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Stiamo dicendo ai lettori, con talvolta delle risposte ostili, che
di fatto Syriza ha già acconsentito alla continuazione alla
continuazione dell'austerità. Quello che sperava di ottenere sembra
essere un semplice indebolimento dell'intensità dell'austerità e dello
spostamento dell'impatto perché ricada di più sui cittadini più ricchi.
La prova che abbiamo prima citato era
Varoufakis che si impegnava all'austerità continuata anche se cercava di presentarla
come
il contrario. La sua dichiarazione di maggio sulla Grecia che
mantiene sempre un avanzo primario è coerente con precedenti
dichiarazioni.
Da Reuters:
Varoufakis ha dichiarato che Atene era
disposta ad attuare una serie di riforme.
"Di che stiamo parlando? Di un'agenzia fiscale indipendente, di
mantenere per sempre un avanzo primario ragionevole, di un sensato ed
ambizioso programma di privatizzazioni... di una vera riforma del
sistema pensionistico ...di liberalizzazioni dei mercati di beni e
servizi ecc", ha scritto.
Ma non sarebbe in grado di arrivare a quegli obiettivi se cercasse
di raggiungere gli obiettivi di avanzo primario "insopportabilmente
alti" richiesti dai creditori del paese.
Ora, come abbiamo sottolineato, ogni avanzo primario è
contrazionario e sarà particolarmente dannoso in un'economia già in
depressione come quella della Grecia.
Varoufakis aveva manovrato il problema nella sua Proposta Modesta per avere
quell'ammontare di trasferimenti fiscali forniti alla Grecia dalla Banca
Europea degli Investimenti per un programma di spesa su vasta scala in
infrastrutture.
Ma questo è stato respinto prima dai creditori. E
Varoufakis ha rilevato come l'idea che la Grecia era ritornata
ad una pallida versione di crescita economica era una chimera. La
presunta reale crescita economica della Grecia è avvenuta in virtù del
fatto che la Grecia aveva ancora un PIL nominale calante ma tuttavia un
tasso di deflazione più alto di quello del tasso di caduta del PIL
nominale. Inutile dire che il declino del PIL nominale è un brutto posto
dove trovarsi per un'economia che sostiene già una macina di debito (e
solleva la questione se al deflattore del PIL sia stata data una
regolata per produrre l'illusione di un'espansione).
Originariamente ci si attendeva che la Grecia realizzasse un
avanzo primario del 3% per quest'anno e del 4,5% per il 2016. Tutti
eccetto gli austeritari più fanatici erano d'accordo che questi
obiettivi erano folli. E questa discussione è cominciata quando la
Grecia aveva un modesto avanzo primario di bilancio. Il FMI prevede che
sarà un
deficit
fiscale per il 2015
di almeno l'1,5%
(dato il desiderio dei pronosticatori ufficiali di non mettere in fuga la
fata della fiducia, si dovrebbero considerare come probabili dei
presunti scenari del "caso peggiore"). Così mentre la "domanda" degli
attuali creditori dell'1% per il 2015 sembra accomodante grazie al
paragone al vecchio livello del 3%, alla luce del deterioramento
dell'economia, l'ammontare della stretta di bilancio richiesta (da 1,5%
negativo a 1% positivo ovvero un cambiamento del 2,5%) è piuttosto assai
sulla media con andare da un avanzo primario modesto al 3%.
Ma quello che la Grecia sta proponendo in termini di
obiettivi complessivi di bilancio non è poi tanto differente da quello
che stanno richiedendo i creditori. Questo è dalla
proposta greca di 47 pagine
pubblicata la settimana scorsa da Tagesspiegel (l'abbiamo inoltre inclusa alla fine del post):
Il
3.5%
dal 2018 in avanti è precisamente quello che i creditori hanno
chiesto. Ed è un livello schiacciante. Per
Syriza presentare il suo piano come antiausterità è senza mezzi termini falso.
Bruegel fornisce un esame generale delle principali differenze tra i due diversi
piani.
Di
Silvia Merler, membro affiliato del
Bruegel ed in precedenza analista economico della DG Affari economici e finanziari
della Commissione Europea
(ECFIN). Pubblicato originariamente al
Bruegel
E' stato un intenso paio di giorni sul fronte dei negoziati
greci, che trapela da entrambe le parti. Oltre il rumore, qui vi sono
alcuni punti chiave da controllare la prossima settimana.
Rimborsi posticipati
La Grecia ha bisogno di
restituire circa 1,5 miliardi al FMI in giugno, distribuiti come segue:
5 giugno: circa EUR 300 milioni il 5, EUR 335 milioni il 12, EUR 558
milioni il 16 e EUR 335 milioni il 19. Ieri la Grecia ha
annunciato
di avere deciso
di impacchettare tutti questi pagamenti in un'unica tranche, che sarà
estinta alla fine del mese. Come hanno osservato prontamente alcuni
commentatori, questo trasforma la Grecia in "il nuovo Zambia" – essendo lo
Zambia l'ultimo paese a chiedere che venisse attivata questa procedura,
negli anni 1980 – ma inoltre fa
acquistare qualche tempo perché i negoziati si allunghino ancora
un'altra settimana. Molto probabilmente il negoziato sarà centrato
attorno ai punti di contenzioso compresi nelle due diverse proposte (una
dei creditori ed una della Grecia) che sono trapelati alla stampa nei
giorni passati e che sono esaminati sotto.
Le
diverse proposte
L'ultima proposta dei creditori era trapelata ed è stata pubblicata
da un giornale greco
(qui), mentre la controproposta greca è stata
pubblicata da un giornale tedesco
(qui).
Vi sono alcuni importanti elementi sui quali i numeri sono stati
messi sulla carta ed è probabile che questi siano il catalizzatore per i
negoziati durante la settimana prossima.
·
Obiettivi di avanzo primario:
questo è stato il pomo della discordia dall'inizio dei negoziati. Il
secondo
programma
poneva come
obiettivo un avanzo primario del 3% del PIL nel 2015 e del 4,5% nel
2016. La situazione economica è deteriorata al punto che ora i creditori
si aspettano che la Grecia gestisca un deficit di circa
-⅔%
del PIL a politiche invariate. La proposta dei
creditori trapelata offre un obiettivo dell'1% nel 2015, del 2% nel
2016, del 3% nel 2017 e del 3,5% nel 2018 ed oltre e chiede che la
Grecia presenti un bilancio supplementare per il 2015 per soddisfare il
nuovo obiettivo. La controproposta greca chiede lo 0,6% nel 2015, l'1,5%
nel 2016, il 2,5% nel 2017 ed il 3,5% dal 2018 in avanti. Sulla base di
questi documenti, pare che vi sia stata una convergenza significativa
dei creditori verso la posizione greca. Infatti, l'1% offerto ora dai
creditori sarebbe al di sotto dell'1,5% per il quale
Varoufakis ha contrattato
senza successo durante la prima riunione dell'Eurogruppo cui ha
assistito. Entrambe le parti vedono il 3.5% dal 2018 in avanti, così la
questione è più su come sarà distribuito l'aggiustamento nel corso di
quest'anno e dei prossimi due.
·
Riforma dell'IVA: questa è un altro
dei punti controversi che è strettamente collegato alle stime sul
divario fiscale e quindi ai negoziati sull'avanzo primario. L'attuale
sistema dell'IVA della Grecia comprende tre aliquote
(6,5%, 13%, 23%).
I creditori chiedono di spostarsi ad un sistema a due aliquote, con
due percentuali che sono del 23% e dell'11%. L'incremento di entrate
atteso da questo cambiamento ammonterebbe ad 1 punto percentuale di PIL,
cioè 18 miliardi di euro. La proposta greca mantiene le tre aliquote e
prevede una riduzione delle aliquote inferiore e media, al 6% ed all'11%
rispettivamente. Su questa questione la differenza di punti di vista
sembra perciò piuttosto significativa, poiché la proposta greca va nella
direzione opposta a quella dei creditori. Tuttavia, alla fine di maggio
il quotidiano greco
To Vima
aveva
riferito
di un'idea
significativamente diversa da parte greca. Allo stesso tempo, secondo
quanto riferito, il governo greco stava considerando tre aliquote, al
7%, 14%
e 22%
e stimava che
questa riforma generasse circa 800 milioni di euro. Questo suggerisce
che di fatto il governo greco aveva considerato in precedenza l'ipotesi
di aumentare le aliquote. La rilevante conversione a U può segnalare il
fatto che il governo si è reso conto che le limitazioni politiche
interne su questa questione sono più dure di quanto inizialmente pensava
(il che non darebbe molti motivi di ottimismo).
·
Contributo di solidarietà ed imposta sulle
società: assente ogni incremento delle
aliquote IVA e quindi ogni entrata aggiuntiva da quella fonte, la
proposta greca prevede un'imposta straordinaria sui profitti delle
grandi imprese (che renderebbe 1 miliardo nel 2015), un contributo di
solidarietà (che renderebbe circa
220/250
milioni nel
2015
e
2016),
un'imposta sulla pubblicità televisiva
(100
milioni nel
2015
e
2016),
altre misure sulle licenze e sulle stazioni televisive
(340
milioni nel
2015),
un'imposta sui generi di lusso
(30
milioni
2015
e
2016)
ed altre entrate fiscali
(si
attendono
120
milioni nel 2015
e 90
milioni nel
2016).
·
Privatizzazioni: l'offerta dei
creditori comprende un obiettivo di 22 miliardi entro il 2022.
L'obiettivo originale del secondo programma era di 22 miliardi ma per il
2020, così la nuova proposta lo estenderebbe nel corso di altri due
anni. Gli obiettivi annuali non sono ancora stabiliti nel documento. La
Grecia ha una tabella molto dettagliata che ammonta a circa 16 miliardi
da ora al 2020, con la maggior parte delle entrate che arrivano dal 2020
in avanti. La proposta greca prevede entrate da privatizzazioni per 3,2
miliardi per il 2015-2016 e 2,1 miliardi per il
2017-2019.
Come confronto, l'originario secondo programma aveva un
elenco più ambizioso che si attendeva 5,6 miliardi nel
2015-2016
e 5,9
miliardi nel 2017-2019.
·
Riforma delle pensioni: per entrambe
le parti resta una linea rossa. I creditori chiedono "ulteriori
passi immediati per migliorare il sistema pensionistico, che sono attesi
rendere annualmente attorno all'1% del PIL di risparmi nel
2016-17,
incluse norme sui prepensionamenti significativamente inasprite,
aumentando il contributo sanitario per i pensionati ed eliminare
gradualmente le assegnazioni di solidarietà non pensioni". Entro
settembre 2015, la Grecia dovrebbe inoltre "legiferare ulteriormente per
istituire un collegamento più stretto tra contributi e benefici e fondi
integrativi". Ma la proposta greca include un'eliminazione graduale dei
prepensionamenti nel corso del
2016/2025
ed il consolidamento dei fondi della sicurezza sociale in
tre, ma mantiene ancora la sospensione della "clausola deficit zero".
·
Riforme del mercato del lavoro: al
momento sono probabilmente le più rosse tra le linee rosse. I creditori
chiedono l'impegno della Grecia che "riforme importanti secondo il
programma […]
non saranno capovolte" ed in particolare che "non sarà compiuto
nessun cambiamento all'attuale struttura della contrattazione collettiva
prima della fine del 2015 ed ogni cambiamento alla struttura legislativa
sarà adottato soltanto in accordo con CE/BCE/FMI". Il documento greco
dichiara che "il governo greco ripristinerà le procedure della
contrattazione collettiva, simili alle disposizioni esistenti in altri
paesi della UE […]”
ed aumenterà gradualmente il livello del
salario minimo ed i salari per i lavoratori del settore privato fino
alla fine del 2016 indietro al livello del 2010 (più tardi dovrebbe
essere "negoziato liberamente nel contesto della
contrattazione collettiva").
Piani di ristrutturazione
Così, per ricapitolare, i negoziati greci continueranno la prossima
settimana, dopo che la Grecia ha chiesto di impacchettare tutti i
pagamenti di giugno al FMI alla fine del mese. Nel frattempo, il
ritrovamento di un terreno comune tra la Grecia ed i suoi creditori non
è ancora in vista. La questione dell'avanzo primario è dove sembra che
le posizioni siano confluite di più, con i creditori che si sono
spostati significativamente più vicini alla posizione greca. Sull'IVA,
pare che il governo greco abbia preso una svolta a U paragonato alle
proposte riferite come diceria il mese scorso e le posizioni sulle
pensioni ed il mercato del lavoro restano ancora molto distanti, con
nessuna soluzione immediata evidente dai documenti.
Nel corso della prossima settimana i negoziati saranno
ulteriormente complicati dal fatto che la proposta greca include una
sezione sulla ristrutturazione del debito opposta ai creditori. I
dettagli del piano sono stati chiariti in un altro documento trapelato,
che è stato pubblicato dal
FT
questa mattina.
Molti degli elementi della ristrutturazione erano stati fatti capire o
appresi prima, durante questi mesi di negoziati: il piano comprenderebbe
(i) un riacquisto del debito dovuto alla BCE con prestiti del MES; (ii)
il parziale riacquisto del FMI con profitti dell'SMP; (iii)
riprofilatura addizionale della Greek Loan
Facility; (iv)
divisione dei
prestiti EFSF in due e sostituirne metà con una perpetuità.
Al momento nessuno di questi sembra politicamente accettabile: in
precedenza il FMI sembrava a favore del condono del debito, purché sia
fatto dalla parte della UE del debito greco; le condizioni del
GLF
ed EFSF sono già state sostanzialmente alleviate e l'idea della
perpetuità
sembra difficilmente digeribile a Berlino; ieri il presidente della BCE
Mario Draghi
ha dichiarato che si attende il rimborso tempestivo e completo del
SMP ed il sostegno politico all'idea dello scambio BCE/MES sembra vago.
Dato il rinvio dei pagamenti al FMI la scadenza gravosa diventa il
rimborso dovuto in luglio alla BCE. Ma perché l'accordo sia concluso a
livello nazionale ed il denaro venga sborsato in tempo, dovrebbe essere
raggiunto in fretta un accordo. Il tempo si sta esaurendo e le opzioni
comincerebbero a sembrare scarse, persino per gli Ulisse più ingegnosi.
Proposta di riforma della Grecia di maggio
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