MONTHLY REVIEW

Monthly Review Volume 65, Numero 6 (Novembre 2013)

 

E' il sistema, stupido

Crisi strutturali ed il bisogno di alternative al capitalismo

Hans Despain

Hans G. Despain insegna economia politica al Nichols College, dove è preside del Dipartimento di Economia.

 

Giovedì 13 dicembre 2012, il Guardian annunciò che finalmente la regina Elisabetta aveva ricevuto una risposta alla sua domanda—"Nessuno ha previsto questo?"—sulla crisi finanziaria del 2008.1 Mentre visitava la Banca d'Inghilterra, Sujit Kapadia, uno degli economisti della banca, ha informato Sua Maestà che le crisi finanziarie sono un poco come i terremoti e le pandemie di influenza: rare e difficili da predire. Una risposta davvero impressionante. Brillante per la sua vaghezza, falsità ed ottusità.

Tuttavia, Kapadia ha semplicemente torto per non avere spiegato che molti economisti, finanzieri e regolatori hanno anticipato e predetto il crollo finanziario.2 Inoltre, le metafore di disastri naturali sono altamente ingannevoli. Le crisi finanziarie non sono degli eventi inevitabili, ma dei fenomeni storici, creati dall'uomo e possibili.

Sua Maestà aveva chiesto: "Nessuno ha previsto questo?" Forse poteva anche chiedere altre tre questioni: Nessuno ha visto la sofferenza e le ingiustizie socioeconomiche del capitalismo oligopolistico-finanziario? Nessuno vede che i problemi sono strutturali e sistemici? E non c'è nessuna alternativa ad un sistema che genera continue "crisi quadruple"—socioeconomica, politica, ambientale e personale/psicologica?3

Il senso comune è "Non c'è nessuna alternativa", ovvero TINA. Per questa ragione la maggior parte degli americani semplicemente accetta le relazioni sociali capitalistiche e, come Sisifo, sono rassegnati ad eseguire compiti incessanti mentre sopportano le "infinite" crisi quadruple generate da un sistema patologico.

L'aspetto più straordinario riguardo l'assenza di un'alternativa è che è falso. Lo stesso sistema capitalistico deve essere trasformato. Per esprimersi con uno slogan: Il capitalismo non è un'alternativa, ovvero CINA.

Quattro libri recenti forniscono delle visioni alternative radicali e pratiche sia per il luogo di lavoro che per l'economia in genere. Democracy at Work: A Cure for Capitalism (2012) di Rick Wolff, After Capitalism (2011) di David Schweickart,  America Beyond Capitalism: Reclaiming Our Wealth, Our Liberty, and Our Democracy (2011) di Gar Alperovitz e After Capitalism: Economic Democracy in Action (2012) di Dada Maheshvarananda. Un aspetto importante condiviso da ciascuno di questi libri è che ognuno di essi è stato scritto, o ampliato e ristampato in reazione alla crisi del 2008 e del movimento Occupy del 2011. Tutti e quattro i libri forniscono inviti all'azione altamente pratici che sono capaci di trasformare l'economia e democratizzare il luogo di lavoro.

Prima di descrivere quest'opera eccitante ed ispiratrice, dovrebbero essere sottolineati due punti. In primo luogo, questi quattro libri sono soltanto la punta dell'iceberg della società alternativa e concentrarsi specificamente su di loro è semplicemente un modo per accantonare la concezione erronea del TINA e la correttezza del CINA. In secondo luogo, la letteratura CINA ha sempre comportato disaccordo e dibattito, ma, sfortunatamente, nessuno dei quattro autori ha fornito altri modelli alternativi al CINA all'infuori del loro preferito. Qui l'intenzione è di fornire una veduta generale sull'esistenza di risposte molto innovative e pratiche al crollo economico ed alle risultanti proteste. Questi ultimi quattro anni turbolenti sono soltanto l'inizio di un'era rivoluzionaria di trasformazione lontano dal capitalismo. Ciascuno di questi libri è molto ben scritto, ben ragionato e ben argomentato e tutti loro offrono al CINA dei modelli pratici.

Alperovitz sottolinea il fatto che nel capitalismo vi è un "deficit democratico".4 Negli Stati Uniti viene proclamato che nella sfera della politica c'è la democrazia. Ma una volta che un individuo entra nella sfera economica—quando entriamo in un tipico posto di lavoro—la democrazia viene abbandonata ed il totalitarismo regna supremo. Anche all'interno della sfera politica, l'oligopolizzazione ed il lobbying politico hanno messo a rischio ogni senso di processo democratico ed i cittadini non hanno quasi nessuna voce nel governo.5 Wolff ci ricorda che la democrazia è in contrasto con la produzione del plusvalore e del motivo del profitto del capitalismo.6 Schweickart e Maheshvarananda sostengono entrambe che la democrazia non è possibile nelle relazioni di lavoro capitalistiche o nei mercati finanziari sotto l'egemonia di imprese finanziarie oligopolistiche.7 Di conseguenza, all'interno del modo di produzione capitalistica non vi è soltanto un "deficit democratico" ma una "contraddizione democratica".

Inoltre tutti questi autori sottolineano le patologie sociali generate dal capitalismo. Per esempio, negli Stati Uniti un lavoratore su quattro è occupato in un lavoro sottopagato con nessun beneficio, nessuna assistenza sanitaria e nessuna indennità di malattia o congedo per motivi familiari. Un lavoratore su due guadagna meno di $25.000 l'anno.

Ciascuno di questi autori rileva che i processi di concentrazione e centralizzazione producono non soltanto una massiccia disuguaglianza di reddito e di ricchezza, ma anche di opportunità, di istruzione e di qualità della vita. Inoltre, la disuguaglianza economica ha generato disuguaglianza politica e causato livelli e forme dannosi di lobbying politica, di predazione affaristica, forme tossiche di ricerca della rendita e l'emergere dello Stato Predatore.8

Nel capitalismo contemporaneo la maggior parte degli investimenti sono altamente speculativi ed a breve termine, piuttosto che produttivi ed a lungo termine. Il debito è onnipresente. In aggiunta, nella produzione capitalistica vi è una forte tendenza ad ignorare o sfruttare l'ambiente naturale.

Wolff, Schweickart, Alperovitz e Maheshvarananda presentano ciascuno dei programmi pratici e dettagliati per democratizzare il luogo di lavoro USA. Ciascuno di loro fornisce dei modelli alternativi alle patologie socioeconomiche che costituiscono l'ontologia del capitalismo. Questi quattro modelli alternativi non sono incompatibili l'uno con l'altro, ma piuttosto assai complementari.

Nelle parti 1 e 2 del suo libro, Wolff espone dettagliatamente le perpetue crisi storiche dello sviluppo capitalistico e l'azione contradditoria del governo in conseguenza alla crisi del 2008. Nella terza parte, Wolff sostiene che la "cura" sono le imprese autodirette dai lavoratori (WSDE). Wolff descrive come queste imprese opereranno internamente e si inseriranno all'interno delle economie di mercato in particolare e nella società moderna in generale. Spiega come esse estendono la democrazia e danno ai lavoratori molto più controllo, autoefficienza e responsabilità sulle loro vite. Infine, offre una strategia di politica molto pratica per aiutare a portare in esistenza queste imprese.

Il libro di Schweickart può essere il più impressionante nella sua combinazione di praticità, critica del TINA, argomenti a favore del CINA ed accessibilità per il profano. Secondo Schweickart, a causa dei fallimenti del capitalismo (cioè CINA), dei "controprogetti" sono sempre presenti come "sfida al capitalismo".9

Schweickart offre una critica etica e morale del capitalismo, assieme al presentare gli effetti socioeconomici negativi che la dinamica e le tendenze (simili a leggi) producono sugli esseri umani all'interno del sistema sotto forma di disuguaglianza, disoccupazione, eccesso di lavoro, povertà, instabilità economica e degradazione ambientale. Schweickart sostiene che il suo modello alternativo al CINA costituisce la "Democrazia Economica", sostiene luoghi di lavoro che sono "autogestiti dai lavoratori", offre il controllo sociale degli investimenti con casse di risparmio socialiste ed associazioni per prestiti e vede il governo come "Datore di lavoro di ultima istanza".

Schweickart afferma che il suo modello è pienamente capace di superare i problemi etici e morali del capitalismo, come pure gli effetti economici negativi delle sue dinamiche. Per Schweickart i "controprogetti" storici del capitalismo sono la prova storica del fallimento capitalistico. In diverse ultime pagine, Schweickart dimostra che il suo "controprogetto" non è utopistico ma un risultato storico pratico dei fallimenti del capitalismo e del CINA.

Alperovitz comprende che il capitalismo, così come gli oligopoli "troppo grandi per fallire" e "troppo grandi per riuscire", è inadeguato per i bisogni della maggior parte delle persone. Per lui, il CINA è la realtà sociale per la maggioranza della gente. Tuttavia, è meno interessato di Wolff e di Schweickart nell'esporre dettagliatamente i fatti storici del fallimento capitalistico e molto più interessato a dimostrare come gli americani stanno reagendo al fallimento.  Alperovitz ritiene che, data l'impasse politica, con la quale il sistema né si "riforma" né "collassa" nella crisi, sia in moto una (potenziale) rivoluzione economica, nell'emergere di "imprese possedute dai lavoratori". Considera l'impatto economico e la capacità politica di questi sforzi e spiega come queste imprese possedute dai lavoratori cambino la vita degli operai, democratizzino le comunità, migliorino l'ambiente e promuovano la sostenibilità ecologica.

Gli Stati Uniti hanno 29.000 cooperative e la National Cooperative Business Association afferma che occupano più di 2 milioni di persone, possiedono più di $3 trilioni di attività, generano $500 miliardi di entrate e pagano $75 miliardi di salari e sussidi. Vi sono inoltre centinaia di imprese possedute dai lavoratori, simili alla società Mondragon in Spagna, che sorgono come delle alternative attuabili alle imprese capitaliste gerarchiche, antidemocratiche, dominate oligopolisticamente.

Alperovitz ci esorta ad abbracciare ed alimentare queste imprese ed a contribuire a "ricostruire" una "comunità indipendente pluralistica" sulla base di imprese possedute dai lavoratori più piccole e più orinetate agli esseri umani. Sostiene che hanno il potenziale per rinnovare il senso della comunità e crede che dimostrano che il processo di produzione e di attività di "impresa" possa essere vantaggioso per i lavoratori e per la comunità. Infine, le imprese possedute dai lavoratori producono valori di cooperazione, di responsabilità comune e di etica sociale, in aggiunta all'orgoglio, alla realizzazione ed al valore personale.

Il libro di Maheshvarananda tratteggia i fallimenti e le patologie del capitalismo dell'"azienda multinazionale". Sostiene che la Teoria dell'Utilizzazione PROgressista, ovvero economia PROUT, di Prabhat Ranjan Sarkar esiste già e sia un'alternativa ben sviluppata ad entrambe il capitalismo ed il socialismo di stato. La PROUT ha delle importanti somiglianze sia con il marxismo che con l'economia partecipatoria, ma le sue vere basi filosofiche si trovano nel Tantra Yoga, con influenze dall'induismo, dal taoismo e dal buddismo (specialmente Zen).

I principi economici della PROUT sono che: (1) tutti i cittadini meritano il fabbisogno minimo per la vita di cibo, alloggio, abbigliamento, cure mediche ed istruzione; (2) l'occupazione è garantita; (3) l'utilizzo progressista della scienza e della tecnologia e dovrebbe essere promossa un'istituzione federale attrezzata verso la ricerca e lo sviluppo; (4) il sistema politico federale deve comprendere la pianificazione decentralizzata a livello di economia locale, con lo sviluppo equilibrato di ciò che è necessario per i cittadini locali; (5) deve essere creato un sistema economico a tre livelli che sostenga le piccole imprese private, le medie e grandi imprese cooperative e le grandi industrie gestite dallo stato; (6) dovrebbero essere massimizzate le economie locali "autosufficienti decentralizzate"; e, cruciali per la PROUT, sono le imprese possedute cooperativamente.

Le imprese possedute cooperativamente cui ci si riferisce devono essere possedute e dirette localmente. Sono intese a rimpiazzare le suddette patologie socioeconomiche e sarebbero la parte maggiore di un'economia proutiana. Secondo Maheshvarananda, esse trasformeranno radicalmente le relazioni di classe, la lotta di classe e produrranno nuove prospettive sulla classe.

Maheshvarananda, molto come Wolff, Schweickart ed Alperovitz, pensa che l'attività necessaria per la democratizzazione del luogo di lavoro e dell'economia sia già in moto. Maheshvarananda offre molti esempi esistenti di imprese proutiane. La maggior parte di queste sono le stesse discusse da Schweickart ed Alperovitz, inclusa la cooperativa Mondragon in Spagna e la Evergreen di Cleveland. Tuttavia, Maheshvarananda offre anche ampi dettagli di cooperative in Venezuela, dove ha fondato un istituto di ricerca sulla PROUT.

Oltre a riparare le patologie sociali del capitalismo, egli spiega come il proutianismo promuova il tempo libero, la spiritualità ed una nuova etica umanistica. Inoltre insiste che una trasformazione lontano dal capitalismo è urgentemente necessaria per la produzione ambientale ed una nuova Rivoluzione Agricola per salvare il pianeta e la vita umana. In questo senso, Maheshvarananda è molto più ambizioso di Wolff, Schweickart ed Alperovitz ed è certo di essere molto più controverso per i teorici e gli attivisti di sinistra.

Wolff, Schweickart ed Alperovitz hanno sviluppato dei modelli di WSDE, democrazia economica ed imprese possedute dai lavoratori come realtà emergenti, ma hanno pensato meno agli scopi a lungo termine. Maheshvarananda ha in mente un'alternativa molto a lungo termine al capitalismo. Essa richiede non soltanto una trasformazione nel luogo di lavoro, ma trasformazioni nella dimensione politica. Da una parte, si potrebbe sostenere che questa visione sia molto più remota, mentre dall'altra parte, una volta che la trasformazione all'interno del luogo di lavoro inizi, l'effetto specchio potrebbe essere massiccio ed improvviso. Per questo motivo la prospettiva di Maheshvarananda può essere compresa in termini altamente pratici e può essere vista come complementare ai lavori degli altri tre. Effettivamente il secondo all'ultimo capitolo di Maheshvarananda è intitolato "Un invito all'azione: strategie per implementare Prout". Nel suo ultimo capitolo, "Conversazione con Noam Chomsky", loro discutono l'importanza del Movimento Occupy, che innalza la consapevolezza della resistenza, estendendo la democrazia e le cooperative e limitando l'accumulazione della ricchezza entro il Nord America ed il Sud America.

Chiaramente tutti e quattro questi pensatori rivoluzionari credono che il tempo di trasformare la società sia adesso, il tempo di democratizzare il luogo di lavoro sia adesso, il tempo di rendersi conto del CINA sia adesso ed infine di lasciare il capitalismo dall'esistenza sia adesso. Questi libri sono un invito alla, e per, l'azione. Il loro invito all'azione è radicalmente coerente con le teorie sistemiche del capitalismo e con la comprensione che lo stato normale del capitalismo come stagnazione, periodico crollo finanziario e sofferenza del singolo lavoratore. Sebbene è certo ci sia disaccordo riguardo alle spiegazioni delle crisi quadruple del capitalismo globale e nei modelli di società alternativi al sistema fallito di oggi del CINA, non vi è nessuno spazio per sostenere il TINA!

Note

1.       Rupert Neate , “Queen Finally Finds Out Why No One Saw the Financial Crisis Coming,” Guardian, 13 dicembre 2012, http://theguardian.com; Sam Greenhill, “‘It’s Awful–Why Did Nobody See It Coming?’: The Queen Gives Her Verdict on Global Credit Crunch,” MailOnline, 5 novembre 2008, http://dailymail.co.uk.

2.      Per un elenco, sebbene incompleto, vedi Tracy Alloway, “Who Saw It Coming and the Primacy of Accounting,” FT Alphaville, 13 luglio 2009; Hans G. Despain “Book Review of Foster and Magdoff, The Great Financial Crisis,” Journal of Economic Issues 42, no. 4 (Dicembre 2009): 1075–77.

3.      La crisi "politica" comprende guerre, terrorismo e proteste. Vedi Hans G. Despain, “Economic Policy and the Rise of Global Violence and Terrorism,” The Humanist: A Magazine for Critical Inquiry and Social Concern, Luglio 2004, 26–30.

4.      Gar Alperovitz, America Beyond Capitalism: Reclaiming Our Wealth, Our Liberty, and Our Democracy (Takoma Park, MD: Democracy Collaborative Press, 2011), 50.

5.      Joseph E. Stiglitz, The Price of Inequality: How Today’s Divided Society Endangers Our Future (New York: W.W. Norton, 2012); James K. Galbraith, The Predator State: How Conservative Abandoned the Free Market and Why Liberals Should Too (New York: Free Press, 2008).

6.      Richard D. Wolff, Democracy at Work: A Cure for Capitalism (Chicago: Haymarket Books, 2012), 149.

7.      David Schweickart, After Capitalism (New York: Rowman & Littlefield, 2011), 152, 105; Dada Maheshvarananda, After Capitalism: Economic Democracy in Action (San Germán, Puerto Rico: InnerWorld Publications, 2012), 80.

8.      Sulla disuguaglianza politica, vedi Stiglitz, The Price of Inequality. Inoltre, per una discussione anche più sostenuta vedi Larry M. Bartels, Unequal Democracy: The Political Economy of the New Gilded Age (New York: Princeton University Press, 2008). La tesi principale di Stiglitz, The Price of Inequality, è la ricerca della rendita; vedi capitolo 2. Inoltre vedi Barry C. Lynn, Cornered: The New Monopoly Capitalism and the Economics of Destruction (Hoboken, NJ: John Wiley & Sons, 2011) per dozzine e dozzine di esempi su come le imprese oligopolistiche soppiantano le restrizioni del mercato ed utilizzano la loro dimensione assoluta, le loro vaste risorse e l'immenso potere politico per controllare e dirigere praticamente ogni industria negli Stati Uniti, istituendo di nuovo il potere del monopolio del feudalismo del sedicesimo secolo. Per lo "stato predatore", vedi Galbraith, The Predator State.

9.      David Schweickart, After Capitalism (New York: Rowman & Littlefield,2011), 5.