
La guerra di beneficenza
di Veronica Bicer
12.01.2005
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Trattata con freddezza dall'India e respinta dalla Cina, incapace di applicare la loro politica terrorista nei paesi asiatici e temendo un'Asia in continuo sviluppo ed una falsa Russia sotto Putin, la leadership americana ha deciso che è giunto il momento di un rapido ed audace intervento, che ha il significato di porre termine alla "indisciplina" che si è resa palese nel mondo durante l'anno appena terminato. Una Cina che si mantiene fermamente sulle sue gambe, con un invidiabile tasso di crescita economica, una potente struttura militare e che allo stesso tempo non è solamente in completo disaccordo politico con gli USA, ma è anche un affidabile partner energetico della Russia e del Venezuela, non potrebbe essere destabilizzata senza infiltrazione nella sua sfera di influenza. Trattare con una Cina incorruttibile, in conseguenza dell'insistenza degli USA per una Taiwan "libera" e "democratica", è un obiettivo destinato al fallimento a causa dell'ambizione della Cina di preservare la propria sfera di influenza e gli USA hanno tentato di comprare i suoi vicini asiatici.
Detto e fatto. In
seguito ai disastrosi eventi nell'Asia meridionale e facendo
affidamento sullo stesso tipo di macchinazioni e sullo stesso genere
di gente che usano per mantenere disunita la UE, gli USA hanno
giocherellato con le modalità e l'ammontare dell'aiuto finanziario
che sono intenzionati ad offrire alle vittime della catastrofe per
creare l'alibi necessario per iniziare la loro marcia di
"beneficenza" in Asia meridionale. LA PROPOSTA DEGLI USA PER UN SISTEMA DI ALLARME GLOBALE TSUNAMI L'alibi degli USA per popolare l'area di militari americani è stato la necessità per l'Asia meridionale di un sistema di allarme tsunami. In seguito ai disastrosi fatti asiatici, la superpotenza occidentale ha deciso di muoversi avanti su diversi fronti verso l'implementazione di un sistema di allarme globale tsunami. Il Senatore Joe Lieberman ha proposto una legislazione che permetta al National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) di istituire un sistema di sensori attraverso gli oceani Pacifico, Indiano ed Atlantico ed il Mar dei Caraibi, richiedendo per l'implementazione del sistema di allarme la cooperazione di altri paesi dell'area. Gli USA quindi sperano di coprire tutta la costa orientale, il Golfo del Messico ed il Mar dei Caraibi con il loro sistema di allarme, essendo tutte quelle aree ora indifese. D'altra parte, in un eccesso di compassione per le vittime della catastrofe, G.W. Bush ha annunciato la sua intenzione di visitare questo anno l'India. I BURATTINI DEGLI USA INFILTRATI NELLE STRUTTURE DELL'ONU Gli individui infiltrati dagli USA nelle strutture dell'ONU (come il nominato di recente Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari, il norvegese Jan Egeland) hanno recitato con successo il ruolo dettato da Washington, essendo la loro salace retorica mirata a denigrare proprio le istituzioni ONU e perciò a facilitare l'attuazione del piano USA di bypassare l'ONU stesso, proprio come gli USA fecero nel 2003, quando l'amministrazione Bush annunciò da sola l'invasione dell'Iraq, facendo affidamento sull'alibi fornito dagli attacchi "terroristici" dell'11 settembre 2001. "Gli stati stavano alzando le puntate, vi era quasi una competizione e se non fosse stato per il commento di Egeland, ciò non potrebbe non essere accaduto", ha detto Mr. Heinbecker, direttore del Laurier Centre for Global Relations, Governance and Policy alla Wilfrid Laurier University di Waterloo, Ontario. Gli USA, presumibilmente infiammati dalla retorica di Jan Egeland, attraverso l'agenzia del Cancelliere britannico Gordon Brown, annunciarono rapidamente la necessità di un cosiddetto "Piano Marshall" non soltanto per l'Asia meridionale, ma anche per l'Africa ed altri paesi del terzo mondo e pure l'istituzione del "gruppo di aiuto per il disastro dello tsunami": USA-Giappone-India-Australia, formato immediatamente dopo il cataclisma, al di fuori della giurisdizione dell'ONU. Jan Egeland praticamente ha preparato la scena per lo spettacolo di beneficenza degli USA. In seguito ai commenti di Mr. Egeland gli USA hanno elevato il loro contributo a 350 milioni di dollari, "in parte per il desiderio di dimostrare che loro e non le Nazioni Unite guiderebbero lo sforzo di soccorso e ricostruzione" ha fatto notare Mr. Heinbecker. QUALE E' LA POSTA IN GIOCO IN ASIA MERIDIONALE? Ma quale è la posta in gioco di questa operazione di "beneficenza" che gli USA eseguono ardentemente? Per quanto ridicolo possa sembrare, come al solito è il petrolio. L'unico stato asiatico appartenente a questo gruppo, l'India, il paese che ha sofferto le maggiori perdite ed anche stato membro dell'alleanza BRIC (Brasile-Russia-India-Cina), dopo l'avvenimento del disastro ha immediatamente annunciato la propria volontà di cooperare con gli USA per aiutare le vittime. Nel frattempo, un poco più ad ovest, gli USA stavano attizzando un altro conflitto, questa volta nel continente sudamericano, tra la Colombia ed il Venezuela, un altro pezzo chiave nell'equazione petrolifera, alleato di Brasile, Russia e Cina nel mercato energetico, dove la tensione saliva per il presunto rapimento di un ribelle colombiano. LA COLLABORAZIONE MILITARE INDIA-USA La freddezza che la leadership indiana ha espresso per la proposta di Rumsfeld di una stretta collaborazione militare, da materializzarsi nell'acquisto da parte dell'India di una gamma di armamenti comprendente il sistema di difesa antimissile Patriot, non è stata accolta bene a Washington e, sebbene non completamente contraria a tale collaborazione ma ancora reclutante, l'India ha richiesto una ulteriore spinta per cadere tra le braccia di Bush: il disastro dello tsunami. Tenendo conto che l'India è l'unica forza rilevante nell'area che ha sia confini con la Cina ed anche la forza militare che potrebbe permettere di destabilizzare lo stato cinese in continuo sviluppo, gli USA si aspettano che l'India giochi un ruolo chiave sulla carta politica dell'Asia meridionale, facendo affidamento su rapporti tesi dell'India con la Cina. La strategia di persuasione USA pare inizi a dare frutti, almeno in parte. Dopo che le ondate hanno distrutto le coste indiane, l'India si è improvvisamente accorta che l'aeroplano russi TU-22 "non va bene" nell'ambiente indiano, ed il ministero della difesa indiano guarda ad un aeroplano appropriato che vada bene per l'aeronautica della marina indiana: la "tranquilla" offerta USA degli Orion. Putin, il quale non molto tempo fa ha fatto pressioni per legami russo-indiani, non ha perso la testa ascoltando la notizia, ma è stato abbastanza cauto da non minacciare l'India della ripresa della cooperazione militare russa con il Pakistan, per il momento sospesa su richiesta dell'India.
LE PROMESSE
FINANZIARIE FATTE DAGLI USA ALL'INDIA Gli USA hanno anche allettato l'India con aiuti per tirarla fuori dall'isolamento, pubblicizzando i "grandi vantaggi" della globalizzazione e proponendo una vasta collaborazione nel settore hi-tech con il paese colpito dal cataclisma, collaborazione sulla quale vigilerà, naturalmente, l'FMI. L'amministrazione Bush, con una sottile tecnica di persuasione, cerca di fatto di trarre l'India, un paese con una economia in crescita, nel pantano dei paesi ex comunisti, chiedendole di promuovere leggi del lavoro più flessibili ed un migliore e più rapidamente applicato codice fallimentare. "Se l'India deve essere un centro globale, ha bisogno della convertibilità dei conti di capitale", hanno fatto notare dei funzionari USA. L'Economist, l'esplicito tribuno dell'agenda imperiale di Bush, non si è tirato indietro dall'accusare l'India di essere uno dei paesi più restrittivi, con un 8 sulla scala dell'indice delle restrizioni commerciali dell'FMI. Tutto sommato, dalla superpotenza americana sono arrivate considerazioni costruttive, ma adesso viene l'interrogativo dell'India: dove prenderemo l'energia necessaria per costruire il meraviglioso mondo del quale gli USA ci sussurrano nell'orecchio? Probabilmente l'unica in grado di rispondere alla domanda dell'India è la Russia, uno stato che non ha fatto molto rumore riguardo agli ultimi eventi in Asia meridionale, ma che invece ha scelto di sedere e pensare ad una strategia per contrastare l'assalto degli USA all'Asia. Dopo pochi giorni che giocava il ruolo principale nelle operazioni di soccorso in Sri Lanka e Maldive, con un colpo diplomatico l'India ha ora inaspettatamente cambiato la sua posizione, rifiutando l'aiuto internazionale. "L'India non pareva felice della presenza dei marines USA in Asia meridionale", hanno fatto notare molti analisti politici. Perciò il gruppo di aiuti per il disastro dello tsunami è divenuto inutilizzabile quando l'India, l'unico stato nel gruppo bersagliato dall'amministrazione Bush, ha deciso di andarsene. Gia accusati nel 2003 (da coloro che hanno vissuto la stessa esperienza) di fare qualsiasi cosa in loro potere per bypassare e, peggio, per compromettere le missioni ONU, gli USA hanno deciso che non è il momento giusto per premere e che possono raggiungere i loro obiettivi molto bene persino con la remissiva mediazione dell'ONU. Gli USA perciò hanno acconsentito a sciogliere il gruppo dei quattro e di continuare la loro operazione coperta sotto l'ombrello ONU, marciando con al loro fianco Annan ed altri fantocci degli USA. GLI ACCORDI ENERGETICI INDIA-RUSSIA Ma mentre il mondo era incantato dalla corsa al "far del bene" senza precedenti e dall'inevitabile trambusto causato dalla cattiva amministrazione del denaro degli aiuti, il 7 gennaio l'India firmava due accordi energetici multimiliardari con l'Iran e la Russia. L'economia in rapida crescita dell'India, affamata di energia e richieste di petrolio, è in posizione per crescere ad un tasso annuo di almeno il 3,6% nel periodo 2005-07. L'India importa circa il 70% del suo petrolio grezzo, che è ciò che ha fatto in modo che la superpotenza regionale asiatica consideri di organizzare una tavola rotonda dei principali paesi asiatici produttori e consumatori di petrolio con la Russia, ricca di energia, ed altri paesi della CSI. Attualmente la India's Oil and Natural Gas Corporation tiene colloqui sull'investimento in parte della Yukos. Funzionari del ministero del petrolio di New Delhi hanno annunciato che la ONGC potrebbe fare presto un'offerta di 2 miliardi di dollari per una quota della Yuganskneftegas, la principale unità produttiva della Yukos. D'altra parte, l'India ha siglato un accordo per importare milioni di tonnellate di gas naturale liquido dall'Iran, tuttora partner della Russia. In realtà, le preoccupazioni degli USA erano meno rivolte verso le vite degli asiatici massacrati nella catastrofe, ma più alla prospettiva delle compagnie petrolifere cinesi ed indiane che acquistano le attività del petrolio e del gas in Russia, un piano coordinato principalmente dal Cremlino, che, sebbene abbia fatto esso stesso intrinseci compromessi, ora minaccia di cambiare il paesaggio nel quale operano le majors petrolifere occidentali. L'operazione USA per lo Tsunami potrebbe anche essere una risposta ai tipi di dichiarazioni congiunte di partnership che l'India e la Russia hanno firmato il 3 dicembre 2004 "prendendo nota della trasformazione dell'ambiente globale nel recente passato". Un grande passo verso la partnership indo-russa sono stati gli accordi spaziali e l'utilizzo del Sistema Satellitare di Navigazione Globale russo (GLONASS), siglati dai rappresentanti indiani e russi, rispettivamente il Presidente dell'ISRO G Madhavan Nair ed il Direttore dell'Agenzia Spaziale Federale russa A Perminov. IRAN: LA PEDINA STRATEGICA SULLA SCACCHIERA EURASIATICA
Avvertendo di perdere terreno nella loro competizione energetica con
la Russia, gli USA hanno manifestato la loro opposizione alla
pipeline Iran-India (progetto per una pipeline del gas Pakistan-Iran-India),
chiedendo ai funzionari pakistani di non approvare il progetto della
pipeline del gas con l'Iran e facendo pressione sul Pakistan perché
invece importi gas dal Qatar (v. mappa): Per ora gli USA non hanno ricevuto una risposta positiva dal Pakistan, che ha detto agli USA che sarebbe stato in grado di assicurare una fornitura sicura di gas naturale a New Delhi dall'Iran, mettendo comunque in evidenza che sarebbe andato avanti con il progetto con o senza l'India. Il Pakistan è stato per anni entusiasta della pipeline proposta, ma l'India è stata tiepida, date le loro relazioni problematiche e le preoccupazioni sulla sicurezza nel paese mediorientale. Comunque il Pakistan, un alleato degli USA, potrebbe essere il catalizzatore chiave dell'attrito nelle relazioni diplomatiche Russia – Iran – India. Persino se la costruzione della pipeline del gas Iran-Pakistan verrà completata questa pipeline potrebbe diventare, con l'aiuto dell'intervento USA in Pakistan o più probabilmente in Iran, l'osso della contesa nelle relazioni tra la Russia ed i summenzionati stati asiatici. In un modo o nell'altro gli USA cercheranno di trarre l'Iran dalla loro parte, essendo la conquista USA dell'Iran (paese con le seconde maggiori riserve mondiali di gas naturale) mirata non soltanto all'erosione dei legami della Russia con l'Asia, ma anche alle cordiali relazioni della Russia con l'Europa, dal momento che l'Iran è capace di mettere a repentaglio la posizione guida della Russia tra i fornitori di gas della UE.
Insicuri di un
probabile successo in Iran, gli USA ora premono per un vecchio
progetto della pipeline del gas, programmato per portare gas dal
Turkmenistan
all'India attraverso la pipeline Turkmenistan - Afghanistan-
Pakistan, posseduto dalla società americana “Unocal” , una delle
ragioni per le quali gli USA sono interessati ad assicurarsi l'Afghanistan (v.
mappa): A parte la spinta dell'India per assicurarsi le forniture di energia, l'Iran garantisce alle ditte indiane i diritti di sfruttamento in due giacimenti petroliferi, Yadavaran e Jufeyr, e, secondo una pubblicazione del Financial Times online, "la China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) sta adocchiando una scalata da 13 miliardi di dollari alla Unocal". Secondo la stessa fonte, l'accordo sul gas appena fatto dall'India con l'Iran segue l'accordo dello scorso anno sul gas iraniano della cinese Sinopec di prendere 250 mila tonnellate di LNG in 30 anni ed una quota del 50% del giacimento petrolifero iraniano di Yadavaran, Alla fine del 2004 gli USA si sono trovati isolati nell'emisfero occidentale, fronteggiando una Cina in sempre maggiore sviluppo racchiusa in un'area sud asiatica relativamente stabile ed unita. L'unità sul continente sud asiatico è stata ulteriormente spinta dal piano d'azione della Cina di incrementare la cooperazione economica tra l'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) e la Cina. Si sta anche formando un'area di libero scambio (FTA) ASEAN-Cina per integrare per il 2010 2 miliardi di persone, in competizione con le FTA più ricche del mondo, come la UE e l'Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA). CONCLUSIONE: Con la coalizione del BRIC già nell'affare pipeline e con il relativo successo della Russia nel rendere sicuri i giacimenti di petrolio e gas del Caucaso, la mappa energetica mondiale ha sofferto notevoli cambiamenti durante l'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. La politica di Putin, che si è dimostrato più abile di Bush nel muovere i pezzi sulla scacchiera economica mondiale, che è riuscito nel radunare i principali produttori di energia dalla sua parte, era intesa a risvegliare le preoccupazioni di Washington. La guerra di "beneficenza" è appena cominciata. Sia la Russia che gli USA, i principali protagonisti nell'affare dell'energia, stanno ora facendo ricche offerte a stati chiave dell'Asia, con lo scopo di attirarli dalla loro parte e, sia che si tratti di petrolio e gas o di grano, aerei militari o soltanto una promessa di hi-tech, l'accordo viene ancora chiamato una "offerta caritatevole". Dopo che i canali TV di tutto il mondo ci hanno bombardato con orribili riprese raffiguranti il cataclisma asiatico e, dall'altra parte, con immagini toccanti ritraenti il soldato americano che aveva appena salvato una ragazzina ferita da sotto le macerie, lo spettatore comune che guarda lo spettacolo terrificante-celestiale non può fare a meno di porsi una domanda: Se gli USA non saranno in grado di far valere il loro sogno americano e salvare il pianeta dalla normalità con un "Piano Marshall" per il Terzo Mondo e per il resto di esso, se l'amministrazione Bush ritroverà il suo progetto di globalizzazione infranto dall'opposizione mondiale, se l'agenda imperiale americana che sfida proprio le realtà del 21° secolo si sentirà minacciata e conseguentemente l'amministrazione Bush sentirà di essere attirata, tirata sotto le torbide acque del presente, la leadership americana sceglierà di portare giù con se stessa l'intero mondo?
RIFERIMENTI:
Secretary-General Appoints Jan Egeland of Norway New
Under-Secretary-General for Humanitarian Affairs ________________________________________________________________________ Reprinted for fair use only |