WORKERS WORLD

 

 

Tre crisi del sistema capitalista: 1873, 1929 e 2007

di Fred Goldstein il 10 agosto 2012

Nuova introduzione a 'Il capitalismo in un vicolo cieco'

 

Il capitalismo, il sistema di produzione per il profitto, ha raggiunto un vicolo cieco. Le piaghe della disoccupazione di massa, della sottoccupazione, dei bassi salari, della distruzione dei sussidi, dei tagli ai servizi sociali e della crescente povertà stanno sopraffacendo il sistema e portando un assoluto disastro alla classe lavoratrice multinazionale ed ai popoli oppressi del mondo. In aggiunta alla minaccia alla classe lavoratrice, la natura di sostentamento della vita dell'ambiente del pianeta è in estremo pericolo.

Un'intera generazione di lavoratori è di fronte ad un triste futuro. Per una crescente maggioranza, il capitalismo ha in serbo soltanto disoccupazione, lavoro marginale e non qualificato, posti di lavoro sottopagati poiché il sistema incorpora sempre più abilità nel software e nel macchinario. La tecnologia e la competizione salariale mondiale orchestrata dai datori di lavoro continua a spingere in basso i salari.

Tra le conseguenze politiche e sociali più velenose della crisi vi sono l'intensificazione del razzismo, la crescita del complesso carcerario industriale, l'aumento della persecuzione degli immigrati e dei lavoratori irregolari e la guerra alle donne ed alle lesbiche, alle persone gay, bisessuali e transessuali. La classe dominante cerca tutti i mezzi per seminare divisione tra le masse allo scopo di deviare l'attenzione dal fallimento del sistema economico e dalla crescita di una disuguaglianza oscena.

Queste sono le conseguenze definitive ed inevitabili delle leggi dello sviluppo capitalista, che sono quelle che guidano l'evoluzione del sistema del profitto. Il capitalismo ora è entrato in un nuovo stadio nel quale bassa crescita, stagnazione e crisi acuta sono la "nuova normale". Il ciclo storico di espansione e crollo quando l'economia, dopo essersi periodicamente fracassata, è cresciuta di nuovo e ha raggiunto nuove vette è finito.

Il capitalismo ha generato dozzine di crisi cicliche periodiche almeno dal 1825, quando la prima vera crisi internazionale di sovrapproduzione ha spazzato il globo. Ma l'attuale crisi va molto oltre le normali crisi cicliche.

Qualunque siano gli alti e bassi, nulla può portare fuori il sistema da questo vicolo cieco a lungo termine non trilioni di dollari in salvataggi di banche ed aziende, non trilioni di spesa militare per guerre limitate ed interventi, non alcun pacchetto "di stimolo" cerotto.

Questo libro tratta esclusivamente della crisi attuale negli USA, ma questa non è la prima volta che il capitalismo ha raggiunto una impasse simile. Almeno due volte prima ha raggiunto un analogo vicolo cieco, dove non poteva più crescere; poteva soltanto trascinare indietro la società verso un abisso.

Infatti, la crisi economica che è iniziata con il crollo del mercato immobiliare nel dicembre 2007 somiglia alle due precedenti grandi crisi: la crisi del 1873-1896, talvolta chiamata la Lunga Depressione, e la crisi del 1929-1939, ovvero la Grande Depressione.

La Lunga Depressione è stata globale e negli USA è stata in realtà una serie di gravi crisi. La crisi iniziale è cominciata con il crollo economico di una gigantesca bolla delle azioni ferroviarie ed è durata dal 1873 al 1877. Ha portato alla più lunga contrazione economica nella storia degli USA, sia prima che dopo, continuando per 65 mesi consecutivi. Una breve ripresa fu seguita da un altro collasso negli anni 1880. La crisi finale e più drastica del periodo iniziò con il crollo di una seconda molto estesa bolla speculativa. delle ferrovie e dei terreni.

La crisi durò quasi fino alla svolta del secolo. Vi furono disoccupazione a due cifre e lotta di classe furiosa per tutto il periodo dallo sciopero delle ferrovie del 1877 agli scioperi dei minatori nei bacini carboniferi della Pennsylvania, alla lotta di Haymarket del 1886 per la giornata lavorativa di otto ore, allo sciopero delle acciaierie di Homestead del 1892 ed allo sciopero delle ferrovie Pullman del 1894. In molte di queste battaglie di classe, i lavoratori utilizzarono l'autodifesa armata contro gli eserciti di crumiri dei padroni.

Viene detto che la Grande Depressione sia iniziata nel 1929 con il crollo di una gigantesca bolla azionaria. Comunque, è stata preceduta dal collasso di una bolla della sfrenata speculazione terriera, che alimentò il crollo del mercato azionario. Questo a sua volta portò a massicci fallimenti bancari ed alla fine ad un crollo economico su vasta scala. Per il 1931 negli USA vi era il 25% di disoccupazione. Un breve rialzo economico dal 1934 al 1937 fu seguito da un altro crollo, che durò fino al 1939.

Alla fine del periodo la disoccupazione era del 17% e non è mai andata sotto le due cifre, nemmeno durante il breve rialzo. Vi furono marce della disoccupazione e della fame e nel 1934 scioperi generali municipali a San Francisco, Toledo e Minneapolis. Dal 1935 in poi vi furono centinaia di occupazioni di fabbriche per tutto il paese, compreso il leggendario, vittorioso sciopero a braccia incrociate di Flint che portò la sindacalizzazione alla General Motors. Questo fu un periodo di sviluppo pre-rivoluzionario.

Vi sono molte differenze tra la crisi verso la fine del 19° secolo e quella degli anni 1930. Ma vi sono diverse somiglianze importanti e fondamentali, che hanno grande importanza per comprendere la crisi attuale.

In entrambe le crisi, il funzionamento automatico del mercato capitalista, il normale ciclo di espansione e crollo dello sviluppo capitalista, esaurì l'energia. Il capitalismo raggiunse un punto dove nulla di natura economica poteva più da solo far andare avanti ed oltre il sistema. Il capitalismo era impantanato nella paralisi economica; la disoccupazione di massa stava schiacciando il sistema.

Entrambe le crisi furono precedute da lunghi periodi di enorme crescita delle forze produttive, da grandi progressi nella tecnologia e da maggiori incrementi della produttività del lavoro.

Dalla metà alla fine del 19° secolo, l'applicazione della scienza ai processi industriali ed alle comunicazioni risultò in quella cui spesso ci si riferisce come la seconda rivoluzione industriale. Vi furono grandi miglioramenti nella produzione dell'acciaio e nei processi chimici, nell'utilizzo generale del motore a combustione interna, nello sviluppo della perforazione petrolifera, nel telegrafo e molti altri avanzamenti. Questi sviluppi tecnologici causarono grandi balzi nella crescita delle forze produttive incluso lo sviluppo massiccio delle ferrovie.

Questi balzi in avanti nella scienza e nell'industria furono accompagnati dalla decimazione del popolo nativo e dalla confisca delle sue terre, costringendo il popolo africano catturato allo schiavismo che assunse una forma modificata chiamata mezzadria dopo la Guerra Civile, dall'annessione di metà del Messico e dall'importazione di lavoratori cinesi. Tutto ciò gettò le basi per l'acquisizione delle terre su vasta scala e rese possibile la costruzione di un sistema ferroviario transcontinentale, di imperi minerari e del legname e delle crescita meteorica del capitalismo USA nel periodo successivo alla Guerra Civile.

Analogamente, nel periodo dalla svolta del 20° secolo in poi fino al crollo del 1929, il capitalismo prese un altro balzo tecnologico in avanti nell'era della produzione di massa. E' stato il periodo noto per l'ascesa del "Fordismo", cioè della linea di montaggio, oltre alla cosiddetta gestione dello studio del tempo "scientifica" in realtà, accelerazione scientifica. La crescita economica era alimentata, tra le altre cose, dalla produzione di massa di automobili, dalla nuova tecnologia per la costruzione delle strade, dall'elettrificazione della produzione, dalla diffusione dell'elettricità alle famiglie, dal telefono, dalla produzione di massa di radio e di elettrodomestici.

Ancora una volta, come nel 19° secolo, la produttività del lavoro aumento in maniera esponenziale. Ed ancora una volta, il consumo non poté tenere il passo con la produzione. Poco prima del crollo economico, la produzione cominciò a declinare ed i profitti a restringersi. Seguì la Depressione.

Come terminarono queste depressioni?

La Lunga Depressione che era iniziata nel 1873 terminò soltanto con lo slancio della classe capitalista USA nell'imperialismo. Le forze della produzione ed il sistema del profitto erano diventati troppo grandi per la ristretta struttura dello stato nazione capitalista. Negli USA la disoccupazione declinò soltanto con la cosiddetta Guerra Ispano-americana del 1898, che portò gli USA alla conquista di Filippine, Cuba e Portorico ed alla spinta in Asia ed in America Latina. Lo stesso sanguinoso processo che guidò alla "corsa all'Africa" dei capitalisti europei negli anni 1880.

Nello stesso modo, la Grande Depressione terminò soltanto con la preparazione alla II Guerra Mondiale e con la guerra stessa, quando l'industria fu convertita alla produzione bellica. Nel periodo successivo alla guerra, i massicci mezzi di produzione, le infrastrutture e le abitazioni distrutte durante la guerra dovevano essere ricostruiti.

La crisi attuale, che è iniziata nel dicembre 2007, è sorta dalle stesse condizioni che hanno preceduto le due crisi precedenti: crescita fenomenale delle forze produttive ed un enorme incremento della produttività del lavoro, questa volta vista più nettamente dall'ascesa della rivoluzione scientifico-tecnologica e dall'era digitale.

Come nelle precedenti crisi, il sistema è stato sopraffatto dalla sovrapproduzione capitalista. Automobili, abitazioni, acciaio ed altre industrie centrali al capitalismo ed all'occupazione si restringono. L'industria si contrae perché i mercati non possono assorbire l'enorme produzione. I salari calano ovunque. La disuguaglianza è a livelli indescrivibili.

Mentre siamo negli stadi iniziali dello sviluppo della crisi attuale, il sistema capitalista, come nelle due precedenti grandi crisi, non riesce a riavviarsi nonostante tutti i tentativi delle banche centrali e dei governi capitalisti.

Anche quando vi è un leggero rialzo economico, la disoccupazione di massa non si riduce ed in molti casi continua a crescere. Il sorgere della "ripresa senza posti di lavoro" è una caratteristica della crisi attuale del capitalismo in un vicolo cieco.

A causa dello straordinario sviluppo della globalizzazione della produzione, del commercio e del settore bancario e della finanza, la crisi attuale si svolge su una scena molto più ampia delle precedenti crisi.

La lunga Depressione e la Grande Depressione hanno significato che il capitalismo era cresciuto più dello stato nazione. Hanno portato all'era dell'imperialismo, della rivalità interimperialista e della guerra. Effettivamente, il sorgere dell'imperialismo ha significato che il capitalismo era entrato in una fase di crisi generale, una crisi che non è mai emersa realmente. Questa crisi indica che il capitalismo è cresciuto più del pianeta stesso. Inoltre, è una minaccia per sostenere la vita umana sul pianeta.

Mentre la crisi si aggrava e diventa più prolungata, esattamente come le crisi precedenti, la classe dominante intensifica gli interventi militari ed aggrava le tensioni militari globali. Sta espandendo il proprio arsenale di distruzione. A partire dalla fine di luglio 2012, Washington e la NATO stanno cercando di rovesciare il governo della Siria, avendo distrutto il governo della Libia. La minaccia di guerra contro l'Iran è cresciuta fermamente nel tempo. Il "riequilibrio" militare nel Pacifico ed il più stretto coordinamento militare con gli imperialisti giapponesi è una minaccia per la Cina. E le tensioni militari con la Russia sono state alimentate deliberatamente con la costruzione del sistema di difesa missilistico.

Ma per il capitalismo le opzioni che sono state utilizzate per rianimare il sistema nelle crisi precedenti si sono ristrette. L'espansione imperialista una volta portava ad ammorbidire la lotta di classe all'interno poiché i padroni utilizzavano parte dei super-profitti per fare concessioni ad uno strato superiore dei lavoratori allo scopo di mantenere la pace di classe. Ora, nell'era della produzione globalizzata, la competizione salariale globale significa spargere per il mondo posti di lavoro sottopagati. Ciò è stato permesso dalla rivoluzione scientifico-tecnologica. Negli USA, in Europa ed in Giappone le tensioni di classe stanno aumentando. L'era delle concessioni è stata rimpiazzata dall'era della riduzione dei benefici conquistati in precedenza.[1]

La macchina militare è già immensamente sviluppata ed è high-tech. Come tale, l'opzione di mobilitazione militare come stimolo economico per pompare l'economia è grandemente ridotta. In aggiunta, i trilioni di dollari in intervento statale capitalista non sono riusciti a rianimare il sistema.

Mentre la classe dominante esaurisce le opzioni e si muove nella direzione dell'avventura militare e della reazione politica, le sue misure tradizionali di ripresa non possono più capovolgere la crisi. Di conseguenza, la situazione è storicamente favorevole all'intervento della classe lavoratrice e degli oppressi per risolvere la crisi su una base rivoluzionaria.

Il sistema del profitto sta entrando in uno stadio nel quale può soltanto trascinare indietro l'umanità. Le masse popolari arriveranno ad un punto in cui non possono continuare nella vecchia maniera perché il capitalismo sta bloccando tutte le strade alla sopravvivenza. Questo è il punto nel quale l'umanità può soltanto muoversi in avanti per aprirsi la strada per la sopravvivenza, che significa niente di meno che la distruzione del capitalismo stesso.

[1] Questa tesi è stata interamente sviluppata da questo autore in "Il capitalismo dei bassi salari", World View Forum, New York, 2008, disponibile da Amazon.com e barnesandnoble.com.