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La diseguaglianza sociale e la lotta contro il capitalismo

25 ottobre 2016

 

Una conferenza tenuta domenica a Sydney, Australia, dall'economista politico Thomas Piketty, che ha compiuto uno studio dettagliato sulla crescita della diseguaglianza sociale, è stata significativa da due punti di vista.

In primo luogo, basandosi sui dati presentati nel suo libro best-seller del 2014 Il capitale nel ventunesimo secolo, come pure su nuovi risultati che coprono i due anni dalla sua pubblicazione, Piketty ha documentato, in una serie di vividi grafici e tavole, l'inesorabile processo di accumulazione della ricchezza all'apice della società, secondo condizioni nelle quali il livello di vita dell'ampia massa della popolazione è stagnante o in declino.

In secondo luogo, la conferenza ha rivelato la bancarotta della prospettiva politica avanzata da Piketty  e da altri economisti che lavorano in quest'area che la malignità sociale in crescita costante possa in qualche modo essere contenuta attraverso cambiamenti nelle regolazioni della politica di vari governi capitalisti, includendo tasse sulla ricchezza e sul capitale.

I fatti, come dice il proverbio, sono cose testarde ed i fatti prodotti da Piketty da un'analisi di dati oggettivi sostengono che non vi è nessuna possibilità di combattere la diseguaglianza sociale all'infuori di rovesciare l'ordine sociale capitalista, che produce diseguaglianza, per mezzo di una rivoluzione socialista attuata dalla classe lavoratrice internazionale.

Quando nel maggio 2014 il libro di Piketty è stato pubblicato nella sua versione in lingua inglese, le elite finanziarie hanno immediatamente riconosciuto i pericoli contenuti nelle sue conclusioni. Uno dei loro principali portavoce, il Financial Times di Londra, è andato direttamente all'attacco con un pezzo del suo redattore economico mettendo in discussione l'uso dei dati di Piketty, sostenendo che erano "difettati". Il giornale ha pubblicato un editoriale intitolato "Sul lavoro di Piketty perdurano grosse domande".

Queste critiche sono sprofondate sotto le ondate di dati del libro come pure ulteriori fatti che sono pubblicati dalla comparsa del libro. Per citare soltanto un esempio: due anni fa è stato rivelato che 85 persone controllavano tanta ricchezza quanto metà della popolazione mondiale. Quest'anno il numero è calato ad appena 65.

La prospettiva di Piketty nella conferenza di Sydney non era di prefiggersi il caso per il rovesciamento del sistema del profitto, ma proprio il contrario. Sta lavorando per impedire un simile risultato. Nella sua prospettiva politica, è un oppositore di Marx e di quella che chiama la visione "apocalittica" di Marx di una crisi storica del sistema che porta alla rivoluzione socialista.

Lui è, per usare una frase coniata dall'ex segretario al lavoro di Clinton, Robert Reich, non un "guerriero di classe, ma uno che causa preoccupazioni di classe". Nel suo libro, Piketty indicava il divario in allargamento tra il reddito che consegue il capitale finanziario e la crescita dell'economia reale, notando che "le conseguenze per la dinamica a lungo termine della distribuzione della ricchezza sono potenzialmente terrificanti".

Vale a dire, cercava di avvertire le elite dominanti dei montanti pericoli all'esistente ordine sociale ed economico e sosteneva la causa di una serie di misure per contrastare le pericolose tendenze attuali, principalmente una tassa globale sui guadagni di capitale. Questo, sosteneva, "conterrebbe la crescita illimitata della diseguaglianza di ricchezza globale, che attualmente sta aumentando ad un tasso che nel lungo periodo non può essere sostenuto e che dovrebbe preoccupare anche i più ferventi difensori del libero mercato".

Cosa è accaduto nei due anni da quando sono state pubblicate queste righe?

L'immensa accumulazione della ricchezza all'apice della società è continuata velocemente, alimentata dal pompaggio delle banche centrali mondiali di denaro ultra a buon mercato nei mercati finanziari, mentre la sottostante economia reale sottostante è impantanata in quella che viene sempre più definita "stagnazione secolare", cioè, bassi crescita ed investimenti, produttività declinante, una marcato rallentamento nella crescita del commercio mondiale ed una conseguente caduta nei livelli di vita.

Ciò ha prodotto una ribellione incipiente dal basso, riflessa in maniere contraddittorie nel voto della Brexit in Gran Bretagna, nel sostegno al dichiarato "socialista" Bernie Sanders negli USA, nella candidatura di Donald Trump e nella crescente ostilità verso l'establishment politico e finanziario e la crescita per il mondo del sentimento anticapitalista. Così intense sono le tensioni sociali che ora queste questioni sono nell'agenda di ogni riunione del Fondo Monetario Internazionale e delle altre principali istituzioni economiche globali.

Il libro di Piketty è stato letto ampiamente, ma nessun governo in nessuna parte del mondo ha intrapreso nessuna delle misure che aveva sostenuto per invertire l'aumento della diseguaglianza sociale. Ciò non è stato a causa della mancanza di governi nominalmente di "sinistra". L'esperienza della Grecia, dove il governo di Syriza di Alexis Tsipras ha ripudiato il massiccio voto antiausterità del 5 luglio 2015 ed implementato le richieste delle banche europee ed internazionale, è stato di rilevanza internazionale. Ha confermato nell'esperienza politica che non vi era nessun modo di porre fine alla dittatura del capitale finanziario senza il rovesciamento dell'intero sistema del profitto.

Quando un membro del pubblico della conferenza a Sydney di Piketty lo ha confrontato su queste esperienze, sopra tutto sul fatto che nessun governo in nessuna parte del mondo stesse neppure vagamente contemplando le misure che lui patrocinava, è emerso in piena vista il vicolo cieco della prospettiva riformista dell'economista.

Ha affermato di essere "molto triste" che i governi francese e tedesco avessero respinto le proposte per la ristrutturazione del debito. Ha riconosciuto che nessuno dei due candidati delle elezioni presidenziali USA adotterebbero le politiche fiscali che sosteneva, esprimendo la speranza che "forse in un'altro momento un altro Bernie Sanders, magari meno bianco ed un poco più giovane" sarà in grado di vincere "e di fare la differenza".

La sua unica prospettiva era per la "democratizzazione della conoscenza", che sperava potesse portare "sufficiente pressione" per ottenere un cambiamento delle politiche.

La linea politica del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale sta in marcato contrasto con quella di Piketty e di altri aspiranti riformisti del sistema capitalista. Appena più di venti anni fa, la Workers League degli Stati Uniti e settori dell'ICFI nel resto del mondo hanno cambiato i loro nomi in Socialist Equality Party.

Il cambiamento era basato sulla comprensionelungo tempo prima che diventasse una questione di discussione ufficialeche il crescente disordine all'interno del sistema capitalista, allora alquanto nascosto sotto una fugace crescita ed un'intensa propaganda che inneggiava alla "magia del mercato", si stava manifestando nella crescente diseguaglianza sociale, che sarebbe diventata una questione determinante del nostro tempo.

A questa valutazione non si è arrivati casualmente, né è stata il risultato di una fortunata congettura. Era basata su una valutazione scientifica delle oggettive contraddizioni del sistema capitalista come analizzato da Marx, che Piketty ed altri cercano di negare così assiduamente.

La conclusione dell'analisi dell'ICFI era che la crescita della diseguaglianza socialeuna delle forme centrali in cui la crisi del sistema del profitto comprime la vita delle vaste masse della classe lavoratrice, cambiando la sua consapevolezza e comprensionesarebbe diventata un motore chiave di lotta politica e sociale, ponendo la necessità per la rivoluzione socialista non come un costrutto teorico, ma come una realtà vivente.

Nella crescita dell'opposizione sociale e nell'intensa crisi politica che tormenta i governi e le istituzioni capitaliste per il mondodalla Brexit alle elezioni USAstiamo testimoniando, con tutte le sue contraddizioni, non i sogni di Piketty e di altri critici riformisti dello status quo, ma l'emergere di un nuovo periodo di lotta rivoluzionaria.

Nick Beams