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investigating the new imperialism

 

Sonnambuli verso il fascismo di William Bowles

2 gennaio 2012 — williambowles.info

 

"Quando si tratta di altri tipi sorpassati di stati al di fuori del continente postmoderno d'Europa, abbiamo bisogno di tornare ai metodi più rudi di un'era precedente forza, attacco preventivo, inganno, qualunque cosa sia necessaria per trattare con coloro che vivono ancora nel mondo del diciannovesimo secolo di ogni stato da solo. Tra di noi, proteggiamo la legge ma, quando operiamo nella giungla, dobbiamo anche utilizzare le leggi della giungla". The new liberal imperialism di Robert Cooper (Incidentalmente, Cooper era un ex consigliere dell'amministrazione civile di Tony Blair)[1]

Nel cercare di capire la situazione oggi, continuo a ritornare alla generazione dei miei genitori negli anni '30, dove si trovarono in una situazione difficile simile alla nostra. Il capitalismo era crollato (di nuovo) ed il mondo era di fronte ad un capitalismo senza nessuna finzione di democrazia, vale a dire fascismo, o al socialismo. Una 'terza via' non era stata ancora considerata. Terza Via? C'è ne è una? Lo dubito seriamente data la nostra comprensione della natura dell'economia, anche se trascuriamo di agire in base ad essa o di riconoscere che tale dottrina esista. Se vi è un aspetto cruciale della guerra di propaganda sulle nostre sensibilità, è questo.

Ma, in seguito alla IIGM ed alla vittoria dell'Unione Sovietica sul fascismo, il capitalismo era minacciato dall'impensabile: o faceva delle concessioni ai lavoratori oppure affrontava la rivoluzione. Ciò che seguì, almeno nei più importanti paesi capitalisti, è stato un nuovo 'patto' tra capitale e lavoro (quello costruito su uno già in posizione dalla formazione del Partito Laburista). Guidato dal 'partito dei lavoratori' nel Regno Unito, introdusse una serie di riforme in un capitalismo fallito e lo chiamò socialismo.

In realtà non era per una simile cosa sebbene creò lo 'stato sociale' e nazionalizzò l'energia, i trasporti e le comunicazioni, in realtà rispondeva a due forze: da una parte le richieste di una classe lavoratrice organizzata per una quota maggiore della torta e dall'altra mantenere le fondamentali istituzioni capitaliste/imperialiste dell'ex Impero Britannico: il potere delle istituzioni finanziarie della City per controllare il flusso globale degli scambi, delle valute, dell'energia e, naturalmente, le colonie.

Il 'patto sociale' trovò la classe lavoratricein cambio dello stato socialea sostenere successivi governi imperialisti sia 'laburisti' che conservatori con il bottino dell'Impero a finanziare lo spettacolo, quantunque ora in un ruolo sottomesso al nuovo ragazzino sul blocco- gli USA.

Il 'patto sociale' non durò a lungo, 1945-1979, l'anno che la Thatcher venne eletta. E da allora è stato discendente tranne che il 'Periodo Ponzi', 1997-2008, con la sua 'prosperità' (cioè debito) costruito sulla speculazione finanziaria ed a detrimento definitivo dell'economia dell'intero pianeta e del suo popolo e precipitandoci nella guerra, nella distruzione, nella privazione e nella miseria. Se non fosse stato così tragico sarebbe ridicolo che un numero relativamente piccolo di persone e dei loro servi debba avere un simile potere ed utilizzarlo in modo così miope ed in maniera così distruttiva. E tutto per tentare di tenere a galla il capitalismo.

La Thatcher venne consigliata di lasciare Liverpool in "declino gestito"

Sono fuori ora alcune carte affascinanti e sorprendenti del governo dell'era Thatcher. Rilasciate in base alla regola dei 30 anni, rivelano che alcuni del gabinetto di Margaret Thatcher la consigliarono che Liverpool era un tale caso disperato in seguito ai tumulti del centro nel 1981 che doveva essere lasciata marcire completamente. L'allora cancelliere, Geoffrey Howe, scrisse un appunto alla PM attaccando fortemente la domanda di £100 milioni del suo collega di gabinetto Michael Heseltine per aiutare a ricostruire Liverpool, sostenendo che questo era "pompare acqua in salita" e che invece in governo doveva lasciare cadere la zona in un "declino gestito". Chiaramente consapevole dei pericoli politici di tale piano, avvertì che "non era un termine da usare, nemmeno privatamente". — Ch. 4 News Email, 30 dicembre 2011

Ma, a differenza dagli anni '30, non vi è nessun movimento di sostegno per un'alternativa socialista per cercare di opporre resistenza alla marea. Invece, abbiamo un processo deliberato di quello che può essere chiamato soltanto il 'fascismo strisciante' delle nostre società, un passo alla volta, inizialmente sotto la veste di combattere 'la guerra al terrore' ma, come è stato predetto più e più volte, alla fine le armi progettate per combattere il 'terrorismo' sono state rivolte contro di noi. Siamo tutti diventati dei potenziali 'terroristi'.

Come con la crisi in Italia che portò al potere Mussolini, dove l'alleanza dello stato con il grande capitale schiacciò la sinistra ed i lavoratori organizzati e creò lo Stato Corporativo, così anche se con una traiettoria differente e per ragioni differenti e con un volto differente, ora qui nel Regno Unito e negli USA abbiamo in posizione l'equivalente del fascismo di Mussolini. E non un momento troppo presto per quanto riguarda la classe politica quanto la resistenza contro la distruzione delle nostre conquiste duramente ottenute diventi seria.

"Prima vennero per i comunisti, ma io non ero comunista così non protestai.

Quindi vennero per i socialisti ed i sindacalisti, ma io non ero nessuno dei due, così non protestai.

Quindi vennero per gli ebrei, ma io non ero ebreo così non protestai.

E quando vennero per me,  non era più rimasto nessuno a protestare per me". — Pastor Martin Niemoller[2]

Questo è ciò che accade al capitalismo quando è con le spalle al muro, anche se l'opposizione è sporadica e non coordinata. Non può rischiare un crollo completo, così le sue attenzioni si volgono a quella della guerra, che sa come fare meglio, specialmente nel Regno Unito che vi è stato attraverso per più della metà di 800 anni. Il capitalismo britannico ha sempre avuto un'economia fondata sulla guerra e la conquista.

Se non si può trovare nessun vero nemico, se ne dovrà inventare uno

Il problema è che non vi è nessun reale nemico all'orizzonte. Non vi è nessun Terzo Reich o 'Impero del male', semplicemente un gruppo cencioso di 'ribelli'originariamente finanziati dalla CIA per combattere i sovieticiche sono diventati una rete di 'jihadisti' di un tipo o dell'altro, alcuni creati come reazione alle attività predatorie terroriste dell'Impero. (Chi sa veramente? Agenti provocatori, capri espiatori? E, secondo degli studi, la maggior parte dei 'jihadisti' non sono dei fanatici religiosi ma sono in prevalenza ben istruiti, piuttosto spesso della classe media con sfondo secolare).

Quindi la necessità di un mazzo di nemici 'esistenziali' e quando uno affonda un altro ne entra in una spirale infinita, all'ingiù verso la totale barbarie. Comunque, quello che mi irrita è che siamo stati tutti completamente messi ai margini, risotti a spettatori passivi, ricevendo il nostro senso degli eventi e delle loro cause filtrati attraverso occhiali imperiali, presentatici come se fossimo a completi ranghi serrati con le azioni dei nostri governi. Siamo proverbialmente, completamente non coinvolti. Democrazia per procura.

E' questo come veniva percepito negli anni '30? In tal caso, significa che nonostante tutte le belle parole sulla democrazia che spingiamo giù incessantemente per la gola del mondo, siamo totalmente indietro a dove abbiamo cominciato, scaricati da governi che sono insensibili, probabilmente meno così di quelli degli anni '30, data la spaventosamente bassa affluenza di votanti nella 'madre delle democrazie'.

Il risultato definitivo è che la classe politica agisce con impunità invocando il nostro nome collettivo quando le va bene, mentre in realtà la grande maggioranza di noi è contraria a qualunque tipo di 'guerra umanitaria' e tanto meno di guerre condotte in nostro nome. E questo è il problema; non abbiamo voce. Invece, l'‘intelligentsia’ parla nel nostro interesse.

Quando nel 1945 il Labour arrivò al potere fu trascinato in carica dalla potenza della classe lavoratrice organizzata, un blocco considerevole di potenza di voti quando mobilitata. Il collegamento storico tra il Partito Laburista ed il lavoro organizzato assicurò che a dispetto del tipo di successive politiche che i governi laburisti perseguivano, il lavoro organizzato li avrebbe appoggiati in un'empia alleanza della leadership sindacale con la gerarchia del Partito Laburista (naturalmente con riserve).

Questo vincolo è così forte che è stato mantenuto anche se successivi governi laburisticon l'aiuto dei leader sindacalihanno partecipato alla sua distruzione, con la cruciale eccezione dei sindacati dei dipendenti pubblici, il singolo blocco maggiore di attorno a cinque milioni di membri ed in qualche misura tutto ciò che rimane di una classe lavoratrice sindacalizzata. Perciò, in modo non sorprendente, sono questi sindacati che sono stati in prima linea nell'opporsi alle 'misure di austerità' che vengono imposte dalla 'coalizione' lib/dem.

Ciò che penso sia qui cruciale è la connessione tra il Regno Unito come una (ex?) potenza imperiale e coloniale e la classe lavoratrice del Regno Unito  nonostante le sue tradizioni radicali siano fermamente incassate in una cultura imperiale con tutto ciò significa. In certo un senso la classe lavoratrice è stata compromessa/cooptata nel progetto imperiale, perché non ha soltanto beneficiato dal saccheggio, è stata soggiogata da cinque secoli di propaganda imperiale, basata sulla nozione completamente falsa di essere una forza 'civilizzatrice' nel mondo.

Pensate soltanto a come in libri, commedie, film e televisione, lo 'stoico' e risoluto uomo bianco, che sta ritto da solo contro i 'pagani', viene presentato nella sua 'missione civilizzatrice'. Inoltre, le colonie erano un posto dove gli inglesi bianchi, della classe lavoratrice potevano ergersi fuori della loro classe. Come si dice, seccature avanti e indietro. E per qualche anno, vi è stato il tentativo concertato da parte di accademici di 'riabilitare' l'imperialismo, più di tutti rilevante quello dello storico Niall Ferguson, i cui libri e programmi televisivi portano l'idea che l'Impero non soltanto sia buono ma necessario altrimenti le orde scure ci sopraffaranno:

…[Ferguson] trae conclusioni opposte a quelli che hanno utilizzato il termine "impero" per criticare la potenza globale USA. Il suo punto principale è che gli Stati Uniti, come la Gran Bretagna prima di loro, dovrebbero essere un impero e che il mondo ha grandemente bisogno che gli USA si comportino come tale. Il problema non è, come direbbero alcuni, che le grandi potenze tendono ad oltrepassare arrogantemente i loro limiti o a far nascere forze che vi si contrappongono, ma che la sola superpotenza di oggi è un "colosso con un disordine da incapacità di attenzione", inadatta per temperamento per i fastidiosi compiti della dominazione globale. Colossus: The Price of America’s Empire (New York: Penguin Press, 2004) di Ferguson è un'esortazione come pure un lamento. Egli teme che, se gli USA non accettano la responsabilità della storia e non riconoscono se stessi come un impero, il mondo potrebbe soffrire "un nuovo Medio Evo di imperi che declinano e di fanatismo religioso...di stagnazione economica e di arretramento della civiltà in alcune enclave fortificate". — ‘The Imperial Lament di Joel Beinin, Middle East Report Online, Luglio 2004

Se ho ragione sullo stato di dormienti dei britannici e temo di esserlo, cosa ci vorrà per svegliarli? Qualche tipo di cataclisma, il crollo totale della società? Stivali sul corso? Ci siamo quasi con milioni di telecamere di sorveglianza e lo spionaggio delle nostre email e telefonate, per non parlare della detenzione senza processo. O forse lo farà essere ridotti all'indigenza totale.

Note

1. Vedi ancheLet the reader be aware‘, 10 agosto 2003

2. VediApologies – Remember to Remind Me scritto nel 2003, in parte su fatti negli anni '60 che a loro volta si riferivano ad eventi degli anni '30.