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La lotta per i profitti sta di nuovo portando alla sovrapproduzione
ed alla spinta a prestiti ad alto interesse, questa volta nell'industria
automobilistica. I capitalisti sono preoccupati ma continuano a farlo.
Per i padroni òa ripresa nelle vendite di automobili è l'unico
punto relativamente luminoso dell'economia capitalista. Ma questo "punto
luminoso" sta per divenire più oscuro. Mentre la ripresa è stata avviata
chiudendo stabilimenti automobilistici, tagliando i salari della metà ed
automatizzando, ora viene spinta sempre più da prestiti auto subprime.
Le scorte stanno incrementando. Società di mutui,
hedge fund e banchieri stanno vendendo mutui garantiti da
subprime nella maniera in cui lo fecero
prima della crisi economica del
2000-2008.
E la classe lavoratrice, particolarmente nell'industria dell'auto
ed in quelle collegate
— non soltanto negli USA, ma in Messico, in Canada ed
altrove
— dovrebbe
fare attenzione a questo e prepararsi per futuri tentativi di
spostare turni e chiudere aspetti della produzione.
Business Week
già l'autunno scorso ha avvertito che "mentre si
avvicina il quinto anniversario della politica della
Federal Reserve di mantenere vicini allo zero i tassi d'interesse, il
mercato dei mutui subprime sta diventando ancora spumeggiante, questa
volta nelle imprese dell'automobile invece che dell'edilizia". (27 novembre 2013)
Mentre le vendite di auto salivano, nella prima metà dello scorso
anno i mutui subprime contavano per più del 27% dei prestiti sui veicoli
nuovi. La rivista osservava che questa era "la proporzione maggiore da
quando nel 2007
Experian Automotive ha iniziato a
monitorare i dati". I
mutui subprime vengono confezionati in obbligazioni e venduti sul
mercato ad investitori affamati di profitti.
Per il terzo trimestre del 2013, le vendite di titoli garantiti da
subprime erano salite a $17,5 miliardi, più del doppio dell'ammontare
venduto nello stesso periodo del 2010 e soltanto $3 miliardi sotto il
picco di $20 miliardi del 2005. "Forse più di ogni altro fattore,
facilitare il credito è stata la chiave alla ripresa automobilistica
USA", ha scritto
in ottobre agli investitori in
una nota
Adam Jonas
di Morgan Stanley.
Equifax Inc.
ha riportato 6,6 milioni che dall'aprile scorso avevano
fatto mutui subprime per l'automobile ed il numero sta aumentando. Allo
stesso tempo, dati di tribunale hanno mostrato un numero crescente di
inadempienze e di richieste di bancarotta personale.
(Reuters, 3 aprile 2013)
I capitalisti sanno che la maggior parte dei lavoratori ha bisogno
dell'automobile per andare al lavoro, andare a fare compere e visitare
gli amici ed i parenti. Così i finanzieri possono chiedere da 10 al 20%
di interessi usurari. L'industria si attende già il 25% di inadempienze
e recuperi.
La gara per la quota di mercato
— ed alla sovrapproduzione
Per la fine del 2013, all'incirca 3,45 milioni di auto invendute
restavano nelle concessionarie di automobili e camion. Ciascuno di
questi veicoli viene contato come una vendita da parte delle società
automobilistiche. Ed i concessionari sono sotto pressione per soddisfare
le quote stabilite dai baroni dell'auto.
I prestiti subprime stanno alimentando la sovrapproduzione nella
gara per la quota di mercato da parte delle società automobilistiche. "I
concessionari USA hanno circa $100 miliardi di valore di auto e camion
invenduti che rimangono nei loro stabilimenti", secondo
Mike Jackson,
amministratore delegato
di AutoNation,
che possiede la maggiore catena di concessionarie negli USA.
(Automotive News, 4 febbraio)
Jackson stava suonando cautamente l'allarme della
sovrapproduzione. Ha affermato che i livelli delle giacenze ai parchi
auto erano da 90 a 120 giorni di fornitura.
Il modello sano, secondo l'industria, è di circa 60 giorni.
Ciascuna dei Tre Grandi fabbricanti di auto di Detroit hanno ben più di
una fornitura di 100 giorni.
"Tutti hanno obiettivi molto abbondanti. Se si sommano gli
obiettivi di tutti, dovremmo vendere più di 18 milioni di veicoli, ma
questo non è il caso", ha dichiarato
Joe Langley,
analista della produzione di
IHS Automotive. Nel 2013 l'industria ha venduto 15,6
milioni di veicoli e conta su un miglioramento dell'economia per
spingere più in alto le vendite.
"Il problema è che le regole delle passate riprese
— nelle quali occupazione e reddito tornano a rombare
assieme alle vendite di automobili
— non si applicano a questa economia a bassa crescita",
ha affermato un consulente dell'auto del Michigan. "E' un mondo nuovo.
Siamo nella posizione senza precedenti di trovarci cinque anni dopo una
ripresa ed ancora un milione di posti di lavoro al di sotto di dove
eravamo all'ultimo picco. E c'è bisogno di un posto di lavoro per
acquistare un'automobile". (AN, 4 febbraio)
Possono essere sul punto di una generale sovrapproduzione, ma,
nell'irresistibile lotta per i mercati, ciascun capitalista
nell'industria sta programmando per l'espansione. Alla fiera
dell'automobile di Detroit in gennaio,
Volkswagen, Honda, Mazda
e Nissan hanno annunciato piani per
espandere la produzione in Nord America.
Toyota, Ford
e GM hanno annunciato piani per espandere la
produzione entro la capacità esistente.
Il capitale finanziario rivisita la Grande Recessione
Quindi i fabbricanti di auto sospingono sempre più veicoli nei
parchi delle concessionarie. Mentre le giacenze aumentano compare la
sovrapproduzione. La pressione a vendere diventa insopportabile. I
concessionari vanno in cerca di gruppi di prestiti subprime per
incrementare le loro vendite. Le banche e gli
hedge fund vanno in cerca dei rivenditori di subprime per vendere
obbligazioni e
guadagnare una fortuna
— fino a che l'intera cosa crolla.
Allora le imprese chiudono o tagliano ed i lavoratori vengono
gettati in strada, perdono la casa, l'automobile, i risparmi ed i loro
beni, costretti ad entrare nel già massiccio esercito dei disoccupati.
Guardate dietro
rivenditori di subprime come
Exeter ed altri e troverete finanziamenti di
Wells Fargo, Capital One, GM Capital, Goldman Sachs,
Deutsche Bank, Citigroup, Blackstone, Ally Financial
e di
una vasta moltitudine di altri parassiti finanziari che sono dietro
la crisi dei mutui subprime che ha precipitato il tuffo economico del
2007-2008.
I padroni ed i banchieri fanno quello che il capitale deve fare.
Cercano il massimo tasso di profitto.
Nelle circostanze attuali di automazione, robot, software che distrugge
posti di lavoro, bassi salari e disoccupazione di massa, la maniera più
veloce e più sicura di ottenere il massimo tasso di profitto è
attraverso predare sui lavoratori
— imbeccando loro prestiti a basso prezzo che sono
destinati a finire nel default e nella crisi, tutto nell'illusoria
ricerca di superare la pressione della sovrapproduzione.
Ma sono anche costretti a creare una classe diseredata di
lavoratori e di gente oppressa che sono destinati a ribellarsi, in
massa, contro questo sconsiderato ed intollerabile sistema di
sfruttamento capitalista.
Fred Goldstein
è l'autore di “Low-Wage Capitalism”
e di “Capitalism at a Dead End”, che è stato tradotto in spagnolo come “El capitalismo en un callejón sin salida”.
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