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Nella sua proposta ai creditori Syriza si impegna ad una severa austerità

Postato il 7 giugno 2015 da Yves Smith

 

Stiamo dicendo ai lettori, con talvolta delle risposte ostili, che di fatto Syriza ha già acconsentito alla continuazione alla continuazione dell'austerità. Quello che sperava di ottenere sembra essere un semplice indebolimento dell'intensità dell'austerità e dello spostamento dell'impatto perché ricada di più sui cittadini più ricchi.

La prova che abbiamo prima citato era Varoufakis che si impegnava all'austerità continuata anche se cercava di presentarla come il contrario. La sua dichiarazione di maggio sulla Grecia che mantiene sempre un avanzo primario è coerente con precedenti dichiarazioni. Da Reuters:

Varoufakis ha dichiarato che Atene era disposta ad attuare una serie di riforme.

"Di che stiamo parlando? Di un'agenzia fiscale indipendente, di mantenere per sempre un avanzo primario ragionevole, di un sensato ed ambizioso programma di privatizzazioni... di una vera riforma del sistema pensionistico ...di liberalizzazioni dei mercati di beni e servizi ecc", ha scritto.

Ma non sarebbe in grado di arrivare a quegli obiettivi se cercasse di raggiungere gli obiettivi di avanzo primario "insopportabilmente alti" richiesti dai creditori del paese.

Ora, come abbiamo sottolineato, ogni avanzo primario è contrazionario e sarà particolarmente dannoso in un'economia già in depressione come quella della Grecia. Varoufakis aveva manovrato il problema nella sua Proposta Modesta per avere quell'ammontare di trasferimenti fiscali forniti alla Grecia dalla Banca Europea degli Investimenti per un programma di spesa su vasta scala in infrastrutture. Ma questo è stato respinto prima dai creditori. E Varoufakis ha rilevato come l'idea che la Grecia era ritornata ad una pallida versione di crescita economica era una chimera. La presunta reale crescita economica della Grecia è avvenuta in virtù del fatto che la Grecia aveva ancora un PIL nominale calante ma tuttavia un tasso di deflazione più alto di quello del tasso di caduta del PIL nominale. Inutile dire che il declino del PIL nominale è un brutto posto dove trovarsi per un'economia che sostiene già una macina di debito (e solleva la questione se al deflattore del PIL sia stata data una regolata per produrre l'illusione di un'espansione).

Originariamente ci si attendeva che la Grecia realizzasse un avanzo primario del 3% per quest'anno e del 4,5% per il 2016. Tutti eccetto gli austeritari più fanatici erano d'accordo che questi obiettivi erano folli. E questa discussione è cominciata quando la Grecia aveva un modesto avanzo primario di bilancio. Il FMI prevede che sarà un deficit fiscale per il 2015 di almeno l'1,5% (dato il desiderio dei pronosticatori ufficiali di non mettere in fuga la fata della fiducia, si dovrebbero considerare come probabili dei presunti scenari del "caso peggiore"). Così mentre la "domanda" degli attuali creditori dell'1% per il 2015 sembra accomodante grazie al paragone al vecchio livello del 3%, alla luce del deterioramento dell'economia, l'ammontare della stretta di bilancio richiesta (da 1,5% negativo a 1% positivo ovvero un cambiamento del 2,5%) è piuttosto assai sulla media con andare da un avanzo primario modesto al 3%.

Ma quello che la Grecia sta proponendo in termini di obiettivi complessivi di bilancio non è poi tanto differente da quello che stanno richiedendo i creditori. Questo è dalla proposta greca di 47 pagine pubblicata la settimana scorsa da Tagesspiegel (l'abbiamo inoltre inclusa alla fine del post):

Il 3.5% dal 2018 in avanti è precisamente quello che i creditori hanno chiesto. Ed è un livello schiacciante. Per Syriza presentare il suo piano come antiausterità è senza mezzi termini falso.

Bruegel fornisce un esame generale delle principali differenze tra i due diversi piani.

Di Silvia Merler, membro affiliato del Bruegel ed in precedenza analista economico della DG Affari economici e finanziari della Commissione Europea (ECFIN). Pubblicato originariamente al Bruegel

E' stato un intenso paio di giorni sul fronte dei negoziati greci, che trapela da entrambe le parti. Oltre il rumore, qui vi sono alcuni punti chiave da controllare la prossima settimana.

Rimborsi posticipati

La Grecia ha bisogno di restituire circa 1,5 miliardi al FMI in giugno, distribuiti come segue: 5 giugno: circa EUR 300 milioni il 5, EUR 335 milioni il 12, EUR 558 milioni il 16 e EUR 335 milioni il 19. Ieri la Grecia ha annunciato di avere deciso di impacchettare tutti questi pagamenti in un'unica tranche, che sarà estinta alla fine del mese. Come hanno osservato prontamente alcuni commentatori, questo trasforma la Grecia in "il nuovo Zambia" essendo lo Zambia l'ultimo paese a chiedere che venisse attivata questa procedura, negli anni 1980 ma inoltre fa acquistare qualche tempo perché i negoziati si allunghino ancora un'altra settimana. Molto probabilmente il negoziato sarà centrato attorno ai punti di contenzioso compresi nelle due diverse proposte (una dei creditori ed una della Grecia) che sono trapelati alla stampa nei giorni passati e che sono esaminati sotto.

Le diverse proposte

L'ultima proposta dei creditori era trapelata ed è stata pubblicata da un giornale greco (qui), mentre la controproposta greca è stata pubblicata da un giornale tedesco (qui). Vi sono alcuni importanti elementi sui quali i numeri sono stati messi sulla carta ed è probabile che questi siano il catalizzatore per i negoziati durante la settimana prossima.

·       Obiettivi di avanzo primario: questo è stato il pomo della discordia dall'inizio dei negoziati. Il secondo  programma poneva come obiettivo un avanzo primario del 3% del PIL nel 2015 e del 4,5% nel 2016. La situazione economica è deteriorata al punto che ora i creditori si aspettano che la Grecia gestisca un deficit di circa -⅔% del PIL a politiche invariate. La proposta dei creditori trapelata offre un obiettivo dell'1% nel 2015, del 2% nel 2016, del 3% nel 2017 e del 3,5% nel 2018 ed oltre e chiede che la Grecia presenti un bilancio supplementare per il 2015 per soddisfare il nuovo obiettivo. La controproposta greca chiede lo 0,6% nel 2015, l'1,5% nel 2016, il 2,5% nel 2017 ed il 3,5% dal 2018 in avanti. Sulla base di questi documenti, pare che vi sia stata una convergenza significativa dei creditori verso la posizione greca. Infatti, l'1% offerto ora dai creditori sarebbe al di sotto dell'1,5% per il quale Varoufakis ha contrattato senza successo durante la prima riunione dell'Eurogruppo cui ha assistito. Entrambe le parti vedono il 3.5% dal 2018 in avanti, così la questione è più su come sarà distribuito l'aggiustamento nel corso di quest'anno e dei prossimi due.

·       Riforma dell'IVA: questa è un altro dei punti controversi che è strettamente collegato alle stime sul divario fiscale e quindi ai negoziati sull'avanzo primario. L'attuale sistema dell'IVA della Grecia comprende tre aliquote (6,5%, 13%, 23%). I creditori chiedono di spostarsi ad un sistema a due aliquote, con due percentuali che sono del 23% e dell'11%. L'incremento di entrate atteso da questo cambiamento ammonterebbe ad 1 punto percentuale di PIL, cioè 18 miliardi di euro. La proposta greca mantiene le tre aliquote e prevede una riduzione delle aliquote inferiore e media, al 6% ed all'11% rispettivamente. Su questa questione la differenza di punti di vista sembra perciò piuttosto significativa, poiché la proposta greca va nella direzione opposta a quella dei creditori. Tuttavia, alla fine di maggio il quotidiano greco To Vima aveva riferito di un'idea significativamente diversa da parte greca. Allo stesso tempo, secondo quanto riferito, il governo greco stava considerando tre aliquote, al 7%, 14% e 22% e stimava che questa riforma generasse circa 800 milioni di euro. Questo suggerisce che di fatto il governo greco aveva considerato in precedenza l'ipotesi di aumentare le aliquote. La rilevante conversione a U può segnalare il fatto che il governo si è reso conto che le limitazioni politiche interne su questa questione sono più dure di quanto inizialmente pensava (il che non darebbe molti motivi di ottimismo).

·       Contributo di solidarietà ed imposta sulle società: assente ogni incremento delle aliquote IVA e quindi ogni entrata aggiuntiva da quella fonte, la proposta greca prevede un'imposta straordinaria sui profitti delle grandi imprese (che renderebbe 1 miliardo nel 2015), un contributo di solidarietà (che renderebbe circa 220/250 milioni nel 2015 e 2016), un'imposta sulla pubblicità televisiva (100 milioni nel 2015 e 2016), altre misure sulle licenze e sulle stazioni televisive (340 milioni nel 2015), un'imposta sui generi di lusso (30 milioni 2015 e 2016) ed altre entrate fiscali (si attendono 120 milioni nel 2015 e 90 milioni nel 2016).

·       Privatizzazioni: l'offerta dei creditori comprende un obiettivo di 22 miliardi entro il 2022. L'obiettivo originale del secondo programma era di 22 miliardi ma per il 2020, così la nuova proposta lo estenderebbe nel corso di altri due anni. Gli obiettivi annuali non sono ancora stabiliti nel documento. La Grecia ha una tabella molto dettagliata che ammonta a circa 16 miliardi da ora al 2020, con la maggior parte delle entrate che arrivano dal 2020 in avanti. La proposta greca prevede entrate da privatizzazioni per 3,2 miliardi per il 2015-2016 e 2,1 miliardi per il 2017-2019. Come confronto, l'originario secondo programma aveva un elenco più ambizioso che si attendeva 5,6 miliardi nel 2015-2016 e 5,9 miliardi nel 2017-2019.

·       Riforma delle pensioni: per entrambe le parti resta una linea rossa.  I creditori chiedono "ulteriori passi immediati per migliorare il sistema pensionistico, che sono attesi rendere annualmente attorno all'1% del PIL di risparmi nel 2016-17, incluse norme sui prepensionamenti significativamente inasprite, aumentando il contributo sanitario per i pensionati ed eliminare gradualmente le assegnazioni di solidarietà non pensioni". Entro settembre 2015, la Grecia dovrebbe inoltre "legiferare ulteriormente per istituire un collegamento più stretto tra contributi e benefici e fondi integrativi". Ma la proposta greca include un'eliminazione graduale dei prepensionamenti nel corso del 2016/2025 ed il consolidamento dei fondi della sicurezza sociale in tre, ma mantiene ancora la sospensione della "clausola deficit zero".

·       Riforme del mercato del lavoro: al momento sono probabilmente le più rosse tra le linee rosse. I creditori chiedono l'impegno della Grecia che "riforme importanti secondo il programma […] non saranno capovolte" ed in particolare che "non sarà compiuto nessun cambiamento all'attuale struttura della contrattazione collettiva prima della fine del 2015 ed ogni cambiamento alla struttura legislativa sarà adottato soltanto in accordo con CE/BCE/FMI". Il documento greco dichiara che "il governo greco ripristinerà le procedure della contrattazione collettiva, simili alle disposizioni esistenti in altri paesi della UE […]” ed aumenterà gradualmente il livello del salario minimo ed i salari per i lavoratori del settore privato fino alla fine del 2016 indietro al livello del 2010 (più tardi dovrebbe essere "negoziato liberamente nel contesto della contrattazione collettiva").

 

Piani di ristrutturazione

Così, per ricapitolare, i negoziati greci continueranno la prossima settimana, dopo che la Grecia ha chiesto di impacchettare tutti i pagamenti di giugno al FMI alla fine del mese. Nel frattempo, il ritrovamento di un terreno comune tra la Grecia ed i suoi creditori non è ancora in vista. La questione dell'avanzo primario è dove sembra che le posizioni siano confluite di più, con i creditori che si sono spostati significativamente più vicini alla posizione greca. Sull'IVA, pare che il governo greco abbia preso una svolta a U paragonato alle proposte riferite come diceria il mese scorso e le posizioni sulle pensioni ed il mercato del lavoro restano ancora molto distanti, con nessuna soluzione immediata evidente dai documenti.

Nel corso della prossima settimana i negoziati saranno ulteriormente complicati dal fatto che la proposta greca include una sezione sulla ristrutturazione del debito opposta ai creditori. I dettagli del piano sono stati chiariti in un altro documento trapelato, che è stato pubblicato dal FT questa mattina. Molti degli elementi della ristrutturazione erano stati fatti capire o appresi prima, durante questi mesi di negoziati: il piano comprenderebbe (i) un riacquisto del debito dovuto alla BCE con prestiti del MES; (ii) il parziale riacquisto del FMI con profitti dell'SMP; (iii) riprofilatura addizionale della Greek Loan Facility; (iv) divisione dei prestiti EFSF in due e sostituirne metà con una perpetuità.

Al momento nessuno di questi sembra politicamente accettabile: in precedenza il FMI sembrava a favore del condono del debito, purché sia fatto dalla parte della UE del debito greco; le condizioni del GLF ed EFSF sono già state sostanzialmente alleviate e l'idea della perpetuità sembra difficilmente digeribile a Berlino; ieri il presidente della BCE Mario Draghi ha dichiarato che si attende il rimborso tempestivo e completo del SMP ed il sostegno politico all'idea dello scambio BCE/MES sembra vago. Dato il rinvio dei pagamenti al FMI la scadenza gravosa diventa il rimborso dovuto in luglio alla BCE. Ma perché l'accordo sia concluso a livello nazionale ed il denaro venga sborsato in tempo, dovrebbe essere raggiunto in fretta un accordo. Il tempo si sta esaurendo e le opzioni comincerebbero a sembrare scarse, persino per gli Ulisse più ingegnosi.

Proposta di riforma della Grecia di maggio