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La caduta del Muro di Berlino, il crollo dell'Unione Sovietica e la
degenerazione capitalista della burocrazia cinese hanno portato
all'euforia di massa ed alla derisione del marxismo da parte di un mare
di esperti, intellettuali e politici imperialisti urlanti contro il
socialismo ed il comunismo. Quello che è molto peggio è quanto
rapidamente gli ex adulatori e discepoli di Mosca sono saltati su questo
carro del vincitore, giustificando i loro tradimenti, la loro ignoranza
ed il loro opportunismo capitolando a questo sistema sfruttatore ed
inumano. I capitalisti e gli imperialisti hanno cominciato ad
utilizzarli come strumento per spargere propaganda avvelenata contro
un'ideologia cui hanno proclamato di aderire e hanno "confessato" essere
errata ed un fallimento storico.
E' stato 'provato' che
Marx, Engels, Lenin
e
Trotsky si sono
sbagliati grossolanamente ed i loro errori
- e
non ne hanno compiuti molti
-
sono stati sventolati come crimini. Tutti i crimini,
gli errori e le tirannidi delle burocrazie staliniste in Russia ed
in Cina sono stati ammassati su
Lenin
e
Trotsky.
Il marxismo è stato dichiarato un'ideologia obsoleta e superflua ed è
stato proclamato che 'il socialismo aveva fallito' e che questa era la
'fine della storia'. E' stato scatenato un feroce assalto contro le
classi lavoratrici e l'economia del gocciolamento ed il capitalismo
neoliberista sono diventati il mantra non soltanto dei partiti di destra
ma delle cosiddette sinistre e dei leader dei partiti di massa
tradizionali. Questa ebbra euforia è stata di breve durata. L'apertura
dei mercati di Russia, Europa Orientale e di altri paesi del blocco
cosiddetto 'socialista' ha fornito un temporaneo respiro alla crescita
del capitalismo. L'apertura della Cina, ed in particolare la
disponibilità dei suoi lavoratori economici e qualificati agli avvoltoi
corporativi capitalisti per la burocrazia cinese rapidamente
arricchitasi, ha dato un getto ulteriore ai profitti per le corporation
imperialiste.
Dallo storico crollo del 1974 la crescita capitalista si è basata
su debito e credito. Questo ha svuotato il sistema dall'interno ed i
debiti hanno cominciato ad accumularsi portando al maggiore crollo
finanziario nella sua storia quando nel 2007-8 la bolla è scoppiata. I
paesi dell'OCSE dell'occidente non sono mai stati in grado di
riprendersi da esso. Fino ad oggi la ripresa è stata nervosa, debole,
fragile ed in gran parte basata su ulteriore debito
e spese dei consumatori. Le cosiddette economie emergenti di Brasile,
Russia, India, Cina e Sud Africa dal 2008 hanno visto precipitare
drammaticamente i loro tassi di crescita e non riescono a dare alcun
sollievo al capitalismo mondiale.
Nel periodo dopo la caduta del Muro di Berlino vi è stato un
incremento massiccio della disuguaglianza senza precedenti nella storia.
Ottantacinque persone soltanto possiedono e controllano più ricchezza
della metà della popolazione mondiale di questo pianeta. Vi è povertà su
scala biblica in grandi fasce dei territori del mondo e più persone sono
costrette nell'abisso di miseria, povertà e privazione come mai prima.
Nel periodo recente siamo stati testimoni di movimenti ed esplosioni e
non stanno in nessun modo svanendo nell'oblio. E' iniziato invece in un
paese dopo l'altro un inesorabile processo di flusso e riflusso
che incrocia le frontiere nazionali ed i continenti. Negli ultimi anni,
specialmente tra i giovani, vi è stato un rinnovato interesse ed
attrazione verso il marxismo. Alcuni anni fa, il Capitale di Marx è
stato uno dei libri più venduti alla fiera del libro di Francoforte, una
delle più grandi del mondo. Non è un caso che alla svolta del millennio
in svariati studi e sondaggi
- più
significativamente quello della BBC
-
Marx sia stato dichiarato la personalità più riverita del millennio
precedente.
Adesso un nuovo libro sulla presente disuguaglianza nel mondo da
parte di un economista francese,
Thomas Piketty,
intitolato "Il capitalismo nel ventunesimo secolo" è diventato un
bestseller da quando nel marzo di quest'anno è apparsa la sua traduzione
inglese. Ha acquistato fama rapidamente, non soltanto in Europa ma anche
nel bastione del capitalismo, gli USA. La sua edizione rilegata di
700 pagine è andata esaurita entro pochi giorni.
L'Economist,
la vecchia volpe capitalista, ha avuto questo commento nel suo ultimo
editoriale intitolato 'Il nuovo Marx'. "Quando nel 1867 è stato
pubblicato il primo volume di
“Das Kapital” di
Karl
Marx, ci
sono voluti cinque anni per vendere 1.000 copie nel suo originale in
tedesco. Non è stato tradotto in inglese per due decenni... Avendo
respinto per anni i divari tra abbienti e non abbienti come
un'ossessione europea, gli americani, feriti dagli eccessi di
Wall
Street,
stanno improvvisamente parlando di ricchi e redistribuzione. Di qui
l'attrazione di un libro che sostiene che la crescita della
concentrazione della ricchezza è intrinseca al capitalismo e che come
soluzione progressista raccomanda una tassa globale sulla ricchezza".
Tuttavia i tre volumi del
‘Das Kapital’ di
Marx non sono soltanto sulla disuguaglianza. Al contrario, spiegano
l'ascesa del capitalismo, il suo fondamentale modus operandi
centrale di sfruttamento, la strada per l'alienazione e la lotta di
classe che culmina nelle rivoluzioni socialiste come unica vi d'uscita
da questo sistema oppressivo e dissacrante. E' l'analisi scientifica
delle crisi nelle quali il capitalismo era destinato ad entrare assieme
alle cause ed alla meccanica delle sue depressioni ed espansioni. Marx
ha inoltre sviluppato la filosofia del materialismo dialettico che da
alla mente umana un metodo accurato di analisi, trarre delle conclusioni
e pianificare prospettive per il futuro. E' stato sulle pagine di
questo, l'opera magna di Marx, che aveva predetto la trasformazione del
capitalismo in imperialismo, essendo la ricchezza concentrata in sempre
più poche mani con la vasta maggioranza della razza umana gettata nella
depravazione e nella sofferenza ed alla fine i modelli della crescita
capitalista che avrebbero reso obsoleto lo stato nazione e superflue le
frontiere nazionali con enormi flussi di capitali incontrollabili. Il
libro di Piketty non è sotto ogni aspetto neanche lontanamente vicino
alla grande epica di
Das Kapital.
Lui stesso ammette che una tassa universale sulla ricchezza
'politicamente' non è possibile all'interno del sistema.
Le epiche opere di Marx sono più vere oggi di quanto lo fossero 150
anni fa. Tutte le 'nuove' teorie economiche hanno fallito miseramente.
Le assurde 'invenzioni' filosofiche come il 'postmodernismo' ecc. sono
delle povere imitazioni di dottrine superflue di un passato distante
completamente impotenti a spiegare eventi e processi storici che si
sbrogliano rapidamente. Al presente il potere titanico dei monopoli e
del capitale corporativo esercita una stretta alla gola totale sul
pianeta. Con accesso ad incredibili somme di denaro ed economie di
proporzioni gigantesche, con la capacità di manipolare i prezzi delle
merci e potere schiacciante per determinare le politiche dei governi,
sono loro i veri padroni del mondo. Anche i massimi economisti borghesi
come il premio nobel
Paul Krugman ora
sono irritati e pessimisti sul futuro del capitalismo. Le
critiche avvelenate di deliranti analisti borghesi di questo nuovo libro
sono in realtà dirette contro il marxismo. Ma questi attacchi
sconsiderati riflettono la loro paura di un'ideologia che da generazioni
dichiarano defunta. Tuttavia oggi vi è un numero crescente di economisti
lucidi che menzionano idee marxiste nella loro analisi e risoluzione
delle crisi. Nelle righe di apertura del 'Manifesto del Partito
Comunista', nel 1848
Marx
ed
Engels
scrissero che "Lo spettro del comunismo tormenta l'Europa". Adesso
nell'epoca attuale in rapido cambiamento lo 'spettro del marxismo' sta
cominciando a tormentare il mondo.
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