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I violenti tumulti in Siria e Bahrain durante lo scorso anno,
presi assieme, forniscono un nitido caso di studio comparativo
dell'inganno e dell'ipocrisia dei governi occidentali e dei media
mainstream.
Rivelano pure il ruolo malvagio degli stati arabi
pro-occidentali, in particolare delle monarchie del Golfo Persico
guidate dall'Arabia Saudita.
La scorsa settimana ha segnato l'esatto
anniversario per la Siria ed il Bahrain. Il 15 marzo 2011, la Siria
ha visto l'inizio di un'insurrezione armata nella città di Daraa, al
confine con la Giordania, descritta come "proteste antigovernative".
Mentre le forze statali del presidente
Bashar Al Assad hanno risposto spietatamente,
era chiaro dall'inizio che i "dimostranti"antigovernativi erano
pesantemente armati e ben organizzati.
Gli eventi in Siria hanno rispecchiato quelli in Libia, dove i
gruppi d'opposizione erano pure pesantemente armati e pronti ad
utilizzare la violenza dall'inizio. In entrambe Siria e Libia, le
proteste visibili sono state distintamente diverse da quelle viste
nella maggior parte degli altri paesi arabi, come Tunisia, Egitto,
Giordania, Yemen e Bahrain, dove vi era un movimento di opposizione
popolare ai regimi appoggiati dall'occidente in carica e dove il
dissenso è stato in gran parte pacifico.
La differenza fondamentale può essere spiegata
perché le potenze occidentali ed i loro agenti, come Israele,
Turchia e stati arabi del Golfo, sono stati strumentali nell'armare
e dirigere la presunta opposizione antigovernativa in entrambe Siria
e Libia.
Le forze speciali di potenze della NATO come
Gran Bretagna e Francia sono state, energicamente, attive sul
terreno dal primo giorno, prestando la loro competenza in tecniche
di sabotaggio e terrorismo.
In particolare, anche l'Arabia Saudita ed il Qatar sono stati
strumentali nello spingere gli eventi in Siria e Libia, procurando
sostegno finanziario, armi, combattenti clandestini e forte appoggio
diplomatico a dei sedicenti "consigli di transizione". Nel caso
della Libia, il coinvolgimento della NATO è stato scalato fino ad
una completa campagna di bombardamenti aerei per assistere i
cosiddetti ribelli sul terreno. Una simile aperta aggressione della
NATO non si è ancora manifestata nel caso della Siria, ma è
un'eventualità che i governi occidentali per ora stanno soltanto
scartando via per un calcolo politico.
Per ritornare al gemello comparativo della
Siria in questo caso di studio, il Bahrain, anche il regno del Golfo
Persico ha visto un'ondata di violenza il 15 marzo 2011
– ma per ragioni
considerevolmente diverse. Nel mese precedente a quella data, il
Bahrain aveva visto una vera insurrezione di massa contro la
monarchia
Al Khalifa.
Delle dimostrazioni pacifiche nella capitale Manama hanno trascinato
folle fino a 300.000 persone
– quasi metà della popolazione
indigena del minuscolo regno ricco di petrolio. Il movimento di
protesta contro gli autocratici governanti sunniti appoggiati dagli
USA aveva impiantato un campo di pace permanente vicino al distretto
finanziario della capitale. Dopo quattro settimane di raduni
pacifici che domandavano la caduta della monarchia, l'insurrezione
bahraini è stata attaccata spietatamente dalle forze statali
combinate di Arabia Saudita, Qatar e di altri membri della
cosiddetta Forza di Difesa della Penisola del Golfo che avevano
attraversato la strada rialzata
King Fahd che collega l'Arabia Saudita
ed il Bahrain. All'invasione militare per schiacciare un movimento
civile per la democrazia
– che domandava semplicemente un
governo eletto per rimpiazzare la dittatura lunga decenni della
dinastia
Al Khalifa
– è stata data luce verde sia da
entrambe
Washington
e Londra. [1]
Delle molte ironie tragiche in questo caso di studio, forse
quella che assume i dubbi onori della notorietà è il ruolo
dell'Arabia Saudita. Qui vi è il regime più repressivo al mondo: una
crudele monarchia assoluta governata dalla decrepita famiglia Al
Saud che nel corso dell'anno passato ha schiacciato brutalmente
pacifiche proteste per la democrazia nella capitale saudita Riyadh ed altrove
nella sua Provincia Orientale ricca di petrolio. Attraverso la
strada rialzata di 25 kilometri
in Bahrain, le truppe appoggiate dai
sauditi nel corso di dodici mesi hanno assoggettato la
popolazione civile disarmata alla violenza implacabile. Ogni notte,
i villaggi bahraini vengono asfissiati dal gas lacrimogeno sparato
dalle truppe saudite e da poliziotti mercenari bahraini reclutati
con espatriati sunni stranieri.[2] [3] Proporzionate alla sua popolazione,
le perdite totali di civili bahraini uccisi per mano delle forze del
regime raggiunge le migliaia
– paragonabile a quelle della
Siria. Comunque, in Siria, la perdita di vite include circa il 50%
di vittime delle forze armate statali che combattono un'opposizione
armata che è equipaggiata e fomentata dall'Arabia Saudita, tra
diverse altre potenze straniere, compresa la NATO.
Nondimeno, il non eletto ed ampiamente vituperato regime in
Bahrain continua a godere di appartenenza incontaminata alla Lega
Araba. Per contrasto, il governo della Siria di
Bashar Al Assad
– che pare avere l'appoggio
popolare
– ha avuto sospesa la propria
appartenenza alla Lega Araba
– una sanzione che è stata
battuta con veemenza dall'Arabia Saudita e dalle dittature del Golfo
che hanno invaso il Bahrain per estirpare un movimento popolare,
pacifico e per la democrazia. In maniera nauseabonda, i despoti
reali di Arabia Saudita,
Bahrain
e Qatar hanno fatto richieste
altisonanti al governo secolare della Siria di dimettersi e di
cedere il passo a riforme politiche
– davanti alla violenza che è
stata in parte alimentata da questi despoti.
La tentazione di assegnare all'Arabia Saudita i dubbi allori
per l'ipocrisia e l'inganno deve tuttavia essere respinta. Anche se
riprovevole e disgustoso, il regime saudita non arriva ancora vicino
a
Washington, a Londra ed ai loro alleati
occidentali, inclusi i media
mainstream, per il loro
assoluto cinismo.
Bashar Al Assad viene apertamente denunciato
da
Obama, Clinton, Cameron e L'Aia; mentre al re del
Bahrain
Hamad Al Khalifa si porge il trattamento da
tappeto rosso a
Washington
e Londra e viene lodato energicamente come "un alleato importante".
Co-cospiratori con l'Arabia Saudita, le potenze occidentali e
la loro macchina della propaganda hanno scatenato un violento
conflitto in Siria e l'hanno marchiato una "insurrezione popolare"
– parte di un'eroica,
romanticizzata all'occidentale Primavera Araba. [4]
In realtà, gli eventi in Siria
sono una sordida fabbricazione, non dissimili da quelli
in Libia, progettati per servire i cinici interessi geopolitici
delle potenze imperiali occidentali nella regione pozzo petrolifero
del mondo. L'eliminazione della Siria di Al Assad, uno stato non
vassallo, è un premio chiave per gli imperialisti occidentali ed i
loro scagnozzi arabi. Gli squilli di tromba alla Siria per la
democrazia ed i diritti umani sono disgustosamente vuoti e senza
fondamento e destinati a creare un pretesto per un illecito cambio
di regime.
Come lo sappiamo? Perché il Bahrain è la cartina al tornasole della
credibilità. Nel regno del Bahrain dove una vera Primavera Araba sta
realmente lottando per dare buoni frutti, le potenze occidentali, i
loro media ed i loro tirannici agenti arabi hanno fatto ogni cosa
per ucciderla, seppellirla e dimenticarla.
Finian Cunningham
è corrispondente
per il Medio Oriente e l'Africa Orientale di Global
Research
cunninghamfinian@gmail.com
NOTE:
[1]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24181
[2]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24252
[3]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25909
[4]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=29765
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