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Dopo la sparatoria di Tucson

di David North
11
gennaio 2011

 

Chi è responsabile della violenza di sabato a Tucson, che ha lasciato sei persone morte e altre 14 ferite, compresa una congressista che ora sta lottando per la vita?

E' indubbiamente vero che vi è un legame diretto e immediato tra la furia omicida del tiratore, Jared L. Loughner, e il flusso interminabile di deliri fascisti dei politici del Partito Repubblicano, delle organizzazioni “Tea Party” finanziate dalle imprese e i demagoghi dei discorsi alla televisione e alla radio. L'ammonizione del Washington Post che "sembra sia un balzo non dimostrato incolpare il clima politico o qualunque particolare singolo gruppo di avere incitato l'omicida" sfida fatti ben noti sulla dinamica politica, sui sostenitori e sulla psicologia della destra estrema negli Stati Uniti. La pretesa del Post che Loughner sia semplicemente "un giovane affetto da turbe psichiche con nessuna filosofia politica coerente" è assolutamente falsa. La destra americana ha da lungo compreso la ricettività delle persone che soffrono di gravi forme di squilibrio mentale psicotico al suo messaggio di odio, fanatismo tinto di paranoia e anticomunismo.

Comunque, sarebbe insufficiente spiegare le azioni di Loughner semplicemente come il prodotto della propaganda della destra politica e della sua scuderia di demagoghi dell'intervista televisiva. Vi sono delle cause sociali più profonde per i sanguinari eventi di Tucson.

Il Partito Democratico e la sinistra liberale, in uno stato perpetuo di demoralizzazione politica, si consolano con il pensiero che l'America sarebbe un posto molto più felice se soltanto possa essere favorita una forma più civile e garbata di discorso. Il compito davanti alle persone ragionevoli, sostengono, in conformità al vangelo di Jon Stewart, è di persuadere tutti, a "sinistra" come pure a destra, a "attenuare" la retorica, a discutere di meno e ad ascoltare di più e a trovare un punto d'incontro.

Questo spirito malaticcio di conciliazione universale ha trovato un'espressione distintamente reazionaria in seguito al tentato assassinio della congressista Giffords. Richard Kim del Nation propone, come antidoto alla violenza della destra, che il popolo americano "abbia cara più fervidamente la pratica della politica e della cittadinanza come qualcosa di nobile nell'intento, qualcosa da estendere e celebrareinvece che qualcosa da denigrare come un nemico del popolo".

Queste parole sono una devastante auto-denunzia della bancarotta politica di quella che passa per "sinistra" negli Stati Uniti e dimostrano perché sia possibile per l'estrema destra (nonostante sia finanziata completamente dal denaro delle imprese) sfruttare le lagnanze popolari e monopolizzare la retorica dello scontento sociale.

Gli Stati Uniti entrano nel quarto anno della peggiore crisi economica dalla Grande Depressione degli anni '30. Il tasso di disoccupazione ufficiale è stato nell'area del 10% (una cifra che non considera coloro che hanno rinunciato a cercare un posto di lavoro), il crollo dei prezzi delle abitazioni ha ridotto drasticamente il patrimonio netto di milioni di famiglie americane e diversi milioni di famiglie hanno perduto la casa a causa dei sequestri. La disuguaglianza sociale è a un livello non visto dagli anni '20. Durante i 40 anni passati, il reddito dei lavoratori americani è ristagnato. Praticamente tutta la crescita nel reddito dagli anni '70 è andata nelle tasche dell'1% più ricco della popolazione.

Dopo lo scoppio della crisi finanziaria nel settembre 2008, le amministrazioni di Bush e Obama hanno dedicato tutte le loro energie a proteggere la ricchezza e gli interessi dell'elite finanziaria e imprenditoriale, le cui avventate speculazioni hanno direttamente portato al disastro. Sotto Obama, la presa degli interessi finanziari sullo stato è cresciuta ancora più serrata. Non soltanto nessuno dell'industria finanziaria è stato ritenuto responsabile del disastro, ma il potere politico e la ricchezza dei parassiti economici sono saliti a nuove altezze. Effettivamente, sotto Obama, la Casa Bianca è arrivata a servire come qualcosa di una succursale combinata di Goldman Sachs e JPMorgan Chase.

Milioni di lavoratori americani sentono istintivamente e correttamente che i politici di entrambe i partiti repubblicano e democratico siano dei venduti e che tutte le decisioni importanti prese dal governo siano per i ricchi. E tuttavia in questo sistema politico il Nation vuole che la gente "abbia caro", "estenda" e "celebri". Come può un tale messaggio attrarre masse di persone nel mezzo di una terribile crisi sociale? Può essere una sorpresa che i tributi di Nation e di pubblicazioni "progressiste" della stessa opinione alle glorie della politica americana in generale e dell'amministrazione Obama in particolare non trovino ascolto?

La frustrazione e la rabbia di una parte sempre crescente del popolo aumenta mese dopo mese. Guarda e ascolta per una via d'uscita dalla crisi in aggravamento. Ma chi dice loro che fare, contro chi combattere e, la questione più importante di tutte, come combattere? Vi è un momento immortale nella versione cinematografica del regista John Ford di Furore di Steinbeck, quando un agricoltore molto povero, minacciato dell'espropriazione della terra che aveva lavorato l'intera vita, chiede nella disperazione "A chi dovrei sparare?" Incapace di trovare una risposta diretta, sprofonda a terra nella disperazione.

Oggi milioni di persone sono in una situazione simile. Sono minacciate dal disastro. No, non vogliono sparare o uccidere nessuno. Ma vogliono il cambiamento e sono pronte a lottare per esso. Ma l'intera struttura sociale ed il sistema politico costruito su di essa, sembra non permettere nessuna possibilità per la protesta e il cambiamento progressista. Una maggioranza schiacciante di lavoratori americani non ha mai avuto l'opportunità di partecipare a una singola azione di protesta sociale organizzata.

Prima del 1980, scioperi ed altre forme di protesta di massacomprese massicce manifestazioni e persino rivolte urbaneerano parte del tessuto della vita americana. La lotta di classe era, in una forma o nell'altra, il motore del progresso sociale. Dovrebbe essere rilevato che, agli inizi degli anni '80, l'Arizona è stato un centro principale dello sciopero dei minatori del rame contro la Phelps Dodge. Uno dei punti focali importanti di quello sciopero era una grande miniera nella città di Ajo, non lontano da Tucson. Quello sciopero, come tutti gli altri degli anni '80, è stato tradito.

Per quasi 30 anni, i sindacati ufficiali e le organizzazioni per i diritti civiliche sorsero dalle grandi lotte sociali tra il 1930 e il 1965si sono dedicati a bloccare e soffocare ogni espressione dello scontento popolare. Gli scioperi e praticamente ogni altra forma di protesta sociale sono scomparsi. Durante lo stesso periodo, le amministrazioni, democratiche come anche repubblicane, hanno decurtato le imposte per i ricchi e li hanno aiutati ad accumulare le loro grandi fortune personali.

Ma lo scontento si forma inesorabilmente e cerca uno sfogo. Al grado che, se non riesce a trovare un'espressione progressista e ottimista, nella forma della lotta di classe organizzata collettivamente, trova espressione animosa negli scoppi di singoli disperati. Settori della società, e non soltanto quelli che sono psicologicamente disturbati, diventano suscettibili ai demagoghi dell'estrema destra, per i quali finanziamenti aziendali e pubblicità sono sempre disponibili.

Gli eventi di Tucson sono un avvertimento. Lo scontento sociale che si accumula deve trovare una via d'espressione nuova e progressista. Questa via può essere aperta soltanto attraverso la lotta per il socialismo e la costruzione di un nuovo movimento rivoluzionario della classe lavoratrice.