Rivelare la vera politica U.S.A.-Africa

Gerald LeMelle | 6 luglio 2009

Direttore: Emily Schwartz Greco

Foreign Policy In Focus

 

E'ora di qualche discorso schietto sulla politica estera degli U.S.A. per quanto si riferisce all'Africa. Mentre i funzionari dell'amministrazione Obama ed i rappresentanti del Comando Africano U.S.A. (AFRICOM) insistono che la politica estera degli U.S.A. verso l'Africa non viene militarizzata, le prove sembrano suggerire altrimenti. Mentre gli africani hanno condannato la politica militare degli U.S.A. in Africa sotto l'amministrazione Bush, l'amministrazione Obama non soltanto ha rispecchiato l'approccio di Bush, ma di fatto l'ha intensificata. Nel 2003 il presidente George W. Bush ha stabilito l'Africa come una priorità della politica estera, quando ha annunciato che il 25% del petrolio importato negli Stati Uniti dovrebbe provenire dall'Africa. Tuttavia le dichiarazioni ufficiali della politica U.S.A. vengono ripetutamente presentate come se non siano avvenuti nessuno di questi due sviluppi. Sfortunatamente, più evasivi siamo sulle nostre intenzioni nel continente, più incoraggiamo non soltanto scetticismo, ma anche resistenza.

Una politica è militarizzata quando la potenza militare viene giudicata l'unico modo efficace per realizzare il proprio programma. In una dichiarazione di giugno sulla politica U.S.A. in Africa, l'assistente segretario per gli affari africani Johnny Carson ha dichiarato che il programma dell'amministrazione Obama è come segue: promuovere e rafforzare la democrazia e lo stato di diritto, prevenire ed attenuare i conflitti, incoraggiare il prolungato sviluppo economico e la crescita a lungo termine e lavorare con i paesi africani per affrontare sia le vecchie che le nuove sfide globali. L'agenda non fa alcun riferimento al recente bilancio per l'anno fiscale 2010 che raddoppia la misura dei finanziamenti dell'AFRICOM. Neppure menziona il raddoppio del sostegno finanziario per i progetti antiterrorismo per tutto il continente — compresi i finanziamenti in aumento per armamenti, addestramento militare ed istruzione in un momento nel quale il denaro per gli aiuti U.S.A. ristagna.

L'AFRICOM è stata controversa nel continente da quando il presidente Bush l'annunciò per la prima volta nel febbraio 2007. L'amministrazione Bush ha discusso diverse località come suo quartier generale, ma il suo fallimento nel comprendere la società civile africana nella discussione viene ampiamente considerato come un grave errore. Sebbene la stampa occidentale l'abbia appena riferito, la reazione nel continente è stata rumorosa. Tutti i paesi, ad eccezione della Liberia, hanno respinto l'AFRICOM e la società civile africana, dove le è stato permesso parlare, ha caratterizzato in maniera schiacciante l'AFRICOM come un mezzo per assicurarsi il petrolio e nulla più.

Funzionari sia dell'amministrazione Bush che di quella Obama sostengono che il principale obiettivo dell'AFRICOM sia di "professionalizzare" le forze di sicurezza in paesi chiave da una parte all'altra del continente. Comunque, non tentano di affrontare l'impatto di questo sulle parti di minoranza o se gli U.S.A. stiano appoggiando efficacemente dei dittatori "amichevoli". Queste sono questioni chiave che necessitano di risposta se il nostro programma include la democrazia e lo stato di diritto.

I programmi di addestramento e trasferimenti di armi a Guinea Equatoriale, Ciad, Etiopia ed anche all'assediato Governo Federale Transitorio in Somalia, indicano chiaramente che utilizzare i militari per mantenere influenza nei governi in Africa rimane una priorità negli obiettivi di politica estera. In realtà, uno dei progetti di antiterrorismo che l'amministrazione Obama ha accresciuto considerevolmente è il Programma di Combattimento Antiterrorismo, inteso a "costruire la volontà politica ad alti livelli in paesi associati per sfide di antiterrorismo condivise".

L'incanto degli U.S.A. per il petrolio, la guerra al terrorismo ed i militari è ulteriormente esemplificato attraverso l'annuncio che il 12 luglio Obama visiterà l'Africa per la prima volta. Il presidente ha scelto il Gana come sua unica destinazione africana per questo viaggio. Lo stesso governo U.S.A. dichiara che lo scopo della visita è di "rafforzare i rapporti degli U.S.A. con uno dei nostri partner più fidati nell'Africa sub-sahariana e di evidenziare il ruolo critico che dei sani governo e società civile giocano nel promuovere uno sviluppo durevole". Effettivamente, lo straordinariamente coerente modello di crescita economica del Gana degli ultimi sette anni (registrando un'espansione del PIL del 7,3% nel 2008) offre la migliore prova della relazione tra responsabilità del governo e sviluppo economico.

In cima a questo, il 3 gennaio 2009, John Atta Mills ha sconfitto per meno dell'1% Nana Akufo-Addo nelle elezioni presidenziali in Gana. I più ritengono che le elezioni siano state nell'insieme corrette e la transizione è stata per la maggior parte pacifica. In Gana vi è molto di cui essere orgogliosi e lì la storia di successo della rapida crescita è la più gradita. Comunque, vi sono voci che la vera ragione per la quale l'amministrazione ha scelto il Gana è duplice: la scoperta del petrolio nel 2008 e forse in maniera più importante il vantaggio geografico, economico e politico di installare lì il quartier generale dell'AFRICOM.

Potrebbe questo essere un test decisivo per la democrazia futura in Gana? Potremo iniziare a fornire le consistenti risorse antiterrorismo dell'AFRICOM per costruire volontà politica e promuovere gli interessi degli U.S.A. invece degli interessi del Gana? E' stato fatto prima. Infatti, è stato fatto in Gana nel 1968, quando la CIA contribuì a rovesciare l'allora presidente Kwame Nkrumah.

Queste domande si presentano perché per gli africani sarebbe difficile non concludere che le preoccupazioni per la sicurezza e l'energia sotto la protezione e la guida dell'AFRICOM spingono la nostra politica estera, rispetto a quelli articolati da Carson. Se non è questo il caso, allora gli Stati Uniti non riescono al rendere chiaro come incrementi drammatici degli investimenti U.S.A. nel finanziamento per armamenti ed addestramento militare per dei paesi, senza riguardo ai loro dati sui diritti umani o la democrazia, ci aiuteranno infine a realizzare questo programma.

Gerald LeMelle è un collaboratore di Foreign Policy In Focus e direttore responsabile di Africa Action.