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25 febbraio 2010

Fortificare Haiti

Soldati vs medici nella Haiti del post terremoto

di Andrew CrosbyAjay Parasram

 

VANCOUVER—Entro poche ore dal devastante terremoto di Haiti, medici cubani, squadre di ricerca e soccorso cinesi e professionisti sanitari venezuelani erano sul terreno. Comunque, quando i militari USA hanno preso il controllo dell'aeroporto di Port-au-Prince, hanno assegnato la priorità all'atterraggio di soldati invece che di forniture umanitarie, secondo organizzazioni umanitarie come Medici senza Frontiere (MSF) ed Amnesty International. La militarizzazione del soccorso per il disastro ha portato ad una dura condanna di quella che i critici chiamano l'occupazione a guida americana di Haiti.

Parlando del pesante affidamento ai militari, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha osservato che "a Haiti stanno sbarcando migliaia di uomini come se fosse una guerra". Ai sentimenti di Chavez hanno fatto eco le sue controparti in Bolivia, Nicaragua e Cuba.

Assillate da crescente critica sui media su Iraq ed Afghanistan, le forze armate occidentali hanno l'opportunità di evidenziare il loro volto umanitario a Haiti. Ma, si chiedono alcuni, a quale costo?

L'approccio militare contro quello orientato al civile preferito dai paesi della regione mette in risalto una differenza nell'approccio al soccorso in caso di disastri. Fondendo l'umanitarismo ed i militari, sia gli USA che il Canada affermano che l'ordine deve venire prima per impedire la discesa nel caos. Alternativamente, il Nicaragua ha dichiarato all'Assemblea Generale dell'ONU che "Haiti ha bisogno di medici, ingegneri, insegnanti, materiali da costruzione. Ha bisogno di rafforzare la propria produzione agricola; non ha bisogno di soldati".

Il Venezuela sta fornendo a Haiti carburante gratis, consegnato assieme ad altre spedizioni di aiuti attraverso la Repubblica Domenicana.

Cuba ed il Venezuela hanno cooperato per consegnare servizi sanitari a Haiti, secondo Tom Fawthrop di Al Jazeera. I medici cubani sono appositamente addestrati al soccorso in caso di disastri e si sono collaudati durante i terremoti in Pakistan ed Indonesia nel 2005 e nel 2006. Washington ha declinato l'aiuto dell'Havana durante l'Uragano Katrina nel 2005.

Comunque, gruppi regionali, stati ed organizzazioni umanitarie hanno avuto difficoltà ad entrare ad Haiti. Come ha spiegato alla Reuters Francoise Saulnier di MSF, "L'attenzione urgente e vitale per la gente è stata ritardata per la logistica militare".  Mentre aeroplani e rifornimenti vengono ritardati o deviati, secondo rapporti dei media i medici hanno dovuto impiegare misure improvvisate, come congegni per la respirazione  e seghe da amputazione operati manualmente.

La Comunità dei Caraibi (CARICOM) non è stata in grado di assicurare l'approvazione USA per atterrare a Port-au-Prince in gennaio, anche se Haiti è uno stato membro. Invece, ha dovuto costituire la sua base per il soccorso in caso di disastri in Giamaica.

Mentre nel 2004 è stata invocata la dottrina della Responsabilità di Proteggere per giustificare l'occupazione militare di Haiti, il soccorso da disastri giustifica l'attuale intervento militare. Attualmente sono collocati ad Haiti circa 27.000 soldati stranieri.

Il contingente delle Forze Canadesi consiste di 2.046 militari, compreso il Disaster Assistance Response Team (DART), il Naval Task Group, sei elicotteri Grifone, una squadra di soccorso e ricupero urbano, un distaccamento di polizia militare, un ospedale da campo ed una considerevole presenza di forze di terra, incluso un battaglione di fanteria leggera.

Yves Engler, coautore di Canada in Haiti: Waging War on the Poor Majority, descrive la risposta militarizzata: "il Canada ha inviato 2.000 soldati mentre alle squadre di soccorso da disastro di Calgary, Toronto e di altre città è stato detto di stare a casa". Engler vede questa risposta come un "segnale pericoloso per la continuazione di una politica di vecchia data".

La politica alla quale Engler si riferisce è l'interferenza politica nella democrazia haitiana che proviene dalla cacciata del presidente democraticamente eletto Jean Bertrand Aristide nel 2004: una mossa pianificata da Washington, Ottawa e Parigi. Nel suo Black Book of Canadian Foreign Policy di recente pubblicato, Engler documenta come le forze canadesi di elite JTF-2 abbia fortificato l'aeroporto mentre 500 soldati canadesi pattugliavano le strade e si impegnavano in operazioni di controinsurrezione contro i sostenitori di Aristide.

Nel contesto del post terremoto, i militari canadesi sono presenti in una funzione differente. Engler spiega che "non vi è nessun dubbio che le truppe canadesi stiano compiendo una funzione umanitaria, ma le truppe non sono l'opzione preferibile". Engler afferma che dovrebbero essere sul terreno i medici e le squadre di ricerca e soccorso, non i soldati.

Vi è il crescente timore degli stati regionali che gli USA stiano installando ad Haiti una grande base militare permanente con l'appoggio del Canada. Recentemente a A-Infos Radio Project, Anthony Fenton, coautore di Canada In Haiti, ha affermato che stati come il Nicaragua ed il Venezuela hanno espresso che la preoccupazione che Haiti stia diventando "una piattaforma di lancio per la destabilizzazione e la costante egemonia militare ed economica occidentale per l'intero emisfero". Con una presenza americana  a lungo termine ad Haiti, gli USA possono favorire i loro interessi strategici nella regione Caraibi/America Latina, molto come quello che stanno facendo in Iraq ed in Afghanistan.

Nel decennio passato l'influenza degli USA in America Latina è declinata, spiegato in parte dal rafforzamento di governi democratici della società a livello locale in paesi come il Venezuela e la Bolivia. Per esempio, la leadership di Caracas e dell'Havana nell'istituzione del Blocco Commerciale dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), fondato su questioni sociali piuttosto che sulla liberalizzazione degli scambi, è una sfida diretta ai tentativi a guida USA di istituire l'Area di Libero Scambio delle Americhe. Questo movimento, combinato con la crisi ad Haiti, ha portato analisti come Engler a credere che "negli USA vi sia qualche preoccupazione che il terremoto aumenti il coinvolgimento venezuelano e cubano negli affari haitiani". L'aumentato coinvolgimento haitiano nell'ALBA rafforzerebbe questo movimento, che ha già attirato otto stati.

Come scrive Michel Chossudovsky, direttore del The Centre for Research on Globalization e docente all'Università di Ottawa: "Con tutta probabilità l'operazione umanitaria verrà utilizzata come pretesto e giustificazione per istituire una più permanente presenza militare degli USA ad Haiti".

Andrew Crosby è scrittore, musicista e membro del Vancouver Media Coop. Ajay Parasram è ricercatore e scrittore.