Alti prezzi, paghe in diminuzione e succosi profitti
di Deirdre Griswold
10 maggio 2008
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La classe lavoratrice sta ricevendo dovunque una enorme riduzione di paghe. Arriva nella forma di alti prezzi per i beni essenziali, specialmente cibo e carburante, e sta toccando i lavoratori, i disoccupati, gli anziani e chiunque altro che deve pagare le spese di sostentamento—da Albuquerque, N.M., a Nairobi, Kenya, a Giakarta, Indonesia. Negli Stati Uniti, i prezzi del grano e dei semi di soia nell'ultimo anno sono raddoppiati mentre il granturco ed il latte sono rincarati di circa il 25%. Carne e uova, entrambe dipendenti dai cereali per foraggio, hanno fatto lo stesso. Ma un confronto con lo scorso anno non racconta l'intera storia, perché lo stesso 2007 è stato un anno di grande inflazione nei prezzi del cibo. Anche l'esorbitante aumento dei prezzi della benzina crea un enorme buco nei bilanci di molti lavoratori, dal momento che il trasporto pubblico USA è tristemente inadeguato, anche se la popolazione è molto sparpagliata e spesso la gente vive lontana da dove lavora, fa acquisti e va a scuola. E quindi vi è il costo crescente del gasolio da riscaldamento. Il tutto ammonta a grandi problemi per la classe lavoratrice, specialmente per coloro che vivono quasi al margine. Ed arriva nel momento in cui i salari reali ed i redditi dei lavoratori continuano la lunga scivolata verso il basso che cominciò più di 30 anni fa. Non avete bisogno di legger un articolo per sapere questo. Lo state già vivendo. Ma potreste voler sapere perché questo sta accadendo e cosa si può fare a riguardo. La prima cosa da sapere è che i prezzi crescenti non sono inevitabili. I paesi con economie pianificate—cioè socialisti—hanno mantenuto i prezzi notevolmente stabili, iniziando dall'Unione Sovietica, continuando con la Cina Popolare, finché si aprì al mercato capitalista mondiale, ed ancora oggi a Cuba e nella Repubblica Popolare Democratica della Corea. Questo perché là i prezzi non sono stati stabiliti da un mercato capitalista ma dal governo—ed i prezzi degli alimentari sono sempre stati fissati deliberatamente bassi di modo che nessuno soffra la fame. Tutte le rivoluzioni socialiste sono avvenute nei paesi meno sviluppati—che è dove la lotta di massa è stata la più grande e la classe capitalista la più debole—tuttavia hanno ottenuto la fine della fame nonostante partissero da una base produttiva molto bassa. Comunque, il loro sottosviluppo li ha lasciati vulnerabili all'intensa pressione militare ed economica dei paesi imperialisti. Ciò che è così evidente—veramente sorprendente—di un paese come gli USA è che qui la fame cresce in mezzo a grande ricchezza. I salari dei lavoratori calano anche se la produttività continui ad aumentare ed i beni delle persone ricche siano ora misurati in miliardi ed anche in centinaia di miliardi di dollari. Il fenomeno dei senza tetto cresce mentre l'inventario delle case invendute, nuove, monofamiliari rimane a circa mezzo milione, nonostante un declino del 13% del prezzo medio di queste case nell'ultimo anno. Fate un giro in qualsiasi supermercato. Non c'è certo carenza di carne, cereali, frutta fresca e verdura o prodotti caseari. Ed i lavoratori che fanno la semina, il raccolto, la lavorazione, la macellazione ed il trasporto di questi generi alimentari non guadagnano più di prima—sia che lavorino negli USA o in Sud America. Quindi dove va il denaro supplementare che pagate alla cassa? La scusa data per gli alti prezzi è che ora il petrolio costa molto più di prima. E questo è vero. Infatti, il prezzo del petrolio nei mercati a termine ha appena toccato i 120 dollari al barile. Ma non incolpate i paesi produttori di petrolio. Sono soltanto una piccola parte del processo mediante il quale i prodotti petroliferi raggiungono il mercato. I principali attori sono i giganteschi monopoli petroliferi transnazionali. E, in un periodo di depressione economica, i loro profitti sono ancora nella sfera dei favolosi. Prendete la Exxon Mobil. Nel primo trimestre di questo anno ha annunciato profitti per quasi 11,1 miliardi di dollari—un incremento del 17% sullo stesso periodo dello scorso anno. Ora questo è carino. Non vorreste ottenere un aumento del 17%? Ma evidentemente ciò non ha soddisfatto gli investitori di Wall Street, che si aspettavano di più ed al telegiornale hanno mandato giù le azioni della società. Speravano in almeno 11,7 miliardi di dollari, che la compagnia ha guadagnato nell'ultimo trimestre del 2007. E riguardo all'industria agroalimentare, che ci procura direttamente prezzi alti? La maggiore società agroalimentare degli USA, Cargill, a metà aprile ha annunciato che il suo profitto di 1,03 miliardi di dollari nel primo trimestre è stato un incremento dell'86% da quello di un anno fa. Archer Daniels Midland, un altro monopolio dei cereali che beneficia del crescente mercato dell'etanolo, ha detto che i suoi guadagni sono saliti a 517 milioni di dollari nel trimestre terminato il 31 marzo—un balzo del 42% sullo scorso anno. Un quarto del granturco coltivato negli USA ora viene utilizzato per produrre etanolo. Questa diversione della terra dai raccolti di cibo contribuisce alla punta nei prezzi del cibo mondiali. Si presumeva che aggiungere etanolo alla benzina dovesse superare le scarsità e mantenere bassi i prezzi dei carburanti. Ovviamente non lo ha fatto. La lezione dovrebbe essere chiara: il mercato capitalista non risolve i problemi dei lavoratori. Infatti, li determina. Una "esenzione fiscale" sulla benzina durante l'estate, come propongono alcuni candidati, è un minuscolo cerotto sopra un problema spalancato e dovrebbe lasciare i bilanci statali in condizioni ancora peggiori. Diciamola tutta. Occorre una rivoluzione per sbarazzarsi dei parassiti corporativi e riorganizzare la società per andare incontro ai bisogni della gente. In un'epoca di spaventoso cambiamento climatico, guerre imperialiste in aumento ed ora che ci si aspetta una grave recessione o depressione, nulla di meno andrà bene. E-mail: dgriswold@workers.org
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