Lenin’s Tomb

 

MERCOLEDì 8 DICEMBRE 2010

Spagna: un colpo di stato sociale

postato da lenin

Post dell'ospite Samuel (con traduzione di Jan)

 

Nella costituzione spagnola il ruolo dell'esercito è descritto dall'articolo 8: "per garantire la sovranità e l'indipendenza della Spagna, per difendere la sua integrità territoriale e l'ordine costituzionale". Ho sempre pensato che se l'esercito spagnolo doveva essere spiegato all'interno del paese, sarebbe stato per difendere la sacrosanta "unità territoriale" - in altre parole, la minaccia di secessione nazionalista. Ma, sorpresa, sorpresa, non altri che il governo socialista invoca questa legge proprio per la prima volta da quando è stata approvata, militarizzando lo spazio aereo e decretando lo "stato d'emergenza". Tutto ciò con il prezioso aiuto dei mass media, naturalmente.

E' necessario del contesto per comprendere ciò che è accaduto. Il giorno precedente, il governo aveva approvato un nuovo pacchetto di assestamento che includeva la privatizzazione parziale dell'organizzazione nazionale aeroportuale e della navigazione, Aena. Ha unito una nuova legge che eliminava i 426 euro di sussidi alla disoccupazione per i disoccupati a lungo termine. Per i controllori del traffico aereo, è stato emanato un decreto che ha annullato tutte le precedenti festività guadagnate, il permesso per malattia, il congedo per maternità e così via. Facendo questo, il governo ha violato le proprie norme, cioè le limitazioni alle ore lavorative dei controllori del traffico, stabilite da un precedente decreto. Inoltre, la scelta di pubblicare il decreto venerdì 4 dicembre non è stata innocente, dal momento che i seguenti lunedì e mercoledì sono feste civili e molti spagnoli si prendono un lungo fine settimana fuori. Dietro vi è una battaglia di volontà tra il ministro dei lavori pubblici José Blanco e i controllori del traffico, cui erano stati rifiutati aumenti di personale mentre aspettavano la completa privatizzazione. Non so se sperava che i controllori del traffico non avrebbero osato lasciare a piedi centinaia di migliaia di passeggeri e le loro famiglie oppure se quella era una strategia per provocare un incendio violento in modo che il primo vice promo ministro Rubalcaba potesse presentarsi come pompiere presidenziale.

Quale che sia la strategia dietro, il risultato è stato che il governo ha imposto la disciplina militare per abbattere una insubordinazione dei lavoratori. Il governo preferisce obbligare i controllori del traffico a tornare al lavoro, ma non scarta l'utilizzo di personale militare per controllare il traffico aereo. In Francia - dove quest'anno i controllori del traffico sono entrati in sciopero 4 volte, una a causa della riforma delle pensioni - hanno smesso di utilizzare i soldati come crumiri dopo l'incidente aereo del 5 marzo 1973, quando un DC-9 dell'Iberia proveniente da Palma di Maiorca a Nantes si è scontrato con un Convai 990 della Spantax proveniente da Madrid. L'inchiesta dimostrò che incidente è stato provocato dallo scadente addestramento dei militari che rimpiazzavano i controllori del traffico civili.

Mentre la crisi economica si aggrava e il capitale europeo passa all'offensiva, lo stato mostra i suoi veri colori, e Wikileaks non ha nulla a che fare con questo. Siamo testimoni di un processo profondamente antidemocratico che anche nelle sue raffigurazioni somiglia a un autentico colpo di stato sociale. La scorsa settimana abbiamo visto un'importante riunione di gabinetto con rappresentanti delle maggiori aziende, che ha avvisato di nuovi tagli e riforme (per esempio, del sistema delle pensioni). Oggi lo stato sovrano espone di suoi poteri eccezionali, violando le proprie leggi e gli accordi collettivi quando è necessario per mantenere l'ordine esistente e la fiducia dei creditori internazionali.

Dovremmo chiederci perché la decisione di un collettivo di abbandonare il posto di lavoro porti ad una simile esagerata reazione con forti substrati thatcheriani. Il contrasto con la reazione del governo allo sciopero generale del 29 settembre è evidente - un giorno, a proposito, nel quale i controllori del traffico hanno lavorato e garantito il "servizio minimo" (sic) al 100%. Saltano in mente diversi motivi: i controllori del traffico sono dei lavoratori con un'enorme responsabilità in un settore strategico; gli scioperanti hanno agito entro i margini dell'annullato diritto di sciopero e facendo così hanno messo in discussione le richieste del mercato. Questi sono i termini del Decreto Reale 1673/2010  che dichiara gli utilizzi dello stato d'emergenza: vuole garantire il diritto alla libera circolazione - un diritto che proprio lo stesso governo nega ai lavoratori immigrati o ai dimostranti transnazionali. Nelle metropoli produttive nessuna azione è più fastidiosa del blocco del flusso di merci, di denaro e di (alcune) persone, come gli studenti italiani hanno dimostrato alcuni giorni fa quando hanno bloccato l'autostrada di Bologna.

I controllori del traffico sono dei capri espiatori perfetti. Non sono dei ragazzacci, con enormi stipendi che usurpano il denaro dei contribuenti, come hanno dichiarato Aena e il ministro José Blanco? Ho perso il conto di tutti gli insulti che i controllori del traffico hanno dovuto subire da molti altri lavoratori. Anche quelli che criticano le misure eccezionali hanno sentito il bisogno di chiamarli "ignobili" e altre raffinatezze simili. Più morbida ma non meno offensiva è stata la reazione di Izquierda Unida, il partito comunista spagnolo. Ha considerato "un precedente grave e inaccettabile dichiarare lo stato d'emergenza per risolvere un conflitto sociale", ma ha sottolineato che "non è d'accordo con le richieste e i metodi utilizzati dai controllori del traffico". Salvador López Arnal, in uno strano articolo pubblicato su Rebelión, per questo motivo parla di uno "sciopero di destra" e si riferisce ai controllori del traffico come a "un movimento dei privilegiati", con nessun collegamento ai "sindacati con base di classe", che non aveva dato segni di "volere appartenere al movimento dei lavoratori iberici". "Non è necessario schierarsi", aggiunge. Un modo triste per sbarazzarsi del proverbiale sasso nella scarpa ideologica, che inoltre prende una posizione facile verso i difensori i difensori del governo del "populismo degli utenti".

Se iniziamo una demagogica "caccia alle streghe per i privilegiati" non finirà mai. Se non è a causa dello stipendio, è a causa del contratto permanente, dei benefici sociali o della nazionalità: dai funzionari che hanno l'impiego a vita garantito ai disoccupati che ancora ricevono il loro sussidio, passando per dirigenti, ingegneri, commessi viaggiatori o professori come López Arnal. Tutte queste posizioni riproducono all'interno e tra loro delle differenze di status, imposte, benefici e condizioni di lavoro, nessuna di loro statica. Tutti sono "privilegiati" rispetto a qualcun altro, con una vistosa eccezione: tutti sono soggetti al capitale. L'autorità neoliberista opera su questo continuo "attraversato da discontinuità, soglie, divisioni e segmenti che permettono alle tecnologie della sicurezza di governarlo nell'insieme" (M. Lazzarato). Lo fa da una parte individuando e dall'altra giustapponendo una serie di disuguaglianze l'una contro l'altra, manovrando le paure e le meschine ostilità che possono includere interventi della polizia intesi a prevenire la "radicalizzazione".

Quanto denaro questi controllori del traffico aereo possano guadagnare, sono noccioline paragonato a quello che guadagnano i 37 uomini d'affari che la scorsa settimana si sono incontrati con il governo. I controllori restano degli stipendiati, altamente qualificati e, si, sono veramente isolati dalle altre organizzazioni collettive e l'attività del loro sindacato effettivamente mette al centro la difesa di interessi corporativi - come così molti altri la cui vita ed esistenza sono sotto assedio. Condividono la stessa contraddizione tra lavoro salariato e rendita finanziaria che vive la maggioranza dei lavoratori, sebbene moltiplicata dal fattore x a causa della loro posizione sociale e delle particolarità della loro professione. Nonostante tutto, l'azione dei controllori del traffico è una risposta vigorosa contro la privatizzazione degli aeroporti e la regolamentazione unilaterale della giornata lavorativa - molto più così che uno sciopero generale. Quelli che accusano i controllori del traffico di mancanza di "coscienza di classe" non rifuggono dall'utilizzare argomenti come "che in tempi di crisi dobbiamo tutti opporci" oppure, nella migliore delle ipotesi, che dovremmo protestare ma in una forma tale che sia discreta.

In questo momento i controllori del traffico sono soggetti alla gerarchia militare, accompagnati dall'applauso o dalla silenziosa soddisfazione della maggioranza della gente. Questo governo che non ha mai, quando conveniente, esitato di optare per il populismo di destra mentre lo denunciava ipocritamente, ha annunciato azioni disciplinari e licenziamenti. Per il momento, abbiamo imparato diverse cose: dove possiamo danneggiarli, a che estensione andranno per fermarci e quanto dura può essere la solitudine.