WORKERS WORLD

 

 

I mutui subprime spingono la ripresa dell'auto

di Fred Goldstein il 12 febbraio 2014

 

La lotta per i profitti sta di nuovo portando alla sovrapproduzione ed alla spinta a prestiti ad alto interesse, questa volta nell'industria automobilistica. I capitalisti sono preoccupati ma continuano a farlo.

Per i padroni òa ripresa nelle vendite di automobili è l'unico punto relativamente luminoso dell'economia capitalista. Ma questo "punto luminoso" sta per divenire più oscuro. Mentre la ripresa è stata avviata chiudendo stabilimenti automobilistici, tagliando i salari della metà ed automatizzando, ora viene spinta sempre più da prestiti auto subprime.

Le scorte stanno incrementando. Società di mutui, hedge fund e banchieri stanno vendendo mutui garantiti da subprime nella maniera in cui lo fecero prima della crisi economica del 2000-2008.

E la classe lavoratrice, particolarmente nell'industria dell'auto ed in quelle collegate non soltanto negli USA, ma in Messico, in Canada ed altrove dovrebbe fare attenzione a questo e prepararsi per futuri tentativi di spostare turni e chiudere aspetti della produzione.

Business Week già l'autunno scorso ha avvertito che "mentre si avvicina il quinto anniversario della politica della Federal Reserve di mantenere vicini allo zero i tassi d'interesse, il mercato dei mutui subprime sta diventando ancora spumeggiante, questa volta nelle imprese dell'automobile invece che dell'edilizia". (27 novembre 2013)

Mentre le vendite di auto salivano, nella prima metà dello scorso anno i mutui subprime contavano per più del 27% dei prestiti sui veicoli nuovi. La rivista osservava che questa era "la proporzione maggiore da quando nel 2007 Experian Automotive ha iniziato a monitorare i dati". I mutui subprime vengono confezionati in obbligazioni e venduti sul mercato ad investitori affamati di profitti.

Per il terzo trimestre del 2013, le vendite di titoli garantiti da subprime erano salite a $17,5 miliardi, più del doppio dell'ammontare venduto nello stesso periodo del 2010 e soltanto $3 miliardi sotto il picco di $20 miliardi del 2005. "Forse più di ogni altro fattore, facilitare il credito è stata la chiave alla ripresa automobilistica USA", ha scritto in ottobre agli investitori in una nota Adam Jonas di Morgan Stanley.

Equifax Inc. ha riportato 6,6 milioni che dall'aprile scorso avevano fatto mutui subprime per l'automobile ed il numero sta aumentando. Allo stesso tempo, dati di tribunale hanno mostrato un numero crescente di inadempienze e di richieste di bancarotta personale. (Reuters, 3 aprile 2013)

I capitalisti sanno che la maggior parte dei lavoratori ha bisogno dell'automobile per andare al lavoro, andare a fare compere e visitare gli amici ed i parenti. Così i finanzieri possono chiedere da 10 al 20% di interessi usurari. L'industria si attende già il 25% di inadempienze e recuperi.

La gara per la quota di mercato ed alla sovrapproduzione

Per la fine del 2013, all'incirca 3,45 milioni di auto invendute restavano nelle concessionarie di automobili e camion. Ciascuno di questi veicoli viene contato come una vendita da parte delle società automobilistiche. Ed i concessionari sono sotto pressione per soddisfare le quote stabilite dai baroni dell'auto.

I prestiti subprime stanno alimentando la sovrapproduzione nella gara per la quota di mercato da parte delle società automobilistiche. "I concessionari USA hanno circa $100 miliardi di valore di auto e camion invenduti che rimangono nei loro stabilimenti", secondo Mike Jackson, amministratore delegato di AutoNation, che possiede la maggiore catena di concessionarie negli USA. (Automotive News, 4 febbraio)

Jackson stava suonando cautamente l'allarme della sovrapproduzione. Ha affermato che i livelli delle giacenze ai parchi auto erano da 90 a 120 giorni di fornitura. Il modello sano, secondo l'industria, è di circa 60 giorni. Ciascuna dei Tre Grandi fabbricanti di auto di Detroit hanno ben più di una fornitura di 100 giorni.

"Tutti hanno obiettivi molto abbondanti. Se si sommano gli obiettivi di tutti, dovremmo vendere più di 18 milioni di veicoli, ma questo non è il caso", ha dichiarato Joe Langley, analista della produzione di IHS Automotive. Nel 2013 l'industria ha venduto 15,6 milioni di veicoli e conta su un miglioramento dell'economia per spingere più in alto le vendite.

"Il problema è che le regole delle passate riprese nelle quali occupazione e reddito tornano a rombare assieme alle vendite di automobili non si applicano a questa economia a bassa crescita", ha affermato un consulente dell'auto del Michigan. "E' un mondo nuovo. Siamo nella posizione senza precedenti di trovarci cinque anni dopo una ripresa ed ancora un milione di posti di lavoro al di sotto di dove eravamo all'ultimo picco. E c'è bisogno di un posto di lavoro per acquistare un'automobile". (AN, 4 febbraio)

Possono essere sul punto di una generale sovrapproduzione, ma, nell'irresistibile lotta per i mercati, ciascun capitalista nell'industria sta programmando per l'espansione. Alla fiera dell'automobile di Detroit in gennaio, Volkswagen, Honda, Mazda e Nissan hanno annunciato piani per espandere la produzione in Nord America. Toyota, Ford e GM hanno annunciato piani per espandere la produzione entro la capacità esistente.

Il capitale finanziario rivisita la Grande Recessione

Quindi i fabbricanti di auto sospingono sempre più veicoli nei parchi delle concessionarie. Mentre le giacenze aumentano compare la sovrapproduzione. La pressione a vendere diventa insopportabile. I concessionari vanno in cerca di gruppi di prestiti subprime per incrementare le loro vendite. Le banche e gli hedge fund vanno in cerca dei rivenditori di subprime per vendere obbligazioni e guadagnare una fortuna fino a che l'intera cosa crolla.

Allora le imprese chiudono o tagliano ed i lavoratori vengono gettati in strada, perdono la casa, l'automobile, i risparmi ed i loro beni, costretti ad entrare nel già massiccio esercito dei disoccupati.

Guardate dietro rivenditori di subprime come Exeter ed altri e troverete finanziamenti di Wells Fargo, Capital One, GM Capital, Goldman Sachs, Deutsche Bank, Citigroup, Blackstone, Ally Financial e di una vasta moltitudine di altri parassiti finanziari che sono dietro la crisi dei mutui subprime che ha precipitato il tuffo economico del 2007-2008.

I padroni ed i banchieri fanno quello che il capitale deve fare. Cercano il massimo tasso di profitto.

Nelle circostanze attuali di automazione, robot, software che distrugge posti di lavoro, bassi salari e disoccupazione di massa, la maniera più veloce e più sicura di ottenere il massimo tasso di profitto è attraverso predare sui lavoratori imbeccando loro prestiti a basso prezzo che sono destinati a finire nel default e nella crisi, tutto nell'illusoria ricerca di superare la pressione della sovrapproduzione.

Ma sono anche costretti a creare una classe diseredata di lavoratori e di gente oppressa che sono destinati a ribellarsi, in massa, contro questo sconsiderato ed intollerabile sistema di sfruttamento capitalista.

Fred Goldstein è l'autore di “Low-Wage Capitalism” e di “Capitalism at a Dead End”, che è stato tradotto in spagnolo come “El capitalismo en un callejón sin salida”.