Le
sparatorie e le
esplosioni in Inguscezia e Dagestan
questa settimana hanno riacceso una brutale
campagna di violenza e di terrorismo di vecchia data nella
regione del Caucaso della Russia - una che ha visto più della
sua quota di terrore che risale alla "ribellione" cecena degli
anni '90. Comunque, nell'esaminare i recenti attacchi, diventa
chiaro che vi sono degli interessi politici e geopolitici dietro
le scene che operano attivamente per destabilizzare la Russia,
con la violenza come loro arma più potente. Gli attacchi non
sono semplicemente delle azioni terroristiche isolate, ma
piuttosto degli eventi cinicamente orchestrati eseguiti da reti
criminali ben connesse il cui obiettivo è di fomentare il
conflitto e di attuare l'agenda delle istituzioni di
intelligence USA nella loro sovversione della Russia.
Terroristi, propagandisti e manipolatori
La complessa rete di organizzazioni terroriste che opera
sotto le bandiere del "separatismo" e dell'"indipendenza" per la
regione del Caucaso è al centro della destabilizzazione delle
Russia dagli ultimi due decenni. Entro ore dai mortali attacchi,
il
Kavkaz Center –
un'organizzazione nota per essere
il portavoce della propaganda del capo terrorista
Doku Umarov –
ha pubblicato
un articolo che definiva gli attacchi come
atti eroici e che si riferiva ai morti come dei "burattini dei
russi". Sebbene ciò non sembri concordare con la missione
dichiarata del Centro di "fornire la cronaca dei fatti...ed
assistenza al lavoro giornalistico nel Caucaso", questo è, di
fatto, proprio quello che ci si aspetta da un'organizzazione che
è
finanziata dal Dipartimento di Stato USA e dal
Ministero degli Esteri della Finlandia.
Il
Kavkaz Center ha una lunga pista di
comportamento riconosciuto nel sostenere e legittimare azioni
terroristiche per tutta la regione, razionalizzando le atrocità
commesse nel nome della "resistenza". Infatti, il
Kavkaz Center si impegna nella perpetua
logica alla rovescia, riferendosi ai russi come "terroristi" ed
ai terroristi come "eroi". Questo genere di propaganda alla
Goebbels
è il marchio dei progetti imperialisti occidentali; più
recentemente nel conflitto in Siria, nel quale il Consiglio
Nazionale Siriano, i media corporativi occidentali e via dicendo
si riferiscono al terrorismo ed alla sovversione come
"ribellione e combattere per la libertà". In aggiunta, è
essenziale osservare che
Emarat Kavkaz (l'organizzazione terrorista di
Umarov, tradotto "Emirato del Caucaso") è stata
elencata come organizzazione terrorista associata
ad al Qaeda dalle Nazioni Unite. Il Kavkaz Center è stato descritto dallo stesso Umarov come "organo ufficiale d'informazione
dell'Emarat Kavkaz". Questo, naturalmente, sorregge le pretese fatte ripetutamente da Mosca
della connessione tra ceceni ed altri estremisti nella regione
ed al Qaeda, una pretesa che, fino a di recente, il Kavkaz Center ha continuato a negare.
Nonostante il fatto che questi organi come il
Kavkaz Center
operino al servizio di terroristi che sostengono la causa
della distruzione della Russia, la loro attività da sola non è
completamente significativa se vista in un vuoto. Piuttosto, è
l'associazione di questi tipi di individui ed organizzazioni con
il Dipartimento di Stato USA e con i servizi segreti USA che li
rende particolarmente insidiosi. Una simile entità che permette
un'indagine minuziosa è l'American Committee
for Peace in the Caucasus (ACPC), precedentemente noto come il Comitato Americano per la Pace in Cecenia.
Come riferito da Right
Web
dell'Institute for Policy Studies,
"L'APC è stato fondato nel 1999 dalla
Freedom House, un'organizzazione
neoconservatrice che ha operato strettamente con il
governo USA, ricevendo fondi dal
National Endowment
for Democracy e da altre iniziative di democratizzazione degli USA". Questa relazione
intima tra l'APC ed il Dipartimento di Stato USA non indica
semplicemente una confluenza di interessi, ma piuttosto una
relazione diretta nella quale il precedente è un organo
dell'ultimo.
Il ruolo paternalistico delle istituzioni dell'intelligence
USA nell'APC viene a maggior ragione reso evidente quando si
esaminano alcuni dei membri più famosi dell'APC, compresi l'ex
consigliere per la Sicurezza Nazionale
Zbigniew Brzezinski, l'ex consigliere del Pentagono
Richard Perle ed
altri massimi neocon come
William Kristol, Elliott
Abrams, Kenneth Adelman e Robert Kagan –
gli ultimi due essendo strettamente associati al circolo
interno della campagna Romney. Ciò che diventa visibile persino
in un'analisi frettolosa di questi personaggi è che, nonostante
la preponderanza dei neoconservatori, i membri di vertice
dell'APC sono estratti da entrambe gli
establishment liberale e conservatore.
Quindi, si può capire come l'APC rappresenti un consenso
bipartitico all'interno della classe dominante imperialista - un
consenso per l'aggressione alla Russia. Quello che dovrebbe
essere anche più interessante per gli osservatori politici è
che, data proprio la reale possibilità di una vittoria di Romney
a novembre, la Russia potrebbe vedere uno scoppio del
separatismo e della violenza sostenuto dichiaratamente o
segretamente dall'APC e da una futura amministrazione Romney.
L'APC ha preso il comando nel difendere la causa del
separatismo e del terrorismo diretti verso la Russia, sia
tacitamente che dichiaratamente. Dopo avere sostenuto la causa
dell'ex ministro degli esteri ceceno
Ilyas Akhmadov
nella sua ricerca di asilo
negli Stati Uniti - successivamente concesso assieme ad un
generoso stipendio pagato dai contribuenti - il membro dell'APC
Zbigniew Brzezinski è andato così lontano da
scrivere la prefazione del libro di
Akhmadov "La lotta cecena".
L'alleanza tra personaggi politici come
Akhmadov e capi terroristi nella
regione dimostra in modo conclusivo la
partnership tra le varie reti
terroristiche e la classe dominante imperialista dell'occidente.
Inoltre, dimostra che, assieme ad oligarchi come
Boris Berezovsky
e
Roman Abramovich,
gli USA ed il Regno Unito sono ancora i rifugi sicuri
favoriti per i criminali che fuggono dalla giustizia russa.
Il contesto politico
Sebbene gli attacchi di questa settimana siano tragici, il
loro reale significato è di natura politica. Vi è stata una
prolungata campagna di destabilizzazione intrapresa
dall'occidente, particolarmente dagli Stati Uniti, e mirata al
presidente Putin che risale al dicembre scorso ed all'inizio del
cosiddetto movimento di protesta. Il tentativo degli
imperialisti occidentali è stato di isolare Putin, demonizzarlo
ed erodere il suo appoggio all'interno del paese nella speranza
di rovesciare il suo governo, rimuovendo quindi il maggiore
ostacolo che hanno di fronte nell'attuare la loro agenda
egemonica. Comunque, nonostante il sostegno finanziario, la
demagogia politica e l'inondazione dei media, i tentativi sono
falliti completamente.
Una volta divenuto chiaro che
Vladimir Putin sarebbe stato rieletto per un
terzo mandato, il Dipartimento di Stato USA ha iniziato la sua
campagna contro di lui.
Organizzato ed attrezzato
dall'ambasciatore USA
Michael McFaul a Mosca, il movimento di protesta guidato
da personaggi come Alexei Navalny
e Boris Nemtsov
come pure da ONG finanziate dagli USA come GOLOS
e dal Moscow Helsinki Group, il movimento essenzialmente ha cercato di
istigare una "rivoluzione colorata" in Russia utilizzando le
stesse tattiche che erano state di successo in Ucraina, Georgia
ed altrove. Comunque, è stato presto del tutto ovvio agli
osservatori politici in Russia ed intorno al mondo che questo
movimento non era niente di più che un superficiale tentativo di
destabilizzazione che non aveva nessuna trazione reale tra il
popolo russo.
A causa del fallimento di questo movimento di protesta
fabbricato, le tattiche di sovversione sono dovute cambiare. Gli
imperialisti hanno dovuto inserire nuove tattiche che
rianimerebbero ed espanderebbero il movimento di protesta o
ispirerebbero lo scalpore internazionale. E così arriviamo alla
controversia che circonda il gruppo punk femminista
Pussy Riot.
I media occidentali hanno tentato di
presentare come un modello il gruppo che si è
impegnato in atti osceni e dissoluti all'interno di una chiesa
russa, come crociati e martiri per la causa della libertà di
espressione. Naturalmente, questo tentativo assolutamente
trasparente e vuoto di risvegliare il sentimento anti-Putin,
come il movimento di protesta prima di esso, è sfrigolato e si è
impantanato. E così, poiché tutti i tentativi clandestino di
sovversione attraverso l'utilizzo del
“soft power” sono falliti, ora gli imperialisti
occidentali attivano le loro reti terroristiche nel Caucaso per
compiere con la forza quello che le loro reti di intelligence
non sono riuscite a compiere furtivamente: destabilizzare la
Russia.
Il calcolo geopolitico
Gli apparentemente infiniti tentativi di sovvertire il
governo di Putin sono delle operazioni progettate cinicamente il
cui obiettivo portante è di natura geopolitica. Per gli USA ed i
loro alleati,
partner e protetti, Putin rappresenta
un blocco che è difficile, se non impossibile,
da manovrare intorno. Come dimostrato chiaramente in Siria,
il presidente Putin è in grado di guidare con successo
l'opposizione agli Stati Uniti: un impero che tenta di imporre i
suoi progetti egemonici sulla regione. Utilizzando il diritto
internazionale, il principio della sovranità nazionale, la
contro-propaganda ed innumerevoli altre armi diplomatiche,
Putin, assieme ai suoi alleati in Cina, ha impedito la guerra
più ampia che gli Stati Uniti hanno cercato di fomentare.
Inoltre, Putin ha presentato un grande blocco stradale sul
sentiero della guerra all'Iran, un altro peccato mortale agli
occhi dei guerrafondai imperialisti occidentali.
I "crimini" di Putin non si fermano qui. E' riuscito con
successo ad asserire il diritto di sovranità nazionale sulle
risorse statali, imprigionando o altrimenti riducendo il potere
degli oligarchi che si sono arricchiti negli anni '90 a spese
del popolo russo. Ha stabilito con successo la legittimità di
istituzioni internazionali come l'Organizzazione per la
Cooperazione di Shanghai (SCO) e dei
BRICS
che si trovano al di fuori dell'influenza degli
Stati Uniti e hanno cominciato ad emergere come contrappeso alla
NATO e ad altre armi simili dell'imperialismo USA. Putin ha
inoltre guidato la rinascita economica della Russia e mantenuto
il suo dominio sul mercato dell'energia con condutture,
esplorazione ed una miriade di accordi con società
multinazionali.
Il filo comune che unisce i risultati menzionati sopra del
presidente Putin è la riluttanza ad essere sottomesso agli Stati
Uniti. Putin è diventato, agli occhi della classe dominante
imperialista occidentale, l'indisciplinato fratello minore a cui
deve essere insegnata una lezione con la forza. E perciò dei
russi innocenti devono pagare con la propria vita per
l'arroganza di questi imperialisti. Come è stato dimostrato
chiaramente in Siria,
Iran, Pakistan
ed in innumerevoli altri posti
intorno al mondo, il terrorismo rimane l'arma preferita
nell'arsenale della classe dominante in occidente. Gli attacchi
in Inguscezia e Dagestan sono semplicemente l'ultimo esempio di
questo. Sicuramente non saranno gli ultimi.