In Defence of
Marxism

Il "segreto" dietro alla ripresa economica della Germania

Scritto da Fred Weston-Lunedì 31 gennaio 2011 

 

Secondo la Bundesbank, nel 2010 il PIL tedesco è cresciuto del 3,6%. Questo arriva dopo la ripida caduta del 4,7% nel 2009, quando la recessione ha colpito duramente la Germania. La disoccupazione è scesa dal picco del 10,5% del 2005 al 7%. Ora si trova appena sotto i tre milioni. La Volkswagen sta assumendo 3.000 lavoratori, la BMW e la Daimler 400 ciascuna. La Lufthansa ha annunciato piani per assumere quest'anno 4.000 personale extra. Lo stesso quadro può vedersi nella chimica, nell'elettronica e in altre industrie. Quando il resto d'Europa affronta licenziamenti e ripresa fiacca, cosa c'è di diverso sulla Germania?

Le esportazioni tedesche crescono velocemente. Nel primo semestre del 2010 sono aumentate del 17% sul primo semestre del 2009. In questo ha giocato un grande ruolo la crescita in paesi come Cina e India, con le esportazioni tedesche verso questi paesi che nei tre anni passati sono cresciute dell'80% e del 40% rispettivamente. In novembre gli ordini per i beni industriali tedeschi sono aumentati del 5,2% paragonati ai mesi precedenti, principalmente a causa della domanda crescente di beni strumentali tedeschi dalle "economie emergenti", cioè da paesi come Cina, India, Brasile e così via.

Anche all'interno dell'Unione Europea le esportazioni tedesche di automobili, macchine utensili, prodotti chimici, beni elettronici dominano il mercato. Le economie più deboli, come Italia, Grecia, spagna, subiscono tutte, vedendo sollevarsi i loro livelli di disoccupazione.

L'ironia di tutto questo è la seguente: nel decennio passato le banche tedesche hanno prestato denaro a questi paesi, che è stato utilizzato per fornire credito che ha finito per essere usato per acquistare beni tedeschi. Ora che questo accatastamento del credito si è trasformato nella più intensa crisi finanziaria dal 1929, i capitalisti tedeschi si lamentano che si siano rivolti alla Germania per salvarli di loro debiti nazionali.

Prima o poi ciò provocherà una crisi finanziaria nella stessa Germania. Ma per ora la Germania sta esportando la sua via d'uscita dalla crisi. Questo, naturalmente, significa anche esportare disoccupazione e incrementare i problemi delle economie europee più deboli.

Perché la Germania è più competitiva?

La domanda che ci si deve porre è: perché la Germania è più competitiva? La risposta a questa si troverà nella potenza della sua base industriale. Nei decenni passati in paesi come la Gran Bretagna divenne alla moda lodare il settore bancario e dei servizi dell'economia. Londra era un centro finanziario chiave, dove gran parte del denaro guadagnato altrove veniva ammassato e investito in tutti i tipi di piani finanziari. La Germania, d'altra parte, ha mantenuto un settore manifatturiero molto più forte.

L'espansione dei circa 20 anni passati ha portato gli investitori a credere che potessero fare denaro dal denaro, senza passare per il fastidioso compito di investire realmente nella produzione di valore reale, cioè beni! Questo ci porta a un postulato fondamentale della teoria economica marxista, vale a dire che il valore può essere creato soltanto mettendo la forza lavoro umana all'opera nella produzione di beni che sono richiesti dagli esseri umani. Spingere su il prezzo di una casa come risultato di una bolla non aumenta effettivamente il valore reale della casa. Riamane ancora una casa, nella quale può vivere soltanto una famiglia. Presto o tardi queste bolle devono scoppiare e il prezzo nominale deve entrare in linea con il sottostante valore reale. In parte questo è stato raggiunto, ma verrà dell'altro poiché inevitabilmente nei prossimi anni i prezzi delle case scenderanno ulteriormente.

Tornando alla Germania, vediamo un'economia dove la produzione è una parte molto maggiore del PIL complessivo. La tavola di cui al collegamento qui sotto mostra la produzione come percentuale del PIL in Cina, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. Chiaramente la Cina aggira tutte le altre maggiori potenze e qui si trova il segreto del suo successo. La Germania arriva seconda. Negli ultimi 20 anni il manifatturiero come percentuale del PIL in Germania è rimasto vicino al 25%. In Gran Bretagna è sceso da circa il 22% ad attorno al 13%.

Manufacturing La produzione come percentuale del PIL globalmente e attraverso paesi comparatori

Se guardiamo alla produttività misurato come valore aggiunto lordo per ora nella produzione di beni commerciali tra gli anni 1997 e 2007 in Germania, Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Giappone, vediamo che soltanto in Germania vi è una crescita netta. [Fonte: UE, Klems]. Secondo un articolo, Why Germany's Top Manufacturers Succeed, pubblicato da Germany Trade & Invest, l'agenzia del commercio estero e gli investimenti interni della Repubblica Federale di Germania:

"...I vincitori della competizione tedesca... hanno disarcionato la tendenza attesa. Hanno sfidato gli esperti che credevano che i servizi, piuttosto che la produzione, erano la strada del futuro per la Germania. Inoltre, Hanno contraddetto la supposizione largamente sostenuta che esternalizzare all'estero la produzione sia la strategia ideale per il risparmio sui costi. In nessun altro paese industrializzato il manifatturiero è più fondamentale che in Germania. Nel 2008, il 23% del valore aggiunto lordo in Germania è venuto dal settore manifatturiero, paragonato al 13,3% negli USA e significativamente di meno in Gran Bretagna e Francia".

A parte la vanteria dell'agenzia governativa tedesca (poiché ignora in modo conveniente la Cina), questo offre una valida immagine della situazione. La produzione tedesca è più forte di quella dei suoi concorrenti e la questione chiave è la crescita nella produttività. Ma come è stato raggiunto questo e, in modo più importante che cosa ha significato per i lavoratori tedeschi?

Il fatto è che i lavoratori tedeschi che producono tutti questi beni industriali competitivi, automobili, prodotti chimici ed elettronici, ora sono sotto il randello in termini di valore reale dei loro salari da circa un decennio. E questo in parte grazie al ruolo dei sindacati che hanno abbracciato entusiasticamente la “mitbestimmung”, la co-decisione ovvero la cosiddetta partecipazione dei lavoratori. Questo è un sistema che si presume conceda ai lavoratori un diritto di decidere nella gestione delle fabbriche. In realtà, è un modo per fare accettare ai lavoratori quello che vogliono i padroni, ma far loro pensare di far parte del processo decisionale.

L'offensiva dei padroni contro i lavoratori

Come è stata applicato durante la recente recessione? Per esempio, nei tre anni passati i salari dei 750.000 lavoratori dell'auto tedeschi sono stati congelati. I padroni e i sindacati che hanno un rappresentante nel consiglio di amministrazione hanno convenuto di trattenere gli incrementi salariali e di tagliare le ore. Nel 2009, quando la recessione ha colpito all'interno, più di un milione di lavoratori erano a "orario ridotto", noto in tedesco come Kurzarbeit, di due o tre giorni la settimana e al 70% dei loro salari. Alla Opel i salari sono stati congelati per l'intero 2011 e la paga delle ferie di Natale e estive è stata dimezzata.

Nel periodo dal 1977 al 1997 in Germania la produttività è cresciuta di una media del 3,2% l'anno, mentre i salari orari sono cresciuti al tasso del 4,25% l'anno. Infatti, nascosto dietro l'immagine di una potenza industriale, per un periodo di circa 20 anni, come spiega il Financial Times, vi era il fatto che "la crescita in produzione per persona è stata di sette punti percentuali più bassa che nel Regno Unito dalla riunificazione nel 1990 fino alla crisi finanziaria".

Tutto ciò era chiaramente inaccettabile per i padroni, che sono andati all'offensiva contro i lavoratori tedeschi chiedendo "sacrifici" che i leader sindacali hanno accettato. Nei dieci anni passati le richieste salariali sono state in gran parte dal lato moderato. Questo spiega perché nei cinque anni passati vi sia stato un incremento molto grande di produttività del lavoro in termini di rapporto costo-rendimento.

Se guardiamo ai salari reali per lavoratore, il costo del lavoro per unità di produzione e produttività oraria otteniamo un quadro chiaro di quello che è accaduto. Tra il 1997 e il 2010 i salari reali sono diminuiti del 10% e la produttività oraria è salita di circa l'8%, risultando in una riduzione totale del 25% del costo del lavoro unitario. [Fonte: Commissione UE]. Secondo il Global Wage Report recentemente pubblicato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, i salari dei lavoratori tedeschi nel decennio passato si sono contratti più che in qualunque altro paese industrializzato.

In aggiunta a ciò vi è stata la crescente "flessibilità del lavoro". Il numero di lavoratori con contratti permanenti è caduto nel recente periodo. Nel 2011 per la prima volta nella storia vi saranno in Germania più di un milione di lavoratori precari. Questo significa che i capitalisti tedeschi possono assumere lavoratori quando l'economia cresce e scaricarli in tempi di recessione. E i salari guadagnati da questi lavoratori noti come "posti dal €400", sono molto più bassi di quelli dei lavoratori con contratti permanenti.

Tradotto in linguaggio chiaro, tutto ciò significa che i padroni sono riusciti a spingere giù i salari reali mentre allo stesso tempo hanno ottenuto più produzione oraria da ciascun lavoratore. Questo è il "segreto" dell'aumentata produttività dell'industria tedesca. Così può sconfiggere i suoi rivali, ma al costo di trattenere i salari reali dei lavoratori tedeschi. Ciò significa che il suo mercato interno, sebbene grande, non è grande abbastanza da assorbire l'immensa capacità produttiva dell'industria tedesca; quindi, la necessità per la Germania di esportare di più.

Nel periodo recente questo processo è stato facilitato dalla recessione del 2009. Infatti, in quell'anno la militanza sindacale era a un livello di decadenza, poiché i lavoratori hanno tenuto giù la testa aspettando che la tempesta passasse. Un indicatore dell'umore che esisteva nel 2009 è il fatto che quell'anno ha visto il numero più basso di giornate perdute per malattia da quando nel 1970. che il ministero della sanità ha iniziato a raccogliere i dati sui giorni di malattia. Come ha spiegato Joachim Moeller, dell'Istituto Ricerche Impiego di Norimberga: "In tempi di crisi economica, il numero dei giorni di malattia tende a scendere". Ha aggiunto che in tempi di recessione i lavoratori spesso hanno paura di poter perdere il posto di lavoro e vanno a lavorare anche quando sono ammalati.

L'umore comincia a cambiare

Comunque, ora le cose cominciano a cambiare. I marxisti capiscono che non vi è nessuna correlazione diretta tra il ciclo economico e la lotta di classe; posto più semplicemente, le recessioni non provocano automaticamente la lotta di classe e le crescite non calmano automaticamente il conflitto di classe. Nel recente periodo i lavoratori tedeschi hanno fatto molti "sacrifici". Questi perché i padroni e i leader sindacali hanno loro venduto la storia che tali sacrifici erano per il bene di tutti e che questo era l'unico modo per ottenere che l'economia si mettesse di nuovo in moto.

Bene, l'economia si è messa in moto, la produzione aumenta e le esportazioni vanno a tutta forza. Lo scorso anno la crescita tedesca è stata la più alta dal 1991 e la "fiducia" delle imprese tedesche è alta. Così, quando i lavoratori saranno ricompensati dei loro sacrifici, per non parlare dei milioni di poveri in Germania? Infatti, la posizione dei poveri è atroce. Sette milioni di tedeschi, in cima a tre milioni di disoccupati, vivono con qualche forma di sussidio. Alla fine del 2010, la Merkel ha dato a questi poveri un insignificante aumento di 5 euro, portando il loro assegno mensile da 359 a 364 euro, "un insulto", come lo ha descritto Oskar Lafontaine, ex leader di Die Linke. Questo "esercito di riserva del lavoro" è stato utilizzato per spingere giù i salari in generale, minacciando i lavoratori che a meno che accettassero tagli salariali e condizioni peggiori potevano facilmente entrare a far parte dell'esercito dei disoccupati.

Comunque, questa comoda sistemazione vale a dire per i padroni non può durare eternamente. Vi è un limite a ciò che i lavoratori possono ingerire. Ed ora i lavoratori tedeschi stanno per presentare il conto. Ora sta cominciando a svilupparsi un atteggiamento militante e questo si riflette all'interno dei sindacati che stanno per entrare in un periodo di negoziazioni salariali. Nei prossimi mesi scadono i contratti collettivi per i lavoratori dell'industria chimica, della Volkswagen, dei negozi, degli alberghi e delle assicurazioni. In dicembre erano già scaduti i contratti collettivi per i lavoratori pubblici regionali. Il numero totale di lavoratori i cui contratti di lavoro devono essere rinnovati sono 7,5 milioni.

Il sindacato che organizza i lavoratori pubblici regionali ha già introdotto la richiesta di un aumento salariale del 5%, quando le cifre ufficiali dell'inflazione oscillano attorno alla cifra del 2%. I sindacati cercano di recuperare qualcosa di quello che è stato perduto nel recente periodo.

Un economista tedesco, Gustav Horn, considerato "vicino ai sindacati", pensa che i salari crescano in media dell'1,8% nel 2011, ancora sotto il tasso d'inflazione, ma in quelle industrie dove i contratti di lavoro devono essere rinnovati quest'anno vede i salari salire dal 3 al 4%.

L'umore militante dei lavoratori può percepirsi nell'industria dell'acciaio, dove in ottobre la IG Metall è riuscita ad ottenere una importante concessione: i lavoratori precari riceveranno gli stessi salari dei lavoratori permanenti, mentre la federazione sindacale DCB da qualche tempo chiede un salario minimo. Alla Volkswagen, dove i contratti di lavoro scadono alla fine di questo mese, i sindacati hanno lanciato la richiesta di un aumento salariale del 6%, mentre il sindacato Ver.di ha chiesto un aumento del 6,5% per i dipendenti delle telecomunicazioni. Il sindacato IG BCF recentemente ha chiesto un aumento di almeno il 6% per i 550.000 lavoratori dell'industria chimica della Germania.

In Germania la crescita sta portando con se crescenti esportazioni e profitti in aumento. L'occupazione cresce poiché le società assumono altri lavoratori per soddisfare la domanda crescente. In queste condizioni la confidenza dei lavoratori tedeschi aumenta. Quegli stessi lavoratori, che sono stati costretti a tenere giù la testa in tempi di recessione e disoccupazione crescente, ora avvertiranno che è arrivato il loro momento. Presenteranno il conto ai capitalisti e chiederanno la loro parte. Questa è la ricetta per la lotta di classe in Germania. E possiamo predire con fiducia che la classe lavoratrice tedesca nel prossimo periodo si riunirà ai lavoratori per tutta l'Europa ed oltre nella controffensiva.