In Defence of
Marxism

 

 

Lo spettro del marxismo

Scritto da Lal Khan Giovedì, 29 maggio 2014

 

La caduta del Muro di Berlino, il crollo dell'Unione Sovietica e la degenerazione capitalista della burocrazia cinese hanno portato all'euforia di massa ed alla derisione del marxismo da parte di un mare di esperti, intellettuali e politici imperialisti urlanti contro il socialismo ed il comunismo. Quello che è molto peggio è quanto rapidamente gli ex adulatori e discepoli di Mosca sono saltati su questo carro del vincitore, giustificando i loro tradimenti, la loro ignoranza ed il loro opportunismo capitolando a questo sistema sfruttatore ed inumano. I capitalisti e gli imperialisti hanno cominciato ad utilizzarli come strumento per spargere propaganda avvelenata contro un'ideologia cui hanno proclamato di aderire e hanno "confessato" essere errata ed un fallimento storico.

E' stato 'provato' che Marx, Engels, Lenin e Trotsky si sono sbagliati grossolanamente ed i loro errori - e non ne hanno compiuti molti - sono stati sventolati come crimini. Tutti i crimini, gli errori e le tirannidi delle burocrazie staliniste in Russia ed in Cina sono stati ammassati su Lenin e Trotsky. Il marxismo è stato dichiarato un'ideologia obsoleta e superflua ed è stato proclamato che 'il socialismo aveva fallito' e che questa era la 'fine della storia'. E' stato scatenato un feroce assalto contro le classi lavoratrici e l'economia del gocciolamento ed il capitalismo neoliberista sono diventati il mantra non soltanto dei partiti di destra ma delle cosiddette sinistre e dei leader dei partiti di massa tradizionali. Questa ebbra euforia è stata di breve durata. L'apertura dei mercati di Russia, Europa Orientale e di altri paesi del blocco cosiddetto 'socialista' ha fornito un temporaneo respiro alla crescita del capitalismo. L'apertura della Cina, ed in particolare la disponibilità dei suoi lavoratori economici e qualificati agli avvoltoi corporativi capitalisti per la burocrazia cinese rapidamente arricchitasi, ha dato un getto ulteriore ai profitti per le corporation imperialiste.

Dallo storico crollo del 1974 la crescita capitalista si è basata su debito e credito. Questo ha svuotato il sistema dall'interno ed i debiti hanno cominciato ad accumularsi portando al maggiore crollo finanziario nella sua storia quando nel 2007-8 la bolla è scoppiata. I paesi dell'OCSE dell'occidente non sono mai stati in grado di riprendersi da esso. Fino ad oggi la ripresa è stata nervosa, debole, fragile ed in gran parte basata su ulteriore debito  e spese dei consumatori. Le cosiddette economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa dal 2008 hanno visto precipitare drammaticamente i loro tassi di crescita e non riescono a dare alcun sollievo al capitalismo mondiale.

Nel periodo dopo la caduta del Muro di Berlino vi è stato un incremento massiccio della disuguaglianza senza precedenti nella storia. Ottantacinque persone soltanto possiedono e controllano più ricchezza della metà della popolazione mondiale di questo pianeta. Vi è povertà su scala biblica in grandi fasce dei territori del mondo e più persone sono costrette nell'abisso di miseria, povertà e privazione come mai prima. Nel periodo recente siamo stati testimoni di movimenti ed esplosioni e non stanno in nessun modo svanendo nell'oblio. E' iniziato invece in un paese dopo l'altro  un inesorabile processo di flusso e riflusso che incrocia le frontiere nazionali ed i continenti. Negli ultimi anni, specialmente tra i giovani, vi è stato un rinnovato interesse ed attrazione verso il marxismo. Alcuni anni fa, il Capitale di Marx è stato uno dei libri più venduti alla fiera del libro di Francoforte, una delle più grandi del mondo. Non è un caso che alla svolta del millennio in svariati studi e sondaggi - più significativamente quello della BBC - Marx sia stato dichiarato la personalità più riverita del millennio precedente.

Adesso un nuovo libro sulla presente disuguaglianza nel mondo da parte di un economista francese, Thomas Piketty, intitolato "Il capitalismo nel ventunesimo secolo" è diventato un bestseller da quando nel marzo di quest'anno è apparsa la sua traduzione inglese. Ha acquistato fama rapidamente, non soltanto in Europa ma anche nel bastione del capitalismo, gli USA.  La sua edizione rilegata di 700 pagine è andata esaurita entro pochi giorni. L'Economist, la vecchia volpe capitalista, ha avuto questo commento nel suo ultimo editoriale intitolato 'Il nuovo Marx'. "Quando nel 1867 è stato pubblicato il primo volume di “Das Kapital” di Karl Marx, ci sono voluti cinque anni per vendere 1.000 copie nel suo originale in tedesco. Non è stato tradotto in inglese per due decenni... Avendo respinto per anni i divari tra abbienti e non abbienti come un'ossessione europea, gli americani, feriti dagli eccessi di Wall Street, stanno improvvisamente parlando di ricchi e redistribuzione. Di qui l'attrazione di un libro che sostiene che la crescita della concentrazione della ricchezza è intrinseca al capitalismo e che come soluzione progressista raccomanda una tassa globale sulla ricchezza".

Tuttavia i tre volumi del  ‘Das Kapital’ di Marx non sono soltanto sulla disuguaglianza. Al contrario, spiegano l'ascesa del capitalismo, il suo fondamentale modus operandi centrale di sfruttamento, la strada per l'alienazione e la lotta di classe che culmina nelle rivoluzioni socialiste come unica vi d'uscita da questo sistema oppressivo e dissacrante. E' l'analisi scientifica delle crisi nelle quali il capitalismo era destinato ad entrare assieme alle cause ed alla meccanica delle sue depressioni ed espansioni. Marx ha inoltre sviluppato la filosofia del materialismo dialettico che da alla mente umana un metodo accurato di analisi, trarre delle conclusioni e pianificare prospettive per il futuro. E' stato sulle pagine di questo, l'opera magna di Marx, che aveva predetto la trasformazione del capitalismo in imperialismo, essendo la ricchezza concentrata in sempre più poche mani con la vasta maggioranza della razza umana gettata nella depravazione e nella sofferenza ed alla fine i modelli della crescita capitalista che avrebbero reso obsoleto lo stato nazione e superflue le frontiere nazionali con enormi flussi di capitali incontrollabili. Il libro di Piketty non è sotto ogni aspetto neanche lontanamente vicino alla grande epica di Das Kapital. Lui stesso ammette che una tassa universale sulla ricchezza 'politicamente' non è possibile all'interno del sistema.

Le epiche opere di Marx sono più vere oggi di quanto lo fossero 150 anni fa. Tutte le 'nuove' teorie economiche hanno fallito miseramente. Le assurde 'invenzioni' filosofiche come il 'postmodernismo' ecc. sono delle povere imitazioni di dottrine superflue di un passato distante completamente impotenti a spiegare eventi e processi storici che si sbrogliano rapidamente. Al presente il potere titanico dei monopoli e del capitale corporativo esercita una stretta alla gola totale sul pianeta. Con accesso ad incredibili somme di denaro ed economie di proporzioni gigantesche, con la capacità di manipolare i prezzi delle merci e potere schiacciante per determinare le politiche dei governi, sono loro i veri padroni del mondo. Anche i massimi economisti borghesi come il premio nobel Paul Krugman ora sono irritati e pessimisti sul futuro del capitalismo. Le critiche avvelenate di deliranti analisti borghesi di questo nuovo libro sono in realtà dirette contro il marxismo. Ma questi attacchi sconsiderati riflettono la loro paura di un'ideologia che da generazioni dichiarano defunta. Tuttavia oggi vi è un numero crescente di economisti lucidi che menzionano idee marxiste nella loro analisi e risoluzione delle crisi. Nelle righe di apertura del 'Manifesto del Partito Comunista', nel 1848 Marx ed Engels scrissero che "Lo spettro del comunismo tormenta l'Europa". Adesso nell'epoca attuale in rapido cambiamento lo 'spettro del marxismo' sta cominciando a tormentare il mondo.