STOP IMPERIALISM

Analysis of the geopolitical headlines

 

I barbari alle porte: il terrorismo, gli USA e la sovversione della Russia

20 agosto 2012 di ericdraitser

di Eric Draitser

StopImperialism.com

 

Le sparatorie e le esplosioni in Inguscezia e Dagestan questa settimana hanno riacceso una brutale campagna di violenza e di terrorismo di vecchia data nella regione del Caucaso della Russia - una che ha visto più della sua quota di terrore che risale alla "ribellione" cecena degli anni '90. Comunque, nell'esaminare i recenti attacchi, diventa chiaro che vi sono degli interessi politici e geopolitici dietro le scene che operano attivamente per destabilizzare la Russia, con la violenza come loro arma più potente. Gli attacchi non sono semplicemente delle azioni terroristiche isolate, ma piuttosto degli eventi cinicamente orchestrati eseguiti da reti criminali ben connesse il cui obiettivo è di fomentare il conflitto e di attuare l'agenda delle istituzioni di intelligence USA nella loro sovversione della Russia.

Terroristi, propagandisti e manipolatori

La complessa rete di organizzazioni terroriste che opera sotto le bandiere del "separatismo" e dell'"indipendenza" per la regione del Caucaso è al centro della destabilizzazione delle Russia dagli ultimi due decenni. Entro ore dai mortali attacchi, il Kavkaz Center un'organizzazione nota per essere il portavoce della propaganda del capo terrorista Doku Umarov ha pubblicato un articolo che definiva gli attacchi come atti eroici e che si riferiva ai morti come dei "burattini dei russi". Sebbene ciò non sembri concordare con la missione dichiarata del Centro di "fornire la cronaca dei fatti...ed assistenza al lavoro giornalistico nel Caucaso", questo è, di fatto, proprio quello che ci si aspetta da un'organizzazione che è finanziata dal Dipartimento di Stato USA e dal Ministero degli Esteri della Finlandia.

Il Kavkaz Center ha una lunga pista di comportamento riconosciuto nel sostenere e legittimare azioni terroristiche per tutta la regione, razionalizzando le atrocità commesse nel nome della "resistenza". Infatti, il Kavkaz Center si impegna nella perpetua logica alla rovescia, riferendosi ai russi come "terroristi" ed ai terroristi come "eroi". Questo genere di propaganda alla Goebbels è il marchio dei progetti imperialisti occidentali; più recentemente nel conflitto in Siria, nel quale il Consiglio Nazionale Siriano, i media corporativi occidentali e via dicendo si riferiscono al terrorismo ed alla sovversione come "ribellione e combattere per la libertà". In aggiunta, è essenziale osservare che Emarat Kavkaz (l'organizzazione terrorista di Umarov, tradotto "Emirato del Caucaso") è stata elencata come organizzazione terrorista associata ad al Qaeda dalle Nazioni Unite. Il Kavkaz Center è stato descritto dallo stesso Umarov come "organo ufficiale d'informazione dell'Emarat Kavkaz". Questo, naturalmente, sorregge le pretese fatte ripetutamente da Mosca della connessione tra ceceni ed altri estremisti nella regione ed al Qaeda, una pretesa che, fino a di recente, il Kavkaz Center ha continuato a negare.

Nonostante il fatto che questi organi come il Kavkaz Center operino al servizio di terroristi che sostengono la causa della distruzione della Russia, la loro attività da sola non è completamente significativa se vista in un vuoto. Piuttosto, è l'associazione di questi tipi di individui ed organizzazioni con il Dipartimento di Stato USA e con i servizi segreti USA che li rende particolarmente insidiosi. Una simile entità che permette un'indagine minuziosa è l'American Committee for Peace in the Caucasus (ACPC), precedentemente noto come il Comitato Americano per la Pace in Cecenia. Come riferito da Right Web dell'Institute for Policy Studies, "L'APC è stato fondato nel 1999 dalla Freedom House, un'organizzazione neoconservatrice che ha operato strettamente con il governo USA, ricevendo fondi dal National Endowment for Democracy e da altre iniziative di democratizzazione degli USA". Questa relazione intima tra l'APC ed il Dipartimento di Stato USA non indica semplicemente una confluenza di interessi, ma piuttosto una relazione diretta nella quale il precedente è un organo dell'ultimo.

Il ruolo paternalistico delle istituzioni dell'intelligence USA nell'APC viene a maggior ragione reso evidente quando si esaminano alcuni dei membri più famosi dell'APC, compresi l'ex consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski, l'ex consigliere del Pentagono Richard Perle ed altri massimi neocon come William Kristol, Elliott Abrams, Kenneth Adelman e Robert Kagan – gli ultimi due essendo strettamente associati al circolo interno della campagna Romney. Ciò che diventa visibile persino in un'analisi frettolosa di questi personaggi è che, nonostante la preponderanza dei neoconservatori, i membri di vertice dell'APC sono estratti da entrambe gli establishment liberale e conservatore. Quindi, si può capire come l'APC rappresenti un consenso bipartitico all'interno della classe dominante imperialista - un consenso per l'aggressione alla Russia. Quello che dovrebbe essere anche più interessante per gli osservatori politici è che, data proprio la reale possibilità di una vittoria di Romney a novembre, la Russia potrebbe vedere uno scoppio del separatismo e della violenza sostenuto dichiaratamente o segretamente dall'APC e da una futura amministrazione Romney.

 L'APC ha preso il comando nel difendere la causa del separatismo e del terrorismo diretti verso la Russia, sia tacitamente che dichiaratamente. Dopo avere sostenuto la causa dell'ex ministro degli esteri ceceno Ilyas Akhmadov nella sua ricerca di asilo negli Stati Uniti - successivamente concesso assieme ad un generoso stipendio pagato dai contribuenti - il membro dell'APC Zbigniew Brzezinski è andato così lontano da scrivere la prefazione del libro di Akhmadov "La lotta cecena". L'alleanza tra personaggi politici come Akhmadov e capi terroristi nella regione dimostra in modo conclusivo la partnership tra le varie reti terroristiche e la classe dominante imperialista dell'occidente. Inoltre, dimostra che, assieme ad oligarchi come Boris Berezovsky e Roman Abramovich, gli USA ed il Regno Unito sono ancora i rifugi sicuri favoriti per i criminali che fuggono dalla giustizia russa.

Il contesto politico

Sebbene gli attacchi di questa settimana siano tragici, il loro reale significato è di natura politica. Vi è stata una prolungata campagna di destabilizzazione intrapresa dall'occidente, particolarmente dagli Stati Uniti, e mirata al presidente Putin che risale al dicembre scorso ed all'inizio del cosiddetto movimento di protesta. Il tentativo degli imperialisti occidentali è stato di isolare Putin, demonizzarlo ed erodere il suo appoggio all'interno del paese nella speranza di rovesciare il suo governo, rimuovendo quindi il maggiore ostacolo che hanno di fronte nell'attuare la loro agenda egemonica. Comunque, nonostante il sostegno finanziario, la demagogia politica e l'inondazione dei media, i tentativi sono falliti completamente.

Una volta divenuto chiaro che Vladimir Putin sarebbe stato rieletto per un terzo mandato, il Dipartimento di Stato USA ha iniziato la sua campagna contro di lui. Organizzato ed attrezzato dall'ambasciatore USA Michael McFaul a Mosca, il movimento di protesta guidato da personaggi come Alexei Navalny e Boris Nemtsov come pure da ONG finanziate dagli USA come GOLOS e dal Moscow Helsinki Group, il movimento essenzialmente ha cercato di istigare una "rivoluzione colorata" in Russia utilizzando le stesse tattiche che erano state di successo in Ucraina, Georgia ed altrove. Comunque, è stato presto del tutto ovvio agli osservatori politici in Russia ed intorno al mondo che questo movimento non era niente di più che un superficiale tentativo di destabilizzazione che non aveva nessuna trazione reale tra il popolo russo.

A causa del fallimento di questo movimento di protesta fabbricato, le tattiche di sovversione sono dovute cambiare. Gli imperialisti hanno dovuto inserire nuove tattiche che rianimerebbero ed espanderebbero il movimento di protesta o ispirerebbero lo scalpore internazionale. E così arriviamo alla controversia che circonda il gruppo punk femminista Pussy Riot. I media occidentali hanno tentato di presentare come un modello il gruppo che si è impegnato in atti osceni e dissoluti all'interno di una chiesa russa, come crociati e martiri per la causa della libertà di espressione. Naturalmente, questo tentativo assolutamente trasparente e vuoto di risvegliare il sentimento anti-Putin, come il movimento di protesta prima di esso, è sfrigolato e si è impantanato. E così, poiché tutti i tentativi clandestino di sovversione attraverso l'utilizzo del “soft power” sono falliti, ora gli imperialisti occidentali attivano le loro reti terroristiche nel Caucaso per compiere con la forza quello che le loro reti di intelligence non sono riuscite a compiere furtivamente: destabilizzare la Russia.

Il calcolo geopolitico

Gli apparentemente infiniti tentativi di sovvertire il governo di Putin sono delle operazioni progettate cinicamente il cui obiettivo portante è di natura geopolitica. Per gli USA ed i loro alleati, partner e protetti, Putin rappresenta un blocco che è difficile, se non impossibile, da manovrare intorno. Come dimostrato chiaramente in Siria, il presidente Putin è in grado di guidare con successo l'opposizione agli Stati Uniti: un impero che tenta di imporre i suoi progetti egemonici sulla regione. Utilizzando il diritto internazionale, il principio della sovranità nazionale, la contro-propaganda ed innumerevoli altre armi diplomatiche, Putin, assieme ai suoi alleati in Cina, ha impedito la guerra più ampia che gli Stati Uniti hanno cercato di fomentare. Inoltre, Putin ha presentato un grande blocco stradale sul sentiero della guerra all'Iran, un altro peccato mortale agli occhi dei guerrafondai imperialisti occidentali.

I "crimini" di Putin non si fermano qui. E' riuscito con successo ad asserire il diritto di sovranità nazionale sulle risorse statali, imprigionando o altrimenti riducendo il potere degli oligarchi che si sono arricchiti negli anni '90 a spese del popolo russo. Ha stabilito con successo la legittimità di istituzioni internazionali come l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e dei BRICS che si trovano al di fuori dell'influenza degli Stati Uniti e hanno cominciato ad emergere come contrappeso alla NATO e ad altre armi simili dell'imperialismo USA. Putin ha inoltre guidato la rinascita economica della Russia e mantenuto il suo dominio sul mercato dell'energia con condutture, esplorazione ed una miriade di accordi con società multinazionali.

Il filo comune che unisce i risultati menzionati sopra del presidente Putin è la riluttanza ad essere sottomesso agli Stati Uniti. Putin è diventato, agli occhi della classe dominante imperialista occidentale, l'indisciplinato fratello minore a cui deve essere insegnata una lezione con la forza. E perciò dei russi innocenti devono pagare con la propria vita per l'arroganza di questi imperialisti. Come è stato dimostrato chiaramente in Siria, Iran, Pakistan ed in innumerevoli altri posti intorno al mondo, il terrorismo rimane l'arma preferita nell'arsenale della classe dominante in occidente. Gli attacchi in Inguscezia e Dagestan sono semplicemente l'ultimo esempio di questo. Sicuramente non saranno gli ultimi.