Michael Roberts Blog

blogging from a marxist economist

 

 

Syriza, la Troika e le ironie

28 giugno 2015

 

Il 'triangolo impossibile' per il governo di Syriza era 1) rovesciare l'austerità 2) restare nell'Eurozona e 3) che Syriza restasse al potere (vedi il mio post, https://thenextrecession.wordpress.com/2015/01/21/syriza-the-economists-and-the-impossible-triangle/). La Troika era pronta a rompere questo triangolo. Quello che la Troika voleva era un governo greco che attuasse un programma di austerità completo (operare un avanzo del bilancio statale nel mezzo di una depressione) e 'riforme strutturali' (terminando i diritti dei lavoratori, deregolamentando i servizi e la finanza e privatizzando i beni pubblici). Il precedente governo Samaras ottenne i fondi del salvataggio in cambio di queste 'condizioni'. Quando Syriza ha voluto cambiare queste condizioni, non soltanto la Troika non l'ha concesso, ma in realtà ha cercato di imporne a Syriza di ancora più dure.

Ciò in parte perché durante i cinque mesi di estensione del salvataggio l'economia greca e le entrate statali sono deteriorate. Ma anche perché la Troika vuole distruggere Syriza e porre fine ad un governo impegnato a contrastare l'austerità fiscale e le riforme neoliberiste. Questo per 'incoraggiare' gli altri.

Gli esponenti più vigorosi nell'applicare queste misure ancora più dure includono il FMI (che vuole indietro il suo denaro), il ministro delle finanze tedesco Schäuble, alcuni piccoli stati dell'Eurozona che sono ancora più poveri della Grecia ed i governi conservatori di Portogallo, Irlanda e Spagna che hanno imposto una severa austerità al loro elettorato ed ora sono di fronte a dei movimenti antiausterità in casa. Tutte queste forze hanno prevalso su ogni forza per il compromesso che è venuta dalla Francia, dagli italiani e dalla Commissione Europea.

E ricordate la crudele ironia è che tutti questi tortuosi negoziati non sono destinati a fornire aiuto al popolo greco, ma semplicemente a rilasciare dei fondi in modo che il FMI e la BCE siano rimborsati senza nessun default. Più del 90% di tutti i prestiti fatti dalla Troika negli ultimi cinque anni sono stati soltanto travasati indietro ai creditori del governo greco senza toccare i bordi dell'economia greca vedi il mio post, https://thenextrecession.wordpress.com/2015/02/21/greece-third-world-aid-and-debt/.

E questi creditori erano principalmente banche francesi e tedesche e hedge fund che nel 2012 hanno ottenuto rimborsato il valore dei loro acquisti speculativi di titoli di stato greci con soltanto un piccolo ‘haircut’. Dopo questo, l'Eurozona, il FMI hanno assunto il debito mentre i fondi pensione greci sono stati depredati delle loro riserve.

Il governo di Syriza è andato molto lontano nel far cadere tutti i suoi impegni che originariamente erano: cancellare il debito, poi dimezzare il debito, rovesciare l'austerità, opporsi alle privatizzazioni ecc. Alla fine, per ottenere un accordo, il governo greco ha persino proposto un incremento annuo dell'imposta sopra $33.000 (suggerendo così che gli individui in quel gruppo di reddito sono tra i ricchi). Le voci fondamentali degli alimentari e dei servizi dovevano sostenere una IVA del 23%. Doveva essere rimosso anche tasso speciale dell'IVA sulle isole greche, che è così cruciale per il settore turistico dell'economia. L'età di prepensionamento doveva essere aumentata a partire dall'inizio del 2016 ed il sussidio per i pensionati a basso reddito doveva essere sostituito gradualmente, cominciando dal 2018.

Ma, il 25 giugno, il duo Christine Lagarde/Wolfgang Schäuble (capo del FMI e ministro delle finanze tedesco) hanno voluto fosse completamente eliminato il sussidio per i pensionati a basso reddito entro il 2017. Se questa proposta per revisionare il sistema pensionistico nazionale doveva venire accettata dal governo greco, avrebbe significato che una persona che oggi riceve una pensione mensile della somma di, diciamo, 500 euro ($560) – vicino al 50% dei pensionati greci riceve pensioni al di sotto del livello ufficiale di povertà  – sarebbe privata di quasi 200 euro ($223). Questo era un passo troppo lontano per Tsipras e per la leadership di Syriza.

Capire perché è ascoltare gli stessi greci nei vari rapporti dei media. Qui vi sono le reazioni racimolate dai media dei greci che vivono a Salonicco, la seconda maggiore città della Grecia.

Michalis Nastos, 54 anni, gestisce una bancarella di abbigliamento vendendo jeans da €10, camicie da €6 ed una gamma di abiti estivi a buon mercato, ha visto i suoi profitti calare di più del 50% dopo anni di crisi, di disoccupazione e di tasse. Nastos ha affermato che la sua principale paura era l'aumento proposto dell'IVA un'imposta indiretta sulle vendite che spingerebbe in alto i prezzi e riguarderebbe indiscriminatamente tutti i compratori, la maggior parte dei quali già lottano per gli effetti dei precedenti aumenti fiscali. "Naturalmente sono contro gli aumenti dell'IVA, è già molto alta, avrà un effetto di reazione a catena. Sono i piccoli dettagli che incidono realmente sulla gente. Il prezzo del pane andrebbe su questo è importante perché in Grecia la gente mangia molto pane, così si vedrà salire il prezzo di una pagnotta di sesamo da diciamo 50 centesimi a 70 centesimi, che avrebbe veramente un impatto. Saliranno i costi di confezionamento, dell'energia, degli elementi fondamentali come la pasta. La gente a basso reddito non sarà in grado di permettersi di comprare e sempre più persone non saranno in grado di farcela".

Michalis Hadji-Athanasiadis, 84 anni, un ex agente di polizia che è andato in pensione all'età di 50 anni, ha affermato che la sua pensione si era ridotta da €1.600 mensili a €1.000 mensili ed i suoi sussidi aggiuntivi erano stati tagliati. Ma la sua pensione era ancora molto più alta del salario in contrazione di sua figlia di 52 anni che era un'insegnante di scuola superiore e che, come suo fratello e sua moglie, viveva ancora con i genitori per arrivare alla fine del mese. Ha dichiarato: "La gente è affamata. In cinque mesi sembra che non ci sia stato nessun progresso e gli affari sono giù dovunque, molti negozi hanno chiuso. Il reddito è giù, con l'IVA che va su tutto ciò che si ha bisogno di comprare diventa tanto più costoso".

Vicino al mercato, una donna nei suoi 50, che ha detto che il suo reddito principale proveniva dal vendere sigarette dai Balcani al mercato nero, ha descritto come i suoi clienti erano abituati a comprare cinque o sei pacchetti ma ora ne compravano soltanto uno o due. "Sembra come la vita sia finita", ha dichiarato, "possiamo appena riuscire a nutrirci". I suoi figli adulti, che avevano perduto il posto di lavoro di commessi di negozio durante la recessione vivevano entrambe con lei. Aggiunge: "Sembra come stiano inseguendo il piccolo, tutta la gente ad alto reddito l'ha fatta franca e ha portato i soldi fuori del paese".

L'ironia successiva era che il FMI sa che la Grecia non potrà mai rimborsare un debito di €300 miliardi equivalente al 180% del PIL e crescente. La Grecia ha chiesto "sollievo del debito" in cambio di concordare altra austerità. E ha chiesto un pacchetto a lungo termine. La Troika ha rifiutato. Ha rifiutato di considerare il sollievo del debito e ha offerto soltanto finanziamenti di 'salvataggio' alla spicciolata per altri cinque mesi, mantenendo così la Grecia nella presa della depressione e della povertà.

Così abbiamo un referendum. Ai greci sarà chiesto di votare su una serie complicata di proposte avanzate dalla Troika. La domanda posta è se accetteranno oppure no il pacchetto della Troika. Se votano SI, allora presumibilmente il governo di Syriza ritornerà a Bruxelles dichiarando che accetta ogni condizione offerta. Se i greci dicono NO, allora i greci sono di fronte alla prospettiva di nessun altro finanziamento per pagare il debito pubblico ed il taglio del credito da parte della Banca Centrale Europea, che attualmente finanzia le banche greche per affrontare le crescenti richieste dei depositanti di ritirare il loro contante a miliardi.

Il governo dovrà imporre il controllo dei capitali per fermare la fuga di denaro (la maggior parte dei ricchi e delle società hanno già preso il loro); dovrà forse emettere note di credito per pagare i lavoratori statali ed i pensionati. Queste 'euro note' si svaluteranno rapidamente, come gli euro 'reali' diventano scarsi.

Vi sono qui altre due ironie. La prima è che se i greci votano si al pacchetto della Troika, non ci sarà nessun pacchetto su cui accordarsi. L'attuale programma di salvataggio termina il 30 giugno. Dopo questo, dovrà essere negoziato un pacchetto completamente nuovo e la Troika parla dell'impossibilità di lavorare don Syriza. Sta cercando di rimuovere Syriza dal potere di modo che possa trattare con un governo disponibile.

La seconda è che se i greci votano no e l'economia greca è quindi tagliata fuori dal credito in euro da parte della BCE e la Grecia va in default su tutti i suoi debiti, non vi è nessuna reale procedura per rimuovere uno stato membro dall'Eurozona. Secondo le norme, uno stato membro deve chiedere di andarsene: non può essere espulso. Questo è chiaramente terreno inesplorato per Merkel, Hollande ed i leader dell'euro.

La critica dei partiti pro-Troika in Grecia è stata che Tsipras sta utilizzando il referendum per evitare di prendere lui stesso la decisione. Si sta nascondendo dietro all'elettorato. In questo c'è qualche verità ma non è l'intera verità perché Syriza farà campagna per il no.

Ma cosa se lo ottiene? Certamente il governo deve muoversi per porre fine a questo caos serpeggiante. Deve rifiutarsi di riconoscere l''odioso' debito con la Troika. Deve imporre i controlli di capitale, deve nazionalizzare le banche greche e portare i vertici dell'economia sotto il controllo dei lavoratori. Il popolo greco può cominciare a rivolgersi in direzione opposta a questa economia depressa. Ma i greci non possono farlo da soli; questo richiede gli sforzi combinati dei lavoratori europei di rompere la presa delle forze capitaliste sulla politica economica e sugli investimenti.

In un altro post cercherò di analizzare lo stato dell'economia greca e quello che si dovrebbe fare per trovare una via d'uscita entro un piano per l'Europa.