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Chi è responsabile della violenza di sabato a Tucson, che ha
lasciato sei persone morte e altre 14 ferite, compresa una
congressista che ora sta lottando per la vita?
E' indubbiamente vero che vi è un legame diretto e immediato
tra la furia omicida del tiratore,
Jared L. Loughner,
e il flusso interminabile di deliri fascisti dei politici del
Partito Repubblicano, delle organizzazioni
“Tea Party”
finanziate dalle imprese e i demagoghi dei discorsi alla televisione
e alla radio. L'ammonizione del
Washington Post
che "sembra sia un balzo non dimostrato incolpare il
clima politico o qualunque particolare singolo gruppo di avere
incitato l'omicida" sfida fatti ben noti sulla dinamica politica,
sui sostenitori e sulla psicologia della destra estrema negli Stati
Uniti. La pretesa del Post che
Loughner
sia semplicemente "un giovane affetto da turbe psichiche con nessuna
filosofia politica coerente" è assolutamente falsa. La destra
americana ha da lungo compreso la ricettività delle persone che
soffrono di gravi forme di squilibrio mentale psicotico al suo
messaggio di odio, fanatismo tinto di paranoia e anticomunismo.
Comunque, sarebbe insufficiente spiegare le azioni di
Loughner semplicemente come il prodotto della propaganda della destra
politica e della sua scuderia di demagoghi dell'intervista
televisiva. Vi sono delle cause sociali più profonde per i
sanguinari eventi di Tucson.
Il Partito Democratico e la sinistra liberale, in uno stato
perpetuo di demoralizzazione politica, si consolano con il pensiero
che l'America sarebbe un posto molto più felice se soltanto possa
essere favorita una forma più civile e garbata di discorso. Il
compito davanti alle persone ragionevoli, sostengono, in conformità
al vangelo di
Jon Stewart, è di persuadere tutti, a "sinistra" come pure a destra, a "attenuare" la
retorica, a discutere di meno e ad ascoltare di più e a trovare un
punto d'incontro.
Questo spirito malaticcio di conciliazione universale ha
trovato un'espressione distintamente reazionaria in seguito al
tentato assassinio della congressista Giffords.
Richard Kim del Nation propone, come antidoto alla violenza della destra,
che il popolo americano "abbia cara più fervidamente la pratica
della politica e della cittadinanza come qualcosa di nobile
nell'intento, qualcosa da estendere e celebrare—invece che qualcosa da denigrare come un nemico del popolo".
Queste parole sono una devastante auto-denunzia della
bancarotta politica di quella che passa per "sinistra" negli Stati
Uniti e dimostrano perché sia possibile per l'estrema destra
(nonostante sia finanziata completamente dal denaro delle imprese)
sfruttare le lagnanze popolari e monopolizzare la retorica dello
scontento sociale.
Gli Stati Uniti entrano nel quarto anno della peggiore crisi
economica dalla Grande Depressione degli anni '30. Il tasso di
disoccupazione ufficiale è stato nell'area del 10% (una cifra che
non considera coloro che hanno rinunciato a cercare un posto di
lavoro), il crollo dei prezzi delle abitazioni ha ridotto
drasticamente il patrimonio netto di milioni di famiglie americane e
diversi milioni di famiglie hanno perduto la casa a causa dei
sequestri. La disuguaglianza sociale è a un livello non visto dagli
anni '20. Durante i 40 anni passati, il reddito dei lavoratori
americani è ristagnato. Praticamente tutta la crescita nel reddito
dagli anni '70 è andata nelle tasche dell'1% più ricco della
popolazione.
Dopo lo scoppio della crisi finanziaria nel settembre 2008, le
amministrazioni di Bush e Obama hanno dedicato tutte le loro energie
a proteggere la ricchezza e gli interessi dell'elite finanziaria e
imprenditoriale, le cui avventate speculazioni hanno direttamente
portato al disastro. Sotto Obama, la presa degli interessi
finanziari sullo stato è cresciuta ancora più serrata. Non soltanto
nessuno dell'industria finanziaria è stato ritenuto responsabile del
disastro, ma il potere politico e la ricchezza dei parassiti
economici sono saliti a nuove altezze. Effettivamente, sotto Obama,
la Casa Bianca è arrivata a servire come qualcosa di una succursale
combinata di
Goldman Sachs
e JPMorgan Chase.
Milioni di lavoratori americani sentono istintivamente e
correttamente che i politici di entrambe i partiti repubblicano e
democratico siano dei venduti e che tutte le decisioni importanti
prese dal governo siano per i ricchi. E tuttavia in questo sistema
politico il Nation vuole che la gente "abbia caro",
"estenda" e "celebri". Come può un tale messaggio attrarre masse di
persone nel mezzo di una terribile crisi sociale? Può essere una
sorpresa che i tributi di
Nation
e di pubblicazioni "progressiste" della stessa opinione alle glorie della
politica americana in generale e dell'amministrazione Obama in
particolare non trovino ascolto?
La frustrazione e la rabbia di una parte sempre crescente del
popolo aumenta mese dopo mese. Guarda e ascolta per una via d'uscita
dalla crisi in aggravamento. Ma chi dice loro che fare, contro chi
combattere e, la questione più importante di tutte, come combattere?
Vi è un momento immortale nella versione cinematografica del regista
John Ford di Furore di
Steinbeck, quando un agricoltore molto povero, minacciato
dell'espropriazione della terra che aveva lavorato l'intera vita,
chiede nella disperazione "A chi dovrei sparare?" Incapace di
trovare una risposta diretta, sprofonda a terra nella disperazione.
Oggi milioni di persone sono in una situazione simile. Sono
minacciate dal disastro. No, non vogliono sparare o uccidere
nessuno. Ma vogliono il cambiamento e sono pronte a lottare per
esso. Ma l'intera struttura sociale ed il sistema politico costruito
su di essa, sembra non permettere nessuna possibilità per la
protesta e il cambiamento progressista. Una maggioranza schiacciante
di lavoratori americani non ha mai avuto l'opportunità di
partecipare a una singola azione di protesta sociale organizzata.
Prima del 1980, scioperi ed altre forme di protesta di massa—comprese massicce manifestazioni e persino rivolte urbane—erano parte del tessuto della vita americana. La lotta di classe era, in una
forma o nell'altra, il motore del progresso sociale. Dovrebbe essere
rilevato che, agli inizi degli anni '80, l'Arizona è stato un centro
principale dello sciopero dei minatori del rame contro
la
Phelps Dodge. Uno dei punti focali importanti di quello sciopero era una grande miniera
nella città di Ajo, non lontano da Tucson. Quello sciopero, come
tutti gli altri degli anni '80, è stato tradito.
Per quasi 30 anni, i sindacati ufficiali e le organizzazioni
per i diritti civili—che sorsero dalle grandi lotte sociali tra il 1930 e il 1965—si sono dedicati a bloccare e soffocare ogni espressione dello scontento
popolare. Gli scioperi e praticamente ogni altra forma di protesta
sociale sono scomparsi. Durante lo stesso periodo, le
amministrazioni, democratiche come anche repubblicane, hanno
decurtato le imposte per i ricchi e li hanno aiutati ad accumulare
le loro grandi fortune personali.
Ma lo scontento si forma inesorabilmente e cerca uno sfogo. Al
grado che, se non riesce a trovare un'espressione progressista e
ottimista, nella forma della lotta di classe organizzata
collettivamente, trova espressione animosa negli scoppi di singoli
disperati. Settori della società, e non soltanto quelli che sono
psicologicamente disturbati, diventano suscettibili ai demagoghi
dell'estrema destra, per i quali finanziamenti aziendali e
pubblicità sono sempre disponibili.
Gli eventi di Tucson sono un avvertimento. Lo scontento sociale
che si accumula deve trovare una via d'espressione nuova e
progressista. Questa via può essere aperta soltanto attraverso la
lotta per il socialismo e la costruzione di un nuovo movimento
rivoluzionario della classe lavoratrice.
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