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L'annuncio che la Spagna riceverà un salvataggio
da €100 miliardi dalla Struttura di Stabilità Finanziaria Europea
segna un'ulteriore intensificazione della crisi del capitalismo.
Proprio il fatto che quattro anni dopo il crollo di
Lehman Brothers
e due anni dopo il primo salvataggio della Grecia sia divenuto
necessario salvare una delle economie centrali d'Europa smentisce
tutte le pretese della vitalità del capitalismo.
Le condizioni secondo cui il salvataggio è stato organizzato
chiariscono il suo carattere improvvisato e disperato. L'annuncio è
arrivato dopo l'esercizio di intense pressioni da parte delle grandi
potenze
—particolarmente
Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia—e
della Germania, che aveva resistito all'ulteriore stampa di denaro
per sorreggere il sistema bancario in sgretolamento in Europa.
L'attività febbrile per concludere l'accordo
prima delle elezioni greche di domenica prossima ha riflesso i
timori all'interno della borghesia internazionale di un voto
massiccio contro l'austerità seguito da una reazione a catena di
corsa agli sportelli in Spagna, Italia ed in altri paesi europei e
di una crisi finanziaria maggiore di quella del settembre 2008.
Nessuno dovrebbe prendere per oro colato le pretese che il
salvataggio arriva senza condizioni. A differenza delle infusioni di
soldi per Grecia, Irlanda e Portogallo, i banchieri che dominano
l'Unione Europea nascondono al pubblico dei nuovi attacchi alla
classe lavoratrice alla quale richiedono di pagare i prestiti.
La Spagna si è già impegnata a €27 miliardi di misure di
austerità nel 2012 e ad un ammontare simile il prossimo anno. Questi
tagli hanno contribuito alla creazione di condizioni simili alla
depressione in Spagna, dove il tasso ufficiale di disoccupazione è
del 25% e la disoccupazione giovanile è più del 50%.
La prospettiva di un'uscita della Grecia dalla zona euro
combinata con la crisi bancaria che si aggrava in Europa ed i segni
di un rallentamento globale hanno evocato un numero crescente di
commentari sui media
mainstream che avvertono di un ritorno alle condizioni
degli anni '30. Economisti ed editorialisti osservano con allarme
crescente la mancanza di qualsiasi accordo tra le grandi potenze e
di una generale atmosfera di perplessità e di paralisi.
Il fatto che simili presagi vengano espressi pubblicamente
testimonia dello stadio avanzato della crisi mondiale. In un
articolo pubblicato la scorsa settimana intitolato "Il panico è
diventato fin troppo razionale", il commentatore economico del
Financial
Times Martin Wolf
ha scritto che l'occidente è già in una "depressione contenuta".
"Prima d'ora", ha sostenuto, "non avevo mai compreso come
potessero accadere gli anni '30. Ora lo so. Tutto quello di cui c'è
bisogno sono delle economie fragili, un rigido regime monetario, un
intenso dibattito su ciò che deve essere fatto, l'opinione assai
diffusa che la sofferenza sia buona, dei politici miopi e
l'incapacità di cooperare ed il trascurare rimanere davanti agli
eventi".
In un pezzo successivo, scritto in risposta ad un funzionario
di primo piano del ministero delle finanze tedesco che respingeva
"misure a breve termine" e la creazione di eurobond, Wolf ha
avvertito: "Viene spesso dimenticato, non meno in Germania, che
l'ascesa al potere di
Adolf Hitler
è stata preceduta non da una grande inflazione, che avvenne un
decennio prima, ma dalla grande depressione e dall'austerità di
Heinrich Brüning
in risposta".
Lungo linee simili, lo storico
Niall Ferguson
e l'economista
Nouriel
Roubini
hanno pubblicato un commentario congiunto sul
Financial
Times
di sabato sotto il titolo "Berlino sta ignorando le
lezioni degli anni '30". Hanno scritto: "Fissati sulla non minaccia
di inflazione, i tedeschi di oggi sembrano attribuire più importanza
al 1923 (l'anno dell'iperinflazione) che al 1933 (l'anno in cui morì
la democrazia). Farebbero bene a ricordare come la crisi bancaria
europea due anni prima del 1933 contribuì direttamente
all'abbattimento della democrazia non soltanto nel loro paese ma
proprio attraverso il continente europeo".
Due anni fa,
Jean-Claude Trichet,
allora presidente della Banca Centrale Europea, avvisò che l'Europa
stava "affrontando la situazione più difficile dalla Seconda Guerra
Mondiale—forse
anche dalla Prima Guerra Mondiale". Allora, la nozione che la Grecia
potesse lasciare la zona euro e che la valuta comune potesse
disfarsi veniva universalmente dichiarata "impensabile". Ora la
crisi si è diffusa dalla cosiddetta "periferia" al centro
dell'Europa.
Se i commentatori più importanti della borghesia ora avvertono
pubblicamente della depressione globale ed invocano lo spettro di
Adolf Hitler,
cosa viene detto in privato?
Negli anni '30 il crollo del capitalismo portò con se il
fascismo ed una seconda guerra mondiale che costò la vita di 70
milioni di persone. Questi orrori avvennero perché le lotte
rivoluzionarie della classe lavoratrice che erano state generate
dalla crisi del capitalismo furono tradite dallo stalinismo e dalla
socialdemocrazia.
Nel programma di fondazione della Quarta Internazionale,
scritto nel 1938,
Leon Trotsky descrisse la situazione globale come
segue: "Le forze produttive dell'umanità ristagnano. Nuove
invenzioni e miglioramenti già non riescono a sollevare il livello
della ricchezza materiale. Le crisi congiunturali sotto le
condizioni della crisi sociale dell'intero sistema capitalista
infliggono privazioni e sofferenze sempre più pesanti sulle masse. A
sua volta, la crescente disoccupazione accresce la crisi finanziaria
dello stato ed indebolisce gli instabili sistemi monetari. I regimi
democratici, come pure quelli fascisti, barcollano da una bancarotta
all'altra. La stessa borghesia non vede nessuna via d'uscita".
Difficilmente una parola di questa valutazione ha bisogno di
essere cambiata per descrivere la presente situazione. E la
conclusione centrale che trasse
Trotsky,
animando la sua lotta per fondare la Quarta Internazionale come il
Partito Mondiale della Rivoluzione Socialista, assume oggi tutta la
sua urgenza: "La crisi storica dell'umanità è ridotta alla crisi
della leadership rivoluzionaria".
In tutto il mondo i lavoratori devono prendere l'invocazione
degli anni '30 come un avvertimento e trarre le necessarie
conclusioni. Come allora, si sta aprendo un periodo di lotte di
classe rivoluzionarie. Come allora, le alternative sono socialismo o
barbarie.
Il compito centrale è la costruzione della nuova leadership
rivoluzionaria della classe lavoratrice per armare le prossime lotte
di massa con una strategia interamente risolta ed un programma che
esprima chiaramente gli interessi della gente che lavora. Soltanto
un programma socialista ed internazionalista può e soltanto il
Comitato Internazionale della Quarta Internazionale ed il
Socialist Equality Party
lottano per un simile programma. Tutti coloro che vedono la
necessità di una lotta per il socialismo in opposizione al fallito
sistema capitalista dovrebbero prendere la decisione di unirsi e
costruire il SEP.
Andre Damon
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