L'eredità di Suharto: sicario per l'imperialismo U.S.A.

di Deirdre Griswold

6 febbraio 2008

 

Suharto—il generale indonesiano che prese il potere con un colpo di stato nel 1965, massacrò la sinistra nel suo paese ed un decennio più tardi invase ed annesse Timor Est—è morto. La sua morte è stata per alcuni l'occasione per alcune ammissioni sui mezzi d'informazione imperialisti dell'appoggio di Washington per il suo sanguinoso governo militare.

Naturalmente, non poteva essere nascosto. E' una cosa che sanno tutti.

Nel 1965 e 1966, mentre l'esercito di Suharto perseguitava comunisti e nazionalisti di sinistra, assassinandoli sul posto o inviandoli ai campi di concentramento, apparivano sul New York Times e sul Washington Post numerosi editoriali ed articoli che fondamentalmente dicevano che i suoi metodi erano duri ma, tutto considerato, per Washington era un fattore positivo, un punto luminoso paragonato alla guerra in Vietnam.

E' deplorevole, ma forse non sorprendente, che, persino oggi che i documenti della CIA che confermano il ruolo degli USA dietro il sanguinoso colpo di stato di Suharto sono stati resi pubblici e che è stato riconosciuto che l'agenzia di intelligence USA consegnò ai generali di destra le liste dei comunisti indonesiani da uccidere, i media liberali ed anche quelli socialdemocratici qui non abbiano nulla da dire in difesa del milione più o meno di indonesiani che furono massacrati in questo orrendo bagno di sangue. Hanno notato che è avvenuto e quindi sono passati oltre.

Il PKI, il Partito Comunista Indonesiano, sostenne il peso maggiore dell'offensiva pro-imperialista che portò quel vasto paese completamente sotto il dominio delle multinazionali occidentali. Chi erano e cosa realizzato prima di essere schiacciati dal colpo di stato militare?

Il PKI, prima del colpo di stato del 1965, era il maggiore partito comunista al mondo al di fuori dell'Unione Sovietica e della Cina Popolare. Si stimava che avesse 3 milioni di membri e di avere sviluppato organizzazioni di massa che comprendevano tra i 15 ed i 20 milioni di indonesiani.

E' stato responsabile di avere organizzato i lavoratori indonesiani in una federazione sindacale nazionale. Questi sindacati attuarono molti scioperi ed altre lotte, sia durante il periodo del dominio coloniale olandese e giapponese che anche dopo quando alla fine l'Olanda riconobbe nel 1949 l'indipendenza dell'Indonesia.

E' stata la presa delle fabbriche possedute dagli olandesi da parte di questi sindacati nel 1957 che alla fine portò il governo del leader dell'indipendenza Sukarno a nazionalizzare le imprese possedute da stranieri. Questo provocò anche il primo tentativo sostenuto dagli USA da parte dei militari di rovesciare Sukarno nel febbraio del 1958.

Questo fallì, ma il riuscito colpo di stato del generale Suharto nel 1965 schiacciò i sindacati ed aprì l'Indonesia al più selvaggio sfruttamento da parte delle corporation imperialiste—naturalmente con una generosa commissione per se e per i suoi compari. In occidente molti progressisti sanno che gli splendidi legni duri dell'Indonesia sono stati abbattuti per fare legname ad un tasso allarmante negli ultimi decenni, trasformando le foreste pluviali in deserti e distruggendo interi ecosistemi. Sanno dell'impatto sul cambiamento climatico.

Ma cosa sanno del sanguinoso rovesciamento politico in Indonesia che ha reso possibile questo sfrenato affarismo? Si rendono conto che lì la classe lavoratrice organizzata, guidata dal PKI, era stata una barriera per impedire il ladrocinio in massa delle risorse naturali dell'Indonesia?

A parte i milioni nei sindacati, molti altri milioni di indonesiani stavano in organizzazioni di massa progressiste che rappresentavano donne, contadini, giovani ed intellettuali—tutti organizzati dal PKI.

Il PKI era sopravvissuto al dominio coloniale olandese e giapponese. Era stato messo fuori legge per gran parte della sua esistenza e dovette operare clandestinamente. I suoi guerriglieri erano stati cruciali nella lotta armata per l'indipendenza contro gli olandesi. Aveva perduto migliaia di quadri e molti leader in anni di severe repressioni. Ma era sempre diventato più forte—fino al bagno di sangue del 1965-66.

Fiumi 'intasati di corpi'

Nei media USA vi furono pochi resoconti su quanto stava accadendo. Una rilevante eccezione—e che dimostra che le informazioni erano disponibili—fu un articolo del 17 dicembre 1965 sulla rivista Time, che rappresentò la vastità dell'orrore:

"Comunisti, simpatizzanti rossi e le loro famiglie vengono massacrati a migliaia. Viene riferito che unità dell'esercito nelle aree rurali sparse abbiano giustiziato migliaia di comunisti dopo interrogatori in remote prigioni. ... Le uccisioni sono state in tale scala che l'eliminazione dei cadaveri ha creato un serio problema sanitario a Java Est ed a Sumatra settentrionale, dove l'aria umida porta il fetore della carne in decomposizione. I viaggiatori da quelle zone raccontano di piccoli fiumi e torrenti che sono stati letteralmente intasati dai corpi".

Mentre passavano i mesi, le stime del numero dei morti salirono a 600.000 (The Guardian, 7 aprile 1966) e poi ad un milione. Ma i principali quotidiani capitalisti lasciarono sapere ai loro lettori che era tutto OK. Una colonna del membro del comitato di redazione del New York Times del 19 giugno 1966 James Reston parlava della "feroce trasformazione dell'Indonesia da una politica filo-cinese sotto Sukarno ad una politica spavaldamente anticomunista sotto Suharto".

“Washington si guarda dal rivendicare qualsiasi credito per questo cambiamento nella sesta maggiormente popolosa ed una delle più ricche nazioni al mondo", continuava Reston, "ma questo non significa che Washington non abbia nulla a che fare con esso". La colonna era intitolata "Uno sprazzo di luce in Asia".

Molti anni più tardi, la giornalista indipendente Kathy Kadane fu in grado di intervistare un funzionario della CIA che effettivamente vantava il ruolo dell'agenzia in questi fatti agghiaccianti.

Da allora, le corporation occidentali hanno aspirato miliardi in profitti dal petrolio, rame, gomma, legni duri ed altre ricche risorse dell'Indonesia ed oggi sfruttano milioni di lavoratori e di contadini dislocati lì in stabilimenti manifatturieri e di assemblaggio a bassa paga.

Dieci anni dopo il colpo di stato ed immediatamente dopo che il presidente Gerald Ford ed il segretario di stato Henry Kissinger avevano molto gustato una visita di Stato con Suharto, l'Indonesia mandò le sue truppe armate dagli USA a Timor Est in una massiccia opera di conquista che risultò nella morte stimata di un terzo della popolazione di quel piccolo paese.

Sudisman, uno dei cinque più importanti leader del PKI, fu catturato, torturato, portato in tribunale nel 1967 e più tardi messo a morte dal regime di Suharto. Gli venne chiesto dal giudice se si "pentiva". Nel suo discorso finale, dopo avere esaminato gli errori che disse erano stati fatti dal partito, aggiunse: "Per rispetto delle mie convinzioni comuniste, della mia responsabilità comunista e della solidarietà ai miei compagni morti, Aidit, Lukman, Njoto e Sakirman, sono giunto alla mia decisione.

"Non mi pento.

Inoltre, consapevole che altre vittime sono cadute, come comunista non posso fare meno di loro.

"Viviamo per combattere e combattiamo per vivere. Non viviamo soltanto per il bene dei vivi. Viviamo per difendere coraggiosamente la vita, fino alla morte. ... Lunga vita al Partito Comunista Indonesiano"!

La Griswold è autrice del libro "Indonesia: il secondo maggior crimine del secolo", disponibile presso leftbooks.com. 

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