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Una pericolosa svolta verso il nazionalismo economico

12 luglio 2016

 

Un commento dell'ex segretario al Tesoro USA Lawrence Summers pubblicato lunedì sul Financial Times è indicativo di due sviluppi emergenti nei circoli dominanti: la crescente perplessità sullo stato dell'economia globale e la svolta verso il protezionismo ed il nazionalismo economico.

L'articolo, pubblicato sotto il titolo "Gli elettori meritano il nazionalismo responsabile, non il globalismo riflesso", è significativo perché, durante il suo periodo nell'amministrazione Clinton, Summers era uno dei principali sostenitori dell'agenda del "libero mercato" ed un entusiasta dei vantaggi della globalizzazione capitalista.

Nel recente periodo, in mezzo al fallimento di tutti gli sforzi per promuovere una ripresa economica dopo la crisi finanziaria del 2008, Summers ha avvertito dei pericoli di "stagnazione secolare", una condizione nella quale la domanda globale continua a calare, portando a permanente bassa crescita e recessione, nonostante tassi d'interesse bassi record.

Secondo  Summers, il voto per la Brexit e la vittoria di Donald Trump alle primarie dei repubblicani dimostrano che "gli elettori si stanno rivoltando contro le politiche economiche relativamente aperte che dalla seconda guerra mondiale negli USA ed in Gran Bretagna sono state la norma". Ciò è associato con la crescita in gran parte dell'Europa, come pure in America Latina, dell'opposizione populista all'integrazione economica.

Nel corso del passato periodo, quello che Summers chiama l'"approccio tradizionale" è consistito in "retorica infiammata sulle conseguenze economiche dell'integrazione internazionale". Ma ora "pare che per il momento sia esaurita la compiacenza della gente ad essere intimidita da esperti per sostenere dei risultati cosmopoliti".

Summers suggerisce che "un nuovo approccio deve cominciare dall'idea che la responsabilità fondamentale del governo è di massimizzare il benessere dei cittadini, non di perseguire qualche concetto astratto del bene globale".

Vi è una crisi sottostante all'intera prospettiva della borghesia, che proclamava che il "libero mercato" e la globalizzazione avrebbero portato una crescita economica continua e livelli di vita in crescita per i popoli del mondouna dottrina promossa come un genere di religione secolare negli anni '90 e nel primo decennio del nuovo secolo. La crisi è sottolineata pure in un recente articolo del Wall Street Journal che osserva che le elezioni presidenziali del 2016 vengono spinte dalle "promesse fallite dell'economia americana".

Nella manifesta ammissione che la precedente prospettiva è ridotta male, l'articolo specifica: "Il decennio e mezzo trascorso si è dimostrato così turbolento e deludente che ha rovesciato le assunzioni fondamentali riguardo all'economia moderna ed al nostro sistema politico. Questa serie di delusioni è risultata in una delle più imprevedibili ed anticonformiste stagioni politiche della storia moderna con l'ascesa di Donald Trump e Bernie Sanders".

Esso cita una serie di statistiche USA che rivelano l'impatto di condizioni economiche in peggioramento, includendo: la caduta del reddito medio reale dal 2000 del 7%, il declino della quota dei lavoratori nel reddito nazionale dal 66% al 61%, la perdita di posti di lavoro nell'industria manifatturiera, il fallimento delle nuove tecnologie nel produrre una crescita di posti di lavoro e di reddito e lo "svuotamento" dei posti di lavoro professionali, dai bibliotecari agli ingegneri.

Questi mutamenti economici hanno prodotto una alienazione in accrescimento di masse di gente dall'intero establishment politico ed economico. Secondo dei sondaggi recenti, sette americani su dieci credono che il paese sia sulla pista sbagliata e circa il 61% dei sostenitori di Trump ed il 91% dei sostenitori di Sanders ritengono che il sistema economico sia "inclinato verso gli interessi dei potenti".

La focalizzazione in entrambe gli articoli sui fenomeni Trump e Sanders indica i due timori principali dell'establishment politico. Da una parte, vi è crescente preoccupazione per l'aumento dell'opposizione della classe lavoratrice all'attuale agenda economica e politica, riflessa nel voto di milioni, specialmente giovani, per l'autoproclamatosi "socialista democratico" Sanders e, dall'altra, per la crescita di tendenze politiche nazionaliste di estrema destra e semi-fasciste, personificate da Trump.

Alla conclusione del suo commento, Summers indica il pericolo di un risultato di estrema destra: "L'internazionalismo riflesso ha bisogno di cedere il passo al nazionalismo responsabile o altrimenti vedremo soltanto più penosi referendum e demagoghi populisti che si contendono l'alta carica".

Tuttavia, la svolta al nazionalismo economico "razionale" che propone non è un antidoto alla crescita del populismo di destra. Esso fornisce meramente una razionalizzazione teorica per delle politiche in gran parte identiche. Al riguardo si dovrebbe osservare che il democratico "progressista" Sanders sostiene una politica commerciale protezionista che differisce di poco da quella proposta da Trump.

Resta il fatto che per tutte le sue critiche alle disastrose conseguenze dell'agenda economica dei tre decenni passati, che Summers ha promosso così assiduamente, né lui, né nessun altro nell'establishment economico politico dominante e politico, ha nessun programma per invertirne gli effetti.

La svolta al nazionalismo economico, "responsabile" o altrimenti, ha un parallelo storico. Nel suo articolo Nazionalismo e vita economica, scritto nel 1934 nel mezzo della Grande Depressione, Leon Trotsky scrisse che dopo decenni che predicava le virtù del commercio e della divisione internazionale del lavoro, la borghesia emise l'appello, "indietro al focolare nazionale".

Dovrebbe essere ricordato che questa prospettiva non è stata avanzata soltanto da forze apertamente di destra e fasciste, come Adolf Hitler. Era la dottrina di "progressisti" come John Maynard Keynes, considerato come uno dei fondatori della "moderna" dottrina economica borghese, la cui analisi è stata invocata da Summers nei suoi avvertimenti di "stagnazione secolare".

Il risultato del nazionalismo economico degli anni '30, ammantata in abito fascista o "progressista", è stato lo scoppio della II Guerra Mondiale nel 1939l'evento più barbaro della storia mondialeappena 25 anni dopo lo scoppio della I Guerra Mondiale nel 1914. Nell'epoca attuale il risultato non sarà affatto differente, i segnali di questo diventano sempre più evidenti.

In un avvertimento sul pericolo di guerra, Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, ha commentato in una recente intervista con il Financial Times che il mondo è di fronte alla prospettiva in aumento di un "momento 1914" in mezzo ad una marea crescente di misure nazionaliste e protezioniste.

La promozione manifesta del nazionalismo economico da parte di personaggi dell'establishment come Summers solleva delle questioni fondamentali di prospettiva politica per la classe lavoratrice internazionale.

Gli attacchi ai livelli di vita, lo sviluppo di forme sempre più autoritarie di governo ed il pericolo crescente di guerra non sorgono dalla globalizzazione come tale, ma dal fatto che questo sviluppo intrinsecamente progressista ha luogo entro il reazionario e superato sistema di rapporti sociali capitalista, basato sul profitto privato e sulla divisione del mondo in grandi potenze e stati nazione rivali.

Il problema essenziale che l'umanità ha di fronte è che, con le parole di Trotsky, "lo sviluppo capitalista nel complesso è di fronte ad ostacoli e contraddizioni insormontabili e le colpisce freneticamente".

La classe lavoratrice internazionale è la sola forza sociale che può fornire una soluzione a questa crisi storica. I lavoratori devono respingere tutte le forme di nazionalismo economico e politico ed assumere la lotta per il programma del socialismo internazionale, allo scopo di liberare le forze produttive che loro stessi hanno creato dalle catene reazionarie del modo di produzione capitalista. Soltanto allora queste risorse possono essere utilizzate per soddisfare il bisogno umano, attraverso lo sviluppo di un'economia socialista mondiale pianificata.

Nick Beams