In Defence of
Marxism

 

La seconda rivoluzione egiziana

Scritto da Alan Woods Giovedì, 4 luglio 2013

 

 

Morsi è caduto. Il magnifico movimento delle masse ha dimostrato ancora una volta al mondo intero il volto autentico del popolo egiziano. Dimostra che la Rivoluzione, che molti anche a sinistra credevano fosse andata in stallo, possiede ancora immense riserve sociali.

Nonostante tutto il mentire della propaganda che cerca di presentare la Rivoluzione come un "colpo di stato", questa è stata una genuina insurrezione popolare, che si è sparsa come un incendio violento attraverso ogni città e villaggio in Egitto. Questa è stata la Seconda Rivoluzione Egiziana.

Nel corso della scorsa settimana vi sono state, secondo la valutazione più prudente, 17 milioni di persone nelle strade ed erano nell'aria richieste di sciopero generale. Questa è stata la rivolta popolare più senza precedenti nella storia. Nella sua scala e portata ha molto superato anche la Rivoluzione che ha rovesciato il dittatore Mubarak meno di due anni fa.

Senza nessun partito, nessuna organizzazione o leadership, le masse hanno sfidato coraggiosamente un regime odiato. Con le parole di Marx, che seguiva i passi della Comune di Parigi, hanno "assaltato il cielo". La Rivoluzione sta avanzando con gli stivali delle sette leghe, spingendo da parte tutti gli ostacoli.

Trotsky spiega che "la storia di una rivoluzione è per noi prima di tutto una storia dell'ingresso energico delle masse nella sfera della sovranità sul loro destino". E' questo il significato interiore della Rivoluzione egiziana. Come ogni grande rivoluzione, ha infiammato la società in profondità. Ha dato una voce ed una forma alle informi aspirazioni delle masse a una vita decente e a un futuro migliore.

"Ma le masse sono politicamente confuse; non hanno nessun programma chiaro e non sanno ciò che vogliono". Questo è il ragionamento sterile di formalisti e settari. E' il prodotto dell'ignoranza di cosa sia una rivoluzione.

Per propria natura, rivoluzione significa l'ingresso sulla scena della storia di milioni di persone politicamente incolte. Non hanno letto nessun libro marxista e non sono membri di nessun partito. Ma sono il vero stimolo della rivoluzione e l'unica garanzia del suo successo.

Negli stadi iniziali della rivoluzione le masse sono confuse ed ingenue. Naturalmente! Chi era lì a educarle? Chi può farlo ora? Le masse possono apprendere soltanto attraverso la loro diretta esperienza d'azione. Stanno imparando dal libro più grande di tutti il libro della vita.

Tuttavia, in una Rivoluzione le masse imparano in fretta. Gli uomini e le donne nelle strade del Cairo, di Alessandria e di altre città hanno imparato più nel corso dei giorni e delle settimane passate che nell'intera loro vita. Sopra tutto, hanno appreso il loro potere collettivo il potere di sfidare governi e stati, politici e burocrati, generali e capi della polizia ed a vincere.

Questa è una lezione molto potente, ma anche molto pericolosa dal punto di vista della classe dominante e non soltanto in Egitto. I leader di Turchia, Arabia Saudita, Giordania, Marocco e Qatar tremano nelle gambe. Ma le onde d'urto dall'Egitto si stanno spargendo molto più lontano.

Il popolo dell'Egitto sta determinando un esempio pericoloso per i lavoratori ed i giovani del mondo intero. In Portogallo, il governo è sull'orlo del collasso come risultato di manifestazioni di massa e di uno sciopero generale. Il popolo del Portogallo si rifiuta di accettare l'imposizione di altra sofferenza da parte della cricca borghese di Bruxelles e Berlino. L'intero piano di 'austerità per i lavoratori e di profitti per i banchieri' è minacciato da questo e con esso il futuro dell'euro stesso.

E' stato questo un colpo di stato?

La reazione degli imperialisti agli eventi in Egitto è stata una combinazione di paura, impotenza e slealtà in egual misura. Gli americani sono stati esattamente impotenti a influenzare questi eventi come lo furono due anni fa. Sono stati obbligati a ricorrere a manovre dietro le quinte e a intrighi con i vertici dell'esercito egiziano, sostenuti da minacce e ricatto.

La comicamente mal nominata "libera stampa" di Europa e USA ha prodotto un flusso velenoso di menzogne e di travisamento. La prima e più manifesta bugia è che Morsi è stato rimosso, non dal movimento delle masse, ma da un "colpo di stato" dell'esercito. Questa è una "spiegazione" che non spiega nulla.

Tutti sanno che i capi dell'esercito un anno fa hanno fatto con Morsi e la Fratellanza Musulmana un accordo  che ha consegnato il potere nominale a quei ladri e malfattori in compenso per lasciare intatto il vecchio apparato statale. Agli assassini e torturatori del vecchio regime è stato permesso di passarla liscia liberi.

Nessun generale o capo della polizia è stato portato in tribunale per crimini contro il popolo. E' stato permesso loro di continuare a saccheggiare lo stato e di riempirsi le tasche come prima, ma ai ricchi uomini d'affari che stanno dietro alla Fratellanza Musulmana è stato permesso di partecipare al saccheggio.

Se i capi dell'esercito hanno deciso di disfarsi di Morsi è stato soltanto perché sono stati costretti a farlo da un irresistibile movimento delle masse. I generali avevano paura che se non agivano, le masse potevano andare oltre e muoversi per prendere il potere nelle loro mani. Hanno deciso di sacrificare Morsi allo scopo di salvare qualunque cosa poteva essere salvato del vecchio apparato dello stato e sopra tutto la loro ricchezza, il loro potere ed i loro privilegi.

I media borghesi stanno spingendo la linea che questo "golpe" non è di buon augurio per la "democrazia" in Egitto. Sugli schermi televisivi mostrano rappresentanti della Fratellanza Musulmana in lacrime che protestano che questo è stato un colpo per la democrazia poiché il presidente "eletto legittimamente" è stato rimosso dai militari, paragonando questo al colpo di stato degli anni '50, che portò a decenni di dittatura.

Insistendo costantemente sul fatto che a rimuovere Morsi sono stati i militari, si sforzano di deviare l'attenzione lontano dal fatto che sono state le masse che hanno determinato il rovesciamento di Morsi.

Questo non è stato un colpo di stato. Al contrario, è stato imposto ai militari dalle masse. I generali hanno chiarito che non vogliono assumere la direzione del governo. Questo non è per nulla sorprendente. Si deve soltanto uno sguardo alla massa di umanità che si solleva a Piazza Tahrir per comprendere l'impossibilità per l'esercito di controllare un simile vasto movimento. Invece, i generali hanno deciso di cavalcare il dorso della tigre. Il problema è che un uomo che cavalca sul dorso di una tigre incontrerà serie difficoltà quando cercherà di smontare.

“Democrazia

La seconda grande menzogna che viene disseminata con assiduità dai media è che Morsi è stato il "primo presidente liberamente eletto" dell'Egitto, che perciò ha "legittimità" e che il popolo avrebbe dovuto essere paziente e aspettare per nuove elezioni, proprio come fanno i "civili" americani, francesi e britannici...

Quando questo puerile argomento è stato esposto ad un dimostrante in Piazza Tahrir, ha risposto semplicemente: "Ma questa è una Rivoluzione"! Questa è stata una replica molto valida. Da quando una Rivoluzione piega la testa davanti alle leggi esistenti, ai governi ed alle istituzioni? Proprio per la sua natura una Rivoluzione mette in discussione, sfida e cerca di rovesciare l'ordine esistente, le sue leggi, le suo regole ed i suoi valori. Richiedere ad una Rivoluzione che mostri rispetto per le istituzioni e le personalità che sta cercando di rovesciare è richiedere che la Rivoluzione debba rinunciare a se stessa.

Ad ogni modo, l'argomento che il governo Morsi era democratico è falso fino al midollo. Né il modo in cui è arrivato al potere né il modo nel quale ha governato sono stati genuinamente democratici. La maggioranza degli egiziani non ha votato per Morsi, come è stato così spesso asserito. Soltanto il 46,42% degli aventi diritti di voto sono andati ai seggi nel primo turno delle elezioni presidenziali. Molti di quelli che hanno votato per Morsi al ballottaggio lo hanno fatto secondo l'illusione che stavano votando per il "male minore", per difendere la "democrazia" e così via. Persino dei settori della sinistra hanno sostenuto la causa del voto per Morsi su queste basi, una posizione molto sbagliata, che all'epoca abbiamo criticato decisamente. La nostra critica è stata giustificata ampiamente da quello che è seguito.

Morsi non era il "male minore". I metodi di governo di Morsi non sono stati in nessun modo differenti dai metodi di Mubarak. Infatti, sono stati eseguiti dalle stesse persone. Durante i suoi dodici mesi di governo, centinaia di dimostranti sono stati uccisi e migliaia di attivisti sono stati perseguitati, picchiati ed imprigionati dai suoi teppisti soltanto perché si sono mobilitati politicamente contro di lui.

Sono stati organizzati dei pogrom contro cristiani, sciiti ed altre minoranze religiose. I diritti dei lavoratori sono stati minati sistematicamente. Ha orchestrato un golpe legale contro la principale federazione sindacale. Ha fatto condannare a morte 21 innocenti tifosi di calcio. Le donne sono state stuprate nelle strade allo scopo di intimidirle per sottometterle. L'Egitto veniva spinto verso una costituzione islamica antidemocratica e repressiva. Morsi si è assegnato dei poteri speciali che andavano molto al di là dei suoi diritti costituzionali. Infine ha dichiarato la sua intenzione di spingere l'Egitto nel vortice settario in Siria.

Adesso i "democratici" consigliano ai lavoratori di essere pazienti, di aspettare fino alle prossime elezioni, di "dare un'opportunità alla democrazia" e via di seguito. Ma questi "democratici" sono ben nutriti e vivono in case graziose. Possono permettersi di essere pazienti, poiché la democrazia borghese che difendono ha già dato loro risultati molto soddisfacenti. Ma le masse non possono aspettare. Hanno fame da 12 mesi mentre altri vivono nell'abbondanza. Sono senza casa mentre altri vivono nel lusso. Anche le persone che hanno votato per Morsi nella speranza di qualche miglioramento hanno visto infrante le loro speranze. L'intensità della loro rabbia è proporzionale al livello delle loro aspettative.

Per le masse, democrazia non è una parola vuota. Il test di acidità della democrazia è se può riempire stomaci vuoti. La rivoluzione egiziana non è stata combattuta allo scopo di fornire lucrosi posti di lavoro per politici di professione. E' stata una ribellione delle masse contro lo sfruttamento, la disoccupazione e la povertà. In una Rivoluzione l'umore delle masse cambia con la rapidità del fulmine. Per contrasto, il pesante macchinario della democrazia parlamentare è lento e resta indietro agli eventi. La presunta legittimità di Morsi era fondata sul voto di una minoranza ed il sostegno che allora aveva si è in gran parte liquefatto.

Gli stadi della Rivoluzione Egiziana

Una Rivoluzione non è un dramma in un unico atto. Si svolge attraverso una serie di stadi, nei quali le masse cercano di trovare una soluzione d'uscita dalla crisi, guardando prima a un partito politico o a un leader, poi a un altro. Nei primi stadi, che sono caratterizzati dall'ingresso esplosivo delle masse nell'arena politica, la loro mancanza di esperienza politica ed ingenuità le porta a scegliere la via più facile. Ma imparano presto che la via "facile" risulta essere la più dolorosa e difficile.

Spiega Trotsky:

"Le masse entrano in una rivoluzione non con un piano preparato di ricostruzione sociale, ma con la netta sensazione che non possono sopportare il vecchio regime. Il fondamentale processo politico della rivoluzione consiste così nella graduale comprensione da parte di una classe dei problemi che sorgono dalla crisi sociale l'orientamento attivo delle masse attraverso un metodo di successive approssimazioni. Gli stadi differenti di un processo rivoluzionario, certificato da un cambiamento di partiti nei quali il più estremo sostituisce sempre il meno, esprimono la pressione crescente verso sinistra delle masse a condizione che l'oscillazione del movimento non si scontri con ostacoli oggettivi. Quando lo fa, lì comincia una reazione: delusioni dei diversi strati della classe rivoluzionaria, crescita della mancanza d'interesse e con questo il rafforzamento della posizione delle forze controrivoluzionarie. Questo, almeno, il profilo generale delle vecchie rivoluzioni".

Possiamo vedere un modello affine nella Rivoluzione Egiziana. Nell'assenza di un forte partito rivoluzionario, un settore delle masse ha guardato verso la Fratellanza Musulmana, che al tempo era l'unico partito seriamente organizzato. I leader della Fratellanza, esperti nell'inganno, sono stati molto attenti a nascondere i reali interessi materiali e di classe che si trovano dietro alla loro retorica.

Ma, una volta al potere, sono presto apparsi nei loro veri colori. Giungendo a un accordo con i capi militari, hanno tradito tutte le speranze dei loro sostenitori. L'opinione delle masse è oscillata contro di loro in modo decisivo, portando direttamente alla situazione attuale. Questo rappresenta un nuovo e qualitativamente più elevato stadio della Rivoluzione Egiziana.

Vi sarà una serie intera di movimenti e sollevamenti ed una serie intera di governi instabili, perché su base capitalista non è possibile nessuna soluzione per i problemi dell'Egitto. Vi saranno nuove insurrezioni, ma anche periodi di stanchezza, di delusione, di disperazione, sconfitte ed anche di reazione. Ma ogni interruzione sarà seguita da nuove esplosioni. Ciò è radicato nella natura del periodo.

Le masse possono prendere il potere?

Questo movimento ispiratore era di massa in modo genuino.  Per tutto il paese sono spuntati dei comitati rivoluzionari. E' stato lanciato uno sciopero generale. Milioni di persone hanno occupato le strade. Il governo era sospeso a mezz'aria. I dimostranti hanno circondato il palazzo presidenziale, chiuso con lucchetti i cancelli e messo su dei manifesti che dicono: "Chiuso per ordine della Rivoluzione".

Gli edifici governativi sono stati occupati da gente comune muratori, falegnami, bottegai, impiegati, studenti ed insegnanti. In alcuni casi hanno partecipato comuni soldati ed ufficiali. Poliziotti in uniforme si sono uniti ai dimostranti per esprimere la loro solidarietà.

Non è stato compiuto nessun tentativo di mandare dei soldati a Piazza Tahrir, come fecero due anni fa per timore che sarebbero stati infettati dal contagio rivoluzionario. I vertici dell'esercito si sono mossi contro Morsi perché non avevano nessuna altra scelta. Se non lo avessero fatto, vi sarebbe stato il serio rischio di perdere il controllo dell'esercito stesso. Sotto la potente pressione di un movimento di milioni di persone, non è escluso che si possa spaccare lo stesso esercito, con un settore di ufficiali inferiori che si sposta a sinistra come è accaduto con Nasser nel 1952. Nell'assenza di un forte partito rivoluzionario, un simile scenario resta una possibilità.

In Egitto negli ultimi giorni il potere si trovava nelle strade aspettando che qualcuno lo afferrasse. La tragedia è che non vi è nessuna vera leadership a prendere il controllo. Morsi è stato rovesciato da una rivoluzione, proprio come nel febbraio 1917 è stato rovesciato in Russia lo Zar. Ma l'esperienza della Rivoluzione Russa ha dimostrato che non è sufficiente rovesciare il vecchio regime. Qualcosa deve essere messo al suo posto. Nel caso della Russia, l'esistenza del Partito Bolscevico sotto la leadership e Lenin e Trotsky è stato il fattore decisivo che ha permesso alla Rivoluzione di trionfare. Ma un tale partito in Egitto non esiste. Deve essere formato nell'impetuosità degli eventi.

In effetti, il potere era nelle mani del popolo. Ma se questo potere non è organizzato, può scivolargli tra le dita. Quando il movimento decresce e la gente torna alla vita quotidiana, i politici di professione, i carrieristi ed i mercanti dirotteranno la Rivoluzione e raggiungeranno sporchi accordi alle spalle del popolo. Nulla cambierà ed in un anno circa la gente dovrà tornare nelle strade.

"La gente è irragionevole" dicono i critici borghesi della Rivoluzione. "I problemi dell'Egitto sono troppo grandi per essere risolti in pochi mesi". Si, è vero che i problemi dell'Egitto sono molto seri. Ma, proprio per questo motivo, non possono essere risolti con delle mezze misure. Problemi disperati richiedono soluzioni disperate. Ed il semplice fatto che la causa alla radice del problema non è questa o quella amministrazione, questo o quel presidente. La causa del problema è la crisi del capitalismo. E può essere risolto soltanto con l'abolizione del capitalismo e la sua sostituzione con un'economia pianificata nazionalizzata sotto il controllo democratico della classe lavoratrice.

L'esercito non può restare al potere, ma probabilmente cercherà di formare un governo cosiddetto tecnocratico guidato da borghesi "liberali" del tipo El Baradei. Tra gli elementi più arretrati vi può essere qualche illusione nell'esercito, sebbene la sua autorità non sia così grande come cercano di asserire i media occidentali. Le persone più consapevoli non hanno nessuna illusione nell'esercito. Gli elementi più combattivi della gioventù sono raccolti attorno ad un'ampia coalizione chiamata Tamarrod, che ha dato una forma alle aspirazioni rivoluzionarie delle masse. Tamarrod ha pubblicato una dichiarazione prima della caduta di Morsi, sulle righe di "gli Stati Uniti stanno tentando di influenzare l'esercito e Morsi, ma tutti i partiti devono sapere che il rivoluzionario del popolo sarà forte".

Questo è cento volte corretto. Lo slogan dei più coerenti rivoluzionari deve essere: "Nessuna fiducia nei politici borghesi che vogliono rubare la Rivoluzione e svendere le sue conquiste come mercanti che contrattano nel bazar. Diffidate di persone come El Baradei, che rappresentano soltanto loro stesse ma pretendono il diritto di parlare per la Rivoluzione".

Questa gente non può risolvere i pressanti problemi del popolo egiziano. Ma come possono essere risolti questi problemi? I lavoratori russi costituirono i soviet consigli dei lavoratori allo scopo di dare un'espressione organizzata al movimento. Anche in Egitto sono cominciati ad emergere comitati rivoluzionari. Questi sono i modi nei quali possono essere propriamente espresse le aspirazioni delle masse. I comitati dovrebbero essere collegati su base locale, regionale ed infine nazionale. Questo rappresenterebbe una genuina alternativa rivoluzionaria e democratica al corrotto e repressivo stato borghese.

Il popolo dell'Egitto non può aspettare che l'esercito o qualsiasi altro prenda decisioni per lui. Il controllo dei lavoratori dovrebbe essere introdotto immediatamente nelle fabbriche e nei posti di lavoro per garantire produzione, proteggere condizioni e diritti dei lavoratori ed esporre corruzione, frode e cattiva amministrazione dei padroni e dei burocrati.

Per difendere la Rivoluzione contro gli attacchi terroristici dei sostenitori del presidente deposto e di elementi islamo-fascisti, i lavoratori devono essere armati ed organizzati in una milizia, collegata ai comitati rivoluzionari. Dovrebbero essere istituiti dei tribunali rivoluzionari del popolo, collegati ai comitati rivoluzionari, per arrestare e processare i controrivoluzionari e per punire coloro che sono colpevoli di crimini contro il popolo.

Cha i nostri slogan siano:

1.       Pane! Lavoro! e Case!

2.      Confiscate la ricchezza dei ricchi che hanno saccheggiato per generazioni la ricchezza dell'Egitto ed utilizzarla per ricostruire un paese distrutto.

3.      Abbasso i capitalisti ed i burocrati che ci hanno rapinato e sfruttato!

4.     Per un governo di lavoratori e contadini che nazionalizzerà le grandi banche e imprese sotto il controllo democratico dei lavoratori e mobiliterà la ricchezza dell'Egitto a favore dei milioni di lavoratori, non di un pugno di ricchi parassiti.

5.      Per un programma di lavori pubblici per costruire scuole, ospedali, strade e case, sia per fornire impiego ai disoccupati che per risolvere il problema degli alloggi scadenti e dei senzatetto.

6.     Formate comitati d'azione eletti in ogni posto di lavoro, area, scuola ed università.

7.      Abbiate fiducia soltanto in voi stessi e dei vostri comitati democratici popolari.

8.     Controllate i vostri leader. Se non agiscono secondo i vostri desideri, rimuoverli e sostituirli con coloro che lo faranno.

9.     Tutto il potere ai comitati rivoluzionari!

10.  Lunga vita alla Rivoluzione Socialista Araba!