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Un significativo rapporto sull'economia globale

di Nick Beams
23
novembre 2012

 

Il rapporto di un importante gruppo di previsioni degli USA ha versato acqua fredda sull'idea che la Cina, o qualunque altro dei cosiddetti mercati emergenti, possano fornire una nuova base di espansione per l'economia capitalista globale, entrambe nel breve e nel lungo termine.

Il Conference Board, descritto da Wikipedia come una obiettiva e "fidata fonte di statistiche e tendenze, secondo forse soltanto all'Ufficio delle Statistiche del Lavoro USA", all'inizio di questo mese ha pubblicato una serie di previsioni economiche, che si stendono fino all'anno 2025.

Il rapporto iniziava osservando che l'economia globale doveva ancora "scrollare via la ricaduta della crisi del 2008-2009" e che nel 2012 la crescita globale era caduta ad appena il 3%, circa mezzo punto percentuale inferiore alla tendenza di lungo termine prima che la crisi cominciasse.

"Questa tendenza in rallentamento probabilmente continuerà. Le economie mature stanno ancora sanando le cicatrici della crisi del 2008-2009. Ma, a differenza del 2010 e 2011, nel 2012 i mercati emergenti non afferreranno la stanca, e non lo faranno nel 2013", ha continuato.

Ancora più significative sono state le predizioni per il lungo termine. Il Conference Board prevede che "la crescita complessiva nelle economie in via di sviluppo ed emergenti è proiettata per cadere del 5,5% nel 2012 e del 4,7% nel 2013, con crescita calante dal 7,8% al 6,9% in Cina ed in India dal 5,5% al 4,7%". Il rallentamento continuerà nell'immediato futuro.

Dal 2019 al 2025, "le economie emergenti ed in via di sviluppo" sono proiettate a crescere al 3,3%. In altre parole, la crescita prevista per le regioni del mondo che erano reputate come fornire una base per l'espansione economica cadrà sotto il tasso tendenziale precedente per l'economia globale nell'insieme.

Il declino nella crescita è più marcato in Cina ed India, che alcuni analisti hanno affermato fornirebbe un incremento a lungo termine all'economia globale. La crescita annua in Cina, ha predetto la previsione, cadrebbe da una media del 5,5% negli anni 2013-2018, declinando ancora ulteriormente ad appena il 3,7% nel 2019-2025.

"In India le cifre corrispondenti sono 4,7% e 3,9%; in Brasile 3,0% e 2,7%. Entro la metà del prossimo decennio, i mercati emergenti supereranno sostanzialmente ancora le economie avanzate, ma di un margine molto più piccolo paragonato agli anni del boom del 2006-2012—quando Cina, India e Brasile si aggiravano su una crescita media rispettivamente di 10,4%, 7,8% e 3,8%".

Il contributo delle cosiddette economie dei BRIC potrebbe essere persino molto inferiore. Il Conference Board ha avvertito che, in quello che chiama uno "scenario pessimistico", la crescita in Cina sarà soltanto del 3-4% nel 2013-2018 e soltanto del 2,5% nel 2019-2025.

Secondo l'economista capo del Conference Board, Bart van Ark: "Il rallentamento globale a lungo termine che proiettiamo al 2025 sarà guidato in gran parte da trasformazioni strutturali nelle economie emergenti. Mentre Cina, India, Brasile ed altri maturano dalla crescita rapida, a "raggiungimento" da intensità di investimenti ad un modello più equilibrato, i "limiti di velocità" strutturali delle loro economie probabilmente declineranno, abbattendo la crescita globale, nonostante la ripresa che ci aspettiamo nelle economie avanzate dopo il 2013".

L'idea che Cina, India ed altre "economie emergenti" possano fornire una nuova piattaforma per la crescita globale è sempre stata un'illusione. Era basata sull'assunzione che la rapida crescita del primo decennio di questo secolo sarebbe continuata indefinitamente.

Questo scenario ignorava completamente il fatto che, lungi dall'"assorbire le scosse" dalle economie capitaliste avanzate, i nuovi centri della crescita erano da loro dipendenti. La crescita cinese, per esempio, è stata il risultato di questo sviluppo come piattaforma di manodopera a buon mercato per le principali società transnazionali, i cui principali mercati erano in Europa e negli Stati Uniti.

Quei mercati hanno subito una significativa contrazione con lo scoppio della crisi finanziaria, che continua oggi. Di fronte alla perdita di 23 milioni di posti di lavoro nel 2008-2009, il governo e le autorità finanziarie cinesi hanno risposto con quello che viene considerato essere il maggiore pacchetto di stimolo nella storia economica mondiale, basato sull'aumentata spesa statale e sull'espansione del credito bancario allo scopo di cercare di prevenire la disoccupazione di massa e la tensione sociale.

Tuttavia queste misure erano fondate sull'assunzione che sarebbero ritornate le condizioni precedenti al 2008. Questo non è accaduto poiché i mercati USA ed europeo continuano a ristagnare o a contrarsi.

La dinamica crescita dell'economia cinese durante i quattro anni passati era basata su un massiccio incremento degli investimenti al limite che ora comprendono circa il 50% del PIL. Questo processo è diventato completamente insostenibile. E' stato stimato che metà di tutte le attività materiali della Cina sono state costruite nei sei anni trascorsi.

Ma l'incapacità della Cina di fornire una nuova base per la crescita globale va oltre la sua dipendenza dai mercati d'esportazione che si contraggono negli USA ed in Europa.

L'espansione economica degli USA, che è iniziata nei primi decenni del 20° secolo ed ha procurato le fondamenta del boom economico post-bellico, era basata sullo sviluppo intenso e di vasta portata delle forze produttive.

Il sistema di produzione della linea di montaggio, che dopo la II Guerra Mondiale si è diffuso alle altre principali economie capitaliste, ha elevato la produttività del lavoro, fornendo quindi le fondamenta per l'espansione capitalista.

Diversamente dagli USA, tuttavia, l'espansione economica cinese non è stata associata ad uno sviluppo similare delle forze produttive. La sua crescita è stata radicata in un adattamento dei metodi della linea di montaggio, non nello sviluppo di un nuovo sistema di produzione. Mentre ha procurato un incremento dei profitti, questo è stato ottenuto non attraverso un aumento della produttività del lavoro, come è stato realizzato dal capitalismo americano, ma attraverso l'impiego di manodopera a ultra-basso costo.

L'incremento limitato della crescita economica che questo ha procurato ora ha raggiunto il suo limite, come chiarisce i rapporto del Conference Board. Significa che ciò che si trova davanti non è la chimera di un'espansione capitalista ma piuttosto un nuovo periodo di più intensa lotta di classe mentre le società globali ed il capitale finanziario cercano di mantenere i profitti attraverso un feroce assalto alla condizione economica della classe lavoratrice in tutto il mondo.