniti nei dieci anni seguenti all'11/9 per accumulare un'incredibile lista di 508 imputati considerati essere terroristi dal governo USA. Analizzando questi dati in conformità al fatto che l'imputato fosse stato preso a bersaglio attraverso l'utilizzo di un informatore dell'FBI, catturato in un'operazione di incitamento al terrorismo dell'FBI oppure incontrato da un agente provocatore (un agente governativo sotto copertura utilizzato per provocare l'imputato in attività illegale), Aaronson ha determinato che "poteva contare sulle dita di una mano" il numero di veri terroristi che hanno posto una minaccia diretta ed immediata agli Stati Uniti.

Siamo tutti stati ripetutamente ben consapevoli di chi siano questi "veri terroristi" ai quali si riferisce, gente come Umar Farouk Abdulmutallab, che cercò di far saltare in aria un aeroplano su Detroit; Faisal Shahzad, con la fallita autobomba a Times Square e Richard Reid, l'infame "Shoe Bomber", i quali sono stati tutti menzionati nel discorso di Obama. (Che risultano essere tutti manovrati dai servizi segreti USA e degli altri paesi occidentali n.d.r.)

Ma che dire di tutti i casi collegati al terrorismo inizialmente ben pubblicizzati e distorti dai media che sono andati e venuti dall'11/9, casi come i Lackawanna Six, i Liberty City Seven o i Newburgh Four? Questi casi, e le condanne definitive di quelli coinvolti, sono stati venduti al popolo americano come dei trionfi della sicurezza nazionale e prova ulteriore della legittimità degli enormi $3 miliardi dei suoi $7,8 miliardi di bilancio annuo che l'FBI ha assegnato alla sua divisione antiterrorismo nell'anno fiscale 2011-2012.

E quindi sono stati velocemente spazzati sotto il tappeto.

Con l'aiuto e la cooperazione di dozzine di attuali ed ex agenti dell'FBI per il paese, il libro fornisce un raro barlume all'interno delle vite di questi presunti terroristi che Aaronson descrive come "millantatori impotenti", spesso ai margini della società, che non sono in possesso né delle capacità né delle risorse finanziarie necessarie per mettere in atto un proprio attacco e che non sono mai venuti in contatto con al Qaeda o con nessun altra rete terroristica di sorta. Come ha dichiarato un ex agente nell'interesse di Mahamed Osman Mohamud, lo studente diciannovenne somalo-americano condannato per avere cercato di mettere una bomba alla cerimonia dell'accensione dell'albero di Natale a Portland, Oregon: "Questo è un ragazzo che, si può ragionevolmente dedurre, aveva appena la capacità di mettersi le scarpe al mattino".

Mentre ogni caso è diverso, emerge velocemente il modello preoccupante di un Bureau spinto dai risultati che manda fuori agenti sotto copertura ed informatori che pungolano e persuadono con lusinghe questi imputati con incentivi finanziari, idee e finte armi di distruzione di massa. Così, questi individui, che solitamente sono soltanto colpevoli di commettere qualche sorta di orwelliano "crimine del pensiero" prima che l'FBI si immischi––guardando dei video jihadisti su internet o sbraitando su un odio degli ebrei––improvvisamente si trasformano in minacce alla sicurezza nazionale ostacolate dal governo nella lotta contro la "Guerra al terrore", ovvero, come fortemente asserisce Aaronson, in terroristi "fabbricati".

In precisa, pulita maniera investigativa, il libro dosa una rivelazione dopo l'altra, portando i lettori attraverso gli strani e spesso sordidi metodi che sono utilizzati di routine dalla rete di più di 15.000 informatori dell'FBI, la maggiore rete di spie mai esistita negli Stati Uniti. La maggioranza di questi informatori––tutti profondamente radicati all'interno delle comunità musulmane per tutti gli USA, una pratica che è iniziata sotto l'amministrazione George W. Bush, ma che è diventata sempre più comune sotto Obama. Mentre pretende di stare lavorando con la comunità musulmana americana per contribuire ad identificare il prossimo terrorista "lupo solitario" prima che colpisca, la sua amministrazione appare sempre più concentrata più di ogni altra cosa sull'infiltrazione, ponendo il governo inutilmente in discordia con una comunità che altrimenti sarebbe desiderosa di aiutarlo nella lotta contro la radicalizzazione, se soltanto sapesse di chi si possa fidare.

Durante il corso della sua ricerca per quello che sarebbe diventato il libro, Aaronson ha ricevuto sostegno finanziario dall'Investigative Reporting Program dell'Università della California Berkley, dal Fund for Investigative Journalism e dal Carnegie Legal Reporting Fellowship alla Syracuse University, come pure una storia di copertina nel 2011 nella rivista Mother Jones. Nel gennaio 2013 il libro è stato pubblicato da Ig Publishing, un piccolo editore di stampa con base a Brooklyn specializzato in autori che vengono trascurati dall'establishment mainstream, assieme ad opera realistiche politiche e culturali con una tendenza progressista. Dalla sua pubblicazione, Aaronson è apparso su popolari canali televisivi come MSNBC, CBS e C-SPAN per discutere della sua opera.

Tuttavia, nonostante tutto ciò che questo libro offre in termini dell'approfondimento di Aaronson, tipo di cronaca investigativa completa ed esauriente, nella sua tesi centrale––che le attuali politiche antiterrorismo dell'FBI sono essenzialmente controproducenti––si trova in definitiva piantata entro un deficit ideologico assurdo.

Ali Soufan, un ex agente che è stato intervistato da Aaronson, ha riassunto la natura piuttosto inconfutabile del dibattito a portata di mano alquanto bene nella sua severa recensione pubblicata in gennaio dal Wall Street Journal. Sull'argomento di Michael Curtis Reynolds, che in un chat forum su internet ha descritto il suo sogno di far saltare in aria la Trans-Alaska Pipeline e che Aaronson ha definito come "una caricatura del perdente tipicamente americano", Soufan scrive:

Poiché non si può perseguire qualcuno soltanto per avere professato il desiderio di uccidere degli americani e non si può leggere nella mente per determinare se intende realmente attuare le sue minacce, o si aspetta di vedere se la vera al Qaeda entra in contattoe si spera di poterla rintracciareoppure si intercede. La maggior parte degli americani preferirebbe senza dubbio l'ultima opzione che prendere un serio rischio con le vite di civili.

Per ogni evidentemente falso terrorista che il libro esamina, degli eventi orrendi come quelli che sono accaduti a Boston e, più di recente, nelle strade di Londra in piena luce del giorno, continueranno a fornire all'FBI la giustificazione di cui ha bisogno allo scopo di mantenere lo status quo––e forse di ampliarlo del tutto.

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