Siria, Bahrain: La storia di due rivolte

una fabbricata, l'altra dimenticata

di Finian Cunningham

Global Research, 19 marzo 2012

 

I violenti tumulti in Siria e Bahrain durante lo scorso anno, presi assieme, forniscono un nitido caso di studio comparativo dell'inganno e dell'ipocrisia dei governi occidentali e dei media mainstream.

Rivelano pure il ruolo malvagio degli stati arabi pro-occidentali, in particolare delle monarchie del Golfo Persico guidate dall'Arabia Saudita.

La scorsa settimana ha segnato l'esatto anniversario per la Siria ed il Bahrain. Il 15 marzo 2011, la Siria ha visto l'inizio di un'insurrezione armata nella città di Daraa, al confine con la Giordania, descritta come "proteste antigovernative". Mentre le forze statali del presidente Bashar Al Assad hanno risposto spietatamente, era chiaro dall'inizio che i "dimostranti"antigovernativi erano pesantemente armati e ben organizzati.

Gli eventi in Siria hanno rispecchiato quelli in Libia, dove i gruppi d'opposizione erano pure pesantemente armati e pronti ad utilizzare la violenza dall'inizio. In entrambe Siria e Libia, le proteste visibili sono state distintamente diverse da quelle viste nella maggior parte degli altri paesi arabi, come Tunisia, Egitto, Giordania, Yemen e Bahrain, dove vi era un movimento di opposizione popolare ai regimi appoggiati dall'occidente in carica e dove il dissenso è stato in gran parte pacifico.

La differenza fondamentale può essere spiegata perché le potenze occidentali ed i loro agenti, come Israele, Turchia e stati arabi del Golfo, sono stati strumentali nell'armare e dirigere la presunta opposizione antigovernativa in entrambe Siria e Libia.

Le forze speciali di potenze della NATO come Gran Bretagna e Francia sono state, energicamente, attive sul terreno dal primo giorno, prestando la loro competenza in tecniche di sabotaggio e terrorismo.

In particolare, anche l'Arabia Saudita ed il Qatar sono stati strumentali nello spingere gli eventi in Siria e Libia, procurando sostegno finanziario, armi, combattenti clandestini e forte appoggio diplomatico a dei sedicenti "consigli di transizione". Nel caso della Libia, il coinvolgimento della NATO è stato scalato fino ad una completa campagna di bombardamenti aerei per assistere i cosiddetti ribelli sul terreno. Una simile aperta aggressione della NATO non si è ancora manifestata nel caso della Siria, ma è un'eventualità che i governi occidentali per ora stanno soltanto scartando via per un calcolo politico.

Per ritornare al gemello comparativo della Siria in questo caso di studio, il Bahrain, anche il regno del Golfo Persico ha visto un'ondata di violenza il 15 marzo 2011 ma per ragioni considerevolmente diverse. Nel mese precedente a quella data, il Bahrain aveva visto una vera insurrezione di massa contro la monarchia Al Khalifa.

Delle dimostrazioni pacifiche nella capitale Manama hanno trascinato folle fino a 300.000 persone quasi metà della popolazione indigena del minuscolo regno ricco di petrolio. Il movimento di protesta contro gli autocratici governanti sunniti appoggiati dagli USA aveva impiantato un campo di pace permanente vicino al distretto finanziario della capitale. Dopo quattro settimane di raduni pacifici che domandavano la caduta della monarchia, l'insurrezione bahraini è stata attaccata spietatamente dalle forze statali combinate di Arabia Saudita, Qatar e di altri membri della cosiddetta Forza di Difesa della Penisola del Golfo che avevano attraversato la strada rialzata King Fahd che collega l'Arabia Saudita ed il Bahrain. All'invasione militare per schiacciare un movimento civile per la democrazia che domandava semplicemente un governo eletto per rimpiazzare la dittatura lunga decenni della dinastia Al Khalifa è stata data luce verde sia da entrambe Washington e Londra. [1] 

Delle molte ironie tragiche in questo caso di studio, forse quella che assume i dubbi onori della notorietà è il ruolo dell'Arabia Saudita. Qui vi è il regime più repressivo al mondo: una crudele monarchia assoluta governata dalla decrepita famiglia Al Saud che nel corso dell'anno passato ha schiacciato brutalmente pacifiche proteste per la democrazia nella capitale saudita Riyadh ed altrove nella sua Provincia Orientale ricca di petrolio. Attraverso la strada rialzata di 25 kilometri in Bahrain, le truppe appoggiate dai sauditi nel corso di dodici mesi hanno assoggettato la popolazione civile disarmata alla violenza implacabile. Ogni notte, i villaggi bahraini vengono asfissiati dal gas lacrimogeno sparato dalle truppe saudite e da poliziotti mercenari bahraini reclutati con espatriati sunni stranieri.[2] [3] Proporzionate alla sua popolazione, le perdite totali di civili bahraini uccisi per mano delle forze del regime raggiunge le migliaia paragonabile a quelle della Siria. Comunque, in Siria, la perdita di vite include circa il 50% di vittime delle forze armate statali che combattono un'opposizione armata che è equipaggiata e fomentata dall'Arabia Saudita, tra diverse altre potenze straniere, compresa la NATO.

Nondimeno, il non eletto ed ampiamente vituperato regime in Bahrain continua a godere di appartenenza incontaminata alla Lega Araba. Per contrasto, il governo della Siria di Bashar Al Assad che pare avere l'appoggio popolare ha avuto sospesa la propria appartenenza alla Lega Araba una sanzione che è stata battuta con veemenza dall'Arabia Saudita e dalle dittature del Golfo che hanno invaso il Bahrain per estirpare un movimento popolare, pacifico e per la democrazia. In maniera nauseabonda, i despoti reali di Arabia Saudita, Bahrain e Qatar hanno fatto richieste altisonanti al governo secolare della Siria di dimettersi e di cedere il passo a riforme politiche davanti alla violenza che è stata in parte alimentata da questi despoti.

La tentazione di assegnare all'Arabia Saudita i dubbi allori per l'ipocrisia e l'inganno deve tuttavia essere respinta. Anche se riprovevole e disgustoso, il regime saudita non arriva ancora vicino a Washington, a Londra ed ai loro alleati occidentali, inclusi i media mainstream, per il loro assoluto cinismo.

Bashar Al Assad viene apertamente denunciato da Obama, Clinton, Cameron e L'Aia; mentre al re del Bahrain Hamad Al Khalifa si porge il trattamento da tappeto rosso a Washington e Londra e viene lodato energicamente come "un alleato importante".

Co-cospiratori con l'Arabia Saudita, le potenze occidentali e la loro macchina della propaganda hanno scatenato un violento conflitto in Siria e l'hanno marchiato una "insurrezione popolare" parte di un'eroica, romanticizzata all'occidentale Primavera Araba. [4] In realtà, gli eventi in Siria sono una sordida fabbricazione, non dissimili da quelli in Libia, progettati per servire i cinici interessi geopolitici delle potenze imperiali occidentali nella regione pozzo petrolifero del mondo. L'eliminazione della Siria di Al Assad, uno stato non vassallo, è un premio chiave per gli imperialisti occidentali ed i loro scagnozzi arabi. Gli squilli di tromba alla Siria per la democrazia ed i diritti umani sono disgustosamente vuoti e senza fondamento e destinati a creare un pretesto per un illecito cambio di regime.

Come lo sappiamo? Perché il Bahrain è la cartina al tornasole della credibilità. Nel regno del Bahrain dove una vera Primavera Araba sta realmente lottando per dare buoni frutti, le potenze occidentali, i loro media ed i loro tirannici agenti arabi hanno fatto ogni cosa per ucciderla, seppellirla e dimenticarla.

Finian Cunningham è corrispondente per il Medio Oriente e l'Africa Orientale di Global Research

cunninghamfinian@gmail.com

NOTE:

[1] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24181

 

[2] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24252

 

[3] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25909

 

[4] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=29765