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L'EURO per ora sopravvivrà--ma soltanto perché in Grecia ed in
altri paesi europei i lavoratori affronteranno grandi sofferenze.
Questo è il programma non così nascosto dietro al nuovo
salvataggio da $227 miliardi della Grecia organizzato dai paesi più
potenti dell'Unione Europea, principalmente Francia e Germania.
Nelle settimane prima della riunione di emergenza del 21
luglio, dove è stato annunciato l'accordo, la valuta comune dei 12
paesi europei sembrava sull'orlo del crollo sotto il peso di una
crisi del debito sempre in allargamento in Grecia ed in altri paesi
europei. Il salvataggio--che arriva poco più di un anno dopo un
iniziale salvataggio da $155 miliardi che si supponeva dovesse
fermare la crisi del debito--ha dileguato questo scenario
apocalittico.
Ma meno discusso nei media è lo sgradevole fatto che l'accordo
è condizionato da misure di austerità ancora maggiore in Grecia,
dove i lavoratori hanno lottato per mesi contro i tagli alla spesa
sociale, imposte più alte e disoccupazione crescente.
"Per assicurare i nuovi fondi promessi dall'eurozona la scorsa
settimana, il governo greco ha dovuto impegnarsi ad anni di severa
austerità",
ha scritto
l'editorialista del
Financial Times Gideon Rachman.
" Il futuro del paese pare promettere sangue, sudore e
gas lacrimogeno".
Ma come con il salvataggio precedente, il denaro non è
realmente inteso per la Grecia, ma piuttosto per i banchieri che
detengono i titoli governativi greci.
Grazie a garanzie dei governi europei, i banchieri che scelgono
di contribuire alla ristrutturazione "volontaria" del debito per la
Grecia riceveranno 69 centesimi per dollaro dei loro possedimenti in
titoli. Questa è una perdita, ma è molto meglio dei 20 centesimi
circa
di dollaro che le banche otterrebbero se la Grecia andasse in default
vero e proprio.
Invece, la Grecia ha attuato un "default selettivo", intendendo
che i suoi creditori trasferiranno i loro vecchi prestiti in nuovi a
tassi d'interesse molto più bassi--3,5%--da rimborsarsi in 15 o 30
anni. I governi europei forniranno depositi di sicurezza su quei
prestiti tramite la Banca Centrale Europea (BCE).
Il Fondo di Stabilità Finanziaria Europeo
(EFSF),
creato lo scorso anno per organizzare i salvataggi della Grecia come
pure del Portogallo e dell'Irlanda, utilizzerà i $632 miliardi a sua
disposizione non soltanto per fare nuovi prestiti, ma anche per
acquistare titoli governativi e ricapitalizzare le banche europee.
Anche il Portogallo e l'Irlanda avranno accesso ai tassi d'interesse
del 3,5% sui titoli governativi.
Questo è molto denaro--ma non è abbastanza per saldare i debiti
della Grecia, molto meno alleviare le sofferenze dei lavoratori.
L'attuale debito greco è di più di $500 miliardi, un peso
schiacciante per un paese di soltanto 12 milioni di persone. I
prestiti a interesse più basso ridurranno quell'ammontare di
soltanto $38 miliardi--appena l'8%. Di conseguenza, il debito della
Grecia rimarrebbe sopra il 150% del prodotto interno lordo
(PIL)--più alto anche delle stime più pessimistiche compiute un anno
fa.
Dato il limitato sollievo di questo ultimo salvataggio, non c'è
nessun modo concepibile nel quale la Grecia sarà in grado di
rimborsare quel debito. "Questo è stato senza alcun dubbio un
compromesso che funziona politicamente",
ha scritto
l'economista
Wolfgang Münchau.
"Ma arriva a spese della sostenibilità del debito. Anche
prima che sia asciutto l'inchiostro su questo secondo pacchetto, ci
si avvicina ad un terzo pacchetto greco".
Infatti, i principali
vantaggi del piano andranno alle banche che detengono i titoli di
stato greci, come
ha osservato Alexander
Gloy di
Lighthouse Investment Management:
"Che beffa. Mentre la Grecia materialmente non ne beneficia, le
banche possono scambiare i loro possedimenti scadenti con nuovi
titoli garantiti dal contribuente europeo".
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I FUNZIONARI europei accusano i lavoratori greci--ed i
lavoratori da una parte all'altra del continente--di "vivere al di
sopra dei loro mezzi". Di fatto, le radici di questa crisi sono
state il prestito di denaro facile da parte delle grandi banche
dalla creazione dell'euro nel 1999.
Per esempio, le banche sono state in grado di trattare i titoli
di stato greci o irlandesi come quelli tedeschi e sono state capaci
di detenere molto meno capitale di riserva di quanto avrebbero
dovuto se la Grecia fosse rimasta al di fuori dell'eurozona. Questo,
a sua volta, ha permesso loro di espandere drammaticamente il
prestito in rapporto al denaro che avevano in mano.
Quando nel
2007-2008
la bolla è scoppiata, le banche hanno dovuto essere salvate dai
governi nazionali, con le minuscole Grecia ed Irlanda che hanno dato
garanzie a enormi istituzioni finanziarie. Il risultato è stato
l'esplosione del debito statale. Quindi le stesse banche che erano
state salvate hanno richiesto che lo stato rimborsi per intero
questo debito schiacciante. Le cosiddette economie "periferiche"
sono state le prime a sentire la stretta finanziaria.
Per impedire all'eurozona di disfarsi completamente, i due
paesi che la dominano, Francia e Germania, hanno ora superato due
volte le loro divergenze per salvare la Grecia.
Questa volta, offrendo alla Grecia appena un poco più di spazio
per respirare, il cancelliere tedesco
Angela Merkel
ed il presidente francese
Nicholas Sarkozy--ed
i banchieri i cui interessi servono--sperano che la Grecia sarà in
grado di muoversi barcollando in avanti, facendo i pagamenti del
debito ed evitando l'effetto domino finanziario di un default
completo. Gli investitori stranieri
Gli investitori stranieri entreranno per afferrare qualunque
cosa possano nella svendita dei beni dello stato greco, che è attesa
in base ai termini dell'ultimo salvataggio.
Meanwhile, the newly empowered EFSF will, according to Sarkozy, act
as a European version of the International Monetary Fund (IMF),
making loans to heavily indebted countries to forestall a crisis--as
long as they agree to conform to the austerity agenda.
But even if Greece manages to push through still more attacks on
workers--no sure thing, given the scale of mass resistance in that
country--the debt crisis threatens to bring down other countries as
well.
In the days prior to the July 21 European summit that came up with
the latest Greek bailout, Italy and even France were under fire from
investors worried about those government's ability to repay their
debts. As a result, interest rates on Italian and French bonds--the
equivalent of Treasury bonds in the U.S.--jumped sharply. Panicked,
the Italian government pushed through an austerity budget in record
time.
As for Germany,
as Geoffrey Smith of the Wall Street Journal wrote:
Germany is no more responsible for Italy's and Spain's debts than it
is for Greece's. More importantly, Germany doesn't have resources to
write a check for Italy and Spain even if it wanted to. At most,
with its debt burden already over 83 percent of GDP, Germany has the
resources to recapitalize its own banks after a Southern European
meltdown.
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TUTTO CIO' evidenzia un problema fondamentale dei piani di soccorso
europei--i paesi che si cedono denaro per fornire prestiti e
garanzie collaterali per la Grecia sono loro stessi su un terreno
tremolante--certamente in relazione alla scala dei salvataggi.
Come ha scritto il trader e scrittore finanziario
Satyajit Das
prima dell'ultimo salvataggio greco:
La credibilità dei membri della zona euro che si garantiscono
l'uno con l'altro è problematica. Alcuni dei garanti sono loro
stessi vulnerabili di passività reali e contingenti. In realtà, In
realtà, sarebbe necessario un meccanismo di sostegno della UE di
qualcosa nell'ordine di 1,5-2,0 trilioni di euro
[$2-2,9
trilioni]
per assicurare una credibile capacità al salvataggio delle economie
insicure.
Anche se quella somma fosse economicamente fattibile--che è
un'esagerazione--raccogliere quell'ammontare di denaro sarebbe
probabilmente politicamente impossibile, considerando che l'Europa
ha una banca centrale, ma nessun tesoro centrale o politica fiscale.
Mentre la crisi dell'euro si trascina, molti chiedono proprio
questa soluzione. Ma la Germania--che dovrebbe pagare il conto di
gran parte di tale sforzo--non è disposta a farlo ed altri paesi
sono restii a consegnare alla Germania il controllo economico.
Piuttosto che una soluzione comprensiva e decisiva della
confusione dell'euro, il secondo salvataggio greco è un altro
tentativo di scalciare il barattolo giù per la strada e sperare che
la ripresa economica fornisca una soluzione definitiva.
Tuttavia, uno scenario più probabile è una nuova crisi in altri
paesi dell'eurozona gravati dal debito.
Come ha osservato il
Financial Times,
"Un
allargamento della crisi del debito dell'eurozona ad altri più
grandi paesi, come Italia o Spagna, esaurirebbe i fondi disponibili
per il servizio di stabilità finanziaria europea, il meccanismo di
salvataggio della UE, al quale è dovuto provvedere gran parte
dell'aiuto esterno alla Grecia".
L'austerità sta già strangolando la crescita in Grecia mentre i
salari vengono ridotti, la domanda dei consumatori e gli
investimenti si sono prosciugati. Non vi è nessuna ragione di
credere che l'ultima stretta sulla Grecia--e programmi simili in
Portogallo, Irlanda, Spagna ed altrove--alimenteranno una ripresa.
E se in Grecia o in qualche altro paese scoppia di nuovo la
crisi del debito, le banche europee-ed alcune degli USA--che non
hanno ancora pienamente riconosciuto le perdite dai guai della
Grecia si troveranno nella necessità di ancora un altro salvataggio.
Ma un salvataggio di banche colpite da un default greco
distenderebbe il sistema finanziario europeo al punto di rottura.
In altre parole, la crisi dell'euro è lontana dall'essere
finita. L'economia debole significa che gli oneri del debito dei
cosiddetti PIIGS--Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna--con
tutta probabilità cresceranno in relazione al PIL.
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CON IL giorno del giudizio per l'euro per ora rimandato, i
governi europei continueranno nell'impresa di martellare la classe
lavoratrice, cancellando a folle velocità decenni di conquiste
economiche e sociali.
In Grecia, sono i burocrati non eletti della BCE, dell'Unione
Europea e del FMI che dettano i termini--il governo di
centro-sinistra del PASOK semplicemente timbra i loro editti.
Recentemente BBC News
ha fornito un sinistro sommario
della campagna di euro-austerità precedente all'ultimo salvataggio
greco. Tra il 2011 ed il 2014 la Grecia verrà colpita da un
incremento di imposte di $9,4 miliardi, compresa l'imposta sul
valore aggiunto, assieme ad un taglio del 15% nelle retribuzioni del
settore pubblico ed un taglio di stipendio del 30% per i lavoratori
delle imprese statali. Con la disoccupazione già al 15,8%, le
sofferenze cresceranno solamente.
Anche il Portogallo è stato colpito con un programma di
austerità in cambio del suo salvataggio da $112 miliardi lo scorso
anno. Questo comprende un incremento dell'imposta sul valore
aggiunto, che riduce il potere d'acquisto dei lavoratori, e tagli
nella gamma dei servizi sociali. L'Irlanda, che ha ottenuto un
salvataggio da $122 miliardi un anno fa, sta tagliando il bilancio
di $8 miliardi--un'enorme somma in un paese di soltanto 4,6 milioni
di persone.
La Spagna, dove la disoccupazione è raddoppiata al 21%
dall'inizio della recessione, è nella direzione di tagliare il
bilancio dell'8%. L'Italia ha tagliato $100 miliardi dal suo
bilancio, in parte prendendo di mira l'assistenza sanitaria è i
benefici fiscali alle famiglie.
E la spinta all'austerità non è confinata all'eurozona--la Gran
Bretagna sta attuando la sua maggiore ondata di tagli dalla Seconda
Guerra Mondiale, mirando ad eliminare 490.000 posti di lavoro del
settore pubblico.
Banchieri e grandi società da una parte all'altra dell'Europa
chiedono una netta riduzione della spesa sociale ed un trasferimento
di ricchezza al capitale per aiutarle a sopravvivere alla crisi. Di
conseguenza, i governi sia conservatori che socialdemocratici stanno
attuando lo stesso programma di tagli, tagli ed altri tagli. Se la
democrazia si mette di traverso, allora le condizioni saranno
semplicemente imposte da un gruppo di funzionari anonimi.
Questi attacchi implacabili hanno provocato la più grande
ondata di resistenza tra i lavoratori europei da decenni. Un
movimento di sciopero ha percorso rapidamente la Francia alla fine
del 2010, coinvolgendo più ampi gruppi di lavoratori del famoso
sciopero generale del 1968. Hanno avuto luogo scioperi generali in
Portogallo e Spagna, segnando le più grandi mobilitazioni dei
lavoratori da decenni. I lavoratori greci hanno attuato una serie di
scioperi generali riguardanti i lavoratori di entrambe i settori
pubblico e privato.
In Spagna, l'iniziativa è anche passata ai giovani--gli
"indignati", che, ispirati dai rivoluzionari egiziani di Piazza
Tahrir, hanno occupato la piazza principale di Madrid e di città
intorno al paese. Questo ha a sua volta stabilito un esempio per i
dimostranti greci, che hanno occupato Piazza
Syntagma
al di fuori dell'edificio del parlamento nei giorni precedenti il
voto del governo sulle misure di austerità alla fine di giugno.
Queste lotte non hanno avuto successo nel fermare la spinta
all'austerità. Le classi dominanti d'Europa hanno chiarito che ci
vorrà un livello molto maggiore di resistenza della classe
lavoratrice per sconfiggere questi attacchi.
Ma questa lezione viene assorbita dai lavoratori da una parte
all'altra del continente--sia da sindacalisti ed attivisti veterani
che da quelli nuovi alla politica, specialmente i giovani. Mentre
gli attacchi si intensificano, il potenziale per una resistenza
maggiore e più radicale è cresciuto.
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