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Salvare l'euro a spese dei lavoratori

Lee Sustar osserva il programma di austerità dietro l'ultimo tentativo di puntellare l'euro.

28 luglio 2011

 

L'EURO per ora sopravvivrà--ma soltanto perché in Grecia ed in altri paesi europei i lavoratori affronteranno grandi sofferenze.

Questo è il programma non così nascosto dietro al nuovo salvataggio da $227 miliardi della Grecia organizzato dai paesi più potenti dell'Unione Europea, principalmente Francia e Germania.

Nelle settimane prima della riunione di emergenza del 21 luglio, dove è stato annunciato l'accordo, la valuta comune dei 12 paesi europei sembrava sull'orlo del crollo sotto il peso di una crisi del debito sempre in allargamento in Grecia ed in altri paesi europei. Il salvataggio--che arriva poco più di un anno dopo un iniziale salvataggio da $155 miliardi che si supponeva dovesse fermare la crisi del debito--ha dileguato questo scenario apocalittico.

Ma meno discusso nei media è lo sgradevole fatto che l'accordo è condizionato da misure di austerità ancora maggiore in Grecia, dove i lavoratori hanno lottato per mesi contro i tagli alla spesa sociale, imposte più alte e disoccupazione crescente.

"Per assicurare i nuovi fondi promessi dall'eurozona la scorsa settimana, il governo greco ha dovuto impegnarsi ad anni di severa austerità", ha scritto l'editorialista del Financial Times Gideon Rachman. " Il futuro del paese pare promettere sangue, sudore e gas lacrimogeno".

Ma come con il salvataggio precedente, il denaro non è realmente inteso per la Grecia, ma piuttosto per i banchieri che detengono i titoli governativi greci.

Grazie a garanzie dei governi europei, i banchieri che scelgono di contribuire alla ristrutturazione "volontaria" del debito per la Grecia riceveranno 69 centesimi per dollaro dei loro possedimenti in titoli. Questa è una perdita, ma è molto meglio dei 20 centesimi circa  di dollaro che le banche otterrebbero se la Grecia andasse in default vero e proprio.

Invece, la Grecia ha attuato un "default selettivo", intendendo che i suoi creditori trasferiranno i loro vecchi prestiti in nuovi a tassi d'interesse molto più bassi--3,5%--da rimborsarsi in 15 o 30 anni. I governi europei forniranno depositi di sicurezza su quei prestiti tramite la Banca Centrale Europea (BCE).

Il Fondo di Stabilità Finanziaria Europeo (EFSF), creato lo scorso anno per organizzare i salvataggi della Grecia come pure del Portogallo e dell'Irlanda, utilizzerà i $632 miliardi a sua disposizione non soltanto per fare nuovi prestiti, ma anche per acquistare titoli governativi e ricapitalizzare le banche europee. Anche il Portogallo e l'Irlanda avranno accesso ai tassi d'interesse del 3,5% sui titoli governativi.

Questo è molto denaro--ma non è abbastanza per saldare i debiti della Grecia, molto meno alleviare le sofferenze dei lavoratori. L'attuale debito greco è di più di $500 miliardi, un peso schiacciante per un paese di soltanto 12 milioni di persone. I prestiti a interesse più basso ridurranno quell'ammontare di soltanto $38 miliardi--appena l'8%. Di conseguenza, il debito della Grecia rimarrebbe sopra il 150% del prodotto interno lordo (PIL)--più alto anche delle stime più pessimistiche compiute un anno fa.

Dato il limitato sollievo di questo ultimo salvataggio, non c'è nessun modo concepibile nel quale la Grecia sarà in grado di rimborsare quel debito. "Questo è stato senza alcun dubbio un compromesso che funziona politicamente", ha scritto l'economista Wolfgang Münchau. "Ma arriva a spese della sostenibilità del debito. Anche prima che sia asciutto l'inchiostro su questo secondo pacchetto, ci si avvicina ad un terzo pacchetto greco".

Infatti, i principali vantaggi del piano andranno alle banche che detengono i titoli di stato greci, come ha osservato Alexander Gloy di Lighthouse Investment Management:

"Che beffa. Mentre la Grecia materialmente non ne beneficia, le banche possono scambiare i loro possedimenti scadenti con nuovi titoli garantiti dal contribuente europeo".

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I FUNZIONARI europei accusano i lavoratori greci--ed i lavoratori da una parte all'altra del continente--di "vivere al di sopra dei loro mezzi". Di fatto, le radici di questa crisi sono state il prestito di denaro facile da parte delle grandi banche dalla creazione dell'euro nel 1999.

Per esempio, le banche sono state in grado di trattare i titoli di stato greci o irlandesi come quelli tedeschi e sono state capaci di detenere molto meno capitale di riserva di quanto avrebbero dovuto se la Grecia fosse rimasta al di fuori dell'eurozona. Questo, a sua volta, ha permesso loro di espandere drammaticamente il prestito in rapporto al denaro che avevano in mano.

Quando nel 2007-2008 la bolla è scoppiata, le banche hanno dovuto essere salvate dai governi nazionali, con le minuscole Grecia ed Irlanda che hanno dato garanzie a enormi istituzioni finanziarie. Il risultato è stato l'esplosione del debito statale. Quindi le stesse banche che erano state salvate hanno richiesto che lo stato rimborsi per intero questo debito schiacciante. Le cosiddette economie "periferiche" sono state le prime a sentire la stretta finanziaria.

Per impedire all'eurozona di disfarsi completamente, i due paesi che la dominano, Francia e Germania, hanno ora superato due volte le loro divergenze per salvare la Grecia.

Questa volta, offrendo alla Grecia appena un poco più di spazio per respirare, il cancelliere tedesco Angela Merkel  ed il presidente francese Nicholas Sarkozy--ed i banchieri i cui interessi servono--sperano che la Grecia sarà in grado di muoversi barcollando in avanti, facendo i pagamenti del debito ed evitando l'effetto domino finanziario di un default completo. Gli investitori stranieri  Gli investitori stranieri entreranno per afferrare qualunque cosa possano nella svendita dei beni dello stato greco, che è attesa in base ai termini dell'ultimo salvataggio.

Meanwhile, the newly empowered EFSF will, according to Sarkozy, act as a European version of the International Monetary Fund (IMF), making loans to heavily indebted countries to forestall a crisis--as long as they agree to conform to the austerity agenda.

But even if Greece manages to push through still more attacks on workers--no sure thing, given the scale of mass resistance in that country--the debt crisis threatens to bring down other countries as well.

In the days prior to the July 21 European summit that came up with the latest Greek bailout, Italy and even France were under fire from investors worried about those government's ability to repay their debts. As a result, interest rates on Italian and French bonds--the equivalent of Treasury bonds in the U.S.--jumped sharply. Panicked, the Italian government pushed through an austerity budget in record time.

As for Germany, as Geoffrey Smith of the Wall Street Journal wrote:

Germany is no more responsible for Italy's and Spain's debts than it is for Greece's. More importantly, Germany doesn't have resources to write a check for Italy and Spain even if it wanted to. At most, with its debt burden already over 83 percent of GDP, Germany has the resources to recapitalize its own banks after a Southern European meltdown.

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TUTTO CIO' evidenzia un problema fondamentale dei piani di soccorso europei--i paesi che si cedono denaro per fornire prestiti e garanzie collaterali per la Grecia sono loro stessi su un terreno tremolante--certamente in relazione alla scala dei salvataggi. Come ha scritto il trader e scrittore finanziario  Satyajit Das prima dell'ultimo salvataggio greco:

La credibilità dei membri della zona euro che si garantiscono l'uno con l'altro è problematica. Alcuni dei garanti sono loro stessi vulnerabili di passività reali e contingenti. In realtà, In realtà, sarebbe necessario un meccanismo di sostegno della UE di qualcosa nell'ordine di 1,5-2,0 trilioni di euro [$2-2,9 trilioni] per assicurare una credibile capacità al salvataggio delle economie insicure.

Anche se quella somma fosse economicamente fattibile--che è un'esagerazione--raccogliere quell'ammontare di denaro sarebbe probabilmente politicamente impossibile, considerando che l'Europa ha una banca centrale, ma nessun tesoro centrale o politica fiscale.

Mentre la crisi dell'euro si trascina, molti chiedono proprio questa soluzione. Ma la Germania--che dovrebbe pagare il conto di gran parte di tale sforzo--non è disposta a farlo ed altri paesi sono restii a consegnare alla Germania il controllo economico.

Piuttosto che una soluzione comprensiva e decisiva della confusione dell'euro, il secondo salvataggio greco è un altro tentativo di scalciare il barattolo giù per la strada e sperare che la ripresa economica fornisca una soluzione definitiva.

Tuttavia, uno scenario più probabile è una nuova crisi in altri paesi dell'eurozona gravati dal debito. Come ha osservato il  Financial Times, "Un allargamento della crisi del debito dell'eurozona ad altri più grandi paesi, come Italia o Spagna, esaurirebbe i fondi disponibili per il servizio di stabilità finanziaria europea, il meccanismo di salvataggio della UE, al quale è dovuto provvedere gran parte dell'aiuto esterno alla Grecia".

L'austerità sta già strangolando la crescita in Grecia mentre i salari vengono ridotti, la domanda dei consumatori e gli investimenti si sono prosciugati. Non vi è nessuna ragione di credere che l'ultima stretta sulla Grecia--e programmi simili in Portogallo, Irlanda, Spagna ed altrove--alimenteranno una ripresa.

E se in Grecia o in qualche altro paese scoppia di nuovo la crisi del debito, le banche europee-ed alcune degli USA--che non hanno ancora pienamente riconosciuto le perdite dai guai della Grecia si troveranno nella necessità di ancora un altro salvataggio. Ma un salvataggio di banche colpite da un default greco distenderebbe il sistema finanziario europeo al punto di rottura.

In altre parole, la crisi dell'euro è lontana dall'essere finita. L'economia debole significa che gli oneri del debito dei cosiddetti PIIGS--Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna--con tutta probabilità cresceranno in relazione al PIL.

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CON IL giorno del giudizio per l'euro per ora rimandato, i governi europei continueranno nell'impresa di martellare la classe lavoratrice, cancellando a folle velocità decenni di conquiste economiche e sociali.

In Grecia, sono i burocrati non eletti della BCE, dell'Unione Europea e del FMI che dettano i termini--il governo di centro-sinistra del PASOK semplicemente timbra i loro editti.

Recentemente BBC News ha fornito un sinistro sommario della campagna di euro-austerità precedente all'ultimo salvataggio greco. Tra il 2011 ed il 2014 la Grecia verrà colpita da un incremento di imposte di $9,4 miliardi, compresa l'imposta sul valore aggiunto, assieme ad un taglio del 15% nelle retribuzioni del settore pubblico ed un taglio di stipendio del 30% per i lavoratori delle imprese statali. Con la disoccupazione già al 15,8%, le sofferenze cresceranno solamente.

Anche il Portogallo è stato colpito con un programma di austerità in cambio del suo salvataggio da $112 miliardi lo scorso anno. Questo comprende un incremento dell'imposta sul valore aggiunto, che riduce il potere d'acquisto dei lavoratori, e tagli nella gamma dei servizi sociali. L'Irlanda, che ha ottenuto un salvataggio da $122 miliardi un anno fa, sta tagliando il bilancio di $8 miliardi--un'enorme somma in un paese di soltanto 4,6 milioni di persone.

La Spagna, dove la disoccupazione è raddoppiata al 21% dall'inizio della recessione, è nella direzione di tagliare il bilancio dell'8%. L'Italia ha tagliato $100 miliardi dal suo bilancio, in parte prendendo di mira l'assistenza sanitaria è i benefici fiscali alle famiglie.

E la spinta all'austerità non è confinata all'eurozona--la Gran Bretagna sta attuando la sua maggiore ondata di tagli dalla Seconda Guerra Mondiale, mirando ad eliminare 490.000 posti di lavoro del settore pubblico.

Banchieri e grandi società da una parte all'altra dell'Europa chiedono una netta riduzione della spesa sociale ed un trasferimento di ricchezza al capitale per aiutarle a sopravvivere alla crisi. Di conseguenza, i governi sia conservatori che socialdemocratici stanno attuando lo stesso programma di tagli, tagli ed altri tagli. Se la democrazia si mette di traverso, allora le condizioni saranno semplicemente imposte da un gruppo di funzionari anonimi.

Questi attacchi implacabili hanno provocato la più grande ondata di resistenza tra i lavoratori europei da decenni. Un movimento di sciopero ha percorso rapidamente la Francia alla fine del 2010, coinvolgendo più ampi gruppi di lavoratori del famoso sciopero generale del 1968. Hanno avuto luogo scioperi generali in Portogallo e Spagna, segnando le più grandi mobilitazioni dei lavoratori da decenni. I lavoratori greci hanno attuato una serie di scioperi generali riguardanti i lavoratori di entrambe i settori pubblico e privato.

In Spagna, l'iniziativa è anche passata ai giovani--gli "indignati", che, ispirati dai rivoluzionari egiziani di Piazza Tahrir, hanno occupato la piazza principale di Madrid e di città intorno al paese. Questo ha a sua volta stabilito un esempio per i dimostranti greci, che hanno occupato Piazza Syntagma al di fuori dell'edificio del parlamento nei giorni precedenti il voto del governo sulle misure di austerità alla fine di giugno.

Queste lotte non hanno avuto successo nel fermare la spinta all'austerità. Le classi dominanti d'Europa hanno chiarito che ci vorrà un livello molto maggiore di resistenza della classe lavoratrice per sconfiggere questi attacchi.

Ma questa lezione viene assorbita dai lavoratori da una parte all'altra del continente--sia da sindacalisti ed attivisti veterani che da quelli nuovi alla politica, specialmente i giovani. Mentre gli attacchi si intensificano, il potenziale per una resistenza maggiore e più radicale è cresciuto.