Nel sonno verso la schiavitù?

di William Bowles • Giovedì, 13 ottobre 2005

 

La menzogna può essere sostenuta solamente per quel periodo per il quale lo Stato può nascondere al popolo le conseguenze politiche, economiche e/o militari della menzogna. Dunque per lo Stato diventa di importanza vitale utilizzare tutti i suoi poteri per sopprimere il dissenso, poiché la verità è il nemico mortale della menzogna e quindi, per estensione, la verità diventa il maggiore nemico dello Stato. – Dr. Joseph M. Goebbels, ministro nazista della propaganda

A quanto pare, la maggior parte del pubblico britannico non pensa che le aggiunte proposte dal segretario agli interni Clarke alla legislazione antiterrorismo, che comprendono la detenzione per 90 giorni senza processo, si applichi a loro, almeno per quanto ne sappiamo, dal momento che nessuno lo ha realmente chiesto loro. Forse hanno bisogno che venga loro ricordato che leggi quasi identiche furono approvate dal regime dell'Apartheid in Sud Africa. Nota comunemente come la 'legge dei 90 giorni', venne dapprima utilizzata per imprigionare il 'terrorista' Ruth First, più tardi ucciso a Maputo in Mozambico da una squadra assassini sudafricana.

Mr Clarke, il segretario agli interni, quando gli venne chiesto dal deputato laburista Dave Winnick se qualcuno che sosteneva l'African National Congress di Nelson Mandela fosse stato perseguito quando le proposte misure erano state in vigore mentre era al potere il governo dell'Apartheid, replicò che "le persone non sarebbero state colpevoli perché semplicemente non condannavano l'ANC" ma non ha detto niente di quello che sarebbe accaduto alla gente che sosteneva attivamente l'ANC, rivelando così l'argomento fraudolento usato dal governo per giustificare la sua 'guerra al terrore'.

Come per le leggi a catena passate dal regime dell'Apartheid, compresa la Suppression of Communism Act, la Banning Orders ed altre, da quando il governo laburista prese il potere nel 1997 è stata approvata una sequenza quasi identica di legislazione sempre più repressiva.

Le similitudini tra i due non sono un caso e nemmeno lo erano le originali leggi sudafricane, dal momento che erano modellate sulle leggi passate dai nazisti negli anni '30 ed emanate esattamente per lo stesso motivo, sopprimere il dissenso e nascondere le menzogne che lo stato usa per giustificare le sue politiche.

Quello che unisce tutte queste e leggi simili emanate altrove è il fatto che lo stato, quando le sue politiche sono in pericolo ricorre alla repressione non soltanto per eseguire le sue politiche, ma, più importante di tutto, perché manca di legittimazione. In definitiva, uno stato che pretende di essere democratico, che cioè pretende di rappresentare la volontà dell'elettorato si trova intrappolato in un circolo vizioso di menzogne.

Prego, prima disinganniamoci dall'opinione che la 'guerra al terrore' riguardi i terroristi, a meno che naturalmente non siamo tutti terroristi potenziali. La menzogna è smascherata dalla vasta gamma di paesi e popoli che vengono intrappolati dalla frase, da Chavez del Venezuela a Castro di Cuba e tutte le fermate intermedie. Se così, questo fa di chiunque si opponga al potere assoluto un terrorista? Dobbiamo credere che noi che ci opponiamo al capitale dobbiamo essere definiti nello stesso modo? A quanto pare è così, perché, in definitiva, siamo tutti bersagli delle stesse leggi, perché altrimenti tali leggi onnicomprensive, dopotutto l'obiettivo è questo.

L'anziano di 82 anni che è stato trattenuto ed interrogato in base alle leggi 'antiterrorismo' alla conferenza del Partito Laburista due settimane fa soltanto per avere gridato "stupidaggini" è un segno precursore di ciò che verrà, proprio come la manciata di dimostranti No2ID arrestati la scorsa settimana a Newcastle, persino prima che avessero manifestato! Le leggi 'antiterrorismo' sono un contenitore per l'assalto ai nostri diritti civili e da una parte illustrano proprio quanto debole e vulnerabile sia lo stato, e dall'altra giusto quanto debole sia la nostra opposizione, vuota come è di politica, di una comprensione politica di quanto stia accadendo!

Blair ci racconta che l'odierne attività terroristica sono di "un tipo completamente diverso" di prima, ma non spiega come, esattamente, l'odierna "attività terroristica" sia diversa da quella delle azioni precedenti, per esempio dalla campagna di attentati dell'IRA.

Non spiega nemmeno come la detenzione preventiva impedirà ogni ogni possibile azione futura quando dice che "Dobbiamo perciò essere certi di darci ogni opportunità possibile per impedire che avvengano tali atti terroristici" a meno di rinchiudere tutti coloro che forse potrebbero ricorrere a qualche futura attività 'terroristica'. Ma come si collega un pensiero al preludio di un'azione?

Una delle più profonde ironie della 'guerra al terrore' dello stato, che serve, veniamo informati, per difendere la democrazia e 'lo stile di vita occidentale', è stata la sempre maggiore invasione del controllo dello stato sui cittadini. Il discorso del primo ministro Blair che tenta (nei termini più vaghi) di giustificare l'ultima salva di misure repressive, in realtà collega il 'comportamento anti sociale' sia al 'terrorismo' che al 'crimine organizzato'.

Il risultato perciò è di una macchina statale che pretende un potere ed un controllo sempre maggiori sui cittadini ed energicamente, non sulle loro presunte attività criminali ma sulla loro vita di tutti i giorni, sia che si tratti delle loro relazioni con i vicini che del loro comportamento in pubblico.

Collegando il 'crimine organizzato' ed il 'terrorismo' al 'comportamento anti sociale' lo stato crea un clima onnicomprensivo di paura. Così, implicitamente, il 'comportamento anti sociale' viene trattato come il primo passo verso l''estremismo', proprio come fumare uno spinello è presumibilmente il primo passo verso le 'droghe pesanti' e quindi verso il 'crimine organizzato'.

Ma quando gli slogan vengono disfatti ciò che scopriamo è uno stato giudica i suoi cittadini come il nemico! Ed in realtà questo è quello che siamo potenzialmente, perché ciò rivela una classe politica che vive nella paura, la paura dei suoi cittadini. Ancora peggio, rivela uno stato che non confida più che i suoi cittadini accettino gli ordini od il fondamento logico delle sue azioni e quindi ha bisogno di criminalizzare i pensieri dei suoi cittadini; per che altro può essere una legge che parla di fare un crimine della 'esaltazione del terrorismo'?

Da parte loro i media parlano principalmente della 'usurpazione delle nostre libertà civili' come di una 'reazione automatica' ai fatti del 7 luglio, ignorando completamente la storia di un sempre maggiore incremento della 'guerra al terrore' attraverso una serie di misure sempre più repressive create espressamente per soffocare il dissenso.

Nemmeno viene minimamente riferita la storia di tali leggi, invece leggiamo di paragoni con qualche altro paese europeo, come la Francia, che non soltanto hanno dei sistemi legali molto diversi, ma dove è assente la centralità dello habeas corpus. Inoltre, dobbiamo accettare che, poiché alcuni altri paesi hanno sistemi legali repressivi che permettono allo stato di detenere, potenzialmente indefinitamente, presunti 'nemici dello stato' dovremmo farlo anche noi?

Non è perciò un caso che, mentre l'occupazione dell'Iraq si disintegra nel caos precisamente perché è illegittima per non dire illegale, il governo deve reprimere il dissenso sotto la maschera della prevenzione del terrorismo, perché, come disse il Dr. Joseph M. Goebbels, ministro nazista della propaganda, "Dunque per lo Stato diventa di importanza vitale utilizzare tutti i suoi poteri per sopprimere il dissenso, poiché la verità è il nemico mortale della menzogna e quindi, per estensione, la verità diventa il maggiore nemico dello Stato".