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"Quando si tratta di altri tipi sorpassati di stati al di fuori
del continente postmoderno d'Europa, abbiamo bisogno di tornare ai
metodi più rudi di un'era precedente
–
forza, attacco preventivo, inganno, qualunque
cosa sia necessaria per trattare con coloro che vivono ancora
nel mondo del diciannovesimo secolo di ogni stato da solo. Tra di
noi, proteggiamo la legge ma, quando operiamo nella giungla,
dobbiamo anche utilizzare le leggi della giungla".
—
The new liberal imperialism
di
Robert Cooper (Incidentalmente,
Cooper
era un ex consigliere dell'amministrazione civile di
Tony Blair)[1]
Nel cercare di capire la situazione oggi, continuo a ritornare
alla generazione dei miei genitori negli anni '30, dove si trovarono
in una situazione difficile simile alla nostra. Il capitalismo era
crollato (di nuovo) ed il mondo era di fronte ad un capitalismo
senza nessuna finzione di democrazia, vale a dire fascismo, o al
socialismo. Una 'terza via' non era stata ancora considerata. Terza
Via? C'è ne è una? Lo dubito seriamente data la nostra comprensione
della natura dell'economia, anche se trascuriamo di agire in base ad
essa o di riconoscere che tale dottrina esista. Se vi è un aspetto
cruciale della guerra di propaganda sulle nostre sensibilità, è
questo.
Ma, in seguito alla IIGM ed alla vittoria dell'Unione Sovietica
sul fascismo, il capitalismo era minacciato dall'impensabile: o
faceva delle concessioni ai lavoratori oppure affrontava la
rivoluzione. Ciò che seguì, almeno nei più importanti paesi
capitalisti, è stato un nuovo 'patto' tra capitale e lavoro (quello
costruito su uno già in posizione dalla formazione del Partito
Laburista). Guidato dal 'partito dei lavoratori' nel Regno Unito,
introdusse una serie di riforme in un capitalismo fallito e lo
chiamò socialismo.
In realtà non era per una simile cosa sebbene creò lo 'stato
sociale' e nazionalizzò l'energia, i trasporti e le comunicazioni,
in realtà rispondeva a due forze: da una parte le richieste di una
classe lavoratrice organizzata per una quota maggiore della torta e
dall'altra mantenere le fondamentali istituzioni
capitaliste/imperialiste dell'ex Impero Britannico: il potere delle
istituzioni finanziarie della City per controllare il flusso globale
degli scambi, delle valute, dell'energia e, naturalmente, le
colonie.
Il 'patto sociale' trovò la classe lavoratrice–in
cambio dello stato sociale–a
sostenere successivi governi imperialisti sia 'laburisti' che
conservatori con il bottino dell'Impero a
finanziare lo spettacolo, quantunque ora in un ruolo sottomesso
al nuovo ragazzino sul blocco-
gli
USA.
Il 'patto sociale' non durò a lungo,
1945-1979, l'anno che la
Thatcher
venne eletta.
E da allora è stato discendente tranne che il 'Periodo Ponzi',
1997-2008,
con la sua 'prosperità' (cioè debito) costruito sulla speculazione
finanziaria ed a detrimento definitivo dell'economia dell'intero
pianeta e del suo popolo e precipitandoci nella guerra, nella
distruzione, nella privazione e nella miseria. Se non fosse stato
così tragico sarebbe ridicolo
che un numero relativamente piccolo di persone e dei loro servi
debba avere un simile potere ed utilizzarlo in modo così miope ed in
maniera così distruttiva. E tutto per tentare di tenere a galla il
capitalismo.
La
Thatcher
venne consigliata di lasciare
Liverpool in "declino gestito"
Sono fuori ora alcune carte affascinanti e sorprendenti del
governo dell'era
Thatcher.
Rilasciate in base alla regola dei 30 anni, rivelano che alcuni del
gabinetto di
Margaret Thatcher
la consigliarono che Liverpool
era un tale caso disperato in seguito ai tumulti del centro nel
1981 che doveva essere lasciata marcire completamente. L'allora
cancelliere,
Geoffrey Howe,
scrisse un appunto alla PM attaccando fortemente la domanda di
£100 milioni del suo collega di gabinetto
Michael Heseltine
per aiutare a ricostruire Liverpool, sostenendo che questo era
"pompare acqua in salita" e che invece in governo doveva lasciare
cadere la zona in un "declino gestito". Chiaramente consapevole dei
pericoli politici di tale piano, avvertì che "non era un termine da
usare, nemmeno privatamente".
— Ch. 4 News Email, 30
dicembre
2011
Ma,
a differenza dagli anni '30, non vi è nessun movimento di sostegno
per un'alternativa socialista per cercare di opporre resistenza alla
marea. Invece, abbiamo un processo deliberato di quello che può
essere chiamato soltanto il 'fascismo strisciante' delle nostre
società, un passo alla volta, inizialmente sotto la veste di
combattere 'la guerra al terrore' ma, come è stato predetto più e
più volte, alla fine le armi progettate per combattere il
'terrorismo' sono state rivolte contro di noi. Siamo tutti diventati
dei potenziali 'terroristi'.
Come con la crisi in Italia che portò al potere Mussolini, dove
l'alleanza dello stato con il grande capitale schiacciò la sinistra
ed i lavoratori organizzati e creò lo Stato Corporativo, così anche
se con una traiettoria differente e per ragioni differenti e con un
volto differente, ora qui nel Regno Unito e negli USA abbiamo in
posizione l'equivalente del fascismo di Mussolini. E non un momento
troppo presto per quanto riguarda la classe politica quanto la
resistenza contro la distruzione delle nostre conquiste duramente
ottenute diventi seria.
"Prima vennero per i comunisti, ma io non ero comunista così
non protestai.
Quindi vennero per i socialisti ed i sindacalisti, ma io non
ero nessuno dei due,
così non protestai.
Quindi
vennero per gli ebrei, ma io non ero ebreo così
non protestai.
E quando vennero per me, non era più rimasto nessuno a
protestare per me". — Pastor Martin Niemoller[2]
Questo è ciò che accade al capitalismo quando è con le spalle
al muro, anche se l'opposizione è sporadica e non coordinata. Non
può rischiare un crollo completo, così le sue attenzioni si volgono
a quella della guerra, che sa come fare meglio, specialmente nel
Regno Unito che vi è stato attraverso per più della metà di 800
anni. Il capitalismo britannico ha sempre avuto un'economia
fondata sulla guerra e la conquista.
Se non si può trovare nessun
vero nemico, se ne dovrà inventare uno
Il problema è che non vi è nessun reale nemico
all'orizzonte. Non vi è nessun Terzo Reich o 'Impero del male',
semplicemente un gruppo cencioso di 'ribelli'–originariamente
finanziati dalla CIA per combattere i sovietici–che sono
diventati una rete di 'jihadisti' di un tipo o dell'altro,
alcuni creati come reazione alle attività predatorie terroriste
dell'Impero. (Chi sa veramente? Agenti provocatori, capri espiatori?
E, secondo degli studi, la maggior parte dei
'jihadisti' non
sono dei fanatici religiosi ma sono
in prevalenza ben istruiti, piuttosto spesso
della classe media con sfondo secolare).
Quindi la necessità di un mazzo di nemici 'esistenziali' e quando
uno affonda un altro ne entra in una spirale infinita, all'ingiù
verso la totale barbarie. Comunque, quello che mi irrita è che siamo
stati tutti completamente messi ai margini, risotti a spettatori
passivi, ricevendo il nostro senso degli eventi e delle loro cause
filtrati attraverso occhiali imperiali, presentatici come se fossimo
a completi ranghi serrati con le azioni dei nostri governi. Siamo
proverbialmente, completamente non coinvolti. Democrazia per
procura.
E' questo come veniva percepito negli anni '30? In tal caso,
significa che nonostante tutte le belle parole sulla democrazia che
spingiamo giù incessantemente per la gola del mondo, siamo
totalmente indietro a dove abbiamo cominciato, scaricati da governi
che sono insensibili, probabilmente meno così di quelli degli anni
'30, data la spaventosamente bassa affluenza di votanti nella 'madre
delle democrazie'.
Il risultato definitivo è che la classe politica agisce con
impunità invocando il nostro nome collettivo quando le va bene,
mentre in realtà la grande maggioranza di noi è contraria a
qualunque tipo di 'guerra umanitaria' e tanto meno di guerre
condotte in nostro nome. E questo è il problema; non abbiamo voce.
Invece, l'‘intelligentsia’ parla nel nostro interesse.
Quando nel 1945 il Labour arrivò al potere fu trascinato in
carica dalla potenza della classe lavoratrice organizzata, un blocco
considerevole di potenza di voti quando mobilitata. Il collegamento
storico tra il Partito Laburista ed il lavoro organizzato assicurò
che a dispetto del tipo di successive politiche che i governi
laburisti perseguivano, il lavoro organizzato li avrebbe appoggiati
in un'empia alleanza della
leadership
sindacale con la gerarchia del
Partito Laburista (naturalmente con riserve).
Questo vincolo è così forte che è stato mantenuto anche se
successivi governi laburisti–con l'aiuto dei leader
sindacali–hanno partecipato alla sua
distruzione, con la cruciale eccezione dei sindacati dei dipendenti
pubblici, il singolo blocco maggiore di attorno a cinque milioni di
membri ed in qualche misura tutto ciò che rimane di una classe
lavoratrice sindacalizzata. Perciò, in modo non sorprendente, sono
questi sindacati che sono stati in prima linea nell'opporsi alle
'misure di austerità' che vengono imposte dalla 'coalizione'
lib/dem.
Ciò che penso sia qui cruciale è la connessione tra il Regno
Unito come una (ex?) potenza imperiale e coloniale e la classe
lavoratrice del Regno Unito nonostante le sue tradizioni
radicali siano fermamente incassate in una cultura imperiale con
tutto ciò significa. In certo un senso la classe lavoratrice è stata
compromessa/cooptata nel progetto imperiale, perché non ha soltanto
beneficiato dal saccheggio, è stata soggiogata da cinque secoli di
propaganda imperiale, basata sulla nozione completamente falsa di
essere una forza 'civilizzatrice' nel mondo.
Pensate soltanto a come in libri, commedie, film e televisione,
lo 'stoico' e risoluto uomo bianco, che sta ritto da solo contro i
'pagani', viene presentato nella sua 'missione civilizzatrice'.
Inoltre, le colonie erano un posto dove gli inglesi bianchi, della
classe lavoratrice potevano ergersi fuori della loro classe. Come si
dice, seccature avanti e indietro. E per qualche anno, vi è stato il
tentativo concertato da parte di accademici di 'riabilitare'
l'imperialismo, più di tutti rilevante quello dello storico
Niall Ferguson, i cui libri e programmi
televisivi portano l'idea che l'Impero non soltanto sia buono ma
necessario altrimenti le orde scure ci sopraffaranno:
…[Ferguson]
trae conclusioni opposte a
quelli che hanno utilizzato il termine "impero" per criticare la
potenza globale USA. Il suo punto principale è che gli Stati Uniti,
come la Gran Bretagna prima di loro, dovrebbero essere un impero e
che il mondo ha grandemente bisogno che gli USA si comportino come
tale. Il problema non è, come direbbero alcuni, che le grandi
potenze tendono ad oltrepassare arrogantemente i loro limiti o a far
nascere forze che vi si contrappongono, ma che la sola superpotenza
di oggi è un "colosso con un disordine da incapacità di attenzione",
inadatta per temperamento per i fastidiosi compiti della dominazione
globale.
Colossus: The Price of America’s Empire
(New York: Penguin Press, 2004) di Ferguson è un'esortazione
come pure un lamento. Egli teme che, se gli USA non accettano la
responsabilità della storia e non riconoscono se stessi come un
impero, il mondo potrebbe soffrire "un nuovo Medio Evo di imperi che
declinano e di fanatismo religioso...di stagnazione economica e di
arretramento della civiltà in alcune enclave fortificate". — ‘The
Imperial Lament‘
di Joel Beinin, Middle East Report
Online,
Luglio 2004
Se ho ragione sullo stato di dormienti dei britannici e temo di
esserlo, cosa ci vorrà per svegliarli? Qualche tipo di cataclisma,
il crollo totale della società? Stivali sul corso? Ci siamo quasi
con milioni di telecamere di sorveglianza e lo spionaggio delle
nostre email e telefonate, per non parlare della detenzione senza
processo. O forse lo farà essere ridotti all'indigenza totale.
Note
1.
Vedi anche ‘Let
the reader be aware‘, 10
agosto 2003
2.
Vedi ‘Apologies
– Remember to Remind Me‘
scritto nel 2003, in parte su
fatti negli anni '60 che a loro volta si riferivano ad eventi degli
anni '30.
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