Professor Richard D. Wolff

 

 

L'economia del capro espiatorio 2015

di Richard Wolff.

PubBLICATO L'11 APRILE 2015

Questo articolo originariamente è stato pubblicatoTruth-out.org

 

Mentre crisi economica, declini e spostamenti danneggiano o minacciano sempre più la gente in giro per il mondo, provocano delle domande. Come dobbiamo comprendere le forze che hanno prodotto la crisi del 2008, la crisi stessa, con i suoi rapidi salvataggi e programmi di stimolo ed ora i debiti, le politiche di austerità e le disuguaglianze economiche in accrescimento che non se ne vanno? Economie così afflitte costringono la gente a pensare ed a reagire. Alcuni si rassegnano ai "tempi duri" come se fossero degli eventi naturali. Alcuni perseguono delle strategie individuali cercando di sfuggire ai problemi. Alcuni si mobilitano per combattere chiunque incolpano per tutto ciò. Molti sono attratti a fare di qualcuno un capro espiatorio, solitamente incoraggiati da politici e partiti che cercano dei vantaggi elettorali.

Per esempio, la storia recente della Germania è caratterizzata da salari ridotti (specialmente tramite posti di lavoro sempre più part-time), meno protezioni dello stato sociale, grandi salvataggi bancari nella crisi del 2008, disuguaglianza crescente di reddito e ricchezza, politiche di austerità e così via. I suoi leader attorno alla Merkel hanno risposto riscrivendo attentamente le loro recenti manovre finanziarie come "Salvataggio europeo della Grecia" in un classico esercizio di economia del capro espiatorio. Tre istituzioni (la "troika" della Banca Centrale Europea, della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale) dal 2010 hanno prestato denaro al governo greco. Quei prestiti sono stati utilizzati principalmente per saldare i debiti accumulati dal governo greco con le banche private europee (incluse specialmente le banche tedesche, francesi e greche). Il "salvataggio della Grecia" è stato così in realtà un salvataggio indiretto di quelle banche private.

Senza quel salvataggio indiretto, quelle banche private avrebbero subito le usuali perdite che sorgono quando le banche fanno dei prestiti che non possono essere rimborsati. Quelle perdite sarebbero state costose per gli azionisti di quelle banche. I grandi azionisti tra loro comprendono alcuni dei più ricchi e più grandi capitalisti della Germania. Con il loro abituale potere politico, potevano farsi salvare nuovamente dal governo tedesco (poiché questi lo aveva già fatto direttamente alcuni anni prima nella crisi del 2008/2009). Ma un simile secondo salvataggio diretto sarebbe stato paurosamente impopolare presso gli elettori tedeschi e perciò politicamente pericoloso per i massimi politici tedeschi.

I politici tedeschi di primo piano hanno visto il "salvataggio della Grecia" come un'opportunità per servire i loro sostenitori delle grandi banche con un secondo ma indiretto salvataggio che è stato mascherato come "per la Grecia". Questo stratagemma ha protetto la loro carriera politica dall'ira degli elettori mentre inducevano tutta l'Europa a condividere il costo dei prestiti alla Grecia. Quindi i leader tedeschi hanno preso il comando insistendo fragorosamente che i greci pagassero caramente per i prestiti europei. La Merkel ha imposto uno schiacciante regime di austerità con la cooperazione dei due partiti politici di tendenza prevalente in Grecia che hanno tolto via dai servizi pubblici greci massicce risorse per utilizzarle invece per assicurare gli interessi ed il rimborso dei prestiti della troika.

L'opportunismo dei leader tedeschi è stato pure un esercizio di economia del capro espiatorio. I banchieri ed i leader politici tedeschi appoggiati da molti altri leader europei hanno distratto e deviato il risentimento del loro popolo sui crescenti problemi economici. Invece che la rabbia popolare si rivolgesse contro i banchieri, i capitalisti tedeschi, francesi ed altri europei, contro i loro servitori politici e contro lo stesso sistema capitalista, è stata reindirizzata contro la Grecia ed i greci. I media tedeschi hanno obbedientemente fatto strada nel rimodellare i prestiti europei alla Grecia (che sono finiti principalmente alle grandi banche private europee) come sostegno ai "pigri, superpagati e sovra-pensionati" greci che erano degli ingiusti fardelli per i diligenti lavoratori tedeschi e per gli altri contribuenti europei.

I politici demonizzano i dipendenti pubblici come pigri, avidi e sovrapagati tutto straordinariamente similare alla descrizione tedesca dei greci.

Per mezzo di questo pesantemente organizzato dramma pubblico "greco", la Germania ha aggiunto il capro espiatorio economico internazionale a quello domestico già assai diffuso in Europa. Aveva preso ripetutamente di mira le comunità di immigrati. Tipicamente, gli immigrati arrivati prima per fornire i datori di lavoro (che hanno spesso incoraggiato l'immigrazione) di lavoratori sottopagati e così profitti più alti. Quindi quando è arrivata l'inevitabile successiva crisi del ciclo economico capitalista, il risultante malcontento dei disoccupati e della gente oppressa dalla recessione è stato deviato e rivolto contro gli immigrati. Sono stati incolpati di "portare via i posti di lavoro" ai non immigrati piuttosto che considerare la disoccupazione l'onere periodico, ugualmente per immigrati e non immigrati, imposto dal sistema capitalista spinto dal profitto e fondamentalmente instabile.

Gli Stati Uniti hanno esibito ripetutamente le stesse accuse agli immigrati ed alle altre minoranze etniche. Come conseguenza della crisi, dal 2007, si sta estendendo ad altri ancora l'uso del capro espiatorio domestico. Ora negli USA i governatori attaccano in modo crescente i dipendenti statali, i loro sindacati e le loro pensioni, come se loro, piuttosto che la crisi, fossero improvvisamente diventati il problema economico. I sindaci attraverso il paese fanno lo stesso con i lavoratori municipali. Naturalmente, dal 2007 i problemi di entrambe i bilanci statali e municipali sono il risultato principalmente della alta disoccupazione e della ridotta spesa dei consumatori. In breve, è stata e resta la crisi del 2007 che ha giocato e gioca il ruolo chiave nel tagliare le entrate fiscali governative e nel nuocere ai bilanci governativi. Crescenti e più efficaci strategie di evasione fiscale delle imprese e dei ricchi hanno avuto lo stesso effetto. Rispondendo a riscossioni fiscali ridotte, i politici, timorosi di danneggiare le loro carriere, si rifiutano di alzare le percentuali delle tasse. Invece, accettano i tagli di spesa che giustificano per mezzo dell'economia del capro espiatorio.

Così demonizzano i dipendenti pubblici come pigri, avidi, superpagati, che lavorano poco, sovra-pensionati ecc. tutto straordinariamente similare alla descrizione tedesca dei greci. I governatori praticano l'economia del capro espiatorio promettendo di proteggere "il pubblico" dagli aumenti di tasse "essendo non compiacenti" con i dipendenti pubblici ed i loro sindacati, "trattenendo le loro pensioni" ecc. Questi politici agiscono come se i dipendenti pubblici e le loro pensioni fossero improvvisamente il problema piuttosto che un sistema economico disfunzionale. Hanno similarmente evitato la cruda realtà del disfunzionale sistema politico che operano: Taglia l'aiuto statale alle persone in crisi economica soltanto quando ne ha più bisogno. Invece, i leader politici USA, come le loro controparti tedesche, utilizzano l'economia del capro espiatorio per giustificare i loro selettivi tagli di spesa.

La rilocazione del capitalismo approfondisce la disuguaglianza economica ad entrambe i poli.

Anche questa volta l'economia del capro espiatorio serve la rilocazione globale del capitalismo. Da decenni, le esistenti fabbriche, uffici e negozi si spostano dai vecchi centri della crescita capitalista (Europa occidentale, nord America e Giappone) a nuovi centri (Cina, India, Brasile ecc.). Similmente, le imprese stanno crescendo di più nei nuovi piuttosto che nei vecchi centri. Talvolta il quartier generale resta nei vecchi centri anche mentre gli impianti dell'impresa si localizzano altrove. I viaggi aerei, i computer e le telecomunicazioni rendono fattibile tutto questo. La competizione capitalista che obbliga a tutto ciò significa anche che i vecchi centri perdono molte occupazioni ben pagate con ampi benefici e sicurezza del posto di lavoro. I lavoratori in luoghi come la Germania e gli USA sono sempre più costretti a contentarsi di posti di lavoro malpagati ed insicuri con meno benefici. Mentre posti di lavoro e salari crescono più rapidamente nei nuovi centri, i salari lì restano così bassi che enormi profitti rafforzano la rilocazione globale del capitalismo.

Mentre i capitalisti rilocano, ovunque le popolazioni devono regolarsi ed adattarsi a tutti gli attriti solitamente presenti, alle sofferenze ed ai costi. Nei vecchi centri, la disoccupazione ed i posti di lavoro malpagati minano le entrate fiscali statali. Data la resistenza agli aumenti di tasse, i governi si volgono sempre più ai tagli di spesa nel loro adattamento alla rilocazione del capitalismo. Questo spesso peggiora i tassi di disoccupazione e salariali. In maniera più importante, deprime ulteriormente i livelli di vita di massa. Il consumo, le finanze domestiche e le relazioni, il matrimonio e le decisioni di carriera: sono tutti implicati dolorosamente nel processo di adattamento. Lo stesso si applica, più probabile traumaticamente, ai nuovi centri del capitalismo. Là, gente in precedenza agricola e rurale viene rapidamente trasformata in popolazioni industriali ed urbane che vivono in bassifondi estremamente sovraffollati e scarsamente approvvigionati.

Una nuova politica organizzata attorno all'economia del capro espiatorio si appella agli elettori promettendo di "proteggerli" dalle politiche di austerità.

La rilocazione del capitalismo è socialmente distruttiva in ancora un'altra maniera fondamentale. Essa approfondisce la disuguaglianza economica ad entrambe i poli. Nei vecchi centri i profitti salgono ed i salari ristagnano. I datori di lavoro distribuiscono i crescenti profitti agli azionisti ed agli alti dirigenti e secondariamente ai manager superiori ed ai professionisti che li aiutano ad operare le corporation. Una crescita spesso spettacolare nelle disuguaglianze di reddito e di ricchezza affligge i vecchi centri. Nei nuovi centri, il capitale  che arriva ha bisogno e fa associazioni con i capitalisti locali ed i funzionari statali. Gli ultimi diventano estremamente ricchi più velocemente della crescita dei salari locali e così le disuguaglianze di ricchezza e di reddito si approfondiscono anche nei nuovi centri.

I guadagni e le perdite del capitalismo in rilocazione sono distribuite molto ingiustamente in entrambe i suoi vecchi e nuovi centri. Questo soltanto aggrava le tensioni sociali già emergenti dai molti adattamenti e compromessi che le persone sono costrette a fare. Soffrendo di perdite personali, finanziarie e di comunità, individui e gruppi spesso si sentono traditi dalle "loro" organizzazioni politiche ed economiche. Per esempio, negli USA molti lavoratori credono che il Partito Democratico ed i sindacati avessero promesso di "proteggerli" ma non ci siano riusciti, specialmente nella crisi e nei salvataggi finanziati con il debito dal 2007. Sono arrivati a temere che ora verrà loro richiesto di assorbire il costo per occuparsi di quei debiti venendo assoggettati a politiche di austerità mentre "altri" vengono protetti da quelle politiche. Sentendosi traditi o abbandonati dai loro tradizionali rappresentanti politici, molti diventano sensibili ad una nuova politica organizzata attorno all'economia del capro espiatorio.

Come esemplificato dai nuovi governatori repubblicani nell'alto e medio West che avvertono l'opportunità elettorale, questa politica si appella agli elettori promettendo di "proteggerli" dalle politiche di austerità (negli USA, diversamente dall'Europa, "austerità" non è il nome usato). Ciò significa, innanzitutto, che agli elettori saranno risparmiati aumenti di tasse. Queste vengono demonizzati come sempre e necessariamente "cattiva" economia per tutti. Ma i governatori repubblicani ora vanno oltre e promettono di proteggere gli elettori anche dai tagli di spesa accertandosi che quei tagli si concentrino su "altri". Entra l'economia del capro espiatorio. I governatori trovano "altri" da usare come capri espiatori in risposta al declino delle entrate fiscali spinto dalla crisi e dalla rilocazione capitalista. Prima di tutto, quegli altri sono indovinatelo i bersagli tradizionali: quelli che vivono di stato sociale, nei centri urbani, gli immigrati ecc. La connotazione spesso razzista di tali appelli è molto ben nota. Oggi, la seconda serie di quegli "altri" è arrivata a comprendere i dipendenti pubblici, i loro sindacati, salari, pensioni ecc. Per assicurare la loro carriera, i politici promettono agli elettori di proteggerli tagliando la spesa pubblica su entrambe le serie di altri usati come capri espiatori.

Quando funziona, questi politici mettono una parte della popolazione che soffre della rilocazione capitalista, della crisi e delle politiche di austerità contro un'altra parte. Ciò permette alle grandi banche, alle grandi corporation ed ai ricchi, che le possiedono e dirigono quelli con la maggiore responsabilità di avere provocato la crisi di evitare di pagare per essa. Sfuggono in parte perché la loro ricchezza ed il loro potere assicura che beneficeranno prima e di più dei salvataggi statali del 2008-2010. Sfuggono anche perché l'economia del capro espiatorio permette a loro ed ai loro amici politici di trasferire l'onere di pagare per la crisi su certe delle sue vittime mentre "proteggono" altri dall'ulteriore vittimizzazione. Forse il capitalismo ha ereditato l'economia del capro espiatorio da precedenti sistemi economici, ma le crisi del capitalismo continuano a rinnovare questa disgustosa ingiustizia.

 
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