Lenin, nel suo libro L'estremismo, malattia infantile
del comunismo, scritto nel 1920, sostiene che vi siano
delle lezioni della Rivoluzione Russa che possono essere di
interesse più generale che alla sola Russia. Questo fu 92 anni
fa. il mondo dell'inizio del 21° secolo è dominato dal capitale
finanziario globale e totalmente controllato da alcune potenze
economiche capitaliste avanzate e da almeno una potenza
economica semicapitalista (o quasi-socialista) che (con poche
eccezioni) lo spadroneggiano sulla maggioranza della popolazione
mondiale che risiede in paesi sottosviluppati ed in regioni
supersfruttate. Cercare di scoprire quali possono essere oggi
quelle lezioni può essere più difficile che scoprirle nel 1920.
Nel spiegare nelle sue lezioni lo sfondo della Rivoluzione
Russa, Lenin, nel Capitolo Tre di
L'estremismo, malattia infantile del comunismo, discute
la storia del bolscevismo dal 1903 fino alla Rivoluzione
d'Ottobre del 1917. Guardiamo questo capitolo per vedere se vi
siano delle lezioni per oggi o per vedere se siano soltanto dei
dati di quelle che altrove Lenin chiama le "peculiarità storiche
della Russia".
Lenin divide la storia bolscevica in sei stadi che
esaminerò brevemente. In primo luogo vi è il periodo di
"preparazione per la rivoluzione" del
1903-1905. Questo è stato un periodo nel quale le tre classi
principali della società russa sentivano tutte che era nell'aria
una rivoluzione e contendevano sulle tattiche per impegnarvisi e
quale genere di programma doveva essere avanzato. Le
classi che menziona sono la borghesia (i liberali), la piccola
borghesia (forze democratiche che si chiamavano
socialdemocratici o socialrivoluzionari) e la classe lavoratrice
(le autentiche forze rivoluzionarie). Le classi che si
raggruppavano attorno allo zar erano evidentemente state già
eclissate dalle tre classi "principali" poiché Lenin non le
menziona (sebbene molti liberali sostenessero l'idea di una
monarchia "costituzionale"). Comunque afferma che oltre alle tre
classi principali vi erano "forme intermedie, di transizione o
indifferenti".
Bene, persino con la crisi economica che il mondo ha ancora
di fronte nel 2012, quale classe lavoratrice potrebbe oggi
essere considerata autenticamente rivoluzionaria? Vi sono alcuni
barlumi di coscienza di classe rivoluzionaria in Europa (per
esempio in Grecia), nel Terzo Mondo vi sono alcuni movimenti dei
lavoratori e comunisti/socialisti che in un modo o nell'altro
combattono attivamente contro il sistema capitalista (Nepal,
parti dell'India) ed l'America Latina sta iniziando a sfidare
seriamente il dominio degli USA. I lavoratori USA non hanno
ancora nemmeno un partito dei lavoratori che avanza per se e
dividono i loro voti, assieme alla piccola borghesia (della
quale pensano di fare parte molti lavoratori, chiamandosi
"classe media") tra i due maggiori partiti della borghesia. Per
quanto riguarda l'odore di rivoluzione nell'aria, al momento non
è rilevabile (forse mascherato dai gas serra). Comunque, si
riceve un soffio di fascismo.
Nel mondo capitalista avanzato non vi sono molte prove
degli effetti di questo stadio della storia bolscevica.
Comunque, vi è qualcosa di analogo che sta succedendo in Europa
ed altrove. Dappertutto il popolo si organizza e si istruisce a
contrattaccare contro le corporation che attaccano il suo
ambiente ed il suo modo di vivere. I grandi del petrolio, e del
carbone e del gas naturale trovano sempre più resistenza ai loro
progetti di sfruttare ed inquinare. Anche l'austerità come
soluzione ai problemi economici che la borghesia ha portato al
mondo
viene sempre più respinta dalle masse. Negli USA i
lavoratori cominciano a svegliarsi ed a resistere contro
l'ultra-destra (ma questo è un risveglio ancora molto
preliminare). Il popolo può non stare studiando la storia del
bolscevismo a questo punto, ma lo sfruttamento e l'oppressione
generano opposizione e così vi è almeno una familiare
somiglianza tra ciò che Lenin scrive del periodo 1903-1905 in
Russia e oggi.
Il secondo periodo, "gli anni della rivoluzione", è quello
1905-1907. Questo è il periodo della nascita in Russia dei primi
Soviet. Si sarebbe in imbarazzo a trovare qualcosa di
paragonabile che succeda oggi nel mondo capitalista avanzato.
Comunque, il movimento
Occupy Wall Street
negli USA e movimenti similari in Europa e nel vicino
oriente, la cosiddetta "Primavera Araba"–dove non contaminati dall'intrigo capitalista–sono forse degli sviluppi fetali di futuri Soviet o di
istituzioni come i Soviet.
Mentre generalmente Lenin evita la fiducia sulla
"spontaneità" come forza motrice del progresso rivoluzionario,
afferma che "La forma di organizzazione del Soviet ha avuto
origine nello sviluppo spontaneo della lotta". Questo periodo di
due anni fu segnato da un'insurrezione generale, un sollevamento
rivoluzionario contro la classe dominante ed il governo russi.
Questo tipo di "sviluppo spontaneo" non sembra essere
all'orizzonte negli USA ma è avvertibile fino a un certo punto
nelle zone più povere della UE e, mentre il continuo declino del
sistema capitalista ora in moto diventa sempre più intollerabile
per le popolazioni generali di questi paesi, possiamo aspettarci
di vedere la nascita di organizzazioni rivoluzionarie analoghe a
quelle descritte da Lenin nel suo libro.
Questo sarà un periodo de "L'alternazione di forme di lotta
parlamentari e non parlamentari, delle tattiche di boicottaggio
del parlamento e di quella della partecipazione al parlamento,
di forme legali ed illegali di lotta ed allo stesso modo delle
loro interrelazioni e connessioni" e tutto ciò sarà "segnato da
una straordinaria ricchezza di contenuto". Questo sarà anche il
periodo nel quale la classe lavoratrice emergerà come principale
forza rivoluzionaria di testa e le "vacillanti ed instabili"
classi medie dovranno sottomettersi alla sua
leadership per cambiamenti significativi da effettuare. Il
prossimo periodo darà un'opportunità ai partiti comunisti ed ai
loro alleati per diventare di nuovo gli elementi di guida
all'interno della classe lavoratrice e della società
nell'insieme, la quale, se non riescono ad afferrarla, porterà
alla loro sostituzione con nuove forme organizzative di lotta.
Questi pochi prossimi anni saranno una "prova generale" per
ancora maggiori lotte future.
Il periodo successivo nello sviluppo del bolscevismo Lenin
lo ha chiamato gli anni della reazione
(1907-1910). Questo periodo è
davvero specifico della Russia poiché oggi siamo ancora sul
punto di un serio scoppio rivoluzionario analogo al 1905 così
non abbiamo un attuale "anni della reazione" (a meno che negli
Stati Uniti vincano i repubblicani) di cui preoccuparsi.
Equivarrebbe a mettere il carro davanti ai buoi per discutere
della reazione ad uno scoppio rivoluzionario che non è ancora
avvenuto.
Nondimeno alcuni commenti di Lenin in questa sezione sono
di applicazione universale a qualsiasi stadio di una lotta
rivoluzionaria, uno dei quali è "che la vittoria è impossibile a
meno che si abbia appreso come attaccare e ritirarsi
correttamente". Sottostimare la forza del nemico e sovrastimare
la vostra ha portato a molte sconfitte del movimento dei
lavoratori–spesso a causa di un testardo atteggiamento
di "nessun compromesso".
In periodi di reazione coloro che possono calibrare
correttamente l'equilibrio delle forze sono quelli che alla fine
prevalgono. Durante il periodo
1907 – 1910 i bolscevichi emersero come il partito più forte della
sinistra "perché esposero
spietatamente ed espulsero i mercanti di frasi
rivoluzionarie, quelli che non desideravano comprendere che ci
si doveva ritirare, che si doveva sapere come ritirarsi e che si
doveva assolutamente imparare come operare legalmente nel più
reazionario dei parlamenti, nel più reazionario dei sindacati,
delle cooperative e delle mutue assicuratrici e di
organizzazioni simili". Imparare questo spiega le posizioni
adottate da alcuni gruppi marxisti negli USA sotto il periodo
ultrareazionario introdotto dal regime di
George W. Bush. Nel gergo dei militari USA, un
avanzamento verso la retroguardia allo scopo di avanzare al
fronte più tardi.
Secondo Lenin gli anni della reazioni sono stati seguiti
dagli anni della rinascita
(1910-1914). La rinascita iniziò lentamente ma
accelerò a causa di due fattori. Uno era gli "Eventi di
Lena del 1912". Lenin si riferisce al massacro di operai nei
giacimenti auriferi di Lena a
Irkutsk da parte delle truppe zariste che oltraggiò l'opinione
pubblica russa. Il secondo fattore fu l'esposizione dei
menscevichi come "agenti borghesi". Questo ha bisogno di qualche
chiarimento.
Non è il caso che i
menscevichi stessero operando consapevolmente contro
gli interessi degli operai e dei contadini russi. Nella loro
mente pensavano di stare appoggiando un programma di riforma che
aveva le possibilità più realistiche per provocare i cambiamenti
che più avrebbero aiutato le masse russe. Come può quindi Lenin
chiamarli
"agenti borghesi"?
Il fondamento logico di Lenin è che il programma bolscevico
mira al rovesciamento della borghesia ed alla creazione di uno
stato degli operai e dei contadini guidato dalla classe
lavoratrice. La borghesia russa combatte con le unghie e coi
denti, come gli zaristi, contro i bolscevichi e cerca di
distruggere il loro movimento. Ma l'atteggiamento della
borghesia verso i menscevichi è completamente diverso. Il ruolo
dei menscevichi, poiché anche anti-bolscevichi (e quindi per
Lenin contro i veri interessi degli operai e dei contadini)
"dopo il 1905 è stato chiaramente capito dall'intera borghesia
ed i quali perciò la borghesia ha appoggiato in mille modi".
Come risultato della consapevolezza che aumenta a causa
degli eventi di Lena e della comprensione del ruolo dei
menscevichi questo periodo vide il crescente rafforzamento dei
bolscevichi in rapporto alle masse russe, che fu il risultato
del loro seguire "le tattiche corrette di combinare il lavoro
illegale con l'utilizzazione di 'opportunità legali', le quali
fecero un punto nel compiere". Osservate che nelle moderne
democrazie borghesi "legale" ed "illegale" hanno connotazioni
differenti che nelle società dittatoriali non democratiche come
la Russia zarista.
Lo stadio successivo è quello della "Prima Guerra Mondiale
Imperialista
(1914-17)". E' interessante che Lenin chiami la Grande Guerra
(come è stata chiamata fino al 1939) la prima del suo
genere come se stesse prevedendo la storia sanguinosa dei
decenni a venire (sebbene
Charles Repington,, corrispondente di guerra ed ufficiale britannico, nel
1920 pubblicò un libro intitolato La Prima Guerra Mondiale).
Questa guerra distruttiva, uno dei frutti del vantato
sistema capitalista, ha causato la morte di milioni e la
ridistribuzione dei mercati tra i capitalisti vittoriosi a spese
degli altri rivali. Il movimento socialista mondiale,
presumibilmente unito in opposizione alla guerra che molti
vedevano arrivare, diviso quando scoppiò veramente in quei
partiti che sostenevano i "loro" governi (che furono etichettati
da Lenin "social sciovinisti") e quelli che si opponevano
attivamente alla guerra sul terreno dell'internazionalismo (i
lavoratori del mondo devono essere uniti contro i loro
sfruttatori, non combattersi l'un l'altro per la maggiore gloria
della "loro" borghesia nazionale).
La posizione dei bolscevichi era chiara–si opponevano alla guerra ed agitavano attivamente tra
il popolo contro l'appoggiarla. La posizione contro la guerra
divenne estremamente popolare tra la maggioranza degli operai e
dei contadini che erano utilizzati come carne da cannone dalla
borghesia reazionaria. Lenin crede all'adozione di questa
posizione di principio ed all'esposizione del social
sciovinismo di coloro che tradivano i principi del movimento
socialista internazionale come ad una delle principali "ragioni
per le quali il bolscevismo è stato in grado di raggiungere la
vittoria nel 1917-20".
Arriviamo ora all'ultimo dei sei stadi di Lenin. "La
seconda rivoluzione in Russia (da febbraio a ottobre 1917)”.
Nel febbraio 1917 la borghesia rovesciò il
moribondo ed inutile regime zarista ed istituì una repubblica
democratica borghese più libera, afferma Lenin, "di qualunque
altro paese al mondo". Questo governo
provvisorio venne rovesciato in ottobre dai bolscevichi.
Cosa andava male con il governo del "paese più libero del
mondo"?
Il governo era dominato dai menscevichi e dai
socialrivoluzionari (i SR erano un partito che rappresentava
fondamentalmente gli interessi dei contadini e dei socialisti
piccolo borghesi– era non, ma non anti-marxista). La sua debolezza,
secondo Lenin, era il suo seguire servile (Nessun gioco di
parole inteso) delle idee screditate dei social sciovinisti
della Seconda Internazionale, chiamati da Lenin "i
ministerialisti ed altra gentaglia opportunista". I
ministerialisti erano i cosiddetti "socialisti" che accettarono
portafogli in governi controllati dalla borghesia reazionaria;
questo era considerato da Lenin e dai bolscevichi opportunismo
assoluto, un caso di quello che potrebbe chiamarsi socialismo di
destra, una malattia infantile. I lavoratori europei devono
conoscere tutto di questo genere di "socialisti".
I socialisti europei che si imbarcano in queste tendenze
opportunistiche stanno semplicemente ripetendo in occidente le
tattiche che tanto screditarono i menscevichi in Russia dal 1905
in avanti. "Come volle la storia, gli opportunisti di un paese
arretrato diventarono i precursori degli opportunisti in
numerosi paesi avanzati".
Ammesso che il concetto di "opportunismo" è complesso–
"opportunista" per una persona è "realista" per
un'altra persona–
penso che Lenin utilizzi il termine per descrivere
coloro che abbandonarono le posizioni marxiste di principio per
adottare delle posizioni fondamentalmente in discordia con gli
interessi a lungo termine della classe lavoratrice perché
cercavano
vantaggi temporanei per loro e per i loro alleati.
Confondono, consciamente o inconsciamente, gli scopi strategici
del marxismo con gli scopi tattici del momento e scambiano i
mezzi per i fini.
Lenin termina questo capitolo del libro indicando che la
ragione per la quale "gli eroi della Seconda Internazionale
[Lenin elenca
Scheidemann, Noske, Kautsky, Hilferding, Renner, Austerlitz,
Bauer, Adler, Turati
e Longuet ed inoltre getta dentro i fabiani, i menscevichi
ecc.--personaggi che incontreremo più tardi] hanno tutti fallito
e si sono discreditati" è dovuta alla loro incapacità di
comprendere "il significato del ruolo dei Soviet e del governo
sovietico".
I Soviet erano consigli di operai e contadini che si
riunirono per rimpiazzare il governo della borghesia, non per
sottomettersi ad essa e che combinarono in un ente entrambe la
funzione legislativa ed esecutiva. I Soviet non rappresentavano
il concetto borghese della "separazione dei poteri" [nel bene e
nel male] e Lenin ed i bolscevichi li videro come una più alta
forma di democrazia (in realtà come un'espressione della
dittatura del proletariato) della democrazia parlamentare
borghese. I suddetti opportunisti, sosteneva Lenin, erano tutti
"schiavi dei pregiudizi della democrazia piccolo borghese". Per
questa ragione non potevano portare ad una rivoluzione
proletaria di successo mentre potevano i bolscevichi–
e lo fecero.
Lenin conclude che la forma sovietica di governo si
diffonde rapidamente in tutto il mondo per i lavoratori di tutti
i paesi. "L'esperienza", afferma Lenin, "ha dimostrato che, su
certe questioni molto importanti della rivoluzione proletaria
[intende l'istituzione di Soviet], TUTTI i paesi dovranno
inevitabilmente fare ciò che ha fatto la Russia".
Dove sono i Soviet oggi? Se Lenin ha ragione, non sarà
possibile sbarazzarsi del capitalismo senza di loro
–
o almeno di sbarazzarsene con di una rivoluzione della
classe lavoratrice. Vi è qualche alternativa attuabile
all'orizzonte di "democrazia della piccola borghesia"? Se non,
allora considerate il destino dell'Unione sovietica, gli
"opportunisti" erano dopo tutto "realisti"? Queste sono le
domande alle quali rispondere mentre si approfondisce ed avanza
la lotta contro l'attuale crisi capitalista.
Thomas Riggins è attualmente condirettore di
Political Affairs online
ed inoltre scrive per il
giornale quotidiano online
People's World.
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