Il genocidio in Ruanda


di Andrew G. Marshall

Geopolitical Monitor

29 febbraio 2008

 

Contenuto
1. Sommario esecutivo
2. Stabilire una base in Africa Centrale

3. Il genocidio in Ruanda
4. Note conclusive

1. Sommario esecutivo

Questo rapporto esamina il genocidio in Ruanda in un contesto geopolitico comprendente il ruolo delle potenze occidentali, delle società multinazionali ed delle istituzioni finanziarie internazionali.

2. Stabilire una base in Africa Centrale

Storia politica

L'Uganda è stata per decenni una colonia dell'impero britannico finché nel 1962 raggiunse l'indipendenza. A quel tempo, "l'Uganda era una delle economie più promettenti dell'Africa sub-sahariana, con una sana base agricola, industrie in via di sviluppo ed un significativo settore minerario. L'agricoltura era una importante fonte di valuta straniera attraverso l'esportazione di caffè, cotone e tè, mentre allo stesso tempo forniva l'autosufficienza alimentare di base. Il settore manifatturiero produceva entrate per il settore agricolo e beni di consumo e stava diventando una fonte significativa di valuta straniera grazie all'esportazione di tessili".[1]

Nel 1971, Idi Amin venne al potere in Uganda. Amin, ampiamente considerato un brutale dittatore, durò fino al 1979, quando l'esercito tanzaniano ed il Fronte di Liberazione Nazionale Unito lo spodestarono. Nel dicembre del 1980 assunse il potere per la seconda volta Milton Obote. L'economia era in una profonda crisi e le infrastrutture erano gravemente danneggiate dalla guerra. [2]

Gli aggiustamenti strutturali dell'FMI/Banca Mondiale

Obote guardava alle istituzioni finanziarie internazionali perché aiutassero a ricostruire l'economia. Questo "portò a metà del 1981 all'introduzione di un pacchetto di riforme economiche, un tipico Piano di Aggiustamento strutturale dell'FMI/Banca Mondiale con considerevole appoggio dei donatori. La cosa centrale del Piano era una massiccia svalutazione dello scellino ugandese, da 7,80 per 1 dollaro, a 78,00". [3] Per il 1984, lo scellino era svalutato al valore di 270 scellini ugandesi per ogni dollaro USA.

In seguito a queste azioni, l'Uganda affondò un'altra volta nella crisi finanziaria. "Diciotto mesi dopo il crollo del piano dell'FMI e del successivo colpo di stato militare, l'Esercito di Resistenza Nazionale (NRA), che era stato coinvolto in una guerra civile, prese il controllo della capitale ugandese e la sua ala politica, il Movimento di Resistenza Nazionale (NRM), insediò un governo con una piattaforma di unità nazionale e riforma economica generalizzata". [4]

Il debito e le spese militari

Yoweri Museveni, capo del Consiglio di Resistenza Nazionale (NRC), prestò giuramento come presidente il 29 gennaio 1986. Il governo di Museveni "all'inizio del 1987 concordò un nuovo pacchetto politico con l'FMI e la Banca Mondiale, formalizzato in un Piano di Ripresa Economica introdotto nel maggio del 1987", [5] e nell'ottobre del 1987, Museveni incontrò il Presidente degli USA Ronald Reagan e l'allora Vicepresidente George HW Bush alla Casa Bianca. [6]

Il piano di 'ripresa' economica dell'Uganda aveva lo scopo di dare alle istituzioni finanziarie internazionali una stretta presa sul paese. Il debito estero salì improvvisamente a spirale, aumentando di quasi tre volte a 3,7 miliardi nel 1997". [7] Per il 1997, il debito dell'Uganda con la Banca Mondiale era di 2 miliardi di dollari, mentre i prestiti al paese erano stati qualificati a sostegno della ricostruzione economica e sociale del paese". [8]

Sotto la supervisione della Banca Mondiale, il denaro che si presumeva dovesse andare verso programmi promuoventi la crescita sociale ed economica fu distratto nel finanziamento della Forza di Difesa del Popolo Unito (UPDF) che fu coinvolto in operazioni militari in Ruanda ed in Congo. L'Uganda divenne uno stato proxy per le azioni coperte degli USA in Africa Orientale. L'FMI e la Banca Mondiale assicurarono adeguato finanziamento ai militari ugandesi.

3. Il genocidio in Ruanda

Il passato coloniale del Ruanda

Il genocidio in Ruanda avvenne nel 1994, ma venne fuori dagli eventi della fine degli anni '80 e degli inizi degli anni '90 collegandosi direttamente all'economia del Ruanda. Questo avvenimento fu innescato dall'assassinio del Presidente ruandese Habyarimana nel 1994, che è stato presidente dal 1990 alla guerra civile del 1993.

Dovuto in gran parte dal suo passato coloniale, l'economia ruandese è estremamente dipendente dalle esportazioni di caffè e dalle molto estese divisioni che esistono tra i suoi abitanti. Soprattutto rilevante è la divisione promossa tra gli Hutu ed i Tutsi, che iniziò nel 1926[9] come parte della strategia belga di "alimentare le rivalità interetniche come un mezzo per ottenere il controllo politico . . ."[10] I belgi favorirono i Tutsi sugli Hutu.

Nel 1962 il Belgio abbandonò il Ruanda ed i Tutsi persero il monopolio del potere, provocando il controllo Hutu. Molti Tutsi furono scacciati dalle loro cariche.[11] "Nel 1973 il leader militare degli Hutu Juvénal Habyarimana ed un gruppo di suoi seguaci realizzarono un riuscito colpo di stato. Habyarimana e l'elite Hutu guidarono il Ruanda attraverso quasi due decenni di prosperità economica".[11]

I problemi economici e l'aggiustamento strutturale

Alla fine degli anni '80, si presentarono problemi economici per l'economia della monocoltura del caffè del Ruanda. Questi cominciarono nel 1987, quando "il sistema delle quote istituito in base all'Accordo Internazionale sul Caffè (ICA) iniziò ad andare in pezzi ed i prezzi mondiali precipitarono". Il fondo controllato dallo stato del Ruanda che promuoveva la stabilizzazione del prezzo del caffè divenne massicciamente indebitato.[12]

Furono intraprese delle discussioni tra il governo di Habyarimana ed il FMI e la Banca Mondiale. Nel 1988 la Banca Mondiale inviò un gruppo in Ruanda per "esaminare il programma di spesa pubblica del Ruanda" ed implementò un Piano di Aggiustamento Strutturale con molte condizioni.[13]

Questo coincise con l'inizio della Guerra Civile in Ruanda  (1990-1993), che si plasmò quando l'aristocrazia Hutu si divise in gruppi l'uno contro l'altro"[14] ed allo stesso tempo un "gruppo guerrigliero composto in maggioranza da rifugiati Tutsi addestrati nei campi in Uganda, il Fronte Patriottico Ruandese (RPF), invase il Ruanda e tentò di raggiungere la capitale Kigali", che ebbe il risultato di indebolire il regime di Habyarimana e condurre alla guerra civile.[15]

Il Piano di Aggiustamento Strutturale venne attuato in questo contesto politicamente instabile ed impose una svalutazione del 50% del franco ruandese, eseguita nel novembre del 1990. Questo fu "appena sei settimane dopo l'incursione dall'Uganda dell'esercito ribelle del Fronte Patriottico Ruandese (RPF)". La scossa economica inasprì la guerra civile e risultò in massiccia inflazione ed incrementi significativi nel prezzo di carburante ed alimentari.[16]

Il crollo della società

"Le imprese di stato furono spinte alla bancarotta ed i servizi pubblici crollarono", compresi la sanità e l'istruzione.[17] Nel 1992, all'apice della guerra civile, l'FMI ordinò una seconda svalutazione, che portò ad ulteriori aumenti dei prezzi. In un solo anno la produzione di caffè crollò di un altro 25%. Poiché tanta terra era destinata al caffè non ve ne era abbastanza disponibile per produrre cibo.[18]

Seguirono generali carestie, che a loro volta portarono all'attuazione di un Piano di Aggiustamento Strutturale della Banca Mondiale e dell'FMI che imposero la liberalizzazione del commercio, la deregolamentazione economica ed importazioni alimentari a buon mercato ed aiuti, che destabilizzarono i mercati locali.[19]

In base al Piano di Aggiustamento Strutturale che il Ruanda firmò con le istituzioni donatrici, alla Banca Centrale ruandese furono assegnati grandi prestiti per importare merci. Molti dei prestiti furono "distratti dal regime (e dalle sue varie fazioni politiche) verso l'acquisizione di armamenti (da Sud Africa, Egitto ed Europa Orientale)".[20]

L'appoggio militare occidentale

Gli anni della Guerra Civile Ruandese e del genocidio stesso accaddero durante un periodo nel quale Madeline Albright era l'ambasciatrice di Bill Clinton alle Nazioni Unite e Kofi Annan era il capo delle operazioni di mantenimento della pace dell'ONU. Il giornalista investigativo Wayne Madsen nel suo libro Jaded Tasks: Brass Plates, Black Ops, & Big Oil, asserì che la Albright ed Annan ignorarono le prove che il Fronte Patriottico Ruandese (RPF) guidato dai Tutsi ed appoggiato dagli USA era responsabile dell'attacco missilistico terroristico del 6 aprile 1994 all'aeroplano che trasportava il presidente Hutu del Ruanda.[21]

Madsen spiega che l'iniziale invasione dell'RPF in Ruanda dall'Uganda nel 1990 "aveva l'appoggio militare della prima amministrazione Bush [1989-1993], comprendente il Segretario della Difesa Dick Cheney" e che lo scopo dell'RPF era di rovesciare il presidente Hutu del Ruanda. [22] Madsen rivelò come il vice leader dell'RPF, Paul Kagame, era stato addestrato in installazioni dell'esercito USA negli Stati Uniti e quando, durante l'invasione del Ruanda del 1990, il leader dell'RPF venne ucciso, "Kagame divenne il capo dell'esercito guerrigliero ed i suoi legami con il Pentagono, la CIA ed il Dipartimento di Stato divennero più stretti". Dei documenti classificati dell'ONU rivelavano che Annan e la Albright erano a conoscenza di queste informazioni.[23]

In una indagine dell'Assemblea Nazionale francese venne fuori che "gli USA fornirono all'RPF persino i missili terra-aria di fabbricazione sovietica che furono utilizzati per abbattere l'aereo presidenziale ruandese" e che una squadra di investigazione dell'ONU trattenne l'informazione che "una società collegata alla CIA noleggiò il deposito utilizzato per assemblare i lanciamissili".[24] Comunque, l'indagine venne chiusa una volta che ci si rese conto della relazione con gli USA.

Fu nel 2004 che una indagine francese sull'abbattimento dell'aeroplano venne completata e, come ha spiegato Madsen, quelli che erano legati all'indagine rivelarono un allarmante collegamento a ciò che Madsen descrive come una "oscura organizzazione" composta da potenti interessi politici e petroliferi, comunemente nota come l'Organizzazione Strategica e Tattica Internazionale".[25]

Il rimborso del debito

Meno di un anno dopo i massacri del 1994, i creditori del Ruanda avvicinarono il governo Tutsi guidati dall'RPF in relazione ai debiti del precedente regime che erano stati utilizzati per finanziare l'eccidio. "Il governo dei Tutsi a guida RPF, piuttosto che chiedere la cancellazione degli odiosi debiti del Ruanda, aveva accolto a braccia aperte le istituzioni di Bretton Woods" perché "Aveva bisogno del 'semaforo verde' dell'FMI per incrementare lo sviluppo delle forze armate", il che è esattamente dove finirono i nuovi prestiti.[26]

Il genocidio riuscì nelle sue intenzioni, dal momento che il governo Hutu di Habyarimana sostenuto dalla Francia venne rimpiazzato da un governo Tutsi di Paul Kagame sostenuto dagli USA, con l'aiuto delle Forze Speciali USA e della CIA. La situazione infatti dovrebbe essere considerata come "una guerra non dichiarata tra la Francia e l'America".[27]

Lo scopo era di "installare un protettorato anglo-americano in Ruanda", che "permetteva agli USA di stabilire una solida posizione neocoloniale in Africa Centrale". Questo è stato realizzato con successo, dal momento che la lingua dei settori privato e governativo cambiò all'improvviso dal francese all'inglese.[28]

4. Note conclusive

[1] John K. Baffoe, Structural adjustment and agriculture in Uganda. International Labour Organization, marzo 2000.

[2-4] Ibid

[5] John K. Baffoe, op cit

[6] BNET, Elizabeth Bagaaya Nyabongo of Toro. UXL Newsmakers, 2005.

[7] Michel Chossudovsky, The Globalization of Poverty and the New World Order, 2^ ed. Global Research: 2003, pag. 112.

[8] Ibid, pages 112-113

[9] Ibid, page 104

[10] Ibid

[11-12] Moise Jean, The Rwandan Genocide: The True Motivations for Mass Killings. Emory Endeavors in World History Volume I: marzo 2007, pag. 6

[13] Michel Chossudovsky, op cit, pag. 103

[14] Ibid, pag. 107

[15-16] Moise Jean, op cit, pag. 7

[17-21] Michel Chossudovsky, op cit, pagg. 107-109

[22-24] Wayne Madsen, Jaded Tasks – Brass Plates, Black Ops, & Big Oil: The Blood Politics of Bush & Co. TrineDay: 2006, pag. 2

[25] Ibid, pag. 3

[26] Ibid, pagg. 6-7

[27] Michel Chossudovsky, op cit, pagg. 115-116

[28] Ibid, pagg. 118-120