THE INTERNATIONALIST

Internationalist Communist Tendency

 

 

Nuotare contro la corrente, la sfida per i rivoluzionari

 

Il seguente documento è approssimativamente il testo dell'introduzione ad un incontro di un'ora introdotto dalla Organizzazione dei Lavoratori Comunisti alla Fiera Anarchica del Libro di Sheffield il 23 aprile 2016. La riunione è stata pubblicizzata nel programma con queste parole

"Il capitalismo affronta la sua più lunga ed irrisolta crisi di sempre. In Gran Bretagna ci troviamo in mezzo al'illusione nel capitalismo di stato condotta dai corbynisti ovvero nel rifiuto del potenziale rivoluzionario della classe lavoratrice (communisateurs, Paul Mason ecc). Una discussione per coloro che vogliono la rivoluzione proletaria, non il capitalismo con un volto di sinistra".

La riunione è stata ben frequentata (sebbene i numeri fossero giù in modo evidente rispetto agli anni precedenti in tutte le riunioni della Fiera del Libro) e siamo riusciti a destinare più di un'ora e mezza per discussione). Mentre alcuni partecipanti hanno riferito su alcune lotte locali contro l'austerità ed altri hanno cominciato a dibattere sul ruolo dell'individuo nel resistere all'ingiustizia ed allo sfruttamento, l'epicentro principale dell'incontro era sulle illusioni nel corbynismo. Questa è stata una conseguenza dell'argomento avanzato dai membri dell'IWW che sbagliavamo a mettere direttamente in discussione coloro che avevano delle illusioni nella leadership di Corbyn e nelle prospettive del riformismo poiché questo li avrebbe soltanto allontanati. La risposta (e non soltanto dei membri della CWO) è stata che ciò avrebbe soltanto ruffianeggiato queste illusioni e che il nostro compito come rivoluzionari era precisamente come il titolo del colloquio suggerito di resistere contro la corrente. Questo significa informare coloro che non conoscevano la storia passata della classe lavoratrice che le attuali illusioni riformiste non stavano portando da nessuna parte. Il tempo e l'esperienza avrebbero confermato ancora una volta le stesse cose come abbiamo visto prima ma il nostro scopo era di cercare non soltanto di prevenire altra demoralizzazione ma anche di indicare la reale alternativa.

L'introduzione della CWO

solitamente non abbiamo un'abitudine di citare i filosofi esistenzialisti cristiani danesi, ma notoriamente una volta Kierkegaard osservò che "La vita si può comprendere soltanto a ritroso, ma deve essere vissuta in avanti". Ciò che questo implica è che sia che ci pensiamo oppure no, consciamente oppure inconsciamente, le nostre azioni ed aspettative sono plasmate da ciò che comprendiamo del passato. Ed il dilemma posto da Kierkegaard è che talvolta possiamo pensare di comprendere quello che è successo in passato, ma il presente in cui viviamo può essere totalmente diverso. Vengono alla mente i generali della Prima Guerra Mondiale che pensavano che la cavalleria sarebbe ancora stata decisiva ma in una maniera ancora più seria oggi probabilmente stiamo vivendo in tempi unici anche se certe caratteristiche possono sembrare grosso modo le stesse di 80 anni fa.

Quando incominciò il CWO pensavamo che la crescita post-bellica fosse terminata a causa della fine del ciclo di accumulazione determinata poiché la tendenza del tasso di profitto a calare si era riaffermata. Infatti lo pensiamo ancora oggi. Tuttavia, la nostra assunzione era che come il ciclo era entrato nella sua fase in discesa avrebbe quindi stimolato la resistenza della classe lavoratrice e che questo avrebbe portato all'avvio di un movimento rivoluzionario nel quale volevamo giocare un ruolo. In realtà, rapidamente di lì a poco ci rendemmo conto che le cose non erano così semplici. Siamo giunti a capire che la "militanza del denaro", come la chiamammo, non portava automaticamente ad una crescita della consapevolezza di classe anche se portava a massicci scioperi. Ciò che inoltre non capimmo era che la crisi avrebbe avuto un profondo effetto sugli stessi capitalisti. Il nostro modello di capitalismo era stato che il capitale era leale ad uno stato nazione e che anche sotto l'imperialismo l'esportazione del capitale non era intesa a sviluppare il resto del mondo ma semplicemente a vedere il rimpatrio dei profitti da quell'investimento all'originale stato nazione. Pensavamo anche che lo stato avrebbe preso ogni misura necessaria per difendere quelli che erano noti come "i vertici dell'economia". Nessuna potenza capitalista potrebbe sopravvivere senza una forte base industriale.

Ma tutto ciò è stato preso con una briscola (un uso sfortunato del termine nel clima attuale) dalla questione della redditività del capitale. Raramente i capitalisti sono sentimentali. Per i capitalisti la necessità di cercare di riavviare il ciclo di accumulazione era più importante della vecchia nozione in stile vittoriano di lealtà alla vostra comunità locale. Abbandonare la maggiore industria manifatturiera svendendo l'"argento di famiglia", come osservò notoriamente una volta Harold Macmillan, era vista come l'unica maniera per sottrarsi ad una crisi che minacciava di paralizzare lo stato. Globalizzazione divenne il nome del gioco capitalista. Allo stesso tempo la sua caratteristica gemella della finanziarizzazione divenne sempre più la base sulla quale cresceva il sistema. Sul fronte sociale aveva il beneficio aggiuntivo che, mentre cancellare del capitale era doloroso, distruggeva anche i vecchi bastioni industriali della classe lavoratrice come li avevamo conosciuti dall'alba del capitalismo. Soffrendo già una sconfitta ideologica dal modo in cui l'URSS veniva venduta come "comunismo reale", la perdita di coesione della classe lavoratrice si è aggiunta al senso di sconfitta dei lavoratori. E questo è un processo che non si è ancora rovesciato.

Il che ci riporta alla nostra citazione di Kierkegaard e la questione di sapere dove siamo oggi. Non siamo rimasti sorpresi dallo scoppio della bolla finanziaria. Infatti, è stato piuttosto il contrario. Abbiamo predetto molte volte, ma molto direttamente nel novembre del 1998 che il capitalismo non poteva pretendere che il denaro da solo creasse dal denaro per sempre e che la crescita fittizia di quell'epoca fosse basata su vari trucchi speculativi. Dovemmo continuare a ripetere questo mantra per 8 anni o più e persino alcuni di noi fino al 2007 stavano cominciando a pensare di avere sbagliato qualcosa. Non vi è nessun dubbio che le conseguenze dello scoppio della bolla speculativa abbiano creato una delle più gravi crisi della storia capitalista. E poiché questa è una delle crisi più lunghe dagli anni '70 il crollo non ha avuto gli effetti delle crisi precedenti. I precedenti cicli di accumulazione solitamente portavano a svalutazioni massicce del capitale ed il consolidamento e la centralizzazione del capitalismo in meno ma più grandi imprese oppure hanno condotto ad una guerra totale imperialista che ha svalutato il capitale su scala massiccia e così portato ad una nuova crescita. Una cosa è inevitabile. Il bisogno schiacciante evidente del capitalismo è di una massiccia svalutazione. I capitalisti stessi sono in diniego su questo. I loro economisti si mettono in fila per spiegare come un po' di keynesianesimo qui ed alcuni tagli lì avvieranno di nuovo il processo di accumulazione. Ciò di cui hanno realmente bisogno è un altro inferno globale per cancellare capitale (e con questo intendiamo entrambe i tipi variabile e costante). Non sono ancora così disperati perché sia imminente una guerra globale ma c'è abbondanza di prove che a poco a poco ci stiamo scivolando. Nel frattempo, l'unica cosa che possono fare è svalutare il capitale variabile che siamo noi.

Qui l'austerità gioca un ruolo maggiore costringere le persone a lavorare per nulla oppure con contratti precari a zero ore crea una linea di fondo inferiore per i salari e tutte le statistiche mostrano che nel Regno Unito i salari sono stagnanti nonostante i presunti numeri record dell'occupazione. Ma l'austerità non ha ridotto la questione del debito (che continua a gonfiarsi) né ha causato la ripresa economica come hanno fatto precedenti recessioni. In realtà, l'attacco diretto alla classe lavoratrice sta contribuendo alla crisi continua.

Quindi l'austerità deve essere combattuta e vi sono campagne e scioperi che hanno avuto luogo per opporsi a questo o quell'aspetto di essa. Comunque il problema non è soltanto che queste lotte e proteste non sono unite o congiunte ma che attualmente non vi è nessuna prospettiva su dove stiamo andando.

Gran parte di ciò succede per il fatto che, come ha dichiarato Warren Buffett, la classe capitalista sta ancora vincendo la guerra di classe. La sua presa ideologica sul sistema, nonostante i suoi ovvi fallimenti, è ancora in gran parte incontestata. Ovviamente questo è principalmente perché coloro che controllano i mezzi di produzione controllano anche i mezzi di produzione delle idee ma c'è anche il più lungo lascito di sconfitte come il fallimento delle rivoluzioni russa e spagnola di creare una nuova società. E nel caso della Russia abbiamo anche la maggiore tragedia che una rivoluzione della classe lavoratrice che prometteva vera libertà ed una nuova società libera dallo sfruttamento sia finita producendo il mostro dell'URSS.

Questo ha avuto un profondo effetto su coloro che sono arrivati a comprendere, attraverso la lotta di classe stessa, che il capitalismo deve essere sostituito. L'eredità del passato è distesa come un incubo sulla classe lavoratrice e spiega le divisioni tra i rivoluzionari ed i potenziali rivoluzionari. Una delle maggiori sconfitte è stata la sensazione che l'organizzazione politica non sia soltanto una perdita di tempo ma che potrebbe persino essere una barriera alla rivoluzione. Storicamente lo abbiamo visto prima con il consiglismo, che non soltanto rifiutava tutti i partiti politici come formazioni sociali borghesi, ma che tutto ciò di cui aveva bisogno la classe lavoratrice erano delle organizzazioni ampie di classe come i consigli. Per loro il movimento spontaneo sarebbe stato sufficiente per la classe lavoratrice. I partiti erano soltanto delle organizzazioni per prenderne il controllo e riedificare un nuovo stato ed una nuova forma di sfruttamento. Il consiglismo ha oggi poche espressioni organizzate ma è stato rimpiazzato da idee più nuove ed ancora più apolitiche. Forse le più ampiamente pubblicizzate sono quelle dei vari communisateurs che sostengono (e le troverete difficili da bloccare) che il capitalismo sta già creando le condizioni per una nuova società e che nuove forme di cooperazione ci trasporteranno lì magicamente. I lavoratori semplicemente combinandosi assieme in cooperazione saranno sufficienti per minare il sistema e non vi sarà nessun bisogno di un periodo di transizione tra il capitalismo ed il comunismo poiché saranno prima edificate le basi di un sistema più cooperativo.

Le stesse idee si trovano dietro all'opera più recente di Paul Mason, “Post-capitalism – a guide to our future”, nella quale asserisce che "è interamente possibile costruire elementi della nuova società molecolarmente all'interno della vecchia". Ora questo sarebbe vero se la classe lavoratrice avesse una forma di proprietà da difendere (come la borghesia), ma non l'abbiamo. Tutto ciò che abbiamo è la nostra capacità collettiva di lottare insieme quando se ne presenta la necessità. E' per questo che per noi il processo deve essere un processo consapevole. A meno che non sappiamo ciò che vogliamo e come andremo a prenderlo non possiamo rivolgere la nostra forza collettiva nella direzione giusta.

Mason pensa che Internet sia un mezzo straordinario per minare le relazioni capitaliste con le reti ed il software gratuito, ma Internet è soltanto uno strumento e, per quanto riguarda ogni rivoluzionario, è una lama a doppio taglio. Non soltanto i capitalisti possono soffocare il discorso rivoluzionario ma in periodi di accresciuta tensione lo chiudono. Internet non è un nuovo modo di produzione. E' soltanto una nuova tecnologia che il capitalismo può utilizzare più prontamente di ogni movimento anticapitalista.

Tuttavia, queste almeno sono discussioni su una società futura differente ma finora coinvolgono soltanto una minuscola minoranza. Nel termine immediato, molto più pericoloso per ogni prospettiva rivoluzionaria è l'ultimo culto del cargo capitalista del corbynismo. Sebbene sia stato soltanto un pasticcio capitalista a permettere a Corbyn di diventare il leader del Labour, da allora 180.000 persone sono entrate a far parte del Partito Laburista pensando di poter rovesciare 30 anni di New Labour e di ripristinare il Labour a ciò che è stato. Ma d'altra parte la maggior parte di loro sono troppo giovani per ricordare che l'Old Labour non era molto meglio del New Labour per non preoccuparsi della classe lavoratrice. Dal suo sostegno all'imperialismo britannico nella Prima Guerra Mondiale alla sua implementazione del Means Test e dell'austerità, il Labour stile anni 1930 è sempre stato per il "bene del paese" prima che per il "bene della classe lavoratrice". E' un compito che è stato eseguito bene per quasi un secolo. Ha giocato questo ruolo persino nel suo governo presumibilmente "socialista" post-bellico del 1945-51. Il programma che ha adottato era quello dell'intera classe dominante britannica che durante la guerra si rendeva conto che la classe lavoratrice non sarebbe ritornata ai livelli di vita che aveva negli anni '30. Il paradosso della guerra ha significato che cose simili al razionamento in realtà miglioravano i livelli di vita della maggior parte dei lavoratori. Con le bandiere rosse che salivano sulle caserme attraverso l'impero britannico, scioperi nelle industrie chiave e la minaccia che ha creato il falso socialismo dell'URSS come modello sociale, l'introduzione dello stato sociale sulla base del liberale Piano Beveridge divenne quasi inevitabile. E nessuno ricorda che il governo Atlee portò giù segretamente la Gran Bretagna per la strada nucleare ed utilizzò le truppe un numero record di 19 volte contro i lavoratori in sciopero in quel periodo o cosa chiamava "austerità" il cancelliere dello scacchiere.

Ma i leader attuali del Labour sono meglio attrezzati dei precedenti governi per portare soccorso a coloro che soffrono sotto il programma di austerità? John McDonnell ha già ripetuto il mantra che il bilancio deve essere in pareggio. Questo può significare soltanto tasse più alte e/o altri tagli. E' anche in discordia con l'esperienza poiché la Gran Bretagna ha avuto soltanto un bilancio in pareggio in 18 degli ultimi 63 anni. Si stanno già sbriciolando sotto le pressioni dei sindacati per politiche come il rinnovo del Trident nonostante la colossale diversione che questo significa di qualsiasi finanziamento che possa essere utilizzato per equilibrare i conti. In breve, anche se la classe dominante britannica ha permesso ad un Partito Laburista a guida Corbyn di vincere delle elezioni, il mantra di "sbarazzarsi dei Tories" per porre fine all'austerità è una vana speranza. I conservatori possono essere odiosi ma il vero problema si trova nel sistema capitalista bloccato alla fine di un ciclo di accumulazione. Esso promette non soltanto condizioni di vita peggiori ma più guerra e distruzione ambientale. Vi sono tutte le possibilità che l'agenda nazionalista e razzista che sta crescendo dovunque non porterà ad una nuova e migliore società ma ad una barbarie persino maggiore. Un sistema basato sul profitto non ha nessun interesse a risolvere le questioni della guerra e della distruzione ambientale ma non si fermerà davanti a nulla per difendere l'esistente sistema della proprietà. Ma questo pone per noi tutti la maggiore sfida di sempre su come evitare il destino che l'attuale traiettoria ha pianificato per noi e per arrivare ad un mondo nel quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti.

E questo è lo scaltro limite poiché non possiamo inventare un risveglio della combattività di classe. Questo deve provenire dal più ampio movimento di classe stesso. Al memento è, nella migliore delle ipotesi, episodico. Tutto ciò che possiamo fare è agire all'interno del movimento incoraggiando dovunque possiamo l'azione autonoma della classe, portando i lavoratori che sono divisi da diverse affiliazioni sindacali a cercare solidarietà l'uno con l'altro (infrangendo così la legge il primo passo nel rompere con lo stato) collaborando ad istituire assemblee di lavoratori attraverso spartiacque settoriali ma sopra tutto portando in quelle lotte e movimenti un programma politico rivoluzionario. E mentre lo facciamo dobbiamo incoraggiare le persone a rimanere coinvolte nelle organizzazioni politiche rivoluzionarie (ovviamente preferibilmente le nostre) per cercare di costruire una cultura politica di resistenza rivoluzionaria. Crediamo che alla lunga la classe lavoratrice avrà ancora bisogno di creare un'organizzazione politica, un partito se volete, di dimensioni internazionaliste e rivoluzionarie che riunisca tutti quelli che già rifiutano il sistema capitalista. Ancora non sappiamo come sarà questa organizzazione ma sappiamo che sarà parte della classe, non sarà un governo disponibile e non prenderà il potere dovunque. Il suo compito sarà di restare libera di promuovere e diffondere la rivoluzione in quanti luoghi possibile lasciando alle organizzazioni ampie di classe o consigli dei lavoratori di essere effettivamente i luoghi dove prendere le decisioni giornaliere sulla base del principio di delegati con mandato che siano revocabili all'istante.

Sappiamo che quello che stiamo sostenendo è nuotare contro la corrente, non soltanto contro l'agenda riformista dei sostenitori di Jeremy Corbyn, ma anche contro lo spirito dei tempi che considera con sospetto tutte le organizzazioni politiche e le identifica con il passato stalinista e trotskyista. Non c'è nessun rimedio rapido ma una paziente prospettiva a lungo termine basata sulla sicura e certa consapevolezza che il capitalismo è sopravvissuto alla sua utilità e che la lotta di classe comunque debole possa diventare non se ne andrà. Ed è per questo che siamo ancora dentro a combattere...

Lunedì, 16 maggio 2016