19 giugno 2008
Tecnofascismo
Ogni movimento che fate
di CHELLIS GLENDINNING
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Controllo di telefonate private ed email. Telecamere che documentano ogni movimento. Niente habeas corpus. Accesso illimitato ai dati finanziari personali. Macchine per votare che cambiano i risultati elettorali con un colpetto ad un interruttore. Proteste definite terrorismo. Molte persone sperano che la perdita dei diritti civili che gli americani hanno sopportato dagli assalti allestiti dall'amministrazione Bush II sia una realtà politica che possa essere capovolta attraverso la volontà elettorale. Naturalmente, i meccanismi costituiti del potere politico sono i mezzi immediatamente disponibili per tentare il cambiamento. I concetti di diritti dei cittadini, libertà e partecipazione democratica sono paradigmi irresistibili che hanno costantemente agitato il coraggio dei cittadini USA – e nondimeno il vecchio scienziato politico Sheldon Wolin, che ha insegnato per cinque decenni la filosofia della democrazia, vede l'attuale difficile situazione dell'egemonia del governo delle corporation come qualcosa di più endemico. "Il totalitarismo invertito", come lo chiama nel suo recente Democracy Incorporated, “consiste nell'esercitare il potere assoluto senza comparire nel farlo, senza installare campi di concentramento o obbligando all'uniformità ideologica o sopprimendo violentemente gli elementi dissidenti finché restano inefficaci". Per Wolin, tale forma di potere politico rende gli Stati Uniti "la dimostrazione di come la democrazia possa essere gestita senza che appaia che sia soffocata". Giustamente Wolin mette in evidenza che le origini dell'autorità USA sono "nate senza pregiudizio contro la democrazia", e tuttavia il sistema è velocemente balzato oltre le sue radici agricole meno che democratiche per diventare una società urbana di massa che, senza l'aroma di un 1984 distinto, potrebbe essere chiamato tecnofascismo. Il ruolo della tecnologia è il pezzo del puzzle dell'enigma politico contemporaneo che si trascura. Quali sono i suoi meccanismi di controllo? L'utilizzo delle tecnologie di telecomunicazione per la sorveglianza è ovvio. Così la preterintenzionale alterazione dei dati di computer per la cronaca pubblica, la manipolazione delle notizie alla televisione per formare l'opinione pubblica e l'utilizzo di armi ad emissione di microonde per il controllo della folla. Meno ovvia e ciò che potrebbe essere chiamata "meccanizzazione invertita" per mezzo della quale i cittadini accettano ad occhi chiusi la marcia dello sviluppo tecnologico come un'espressione di un molto impreciso, alcuni direbbero erroneo, concetto di "progresso". Un meccanismo che diffonde tale incapacità di giudicare è il ruolo invisibile del governo USA come servo regolatore dell'industria, offrendo pochi o nessun mezzo per la determinazione del cittadino di quali tecnologie vengano disseminate; invece riceviamo qualunque cosa distribuiscano le società di OGM e di impianti nucleari. Un esempio vistoso è il Telecommunications Act del 1996 che, cercando di non ripetere gli "errori" dell'industria nucleare, offre zero dati pubblici per quanto riguarda la salute o gli impatti ambientali delle sue antenne, torri e satelliti – essendo il risultato che il pubblico non ha idea proprio dei veri effetti biologici delle radiazioni elettromagnetiche. La meccanizzazione invertita è spinta in avanti anche dal disuguale accesso alle risorse: le società creano abbondantemente l'opinione pubblica e montano illimitate difese legali contro gruppi di cittadini che potrebbero morire dall'esposizione a tecnologia pericolosa ma i cui finanziamenti arrivano alla spicciolata dalla raccolta fondi. nel suo Autonomous Technology: Technics-Out-Of-Control as a Theme in Political Thought, lo scienziato politico Langdon Winner rileva che, in aggiunta, i manufatti stessi sono cresciuti ad una tale vastità e complessità che definiscono la concezione popolare di necessità. Testimone il "bisogno" di raggiungere luoghi distanti in poche ore o godere di comunicazioni istantanee. Ancora un meno ovvio meccanismo di controllo pubblico è l'inversione tecnologica che risulta dal fatto che, come dice il regista Godfrey Reggio, "Noi non utilizziamo la tecnologia, la viviamo". Come un pesce nell'acqua non possiamo considerare i manufatti moderni come separati da noi stessi e così non possiamo ammettere che esistano. Il critico sociale Lewis Mumford è stato tra i primi trovare il significato della natura sistemica della tecnologia. In The Pentagon of Power, identificò la metafora sottostante della civilizzazione di massa come la megamacchina. La linea di montaggio -- della fabbrica, della casa, dell'istruzione, dell'agricoltura, della medicina, del consumismo, dell'intrattenimento. La macchina -- decisionale e di controllo centralizzati. La meccanica -- suddividere ogni atto finché la sua relazione con l'intero è perduta; insistere sul ruolo predeterminato di ogni regione, di ogni comunità, di ogni individuo. Rapidamente Mumford scrosta via la falsa speranza di una realtà sociale fondata su principi di centralizzazione, controllo ed efficienza. Nel 1962 scrutava nel futuro e vide il pentagono del potere personificato: "una produttività più voluminosa, accresciuta da computer quasi onniscienti e da una vasta scelta di antibiotici e vaccinazioni, con un maggiore controllo sulla nostra eredità genetica, con operazioni chirurgiche e trapianti più complessi, con una estensione dell'automazione ad ogni forma di attività umana". Il totalitarismo invertito è entrambe invertito e totalitario a causa del potere dei moderni sistemi tecnologici di massa di foggiare e controllare le realtà sociali, proprio come foggiano e controllano la comprensione individuale di quelle realtà. La sua esistenza contemporanea è più certamente il risultato degli sforzi di un gruppo di fondamentalisti di destra che si sono lanciati nel potere attraverso mezzi ambigui -- ma le terribili ingiustizie sociali di oggi, la difficile tremenda situazione ecologica e la politica fascista sono frutto di centralizzazione tecnologica ed anche di controllo da lungo in evoluzione. L'impresa difficile è vedere l'intero e tutte le sue parti, non soltanto il nuovo congegno scintillante che pretende di rendere più semplice o più sexy la vita di un individuo -- che è in se stesso un fattore nella creazione del disimpegno politico. L'intero è una megamacchina, con voi e la vostra TV a cristalli liquidi, il Blackberry e la Prius una rotella necessaria dell'ingranaggio. Forgiare un mondo in grado di sopravvivere richiederà davvero un cambiamento di amministrazione -- prima di tutto. La terrificante realtà che è la società tecnologica di massa suggerisce altro: riorganizzazione tecno-socio-economica radicale ed al quel fine visioni elastiche informate dai mondi indigeni dai quali tutti veniamo, il regionalismo dei giorni di Mumford ed il bio regionalismo di oggi. Oppure visioni della localizzazione forzata che il picco del petrolio, il crollo economico, il cambiamento climatico e la devastazione ecologica propongono. Chellis Glendinning è l'autore di sei libri, compresi Off the Map: An Expedition Deep into Empire and the Global Economy; My Name Is Chellis and I’m in Recovery from Western Civilization e l'imminente Luddite.com: A Personal History of Technology. |
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