Workers Action

a revolutionary socialist organization

 

SETTE MOTIVI PER I QUALI IL CAPITALISMO NON PUO' RICUPERARE MOLTO PRESTO

SHAMUS COOKE

6 DICEMBRE 2010

 

Come la recessione continua a macinare, i politici nei maggiori paesi industrializzati hanno lo stimolo a rendere pretese esagerate sulla presunta imminente ripresa economica. Alcuni affermano che la recessione è finita. Obama è nel gruppo che dichiara che siamo "sulla strada della ripresa", mentre altri paesi possono scorgere soltanto "all'orizzonte" la ripresa. Qui sotto vi sono sette importanti fenomeni sociali che indicano una più pessimistica prospettiva economica e politica.

1. Le banche centrali sono confuse. I soliti stratagemmi che le banche centrali USA ed europea utilizzano per evitare le recessioni sono da lungo esauriti. I tassi d'interesse non possono diventare più bassi. E poiché il denaro a buon mercato non stava funzionando, la stampatrice è stata alzata di una tacca, in quello che la Federal Reserve USA chiama alleggerimento quantitativo iniettare centinaia di miliardi di dollari nell'economia mondiale, intensificando una emergente guerra commerciale.

2. Guerra commerciale. Perché cresca l'economia globale, è necessaria la cooperazione globale. Ma in una grande recessione tutti i paesi si impegnano in una lotta dura per dominare i mercati esteri, di modo che le loro aziende possano esportare. Questi mercati vengono conquistati svalutando le valute (realizzato dagli USA con l'alleggerimento quantitativo), installando misure protezionistiche (in modo che le aziende di un paese abbiano il dominio monopolistico sui consumatori del paese), oppure con la guerra (una forma rischiosa ma altamente efficace di dominio del mercato).

3. Guerra militare. La guerra all'estero è un valido sintomo di decadenza economica. Il dominio dei mercati ogni pollice di loro diventa una questione di importanza di vita o di morte. Delle guerre sono state scatenate in Afghanistan, Iraq ed ora Pakistan. "Contenere" economie come la Cina e "aprire" economie come l'Iran e la Corea del Nord diventa ora più urgente durante una grande recessione, richiedendo la forza bruta e creando ulteriore instabilità globale in tutte le sfere della vita sociale.

4. L'economia degli USA in situazione di stallo. Il mercato di consumo più importante al mondo, gli USA sono un paese di consumatori quasi in bancarotta. Quasi trenta milioni di americani sono disoccupati o sottoccupati, mentre sono certe ulteriori perdite di posti di lavoro, a causa dei deficit di bilancio di quasi tutti gli stati. The New York Times spiega

Ora gli stati si preparano ad altri dolorosi tagli, altri licenziamenti, altri aumenti di tasse, altre battaglie con i sindacati dei dipendenti pubblici, altre richieste di salvataggio delle città. E nel lungo termine, mentre città e stati tentano di stare al passo con i loro debiti, la stessa natura del governo potrebbe cambiare poiché hanno meno denaro rimasto per pagare i servizi che hanno a lungo fornito.

5. Capitalismo di salvataggio. Prima erano le banche ed altre società che avevano bisogno di essere salvate e ora interi paesi. I paesi occidentali hanno salvato le loro banche cadendo in un massiccio debito nel quale stanno ora affogando. La Grecia e l'Irlanda sono state salvate, con gli occhi che si spostano su Portogallo, Spagna e Italia. L'intera Unione Europea viene messa in discussione mentre l'euro viene colpito nella baldoria dei salvataggi. Se la UE viene smantellata, le onde d'urto raggiungeranno rapidamente altre economie.

6. Ripercussioni dei salvataggi. Tutte i paesi occidentali compresi Stati Uniti e Gran Bretagna stanno lottando con il loro debito pubblico. I ricchi investitori in obbligazioni richiedono che questi paesi riducano drasticamente i loro deficit, mentre chiedono anche che i deficit vengano ridotti sulle spalle delle famiglie lavoratrici, invece che dei ricchi investitori. Questo sta distruggendo il tessuto sociale, mentre i lavoratori e i poveri vedono i loro programmi sociali sotto attacco. In Europa movimenti di massa erompono in Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia ecc. La stabilità sociale è un prerequisito per un'economia in ripresa, ma ovunque i politici corporativi chiedono molto di più di quanto i lavoratori siano disposti a dare.

7. Emerge l'estrema destra. Per trattare più brutalmente con i lavoratori, viene scatenata la destra radicale. In tempi normali questi bigotti fanatici urlano furiosamente ma nessuno ascolta. Ma in tempi di crisi economica viene dato loro infinito tempo di trasmissione in tutte le grandi organizzazioni di media. Il messaggio dell'estrema destra promuove tutto l'imputridimento non ancora sradicato dall'istruzione: razzismo, xenofobia, intolleranza religiosa, violenza e un nazionalismo retrogrado che teme tutte le cose "straniere". Queste credenze centrali dividono efficacemente i lavoratori di modo che una campagna concertata contro l'elite corporativa sia più difficile da intraprendere. Nel frattempo, vengono invece presi di mira i sindacati, i progressisti e le altre organizzazioni della classe lavoratrice.

I suddetti fenomeni non avvengono in un normale ciclo economico di crescita e crisi. Questi sintomi indicano una malattia maggiore nel sistema economico internazionale, una malattia che non può essere curata da dei politici che fanno giuramento di fedeltà al questo sistema in deterioramento ed alla facoltosa elite che ne beneficia. Per assicurarsi che il sistema economico venga cambiato, in modo che ne beneficino i lavoratori, è necessaria l'azione collettiva su vasta scala, basata su richieste che uniscano la maggior parte dei lavoratori: un massiccio programma per la creazione di posti di lavoro al spese di Wall Street, niente tagli alla Sicurezza Sociale e a Medicare, una moratoria sui sequestri delle abitazioni, approvazione della Employee Free Choice Act e così via. Con i sindacati alla guida che promuovano queste richieste, i lavoratori potranno lanciare una vera lotta.

Sull'autore

Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e giornalista per Workers Action. Può contattarsi a portland@workerscompass.org