
Tecnica di un colpo di stato
di John Laughland
Artel, 12 febbraio 2004
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Quando Edward Shevardnadze, presidente della Georgia, venne rovesciato con quella che la CNN chiamò "la rivoluzione delle rose" (22 novembre 2003) mi trovavo in Croazia. Ed appena prima dell'"elezione" del suo successore (14 gennaio 2004) Mikheil Saakashvili, avvocato educato in America e suo ex Ministro della Giustizia, ero in Serbia. I Balcani, come è risultato, sono la posizione perfetta dalla quale osservare gli sviluppi nel Caucaso, perché le operazioni coperte, che attualmente vengono dispiegate in Georgia, sono già state utilizzate con devastante effetto nell'Europa sud orientale. Non vi può essere dubbio che il cambio di regime a Tbilisi sia il risultato di operazioni dei servizi segreti USA. Le affermazioni che le elezioni del 2 novembre fossero irregolari sono basate esclusivamente sugli exit poll condotti da un'"agenzia di sondaggi" americana; gli studenti attivisti dell'organizzazione "Kmara!" sono modellati, ed addestrati, come i loro simili della Otpor sostenuti dagli USA in Serbia. I due gruppi hanno persino lo stesso logo, presumibilmente per fare ottenere ai loro sponsor delle economie di scala riguardo ai costi di stampa.[1] Tutto, dall'assalto al parlamento (Tbilisi, 22 novembre 2002; Belgrado 5 ottobre 2000) alla visita del ministro degli esteri russo Igor Ivanov, per assicurare il passaggio del potere, ha seguito esattamente lo stesso piano coreografato accuratamente. Inoltre, l'identità del coreografo non è difficile da stabilire: l'ultima assegnazione di Richard Miles, l'attuale ambasciatore USA a Tbilisi, era Belgrado. Mentre ero in Serbia, mi sono imbattuto nella conferma inaspettata delle dimensioni del coinvolgimento dei servizi segreti nella politica di quel paese. Tim Marshall, cronista di Sky TV, ha pubblicato in Serbia un libro sul periodo 1998 - 2000, cioè sulla guerra del Kosovo ed il rovesciamento di Miloševic. Marshall è evidentemente molto fiero dei suoi collegamenti con i servizi segreti, specialmente quelli britannici, perché il suo libro, intitolato "Shadowplay", è un dettagliato resoconto delle loro attività, che sono rappresentate come i fattori chiave degli eventi politici che descrive. Il valore di tale resoconto è ancora maggiore perché Marshall, come tutti gli altri cronisti TV, sostiene il punto di vista del Nuovo Ordine Mondiale secondo il quale Slobodan Miloševic era il male e la NATO aveva ragione ad attaccare la Jugoslavia nel 1999. Ad ogni pagina sembra che Marshall sappia chi siano i principali attori dell'intelligence. Il suo racconto è denso di riferimenti ad "un funzionario del MI6 a Priština", "fonti dei servizi segreti militari jugoslavi", "un uomo della CIA che aiutava ad organizzare un golpe", un "funzionario dell'intelligence navale USA" e così via. Egli cita rapporti segreti di sorveglianza della polizia segreta serba; sa chi è il funzionario del Ministero della Difesa a Londra che stende la strategia per sbarazzarsi di Miloševic; sa che le conversazioni telefoniche del Segretario degli Esteri venivano ascoltate; sa chi sono i funzionari dell'intelligence russo che accompagnano il primo ministro russo Yevgeni Primakov a Belgrado durante i bombardamenti della NATO; sa quali stanze dell'ambasciata britannica hanno microfoni e dove si trovano le spie jugoslave che ascoltano le conversazioni dei diplomatici; sa che un addetto del Comitato Relazioni Internazionali della Camera dei Rappresentanti USA è in realtà un ufficiale dell'intelligence navale; pare sappia che le decisioni del servizio segreto vengono spesso prese con l'assolutamente minima approvazione ministeriale; descrive come la CIA abbia fisicamente scortato la delegazione del KLA dal Kosovo a Parigi per i colloqui di prima della guerra a Rambouillet, dove la NATO ha dato alla Jugoslavia un ultimatum che sapeva poteva essere solamente respinto; ed egli fa riferimento ad un "giornalista britannico" che agisce da tramite tra Londra e Belgrado per negoziati segreti ad alto livello enormemente importanti, quando le persone cercavano di tradirsi le une con le altre mentre il potere di Miloševic crollava. Forse il giornalista non identificato è lui stesso. Perché uno dei temi che involontariamente percorrono questo libro è che vi è una sottile linea divisoria tra giornalisti e spie. Abbiamo osservato questo fenomeno in Georgia, come i quotidiani occidentali svolgono il lavoro dei servizi segreti facendo zampillare pura e semplice propaganda sulle "speranze" che il popolo georgiano ha nel suo "giovane" nuovo presidente installato dagli americani.[2] All'inizio del libro, Marshall fa casualmente riferimento agli "inevitabili collegamenti tra ufficiali, giornalisti e politici", dicendo che le persone di tutte e tre le categorie "lavorano nella stessa area", e quindi continua scherzando per dire che "una combinazione di spie, giornalisti e politici, sommati a 'la gente' è stato ciò che ha provocato il rovesciamento di Slobodan Miloševic. Se Marshall finge di aderire al mito che "la gente" abbia avuto qualche ruolo, è anche egli stesso che dimostra oltre ogni dubbio che la guerra del Kosovo ed il conseguente rovesciamento del presidente jugoslavo sono avvenuti solamente a causa di strategie politiche concepite segretamente a Londra e Washington per sbarazzarsi di lui. Marshall soprattutto rende chiaro che, nel 1988, il Dipartimento di Stato USA e le agenzie di intelligence decisero di utilizzare l'Esercito di Liberazione del Kosovo per sbarazzarsi di Slobodan Miloševic. Egli cita una fonte che dice che "L'agenda degli USA era chiara. Al momento giusto essi avrebbero utilizzato il KLA per fornire la soluzione del problema politico", essendo il "problema", come spiega prima Marshall, la continuata sopravvivenza politica di Miloševic, come diagnosticato dagli agenti a Washington e Londra. Ciò significava sostenere il secessionismo terrorista del KLA e più tardi combattere al suo fianco una guerra contro la Jugoslavia. Marshall cita Mark Kirk, un ufficiale dell'intelligence navale USA, che dice che "Alla fine abbiamo aperto una vasta operazione contro Miloševic, sia segreta che palese". La parte segreta dell'operazione non riguardò soltanto riempire le varie missioni di osservatori che venivano inviate in Kosovo con ufficiali dei servizi segreti segreti britannici ed americani, ma anche, decisivamente, dare sostegno militare, tecnico, finanziario, logistico e politico al KLA, il quale, come ammette lo stesso Marshall, "contrabbandava droga, dirigeva i racket della prostituzione ed assassinava civili". La strategia iniziò alla fine del 1998, quando una "vasta missione della CIA si mise in moto in Kosovo". Il presidente Miloševic aveva permesso a qualcosa chiamato Missione Osservatori Diplomatici in Kosovo di entrare in Kosovo per monitorare la situazione nella provincia. Questo gruppo ad hoc venne immediatamente riempito di agenti dei servizi segreti e delle forze speciali britannici ed americani, uomini della CIA, dell'intelligence navale USA, delle SAS britanniche e di qualcosa chiamato il "14° intelligence", un corpo entro l'esercito britannico che opera fianco a fianco delle SAS "per fornire quella che è nota come 'sorveglianza in profondità'". Lo scopo immediato di questa operazione era la "Preparazione dell'intelligence per il campo di battaglia", una versione moderna di quello che faceva il Duca di Wellington cavalcando su e giù per il campo di battaglia per prendere confidenza con il terreno prima di ingaggiare il nemico. Come ne parla Marshall, "Ufficialmente il KDOM era guidato dalla Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, non ufficialmente lo guidava la CIA. L'organizzazione era proprio riempita dei loro. Era una facciata della CIA". Infatti molti dei funzionari lavoravano per un'altra società di facciata della CIA, la DynCorp, società della Virginia che impiega principalmente "membri delle unità militari di elite USA o della CIA", come dice Marshall. Usavano il KDOM, che più tardi divenne Missione di controllo in Kosovo, per spionaggio. Invece di svolgere i compiti di monitoraggio loro assegnati, i funzionari uscivano ed usavano i loro congegni di posizionamento globale per localizzare ed identificare obiettivi che sarebbero stati più tardi bombardati dalla NATO. E' difficile comprendere come gli jugoslavi potessero permettere a 2.000 agenti bene addestrati dei servizi segreti vagabondare per il loro territorio, specialmente dal momento che, come dimostra Marshall, essi sapevano perfettamente ciò che stava accadendo. Il capo della Missione di controllo in Kosovo era William Walker, ex ambasciatore in El Salvador, il cui governo sostenuto dagli USA guidava le squadre della morte. Durante le audizioni dell'Iran-Contra Walker è stato anche accusato della gestione delle consegne di armi ai Contras in Nicaragua in a metà degli anni '80. E' stato Walker che ha scoperto il "massacro" di Racak nel gennaio 1999, il fatto che venne utilizzato come pretesto per avviare il processo che portò ai bombardamenti che iniziarono il 24 marzo. Vi sono molte prove che suggeriscono che Racak è stato una messa in scena, e che infatti i corpi che vennero trovati erano quelli dei combattenti del KLA, non di civili come venne affermato. Quello che è certo è che il ruolo di Walker è stato talmente fondamentale che la strada di campagna in Kosovo che porta a Racak ora ha preso il suo nome. Marshall scrive che la data per la guerra, primavera 1999, non soltanto venne stabilita alla fine del dicembre 1998, ma anche che la stessa venne al tempo comunicata al KLA, ulteriore prova indiziaria che Racak venne inscenato. Ad ogni modo, quando il KVM fu ritirato all'epoca dei bombardamenti della NATO, Marshall dice che i funzionari della CIA nello stesso diedero tutti i loro telefoni satellitari e l'equipaggiamento GPS al KLA. "Il KLA veniva addestrato dagli americani, da loro parzialmente equipaggiato, e potenzialmente gli fu dato del territorio", scrive Marshall, sebbene egli, come tutti gli altri giornalisti, contribuì a diffondere il mito di sistematiche atrocità commesse dai serbi contro una popolazione civile albanese totalmente passiva. Naturalmente, la guerra ci fu, e la Jugoslavia venne ferocemente bombardata. Ma Miloševic rimase al potere. Così Londra e Washington iniziarono quella che Marshall chiama la "guerra politica" per rimuoverlo. Ciò comportava il dare somme molto grandi di denaro, ed anche sostegno tecnico, logistico e strategico, comprese armi, ai vari gruppi di "opposizione democratica" ed "organizzazioni non governative" in Serbia. Gli americani allora operavano principalmente attraverso lo International Republican Institute, ancora un'altra facciata della CIA, che aveva aperto uffici nella vicina Ungheria allo scopo di sbarazzarsi di Slobodan Miloševic. In uno degli incontri, spiega Marshall, "Si arrivò all'accordo che gli argomenti ideologici pro democrazia, diritti civili ed approccio umanitario sarebbero stati molto più vigorosi se accompagnati, se necessario, da grandi borse piene di denaro". Queste, e molto altro assieme, vennero puntualmente spedite in Serbia con valigie diplomatiche, in molti casi di paesi apparentemente neutrali come la Svezia che, per non aver formalmente partecipato alla guerra della NATO, furono in grado di mantenere a Belgrado ambasciate operative. Come Marshall aggiunge efficacemente, "Valigie di denaro venivano portate da anni". Veramente. Come agli spiega prima, imprese dei media "indipendenti" come la Radio Station B92 (che è l'editore di Marshall) erano infatti in grande misura finanziate dagli USA. Anche le organizzazioni controllate da George Soros giocarono un ruolo cruciale, come dovevano fare più tardi, nel 2003-4, in Georgia. I cosiddetti "democratici" erano in realtà niente altro che agenti stranieri, proprio come in modo imperturbabile all'epoca affermava il governo jugoslavo. Marshall spiega anche che sono stati gli americani a concepire la strategia di spingere avanti un candidato, Vojislav Koštunica, per unire l'opposizione. Koštunica aveva il principale vantaggio di essere largamente sconosciuto al grande pubblico. Marshall quindi descrive come la strategia comportasse anche un colpo di stato attentamente pianificato, che debitamente ebbe luogo dopo il primo turno delle elezioni presidenziali. Egli mostra nei minimi dettagli come gli attori principali in quella che sugli schermi delle TV occidentali veniva presentata come una sollevazione spontanea "del popolo" fosse, di fatto, un gruppo di teppisti estremamente violenti ed armati pesantemente, al comando del sindaco della città di Cacak, Velimir Ilic. E' stato il convoglio di 22 Km. di Ilic a portare "armi, paracadutisti ed una squadra di picchiatori" all'edificio del parlamento federale di Belgrado. Come Marshall ammette, i fatti del 5 ottobre 2000 "sembravano più un colpo di stato" che la rivoluzione popolare per la quale all'epoca i media mondiali così ingenuamente si entusiasmarono. Forse uno dei più intriganti aspetti del suo resoconto è che Marshall spesso utilizza gli argomenti dei nazionalisti serbi per attaccare Miloševic. L'ex presidente jugoslavo viene abitualmente accusato sui media occidentali di perseguire una politica razzista per creare una Grande Serbia etnicamente pura. Marshall non fa niente per dissipare tale insensatezza ed afferma che, sotto Miloševic, la TV di stato era riempita di "cani rabbiosi del nazionalismo". Tali miti persistono persino malgrado il fallimento dell'occidente di produrre mai una singola citazione razzista attribuibile a Miloševic. Ma, in diverse occasioni, Marshall accusa Miloševic di ignorare insensibilmente il destino dei serbi al di fuori della Serbia, come i circa 200.000 serbi vittime della pulizia etnica nella regione della Krajina in Croazia nell'"Operazione Storm" del 1995 appoggiata dagli USA, od i circa 100.000 serbi vittime della pulizia etnica operata dal KLA in Kosovo alla fine dei bombardamenti NATO. In realtà è vero che in Serbia vi sono molti nazionalisti che attaccano Miloševic proprio per questa ragione, e per non avere combattuto abbastanza per tenere assieme la Jugoslavia. Questi estremisti nazionalisti sono stati cooptati facilmente nella causa anti Miloševic pro occidentale. Marshall ci ricorda che il capo del Partito Radicale Serbo, Vojislav Šešelj, l'estremista di destra il cui partito vinse il 28 dicembre le elezioni parlamentari, ha giocato un ruolo chiave nell'eliminazione di Miloševic nell'ottobre del 2000; come vice primo ministro, Šešelj dichiarò pubblicamente che pensava che le elezioni presidenziali fossero state truccate e che l'uomo dell'occidente, Vojislav Koštunica, era il legittimo presidente federale della Jugoslavia. Potrebbe essere a causa di una profonda complicità con l'occidente che inesplicabilmente Šešelj si consegnò volontariamente al Tribunale Criminale Internazionale dell'Aia nel febbraio del 2003, un'istituzione che, come ancora una volta Marshall rende chiaro, è controllata dagli americani. E' per mantenere questa strana alleanza che, come ancora una volta Marshall ci ricorda, i serbi bosniaci furono dalla parte della NATO nell'attacco alla Jugoslavia e nel rovesciamento di Miloševic. Si ricorderà che i serbi bosniaci sono quelli che l'occidente accusa formalmente di avere compiuto atrocità su vasta scala durante la guerra in Bosnia. Marshall spiega che Miloševic chiese ai serbi bosniaci di attaccare le caserme USA in Bosnia durante i bombardamenti della NATO, ma essi si rifiutarono perché pensavano che Miloševic li avesse traditi nel 1995 a Dayton. Più avanti, spiega come l'MI6 utilizzava la loro importante base vicino a Banja Luka (nella parte serba della Bosnia) per organizzare parti chiave del golpe che il 5 ottobre 2000 rovesciò Miloševic. Nuovamente, tale complicità potrebbe spiegare perché i due capi serbi bosniaci Radovan Karadžic ed il generale Ratko Mladic, entrambe accusati di genocidio, siano riusciti a sfuggire alla cattura nonostante sette anni di occupazione militare occidentale in Bosnia-Herzegovina. Se gli USA hanno avuto bisogno di soli otto mesi per catturare Saddam Hussein in un paese vasto quanto l'Iraq, come hanno potuto fallire nel trovare questi due uomini in un piccolo posto come la Bosnia, specialmente quando la popolazione di questo paese è persino più facile da corrompere per informazioni degli iracheni? Forse un giorno, a tempo debito, ci arriveranno le stesse rivelazioni sui recenti fatti in Georgia. Sebbene alcune delle operazioni segrete importanti siano già state discusse sui media ufficiali,[3] la maggior parte dei quotidiani e TV occidentali preferiscono attenersi alla versione comune degli eventi, una favola che non è stata sgonfiata né dal fatto che il nuovo presidente georgiano abbia ottenuto l'eroico punteggio sovietico del 96% alle elezioni del 4 gennaio, né dal fatto che abbia cominciato la sua rivoluzione contro Shevardnadze con un raduno sotto la statua di Stalin a Gori. Ma, dopo l'exposé di Marshall della realtà dietro ai quasi identici fatti in Serbia, non vi può essere alcun dubbio che la presa di controllo degli USA in Georgia sia un caso da manuale di operazione coperta. Note [1] http://www.sandersresearch.com/Sanders/NewsManager/ShowNewsGen.aspx?NewsID= 522#_ftnref1 "Serbian activists trained "Kmara"", di Rusudan Kbilashvili, Daily Georgian Times, 8 gennaio 2004, http://www.geotimes.ge/fullview1.php?id=4347&cat1=6 [2] http://www.sandersresearch.com/Sanders/NewsManager/ShowNewsGen.aspx?NewsID= 522#_ftnref2 V. per esempio, "Georgians pick new leader", di Julius Strauss, Daily Telegraph, 5 gennaio 2004. Oppure v. questo su Le Monde: "La coda sotto il seggio elettorale n. 7 a Tbilisi testimoniava della passione per queste elezioni e delle enormi speranze nate dalla 'rivoluzione'. Dalla sua posizione simbolica, quello che in epoca sovietica era il Palazzo dei Pionieri, un'elettrice sospirava: 'Ci stiamo mettendo nelle mani di Saakahvili. E' giovane ed onesto. Il popolo da lui si attende così tanto!'" [Le Monde, 5 gennaio 2004]. [3] http://www.sandersresearch.com/Sanders/NewsManager/ShowNewsGen.aspx?NewsID= 522#_ftnref3 V. per esempio, "Georgia revolt carried mark of Soros" di Mark MacKinnon, Globe and Mail (Canada), 26 novembre 2003 http://www.sandersresearch.com/Sanders/NewsManager/ShowNewsGen.aspx?NewsID=%20522#_ftnref3 © Copyright 2004. For fair use only
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