Il capitalismo, il sistema di produzione per il profitto,
ha raggiunto un vicolo cieco. Le piaghe della disoccupazione di
massa, della sottoccupazione, dei bassi salari, della
distruzione dei sussidi, dei tagli ai servizi sociali e della
crescente povertà stanno sopraffacendo il sistema e portando un
assoluto disastro alla classe lavoratrice multinazionale ed ai
popoli oppressi del mondo. In aggiunta alla minaccia alla classe
lavoratrice, la natura di sostentamento della vita dell'ambiente
del pianeta è in estremo pericolo.
Un'intera generazione di lavoratori è di fronte ad un
triste futuro. Per una crescente maggioranza, il capitalismo ha
in serbo soltanto disoccupazione, lavoro marginale e non
qualificato, posti di lavoro sottopagati poiché il sistema
incorpora sempre più abilità nel
software
e nel macchinario. La tecnologia e la competizione salariale
mondiale orchestrata dai datori di lavoro continua a spingere in
basso i salari.
Tra le conseguenze politiche e sociali più velenose della
crisi vi sono l'intensificazione del razzismo, la crescita del
complesso carcerario industriale, l'aumento della persecuzione
degli immigrati e dei lavoratori irregolari e la guerra alle
donne ed alle lesbiche, alle persone gay, bisessuali e
transessuali. La classe dominante cerca tutti i mezzi per
seminare divisione tra le masse allo scopo di deviare
l'attenzione dal fallimento del sistema economico e dalla
crescita di una disuguaglianza oscena.
Queste sono le conseguenze definitive ed inevitabili delle
leggi dello sviluppo capitalista, che sono quelle che guidano
l'evoluzione del sistema del profitto. Il capitalismo ora è
entrato in un nuovo stadio nel quale bassa crescita, stagnazione
e crisi acuta sono la "nuova normale". Il ciclo storico di
espansione e crollo
—
quando l'economia, dopo essersi periodicamente fracassata, è
cresciuta
di nuovo e ha raggiunto nuove vette
—
è finito.
Il capitalismo ha generato dozzine di crisi cicliche
periodiche almeno dal 1825, quando la prima vera crisi
internazionale di sovrapproduzione ha spazzato il globo. Ma
l'attuale crisi va molto oltre le normali crisi cicliche.
Qualunque siano gli alti e bassi, nulla può portare fuori
il sistema da questo vicolo cieco a lungo termine
—
non trilioni di dollari in salvataggi di banche ed aziende,
non trilioni di spesa militare per guerre limitate ed
interventi, non alcun pacchetto "di stimolo" cerotto.
Questo libro tratta esclusivamente della crisi attuale
negli USA, ma questa non è la prima volta che il capitalismo ha
raggiunto una impasse simile. Almeno due volte prima ha
raggiunto un analogo vicolo cieco, dove non poteva più crescere;
poteva soltanto trascinare indietro la società verso un abisso.
Infatti, la crisi economica che è iniziata con il crollo
del mercato immobiliare nel dicembre 2007 somiglia alle due
precedenti grandi crisi: la crisi del
1873-1896,
talvolta chiamata la Lunga Depressione, e la crisi del
1929-1939,
ovvero la Grande Depressione.
La
Lunga Depressione è stata globale e negli USA è stata in realtà
una serie di gravi crisi. La crisi iniziale è cominciata con il
crollo economico di una gigantesca bolla delle azioni
ferroviarie ed è durata dal 1873 al 1877. Ha portato alla più
lunga contrazione economica nella storia degli USA, sia prima
che dopo, continuando per 65 mesi consecutivi. Una breve ripresa
fu seguita da un altro collasso negli anni 1880. La crisi finale
e più drastica del periodo iniziò con il crollo di una seconda
molto estesa bolla speculativa. delle ferrovie e dei terreni.
La crisi durò quasi fino alla svolta del secolo. Vi furono
disoccupazione a due cifre e lotta di classe furiosa per tutto
il periodo
—
dallo sciopero delle ferrovie del 1877 agli scioperi dei
minatori
nei bacini carboniferi della
Pennsylvania,
alla lotta di
Haymarket
del 1886 per la giornata lavorativa di otto ore, allo sciopero
delle acciaierie di
Homestead
del 1892 ed allo sciopero delle ferrovie
Pullman
del 1894. In molte di queste battaglie di classe, i lavoratori
utilizzarono l'autodifesa armata contro gli eserciti di crumiri
dei padroni.
Viene detto che la
Grande Depressione sia iniziata nel 1929 con il crollo di una
gigantesca bolla azionaria. Comunque, è stata preceduta dal
collasso di una bolla della sfrenata speculazione terriera,
che alimentò il crollo del mercato azionario. Questo a sua volta
portò a massicci fallimenti bancari ed alla fine ad un crollo
economico su vasta scala. Per il 1931 negli USA vi era il 25% di
disoccupazione. Un breve rialzo economico dal 1934 al 1937 fu
seguito da un altro crollo, che durò fino al 1939.
Alla fine del periodo la disoccupazione era del 17% e non è mai
andata sotto le due cifre, nemmeno durante il breve rialzo. Vi
furono marce della disoccupazione e della fame e nel 1934
scioperi generali municipali a
San Francisco, Toledo
e
Minneapolis.
Dal 1935 in poi vi furono centinaia di occupazioni di fabbriche
per tutto il paese, compreso il leggendario, vittorioso sciopero
a braccia incrociate di
Flint
che portò la sindacalizzazione alla
General Motors.
Questo fu un periodo di sviluppo pre-rivoluzionario.
Vi sono molte differenze tra la crisi verso la fine del 19°
secolo e quella degli anni 1930. Ma vi sono diverse somiglianze
importanti e fondamentali, che hanno grande importanza per
comprendere la crisi attuale.
In entrambe le crisi, il funzionamento automatico del
mercato capitalista, il normale ciclo
di espansione e crollo dello sviluppo capitalista,
esaurì l'energia. Il capitalismo raggiunse un punto dove nulla
di natura economica poteva più da solo far andare avanti ed
oltre il sistema. Il capitalismo era impantanato nella paralisi
economica; la disoccupazione di massa stava schiacciando il
sistema.
Entrambe le crisi furono precedute da lunghi periodi di
enorme crescita delle forze produttive, da grandi progressi
nella tecnologia e da maggiori incrementi della produttività del
lavoro.
Dalla metà alla fine del 19° secolo, l'applicazione della
scienza ai processi industriali ed alle comunicazioni risultò in
quella cui spesso ci si riferisce come la seconda rivoluzione
industriale. Vi furono grandi miglioramenti nella produzione
dell'acciaio e nei processi chimici, nell'utilizzo generale del
motore a combustione interna, nello sviluppo della perforazione
petrolifera, nel telegrafo e molti altri avanzamenti. Questi
sviluppi tecnologici causarono grandi balzi nella crescita delle
forze produttive
—
incluso lo sviluppo massiccio delle ferrovie.
Questi balzi in avanti nella scienza e nell'industria
furono accompagnati dalla decimazione del popolo nativo e dalla
confisca delle sue terre, costringendo il popolo africano
catturato allo schiavismo che assunse una forma modificata
chiamata mezzadria dopo la Guerra Civile, dall'annessione di
metà del Messico e dall'importazione di lavoratori cinesi. Tutto
ciò gettò le basi per l'acquisizione delle terre su vasta scala
e rese possibile la costruzione di un sistema ferroviario
transcontinentale, di imperi minerari e del legname e delle
crescita meteorica del capitalismo USA nel periodo successivo
alla Guerra Civile.
Analogamente, nel periodo dalla svolta del 20° secolo in
poi fino al crollo del 1929, il capitalismo prese un altro balzo
tecnologico in avanti nell'era della produzione di massa. E'
stato il periodo noto per l'ascesa del "Fordismo", cioè della
linea di montaggio, oltre alla cosiddetta gestione dello studio
del tempo "scientifica"
—
in realtà, accelerazione scientifica. La crescita economica era
alimentata, tra le altre cose, dalla produzione di massa di
automobili, dalla nuova tecnologia per la costruzione delle
strade, dall'elettrificazione della produzione, dalla diffusione
dell'elettricità alle famiglie,
dal telefono, dalla produzione di massa di radio e di
elettrodomestici.
Ancora una volta, come nel 19° secolo, la produttività del
lavoro aumento in maniera esponenziale. Ed ancora una volta, il
consumo non poté tenere il passo con la produzione. Poco prima
del crollo economico, la produzione cominciò a declinare ed i
profitti a restringersi. Seguì la Depressione.
Come terminarono queste depressioni?
La Lunga Depressione che era iniziata nel 1873 terminò
soltanto con lo slancio della classe capitalista USA
nell'imperialismo. Le forze della produzione ed il sistema del
profitto erano diventati troppo grandi per la ristretta
struttura dello stato nazione capitalista. Negli USA la
disoccupazione declinò soltanto con la cosiddetta Guerra
Ispano-americana del 1898, che portò gli USA alla conquista di
Filippine, Cuba e Portorico ed alla spinta in Asia ed in America
Latina. Lo stesso sanguinoso processo che guidò alla "corsa
all'Africa" dei capitalisti europei negli anni 1880.
Nello stesso modo, la Grande Depressione terminò soltanto
con la preparazione alla II Guerra Mondiale e con la guerra
stessa, quando l'industria fu convertita alla produzione
bellica. Nel periodo successivo alla guerra, i massicci mezzi di
produzione, le infrastrutture e le abitazioni distrutte durante
la guerra dovevano essere ricostruiti.
La crisi attuale, che è iniziata nel dicembre 2007, è sorta
dalle stesse condizioni che hanno preceduto le due crisi
precedenti: crescita fenomenale delle forze produttive ed un
enorme incremento della produttività del lavoro, questa volta
vista più nettamente dall'ascesa della rivoluzione
scientifico-tecnologica e dall'era digitale.
Come nelle precedenti crisi, il sistema è stato sopraffatto
dalla sovrapproduzione capitalista. Automobili, abitazioni,
acciaio ed altre industrie centrali al capitalismo ed
all'occupazione si restringono. L'industria si contrae perché i
mercati non possono assorbire l'enorme produzione. I salari
calano ovunque. La disuguaglianza è a livelli indescrivibili.
Mentre siamo negli stadi iniziali dello sviluppo della
crisi attuale, il sistema capitalista, come nelle due precedenti
grandi crisi, non riesce a riavviarsi nonostante tutti i
tentativi delle banche centrali e dei governi capitalisti.
Anche quando vi è un leggero rialzo economico, la
disoccupazione di massa non si riduce ed in molti casi continua
a crescere. Il sorgere della "ripresa senza posti di lavoro" è
una caratteristica della crisi attuale del capitalismo in un
vicolo cieco.
A causa dello straordinario sviluppo della globalizzazione
della produzione, del commercio e del settore bancario e della
finanza, la crisi attuale si svolge su una scena molto più ampia
delle precedenti crisi.
La lunga Depressione e la Grande Depressione hanno
significato che il capitalismo era cresciuto più dello stato
nazione. Hanno portato all'era dell'imperialismo, della rivalità
interimperialista e della guerra. Effettivamente, il sorgere
dell'imperialismo ha significato che il capitalismo era entrato
in una fase di crisi generale, una crisi che non è mai emersa
realmente. Questa crisi indica che il capitalismo è cresciuto
più del pianeta stesso. Inoltre, è una minaccia per sostenere la
vita umana sul pianeta.
Mentre la crisi si aggrava e diventa più prolungata,
esattamente come le crisi precedenti, la classe dominante
intensifica gli interventi militari ed aggrava le tensioni
militari globali. Sta espandendo il proprio arsenale di
distruzione. A partire dalla fine di luglio 2012,
Washington
e la
NATO stanno cercando di rovesciare il governo
della Siria, avendo distrutto il governo della Libia. La
minaccia di guerra contro l'Iran è cresciuta fermamente nel
tempo. Il "riequilibrio" militare nel Pacifico ed il più stretto
coordinamento militare con gli imperialisti giapponesi è una
minaccia per la Cina. E le tensioni militari con la Russia sono
state alimentate deliberatamente con la costruzione del sistema
di difesa missilistico.
Ma per il capitalismo le opzioni che sono state utilizzate
per rianimare il sistema nelle crisi precedenti si sono
ristrette. L'espansione imperialista una volta portava ad
ammorbidire la lotta di classe all'interno poiché i padroni
utilizzavano parte dei super-profitti per fare concessioni ad
uno strato superiore dei lavoratori allo scopo di mantenere la
pace di classe. Ora, nell'era della produzione globalizzata, la
competizione salariale globale significa spargere per il mondo
posti di lavoro sottopagati. Ciò è stato permesso dalla
rivoluzione scientifico-tecnologica. Negli USA, in Europa ed in
Giappone le tensioni di classe stanno aumentando. L'era delle
concessioni è stata rimpiazzata dall'era della riduzione dei
benefici conquistati in precedenza.[1]
La macchina militare è già immensamente sviluppata ed è
high-tech.
Come tale, l'opzione di mobilitazione militare come stimolo
economico per pompare l'economia è grandemente ridotta. In
aggiunta, i trilioni di dollari in intervento statale
capitalista non sono riusciti a rianimare il sistema.
Mentre la classe dominante esaurisce le opzioni e si muove
nella direzione dell'avventura militare e della reazione
politica, le sue misure tradizionali di ripresa non possono più
capovolgere la crisi. Di conseguenza, la situazione è
storicamente favorevole all'intervento della classe lavoratrice
e degli oppressi per risolvere la crisi su una base
rivoluzionaria.
Il sistema del profitto sta entrando in uno stadio nel
quale può soltanto trascinare indietro l'umanità. Le masse
popolari arriveranno ad un punto in cui non possono continuare
nella vecchia maniera perché il capitalismo sta bloccando tutte
le strade alla sopravvivenza. Questo è il punto nel quale
l'umanità può soltanto muoversi in avanti per aprirsi la strada
per la sopravvivenza, che significa niente di meno che la
distruzione del capitalismo stesso.
[1]
Questa tesi è stata interamente sviluppata da questo autore
in "Il capitalismo dei bassi salari",
World View Forum, New York, 2008,
disponibile da Amazon.com e
barnesandnoble.com.