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Nel suo discorso sulla sicurezza nazionale del 23 maggio 2013, il
presidente Obama ha preso di mira la minaccia del terrorismo
perpetrato all'interno degli Stati Uniti, dichiarando che "il modo
migliore per prevenire l'estremismo violento ispirato da jihadisti
violenti è di lavorare con la comunità islamica americana, che
rifiutato sistematicamente il terrorismo, per identificare segni di
radicalizzazione e lavorare in associazione con l'autorità
giudiziaria quando un individuo devia verso la violenza".
Trevor Aaronson, nel suo nuovo
libro
La fabbrica del terrore: dentro la
guerra al terrorismo fabbricata dell'FBI (Ig Publishing,
gennaio 2013), offre una valutazione che smentisce molto di ciò che
comporta realmente questa associazione, una che il governo––più probabile––non ha nessuna intenzione di contenere molto presto.
Assemblando assieme nel settembre 2011 le ricerche che facevano
originariamente parte di questo premiato progetto sulle operazioni
antiterrorismo dell'FBI per
Mother Jones,
Aaronson
ha proceduto liberamente attraverso i dati di tribunale di tutti i
procedimenti giudiziari collegati al terrorismo negli Stati Uniti
nei dieci anni seguenti all'11/9 per accumulare un'incredibile lista
di 508 imputati considerati essere terroristi dal governo USA.
Analizzando questi dati in conformità al fatto che l'imputato fosse
stato preso a bersaglio attraverso l'utilizzo di un informatore
dell'FBI, catturato in un'operazione di incitamento al terrorismo
dell'FBI oppure incontrato da un agente provocatore (un agente
governativo sotto copertura utilizzato per provocare l'imputato in
attività illegale),
Aaronson ha determinato che
"poteva contare sulle dita di una mano" il numero di veri terroristi
che hanno posto una minaccia diretta ed immediata agli Stati Uniti.
Siamo tutti stati ripetutamente ben consapevoli di chi siano
questi "veri terroristi" ai quali si riferisce, gente come
Umar Farouk Abdulmutallab,
che cercò di far
saltare in aria un aeroplano su
Detroit; Faisal Shahzad,
con
la fallita
autobomba a
Times Square e
Richard Reid, l'infame
"Shoe Bomber", i quali sono
stati tutti menzionati nel discorso di Obama. (Che
risultano essere tutti manovrati dai servizi
segreti USA e degli altri paesi occidentali n.d.r.)
Ma che dire di tutti i casi collegati al terrorismo
inizialmente ben pubblicizzati e distorti dai media che sono andati
e venuti dall'11/9, casi come i
Lackawanna Six,
i Liberty City Seven
o i Newburgh Four?
Questi casi, e le condanne definitive di quelli coinvolti, sono
stati venduti al popolo americano come dei trionfi della sicurezza
nazionale e prova ulteriore della legittimità degli enormi $3
miliardi dei suoi $7,8 miliardi di bilancio annuo che l'FBI ha
assegnato alla sua divisione antiterrorismo nell'anno fiscale
2011-2012.
E quindi sono stati velocemente spazzati sotto il tappeto.
Con l'aiuto e la cooperazione di dozzine di attuali ed ex
agenti dell'FBI per il paese, il libro fornisce un raro barlume
all'interno delle vite di questi presunti terroristi che
Aaronson descrive come
"millantatori impotenti", spesso ai margini della società, che
non sono in possesso né delle capacità né delle risorse finanziarie
necessarie per mettere in atto un proprio attacco e che non sono mai
venuti in contatto con al Qaeda o con nessun altra rete terroristica
di sorta. Come ha dichiarato un ex agente nell'interesse di
Mahamed Osman Mohamud,
lo studente
diciannovenne somalo-americano condannato per avere cercato di
mettere una bomba alla cerimonia dell'accensione dell'albero di
Natale a
Portland, Oregon: "Questo è un
ragazzo che, si può ragionevolmente dedurre, aveva appena la
capacità di mettersi le scarpe al mattino".
Mentre ogni caso è diverso, emerge velocemente il modello
preoccupante di un
Bureau
spinto dai risultati che manda fuori agenti sotto copertura ed
informatori che pungolano e persuadono con lusinghe questi imputati
con incentivi finanziari, idee e finte armi di distruzione di massa.
Così, questi individui, che solitamente sono soltanto colpevoli di
commettere qualche sorta di orwelliano "crimine del pensiero" prima
che l'FBI si immischi––guardando dei video
jihadisti su internet o
sbraitando su un odio degli ebrei––improvvisamente si
trasformano in minacce alla sicurezza nazionale ostacolate dal
governo nella lotta contro la "Guerra al terrore",
ovvero, come fortemente asserisce
Aaronson, in terroristi
"fabbricati".
In precisa, pulita maniera investigativa, il libro dosa una
rivelazione dopo l'altra, portando i lettori attraverso gli strani e
spesso sordidi metodi che sono utilizzati di routine dalla rete di
più di 15.000 informatori dell'FBI, la maggiore rete di spie mai
esistita negli Stati Uniti. La maggioranza di questi informatori––tutti profondamente
radicati all'interno delle comunità musulmane per tutti gli USA, una
pratica che è iniziata sotto l'amministrazione
George W. Bush, ma che è
diventata sempre più comune sotto Obama. Mentre pretende di stare
lavorando con la comunità musulmana americana per contribuire ad
identificare il prossimo terrorista "lupo solitario" prima che
colpisca, la sua amministrazione appare sempre più concentrata più
di ogni altra cosa sull'infiltrazione, ponendo il governo
inutilmente in discordia con una comunità che altrimenti sarebbe
desiderosa di aiutarlo nella lotta contro la radicalizzazione, se
soltanto sapesse di chi si possa fidare.
Durante il corso della sua ricerca per quello che sarebbe
diventato il libro,
Aaronson ha ricevuto
sostegno finanziario
dall'Investigative
Reporting Program
dell'Università
della California
Berkley, dal
Fund for
Investigative Journalism
e dal Carnegie Legal
Reporting Fellowship alla Syracuse
University, come pure una storia di copertina nel 2011
nella rivista
Mother Jones. Nel gennaio 2013
il libro è stato pubblicato da
Ig Publishing,
un piccolo editore di stampa con base a
Brooklyn specializzato in
autori che vengono trascurati dall'establishment
mainstream, assieme ad opera
realistiche politiche e culturali
con una tendenza progressista. Dalla sua pubblicazione,
Aaronson
è apparso su popolari canali televisivi come
MSNBC, CBS e C-SPAN
per discutere della sua opera.
Tuttavia, nonostante tutto ciò che questo libro offre in
termini dell'approfondimento di
Aaronson, tipo di cronaca
investigativa completa ed esauriente, nella sua tesi
centrale––che le attuali
politiche antiterrorismo dell'FBI
sono essenzialmente controproducenti––si
trova in definitiva piantata entro un deficit ideologico assurdo.
Ali Soufan,
un ex agente che è
stato intervistato da
Aaronson, ha riassunto la
natura piuttosto inconfutabile del dibattito a portata di mano
alquanto bene nella sua severa recensione pubblicata in gennaio dal
Wall Street Journal. Sull'argomento di
Michael Curtis
Reynolds,
che in un
chat forum su internet ha
descritto il suo sogno di far saltare in aria la
Trans-Alaska
Pipeline e che
Aaronson ha definito come
"una caricatura del perdente tipicamente americano",
Soufan scrive:
Poiché non si può perseguire qualcuno soltanto per avere
professato il desiderio di uccidere degli americani e non si può
leggere nella mente per determinare se intende realmente attuare le
sue minacce, o si aspetta di vedere se la vera al Qaeda entra in
contatto—e si spera di
poterla rintracciare—oppure si
intercede. La maggior parte degli americani preferirebbe senza
dubbio l'ultima opzione che prendere un serio rischio con le vite di
civili.
Per ogni evidentemente falso terrorista che il libro esamina,
degli eventi orrendi come quelli che sono accaduti a Boston e, più
di recente, nelle strade di Londra in piena luce del giorno,
continueranno a fornire all'FBI la giustificazione di cui ha bisogno
allo scopo di mantenere lo
status quo––e
forse di ampliarlo del tutto.
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