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SIGNS OF THE TIMES

 

Strategia della tensione - Attentato alla maratona di Boston

Joe Quinn e Niall Bradley
Sott.net
Mar, 16 apr 2013 05:18 CDT

Gli attacchi terroristici indiscriminati sui civili sono tradizionalmente utilizzati dai governi autoritari per disseminare la paura nel tentativo di controllare la popolazione.

 

 

Il 'Lunedì della Maratona' non sarà mai più lo stesso per gli abitanti di Boston. La 117^ Maratona di Boston è terminata bruscamente quando due bombe sono esplose in rapida successione alle 2.50 pm EST vicino alla linea del traguardo in Boylston Street nel centro di Boston. Mentre andiamo in macchina, sono stati confermati tre morti, 17 sono feriti criticamente ed altri 176 sono stati curati per lesioni. Le bombe - intervallate all'incirca 500 yarde e 10 secondi distante - sono esplose sullo stesso lato della via, dove si erano concentrati molti spettatori per acclamare i corridori sulla linea del traguardo.

Arti che volano e strade inondate di sangue da quelle che erano effettivamente delle bombe anti-uomo, progettate per massimizzare il trauma, sono eventi quotidiani nei paesi occupati dalle forze armate USA, ma tali scene raccapriccianti usualmente non si vedevano nelle strade della 'patria'. Fino adesso.

Mentre si placa la violenta emozione iniziale per fare posto ad una narrativa ufficiale che senza dubbio spremerà da questa atroce azione ogni oncia di capitale politico, vogliamo richiamare l'attenzione su alcune delle discordanze che abbiamo finora notato.

Uno spettatore della maratona, Fred Milgram, parlando alla radio irlandese 'NewsTalk', ha dichiarato che stava parlando con un corridore della Maratona di Boston,Tim Hare, che ha visto esplodere un secchio della spazzatura. Milgram ha dichiarato che l'altra bomba era nel negozio Marathon Sports vicino alla linea del traguardo. Questo contraddice 'fonti anonime vicine all'indagine' (le ricordate?) che sostengono che l'esplosivo era contenuto in "pentole a pressione da 6 litri e nascosto in borsoni neri" lasciati sul marciapiede. Milgram ha anche dichiarato che il maratoneta Tim Hare ha affermato che vi era un giovane uomo che vagabondava in giro avvertendo per ore la gente che "stava per accadere qualcosa".

Un altro corridore della maratona di Boston, Mike Heiliger, ha raccontato al giornale Squamish Chief che una donna che reggeva diverse borse raccontava ai corridori che prendevano i loro pacchetti pre-gara sabato (13 aprile) nel centro di Boston che sarebbero morti se avessero partecipato all'evento.

"Sabato ero in centro e sapete, si vede questa gente sulla strada e si pensa si pensa sia soltanto un matto", ha raccontato lunedì al The Chief dal suo albergo di Boston. "E' stato un poco raccapricciante perché si può identificare chi siano i corridori e udirla dire a questo corridore due piedi lontano da me che 'Se domani corri morirai'".

Ma gli strani sincronismi non si fermano qui. In una storia del 12 aprile, Firehouse.com ha riportato che l'EMS (pronto soccorso) di Boston avrebbe schierato per la prima volta alla Maratona di Boston il 15 aprile un nuovo, standard, leggero congegno mobile. Il congegno è "inteso per l'utilizzo in situazioni con vittime in massa e che da al personale dell'EMS la capacità di trasportare dentro le folle e di valutare un paziente all'arrivo, documentare in tempo reale, trasmettere dati alle unità di trasporto prima che arrivino ed altre caratteristiche".

'Non preoccupatevi, è soltanto un'esercitazione di addestramento'

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Come abbiamo visto più volte, 'esercitazioni' che coincidono con 'attacchi terroristici' sono un tema costante negli attacchi più importanti che sono stati utilizzati per giustificare la 'guerra al terrore'. Dall'11 settembre agli attentati di Londra alle esercitazioni di tiratori attivi vicino alla Sandy Hook il dicembre scorso, le esercitazioni condotte da servizi di emergenza che cambiano all'improvviso dalla modalità 'esercitazione passiva' a quella 'attiva in tempo reale' si sono dimostrate segni rivelatori che lasciano enormi punti interrogativi sulla narrativa ufficiale degli eventi.

Ali Stevenson, allenatore dell'università Cross Country di Mobile, che era vicino alla linea del traguardo della maratona quando sono scoppiate le esplosioni, ha dichiarato di avere pensto fosse strano che vi fossero dei cani sniffa-esplosivi alle linee della partenza e del traguardo, come pure osservatori delle agenzie di polizia sui tetti degli edifici.

"Continuavano a fare annunci ai partecipanti - 'Non preoccupatevi, è soltanto un'esercitazione di addestramento'", ha raccontato alla CBS Local TV 15 News.

"Evidentemente, non credo stiano facendo soltanto un'esercitazione di addestramento", ha dichiarato Stevenson. "Sembrava come ci fosse qualche genere di minaccia, ma continuavano a raccontarci che era soltanto un'esercitazione... Penso che debbano avere avuto annunziato qualche genere di minaccia o di sospetto". Stevenson ha partecipato a molte maratone in grandi aree metropolitane, ma ha dichiarato che non aveva mai visto una simile elevata presenza della sicurezza ad una gara.

Questa è una possibilità: che la polizia locale fosse stata informata di una minaccia alla sicurezza il giorno della gara, abbia perlustrato la scena prima e durante la corsa come precauzione e abbia annunciato ai partecipanti che "è soltanto un'esercitazione di addestramento" per impedire il panico e rassicurare la gente. Ma da allora gli investigatori hanno dichiarato enfaticamente che non vi è stata nessuna informazione o avvertimento prima dell'attentato, lasciando intendere che l'esercitazione fosse stata realmente programmata anticipatamente.


Come lo SAPEVA?!

Osservando il flusso di pretese false ed ingannevoli disseminate da anonimi 'funzionari delle agenzie di polizia' nel seguito immediato del massacro della Sandy Hook - pretese che più tardi i veri investigatori ritrattarono - abbiamo congetturato che le esercitazioni sincronizzate con tali attacchi forniscono la copertura ideale per assicurare che le persone che operano con gli esecutori possano piazzati sulla scena per garantire che le 'giuste informazioni' raggiungano la stampa (e perciò la nazione) nel seguito immediato di un attentato. La maggior parte dei partecipanti all'esercitazione rispondono involontariamente ad inviti aperti per personale di emergenza di tutti i settori ed anche da giurisdizioni vicine, di partecipare a 'prove di tipo di miglioramento' ecc. Tutto quello che ci vuole sono uno o due (forse più?) operativi dell'intelligence che si mischino nell'opera di risposta all'emergenza nel seguito caotico; purché abbia abbigliamento appropriato, carte d'identità che indichino appartenenza ad una o all'altra agenzia governativa e controllo di sicurezza, proprio quasi chiunque può giustificare la sua presenza sulla scena - se più tardi interrogato - sulla base che doveva prendere parte all'esercitazione.

Ricordate il secondo uomo armato che indossava la mimetica nera e preso nel bosco vicino alla scuola Sandy Hook? E' stato arrestato, preso sotto custodia poi più tardi tranquillamente rilasciato con la spiegazione che era "un ufficiale di polizia della squadra tattica di un'altra città fuori servizio'.

E ricordate questo tipo dell'11/9? Il suo nome Mark Walsh. Mark è stato tirato da parte dal cronista di Fox News per trasmettere una dichiarazione immediatamente dopo che il secondo aereo si è schiantato nella torre sud del World Trade Center. Come riuscì a descrivere in dettaglio conciso uno scenario per il quale il National Institute for Standards and Technology (NIST) ci avrebbe messo quattro anni a costruire?

Naturalmente il NIST non è stato corretto, ma questa è tutta un'altra storia. Il punto è che per gli operativi dei servizi segreti è pratica comune essere piazzati sulla scena di un attacco false flag per determinare la narrativa ufficiale per i mass media.

E infatti, ci siamo imbattuti in un paio di esempi di questo all'attentato della Maratona di Boston. Questo è stato riportato nel Daily Mail del Regno Unito entro un'ora dall'esplosione delle bombe:

Una fonte che stava parlando con le autorità ha raccontato al MailOnline che in due esplosioni vi erano proiettili di fucile, che sono spruzzati su spettatori e corridori con un massiccio ammontare di frammenti, sebbene la dichiarazione non sia stata confermata dalle autorità.

Oggi, 16 aprile, gli investigatori sono stati in grado di determinare che le bombe erano impacchettate con cuscinetti a sfera per massimizzare la portata di ferite devastanti, ma come qualcuno poteva avere determinato questo fatto così poco dopo le esplosioni?

Qui c'è un altro zelante contendente per la disinformazione intenzionale, preso dallo stesso articolo:

La polizia ha raccontato al Boston Globe che sta ancora cercando dei 'congegni secondari' e implorando tutti quelli ancora nella zona di andare via immediatamente.

Infatti, un successivo rapporto ha 'confermato' che sono state trovate altre 7 bombe e che attorno alle 16,30 aveva avuto luogo una 'esplosione controllata' all'esterno della biblioteca JFK Library. E tuttavia oggi la Reuters cita dei funzionari che dichiarano che nell'area non è stati trovato nessun esplosivo addizionale, lasciando soltanto le due esplosioni fatali. Ma, ieri, durante una conferenza stampa due ore dopo le esplosioni, la polizia di Boston ha dichiarato che vi è stata una terza esplosione, , quella alla JFK Library di Boston. A gettare nella miscela altra confusione è  stato il rapporto iniziale di un incendio, "forse provocato da un congegno incendiario", alla biblioteca appena dieci minuti dopo che sono esplose le due bombe di Boylston Street.

C'è poco da meravigliarsi che oggi la Reuters abbia descritto la revisione ufficiale da 'bombe secondarie multiple' a soltanto due bombe come "uno sviluppo che poteva complicare il caso"! Sembrerebbe che 'complicare il caso' sia esattamente ciò che il flusso di rapporti falsi sia diretto a fare in seguito ad un evento traumatico di massa.

The following 'eyewitness' - interviewed within an hour of the explosions - also appears a little too confident and knowledgeable about the nature of the bombs, to the extent that even the news anchor feels obliged to state that no one really knew, at that point, what had happened.

Anche il seguente 'testimone' - intervistato entro un'ora dalle esplosioni - appare un poco troppo sicuro di se e bene informato sulla natura delle bombe, al grado che persino il presentatore del notiziario si sente di avere l'obbligo di dichiarare che, a quel punto, nessuno sapeva realmente cosa fosse accaduto.

La Maratona di Boston del 2013 Google+ FB Shareaveva per tema il ricordo delle vittime del massacro alla scuola elementare Sandy Hook di Newtown, Connecticut, il 14 dicembre 2012. Prima che iniziasse la gara sono stati osservati 26 secondi di silenzio. Essendo la corsa lunga 26,2 miglia, ogni miglio era dedicato a ciascuna delle vittime. I sopravvissuti e le loro famiglie guardavano dall'area VIP del palco degli spettatori alla linea del traguardo dove ieri è esplosa la prima bomba, incoraggiando un gruppo chiamato 'Newtown Strong' - i genitori di Newtown che partecipavano alla gara per raccogliere denaro per associazioni di beneficenza locali. Lo striscione che segnava il miglio finale portava una dedica a Newtown.

Mentre diverse persone sono state arrestate per essere interrogate, finora non è stata spinta nessuna accusa e nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità. Non vi è nessun ventenne autistico e solitario da incolpare. Ciò che invece abbiamo è questa connessione potentemente simbolica - e memento - all'atrocità della Sandy Hook. Il tempismo di questo attacco - il Giorno del Patriota, una festività civile che commemora l'anniversario delle prime battaglie della guerra rivoluzionaria americana e tradizionalmente osservato il terzo lunedì di ogni aprile - è inteso a ricordare alla gente che ha bisogno di capi forti per proteggerla da atti di terrorismo 'a caso'. Vi è anche il fatto che oggi, martedì 16 aprile, è il giorno dell'indipendenza nazionale israeliana.

Spesso il disgusto è la prima reazione al mero suggerimento che soltanto personaggi dell'autorità si preparano a beneficiare da attacchi terroristici. E con tutto ciò, nel mezzo del loro trauma, chiedono: "CHI POTREBBE FARE UNA COSA SIMILE"? Mentre non possiamo chiamare per nome, la storia ci dice che la fonte si trova sempre all'interno di "reti ramificate di cospirazioni patologiche reciproche miseramente collegate alla struttura sociale principale", come descritto da Lobaczewski in Political Ponerology.

Molti europei più anziani devono essere familiari con la 'Strategia della tensione' in Europa durante gli anni della 'Guerra Fredda'. La strategia della tensione adoperata da agenti dei governi USA ed europei, era una tattica che mirava a dividere, manipolare e controllare l'opinione pubblica utilizzando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed attacchi terroristici false flag.

La teoria cominciò con asserzioni che il governo degli Stati Uniti e la giunta militare greca del 1967-1974 sostenevano i gruppi terroristici di estrema destra in Italia e Turchia, dove il comunismo stava crescendo in popolarità, per spargere il panico tra la popolazione che avrebbe a sua volta domandato governi più forti e dittatoriali. Non vi è nessuna ragione per ritenere, o credere, che oggi i governi siano affatto meno interessati a controllare il popolo attraverso la paura ed il terrore.

 

Joe Quinn

Introdotto saggista nel web e scrittore di stampa, Joe scrive da otto anni vigorosi editoriali per Sott.net ed è l'autore dei The Sott Report Videos di Sott.net. I suoi articoli sono apparsi su molti siti di notizie alternativi ed è stato intervistato in diversi programmi radio su internet. I suoi articoli si possono trovare anche sul suo blog personale JoeQuinn.net


 

Niall Bradley

Niall Bradley è redattore e giornalista investigativo di SOTT.net dal 2009. E' anche redattore della pubblicazione in stampa di SOTT.net, la Dot Connector Magazine, ed è comparso come commentatore ospite su Press TV e programmi radio su internet. Gli articoli di Niall sono ripostati su altri siti di notizie alternativi e sul suo blog personale NiallBradley.net