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Il salvataggio spagnolo e lo spettro degli anni '30

11 giugno 2012

 

L'annuncio che la Spagna riceverà un salvataggio da €100 miliardi dalla Struttura di Stabilità Finanziaria Europea segna un'ulteriore intensificazione della crisi del capitalismo. Proprio il fatto che quattro anni dopo il crollo di Lehman Brothers e due anni dopo il primo salvataggio della Grecia sia divenuto necessario salvare una delle economie centrali d'Europa smentisce tutte le pretese della vitalità del capitalismo.

Le condizioni secondo cui il salvataggio è stato organizzato chiariscono il suo carattere improvvisato e disperato. L'annuncio è arrivato dopo l'esercizio di intense pressioni da parte delle grandi potenze particolarmente Stati Uniti, Gran Bretagna e Franciae della Germania, che aveva resistito all'ulteriore stampa di denaro per sorreggere il sistema bancario in sgretolamento in Europa. L'attività febbrile per concludere l'accordo prima delle elezioni greche di domenica prossima ha riflesso i timori all'interno della borghesia internazionale di un voto massiccio contro l'austerità seguito da una reazione a catena di corsa agli sportelli in Spagna, Italia ed in altri paesi europei e di una crisi finanziaria maggiore di quella del settembre 2008.

Nessuno dovrebbe prendere per oro colato le pretese che il salvataggio arriva senza condizioni. A differenza delle infusioni di soldi per Grecia, Irlanda e Portogallo, i banchieri che dominano l'Unione Europea nascondono al pubblico dei nuovi attacchi alla classe lavoratrice alla quale richiedono di pagare i prestiti.

La Spagna si è già impegnata a €27 miliardi di misure di austerità nel 2012 e ad un ammontare simile il prossimo anno. Questi tagli hanno contribuito alla creazione di condizioni simili alla depressione in Spagna, dove il tasso ufficiale di disoccupazione è del 25% e la disoccupazione giovanile è più del 50%.

La prospettiva di un'uscita della Grecia dalla zona euro combinata con la crisi bancaria che si aggrava in Europa ed i segni di un rallentamento globale hanno evocato un numero crescente di commentari sui media mainstream che avvertono di un ritorno alle condizioni degli anni '30. Economisti ed editorialisti osservano con allarme crescente la mancanza di qualsiasi accordo tra le grandi potenze e di una generale atmosfera di perplessità e di paralisi.

Il fatto che simili presagi vengano espressi pubblicamente testimonia dello stadio avanzato della crisi mondiale. In un articolo pubblicato la scorsa settimana intitolato "Il panico è diventato fin troppo razionale", il commentatore economico del Financial Times Martin Wolf ha scritto che l'occidente è già in una "depressione contenuta".

"Prima d'ora", ha sostenuto, "non avevo mai compreso come potessero accadere gli anni '30. Ora lo so. Tutto quello di cui c'è bisogno sono delle economie fragili, un rigido regime monetario, un intenso dibattito su ciò che deve essere fatto, l'opinione assai diffusa che la sofferenza sia buona, dei politici miopi e l'incapacità di cooperare ed il trascurare rimanere davanti agli eventi".

In un pezzo successivo, scritto in risposta ad un funzionario di primo piano del ministero delle finanze tedesco che respingeva "misure a breve termine" e la creazione di eurobond, Wolf ha avvertito: "Viene spesso dimenticato, non meno in Germania, che l'ascesa al potere di Adolf Hitler è stata preceduta non da una grande inflazione, che avvenne un decennio prima, ma dalla grande depressione e dall'austerità di Heinrich Brüning in risposta".

Lungo linee simili, lo storico Niall Ferguson e l'economista Nouriel Roubini hanno pubblicato un commentario congiunto sul Financial Times di sabato sotto il titolo "Berlino sta ignorando le lezioni degli anni '30". Hanno scritto: "Fissati sulla non minaccia di inflazione, i tedeschi di oggi sembrano attribuire più importanza al 1923 (l'anno dell'iperinflazione) che al 1933 (l'anno in cui morì la democrazia). Farebbero bene a ricordare come la crisi bancaria europea due anni prima del 1933 contribuì direttamente all'abbattimento della democrazia non soltanto nel loro paese ma proprio attraverso il continente europeo".

Due anni fa, Jean-Claude Trichet, allora presidente della Banca Centrale Europea, avvisò che l'Europa stava "affrontando la situazione più difficile dalla Seconda Guerra Mondialeforse anche dalla Prima Guerra Mondiale". Allora, la nozione che la Grecia potesse lasciare la zona euro e che la valuta comune potesse disfarsi veniva universalmente dichiarata "impensabile". Ora la crisi si è diffusa dalla cosiddetta "periferia" al centro dell'Europa.

Se i commentatori più importanti della borghesia ora avvertono pubblicamente della depressione globale ed invocano lo spettro di Adolf Hitler, cosa viene detto in privato?

Negli anni '30 il crollo del capitalismo portò con se il fascismo ed una seconda guerra mondiale che costò la vita di 70 milioni di persone. Questi orrori avvennero perché le lotte rivoluzionarie della classe lavoratrice che erano state generate dalla crisi del capitalismo furono tradite dallo stalinismo e dalla socialdemocrazia.

Nel programma di fondazione della Quarta Internazionale, scritto nel 1938, Leon Trotsky descrisse la situazione globale come segue: "Le forze produttive dell'umanità ristagnano. Nuove invenzioni e miglioramenti già non riescono a sollevare il livello della ricchezza materiale. Le crisi congiunturali sotto le condizioni della crisi sociale dell'intero sistema capitalista infliggono privazioni e sofferenze sempre più pesanti sulle masse. A sua volta, la crescente disoccupazione accresce la crisi finanziaria dello stato ed indebolisce gli instabili sistemi monetari. I regimi democratici, come pure quelli fascisti, barcollano da una bancarotta all'altra. La stessa borghesia non vede nessuna via d'uscita".

Difficilmente una parola di questa valutazione ha bisogno di essere cambiata per descrivere la presente situazione. E la conclusione centrale che trasse Trotsky, animando la sua lotta per fondare la Quarta Internazionale come il Partito Mondiale della Rivoluzione Socialista, assume oggi tutta la sua urgenza: "La crisi storica dell'umanità è ridotta alla crisi della leadership rivoluzionaria".

In tutto il mondo i lavoratori devono prendere l'invocazione degli anni '30 come un avvertimento e trarre le necessarie conclusioni. Come allora, si sta aprendo un periodo di lotte di classe rivoluzionarie. Come allora, le alternative sono socialismo o barbarie.

Il compito centrale è la costruzione della nuova leadership rivoluzionaria della classe lavoratrice per armare le prossime lotte di massa con una strategia interamente risolta ed un programma che esprima chiaramente gli interessi della gente che lavora. Soltanto un programma socialista ed internazionalista può e soltanto il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale ed il Socialist Equality Party lottano per un simile programma. Tutti coloro che vedono la necessità di una lotta per il socialismo in opposizione al fallito sistema capitalista dovrebbero prendere la decisione di unirsi e costruire il SEP.

Andre Damon