
Siria
vino vecchio,
bottiglia nuova
di William Bowles • Mercoledì, 26 ottobre 2005
|
Il 'rapporto' dell'ONU sull'assassinio di Rafik Hariri, ex PM libanese, porta tutti i segni caratteristici di ancora un'altra trama, senza dubbio 'ispirata' su pressione degli USA come parte della preparazione di ancora un'altra 'avventura' in Medio Oriente. Persino meno degna di nota è l'accettazione priva di senso critico, veramente cieca da parte dei media occidentali delle conclusioni del Rapporto riguardanti coloro che presumibilmente sono dietro all'assassinio. Ma, prima di analizzare l'abissale fallimento dei media occidentali nel riferire accuratamente le conclusioni del Rapporto ONU, diamo uno sguardo alle sue conclusioni. Prima di tutto, il Rapporto offre nessuna prova concreta che nessuna delle persone o istituzioni che afferma erano coinvolte nell'assassinio di Hariri fossero realmente i colpevoli. Invece, le sue asserzioni dipendono in gran parte su tre elementi:
Per aggiungere il danno alla beffa, ad ogni frangente critico, il rapporto ammette che esso in realtà manca di ogni prova per ognuna delle sue pretese, dicendo che "l'indagine non è completa" e che "necessita di ulteriore indagine". Peggio, all'inizio dice che a causa della massiccia manomissione della scena dell'esplosione, quel giorno e dopo, è impossibile eseguire una accurata indagine giudiziaria. Il rapporto confida in gran parte su dicerie, cioè su dichiarazioni di persone che affermano che gli è stato detto da una terza parte che questo e questo è accaduto. Ciò nonostante, il Sommario Generale ci racconta Costruendo sulle scoperte a tutt'oggi della Commissione e dell'indagine libanese e sulla base delle prove materiali e documentali raccolte e le piste finora seguite, vi sono prove convergenti che puntano al coinvolgimento sia libanese che siriano in questo atto terroristico. E' un fatto ben noto che l'intelligence militare siriano avesse in Libano una presenza assai diffusa, almeno fino al ritiro delle forze siriane in conformità alla risoluzione 1559. Sebbene il rapporto dica che "costruisce" sulla indagine libanese, non vi è nessuna menzione del fatto che la 'indagine' libanese sia stata apertamente condannata come un insabbiamento ed il fatto che "l'intelligence militare siriano avesse una presenza assai diffusa" in Libano viene presentato senza nessuna prova reale del suo coinvolgimento nell'assassinio, a parte le asserzioni di Zuheir al-Siddiq, criminale e truffatore condannato e del precedentemente menzionato Zuhir Ibn Mohamed Said Saddik. Il rapporto Mehlis contiene il seguente punto, quasi certamente relativo alla deposizione di Siddiq Un testimone di origine siriana ma residente in Libano, che afferma di aver lavorato per i servizi segreti siriani in Libano, ha dichiarato ha dichiarato che, circa due settimane dopo l'adozione della risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza, alti funzionari libanesi e siriani decisero di assassinare Rafik Hariri. Egli affermò che un alto ufficiale della sicurezza libanese andò diverse volte in Siria per progettare il crimine, riunendosi una volta al Meridian Hotel di Damasco e diverse volte nel palazzo presidenziale e nell'ufficio di un alto ufficiale della sicurezza siriana. L'ultimo incontro venne tenuto nella casa dello stesso alto ufficiale della sicurezza siriana, circa da sette a dieci giorni prima dell'assassinio ed incluse un altro alto ufficiale della sicurezza libanese. Il testimone aveva stretti contatti con ufficiali siriani di alto grado assegnati in Libano. (p.35) Come riferito da Der Spiegel, l'ONU ebbe questo da dire sulla testimonianza di al-Siddiq La Commissione ONU che ieri ha sottoposto il rapporto Mehlis al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, solleva seri dubbi sull'affidabilità e la credibilità delle dichiarazioni di al-Siddiq, dal momento che è stato rivelato che il presunto ex funzionario dei servizi segreti siriani in realtà era stato condannato più di una volta per reati relativi alla sottrazione di denaro. [Der Spiegel] riporta che la Commissione di indagine dell'ONU è bene informata di essere stata ingannata da Siddiq, che prima aveva affermato di avere lasciato Beirut un mese prima dell'assalto a al-Hariri, ma poi ha dovuto ammettere il suo diretto coinvolgimento alla fine di settembre nel coinvolgimento del crimine. Ormai è alquanto evidente che il testimone aveva ricevuto del denaro per le sue deposizioni, considerando che i suoi fratelli rivelano di avere ricevuto una telefonata da lui da Parigi, alla fine dell'estate, nella quale Siddiq annunciava "Sono diventato un milionario". I dubbi riguardanti la credibilità della persona sono stati ulteriormente alimentati dalla rivelazione che Siddiq era stato raccomandato a Mehlis dal da lungo tempo rinnegato siriano Rifaat al-Assad, uno zio del Presidente siriano che più di una volta si è offerto come un "presidente alternativo della Siria" ... Si presume che Siddiq abbia dichiarato che per eliminare Hariri aveva messo a disposizione dei cospiratori, tra i quali diversi ufficiali dell'intelligence siriana, il suo appartamento di Beirut ... Ma il governo siriano, ha rivelato Der Spiegel, aveva inviato settimane fa una documentazione riguardante la persona a vari governi occidentali, sperando che Detlev Mehlis non si sarebbe fatto impigliare nella trappola di un tristemente noto impostore. – ‘Testimone centrale del rapporto Mehlis scoperto un imbroglione prezzolato’, Amburgo, 22 ottobre 2005
Le telefonate L'altro elemento chiave nel rapporto sono i riferimenti alle innumerevoli telefonate fatte da diversi individui prima e nel giorno dell'assassinio, ma esso trascura di dimostrare alcuna connessione tra le telefonate e l'effettivo assassinio, non è nulla più di una insinuazione, basata in larga misura sul nastro video che contiene una dichiarazione di un certo Mr. Abu Adass (che è scomparso) che afferma che una organizzazione libanese della quale nessuno aveva mai sentito parlare, al nasra wal-jihad fee bilad Al-Sham, era responsabile. La ragione per la quale le telefonate figurano così tanto è che Mr. Adass, tra gli altri individui nominati, ha effettuato le chiamate. Ma lo stesso rapporto dice
Conclusione: Non vi è nessuna prova che Mr. Abu Adass appartenesse al gruppo al nasra wal-jihad fee bilad Al-Sham come sostenuto nel video di Al-Jazeera, nemmeno che tale gruppo sia mai esistito o che esista adesso. Non vi è nessuna indicazione (all'infuori del video) che egli abbia guidato un camion contenente la bomba che ha ucciso Hariri. Le prove dimostrano che è probabile che Mr. Abu Adass lasciò la sua abitazione il 16 gennaio 2005 e fu portato, volontariamente oppure no, in Siria, dove è da allora scomparso. (p. 50) Il rapporto non spiega perché così tanto delle sue indagini siano centrate sulle innumerevoli telefonate se non per il fatto che le non provate affermazioni dei due testimoni chiave le implichino e nemmeno stabilisce nessun collegamento tra l'attentato, le telefonate ed il governo siriano. Gli asseriti collegamenti, specialmente tra (i non nominati) Siddiq ed i vari individui nominati porta tutti i segni caratteristici di una classica prova falsa, con l'unico testimone chiave, proprio l'unico realmente ad implicare direttamente figure di primo piano dei governi libanese e siriano nell'assassinio, uno screditato e sospetto individuo del quale lo stesso governo siriano aveva, settimane prima del rilascio del Rapporto "inviato ... documentazione riguardante l'uomo a diversi governi occidentali, nella speranza che Detlev Mehlis non fosse caduto nella trappola di un famigerato impostore". Il camion Nonostante il fatto che il rapporto non offra nessuna reale prova giudiziaria che fosse un camion (rubato nientemeno che in Giappone) riempito con, esso pretende, 1.000 Kg. di TNT, esso nondimeno asserisce che è stato utilizzato come una bomba suicida. Non è stata trovata nessuna traccia dell'autista del camion, neppure presentata alcuna prova che fosse un camion all'infuori del fatto che era parcheggiato fuori dell'albergo, ammettendo che, poiché tutte le prove rilevanti furono sgombrate il giorno dell'attentato, ciò ha reso impossibile eseguire un completo esame legale della scena. Basato sulla testimonianza di Siddiq e di un altro testimone nominato, Zuhir Ibn Mohamed Said Saddik, che più tardi è stato implicato nell'assassinio (principalmente su sua ammissione piuttosto che in base a prove), il rapporto dice
Conclusione: Quindi le conclusioni del rapporto sono fondate essenzialmente sulla testimonianza di appena due persone, che comunque non forniscono nessuna prova concreta a sostegno delle loro affermazioni e per di più, il rapporto afferma che "ufficiale/i della sicurezza siriana di vertice" (dovrebbe essere al plurale?) erano coinvolti e tralascia di provare che il governo siriano fosse coinvolto ed infatti esso non lo afferma. Tuttavia i media occidentali hanno riportato come un fatto che il rapporto implica il governo siriano. Quello che i rapporti dei media non citano è quello che il Rapporto dice sulla impossibilità di raccogliere realmente vere, brucianti prove All'inizio, il fattore tempo concernente la Commissione deve essere enfatizzato. L'UNIIIC è stato dichiarato operativo quattro mesi dopo il crimine effettivo, il che significa che gli esecutori ed i loro complici hanno avuto tanto tempo per distruggere le prove e/o colludere l'uno con l'altro, la capacità di ricordare di testimoni potenziali è stata ridotta e le precedenti omissioni e la perdita e la distruzione involontarie o deliberate di prove non può essere scartata. (p.32) Non è così sorprendente il fatto che, a parte la storia su Der Spiegel, non un singolo media occidentale abbia menzionato la centralità di Siddiq e Saddik per le conclusioni del rapporto e neppure vi sia stata nessuna menzione dei dubbi della stessa Commissione ONU sulle conclusioni del rapporto. Ed infatti il rapporto stesso dice questo della testimonianza di Saddik Allo stadio attuale dell'indagine, un certo ammontare delle informazioni date da Mr. Saddik non può essere confermato da altre prove. (p.37) Il rapporto neppure mette in discussione l'attendibilità della testimonianza di Siddiq, accettando come valide le sue affermazioni che egli aveva contatto diretto con funzionari del governo siriano. Tutto sommato il Rapporto è un tentativo estremamente dilettantesco di incastrare il governo siriano.
I
media Così ci accorgiamo che la BBC e gli altri principali media agiscono come portavoce per i governi degli USA e del Regno Unito, con storia dopo storia che diffondono la stessa linea della propaganda occidentale sulla necessità di sanzioni contro la Siria e persino del bisogno di 'cambio di regime' in Siria. Tipico della cronaca dei media è il seguente articolo della BBC Una indagine dell'ONU ha scoperto che le prove insinuano il coinvolgimento di entrambe i governi siriano e libanese nell'assassinio dell'ex PM libanese Rafik Hariri. ‘Hariri investigation: Key figures’, 21 ottobre 2005 Ma, utilizzando il Rapporto come sua unica fonte, esso attinge largamente dalla testimonianza dei due 'testimoni', Siddiq e Saddik, senza nessun riferimento né alla natura sospetta delle affermazioni di Siddiq, né al fatto che non vi sia una singola minima prova reale presentata nel rapporto che comprometta direttamente il governo siriano od affatto proprio qualcuno. Come tutti gli altri resoconti di notizie, la storia della BBC non compie nessun tentativo per spiegare perché il rapporto difetti di ogni reale prova bruciante. La BBC, assieme al resto dei media mainstream, assume che il Rapporto sia riuscito. Esso cita dal rapporto che “Zuhir Ibn Mohamed Said Saddik asserisce che la decisione di uccidere Mr Hariri è stata presa in Siria da alti funzionari libanesi e siriani", sebbene, come il rapporto, l'articolo della BBC dichiari che la sua testimonianza non può essere sostenuta dai fatti, aggiungendo che "ma il fatto che egli coinvolga se stesso gli da uteriore credibilità", sebbene perché il fatto che egli coinvolga se stesso aggiunga credibilità alle sue affermazioni non viene spiegato eccetto che questo è quello che afferma il rapporto. La storia della BBC utilizza pure la testimonianza di Siddiq che ha affermato che Asef Shawkat, capo dell'intelligence militare siriana ... costrinse Ahmed Abu Adass, un militante islamico, a fare un video per rivendicare la responsabilità dell'attentato che uccise Mr Hariri, due settimane prima dell'esplosione. Esplicitamente, il Rapporto Mehlis non usa mai il termine "militante islamico" per descrivere Ahmed Abu Adass, questo è un qualcosa che la BBC ha gettato per 'insaporire' la storia. Allo stesso modo, un resoconto del canadese Globe and Mail afferma Nel rapporto viene suggerito che la "confessione" video potrebbero essere state ordinate personalmente dal generale Assef Shawkat, il capo dell'apparato di intelligence siriano e cognato del presidente Bashar Assad. Quando gli investigatori sono andati ad intervistare il padre di Mr. Abu Abass su quel che era accaduto, anche lui risultò defunto. Il rapporto di 60 pagine consegnato dall'investigatore capo Detlev Mehlis è pieno di dettagli analogamente incriminanti, tutti i quali puntano alla conclusione che l'assassinio di Mr. Hariri è stato ideato ai massimi livelli del regime di Mr. Assad, con la collaborazione significativa di alti funzionari libanesi che hanno servito in un governo che era totalmente un protetto siriano. ‘Abu Adass, the fall guy’, The Globe and Mail, 22 ottobre 2005 Notare che è soltanto un "suggerimento" che Shawkat possa avere ordinato l'assassinio dal momento che non viene presentata nessuna prova. Un altro rapporto nel Christian Science Monitor, con il significativo titolo ‘Syria implicated in death of Hariri’, 21 ottobre 2005, afferma incorrettamente che il Rapporto asserisce che La BBC riferisce che una delle accuse più incriminanti fatte da Mehlis è che il presidente libanese Emile Lahood, un alleato chiave della Siria, ricevette una telefonata da una delle figure chiave nel complotto, avvertendo che l'assassinio stava per avere luogo. Mr. Lahood ha negato l'accusa ed ha detto che delle parti del rapporto sono un tentativo di screditarlo. Quello che il Rapporto Mehlis dice realmente è che Lahood ricevette una telefonata ma non vi è nessuna menzione dell'oggetto della chiamata Abdel-Al ha avuto frequenti contatti con Mahmoud Abdel-Al, suo fratello, che anche attivo in Al-Ahbash. Anche le telefonate del 14 febbraio di Mahmoud Abdel-Al sono interessanti: ha fatto una chiamata pochi minuti prima dell'esplosione, alle 12,47, al telefono cellulare del presidente libanese Emile Lahoud ed alle 12,49 ha contattato il cellulare di Raymond Azar. (p. 58) La storia della BBC non afferma nemmeno che la telefonata avvertiva Lahood di un imminente assassinio. Essa invece dice,
La presidenza libanese ha
pubblicato una dichiarazione nella quale nega che un sospetto
implicato nell'assassinio di Hariri aveva chiamato il presidente
Emile Lahoud pochi minuti prima che il camion bomba
esplodesse. A causa della generica natura del Rapporto, il fatto che sia incompleto ed a causa delle sue non provate e politicamente significative implicazioni, è possibile trarre da esso qualsiasi conclusione, il che è precisamente quello che hanno fatto i media ed i politici ed è il perché prende quella forma. Non vi potrebbe essere un esempio più chiaro della relazione tra propaganda e stampa del Rapporto Mehlis, che serve da sfondo per gli intrighi USUK nella regione, in parte per attirare via l'attenzione dalla disastrosa situazione in Iraq ed anche per 'ammorbidire' il pubblico per ogni potenziale mossa contro la Siria. Ciò che il rapporto fa è creare il contesto per le incendiarie e minacciose dichiarazioni rese dal segretario di stato USA Condi Rice, dall'ambasciatore USA all'ONU Bolton, dal segretario agli esteri britannico Jack Straw e dal governo israeliano, tutti i quali hanno senza mezzi termini utilizzato il Rapporto ONU come una giustificazione per il 'cambio di regime' in Siria.
|
![]()