Domenica 18 marzo 2007

Resistenza, tattiche ed obiettivi

postato da lenin

 

 

A giudicare dalle apparenze, è un lavoro abbastanza semplice dimostrare che il popolo ha il diritto di difendersi. Questo essere dimostrato persino ad un liberale. Non vi è proprio scarsità di risorse dalle quali trarre all'interno della tradizione liberale. Locke vi dirà del diritto del popolo di resistere alla tirannia, perché "la società non può mai, per colpa di un altro, perdere il diritto naturale ed originale che ha di proteggersi". Il diritto di ribellione è implicito anche in Machiavelli. Se siete un liberal tipicamente americano, vi è l'"indubitabile, inalienabile ed imprescrittibile diritto a riformare, modificare o abolire" qualsiasi governo, anche se sia uno fondato su un inadeguato assunto maggioritario. Se siete ospite fisso dei sacri saloni delle Nazioni Unite, allora questo ente riconosce già "la legittimità della lotta dei popoli sotto dominazione coloniale e straniera ad esercitare il loro diritto all'autodeterminazione ed all'indipendenza con tutti i mezzi necessari a loro disposizione". E se, il cielo vi aiuti, siete il tipo di persona che si interessa alla teoria della guerra giusta controllate pure il caso del quale stiamo parlando. L'autodifesa è il classico, inequivocabile caso di una guerra giusta (sebbene sia lungi dall'essere chiaro determinare cosa sia e che cosa non sia l'autodifesa).

Vi è anche l’elementare considerazione che negare ad un popolo il diritto di autodifesa con tutti I mezzi necessari o è insistere su una disgustosa e perversa approvazione di qualsiasi scala di oppressione fino a comprendere lo sterminio o pretendere che qualsiasi resistenza che abbia luogo sia limitata a mezzi esclusivamente passivi ed inermi, per quanto l’oppressore possa essere bene armato ed irriducibile. Notate che finora non abbiamo avuto niente da dire dei mezzi violenti o non violenti che potrebbero essere utilizzati o piuttosto della condizione di necessità: con tutti i mezzi necessari. Questo dovrebbe essere il caso con il quale i liberal per la guerra potrebbero essere d’accordo: non impegna ad acclamare alle decapitazioni ed alle autobombe nelle aree dei civili. Riconosce semplicemente la legittimità dell’autodifesa contro ogni forma di tirannia, ed una occupazione militare è questo. Sembrerebbe improprio e solipsistico in modo estremo per loro sostenere fermamente che gli iracheni accettino l’invasione violenta della loro società da parte di centinaia di migliaia di uomini armati sotto il comando di un ordinamento politico sulle cui ragioni possono solamente fare delle congetture basate sulla loro esperienza di guerra e di sanzioni e sulle quali la maggior parte del mondo compresi i loro vicini hanno tratto conclusioni negative. Perché ci si dovrebbe aspettare che gli iracheni accettino supposizioni favorevoli sulle potenze occupanti semplicemente perché lo fanno alcuni liberal occidentali? Una cosa è affermare che una simile occupazione sia realmente una operazione di soccorso umanitario, ma completamente un’altra insistere perché tutti gli iracheni debbano condividere questa opinione e se non lo fanno, quindi dovrebbero accettare l’occupazione, limitandosi solamente ai mezzi passivi e disarmati di resistenza. E quando quelle centinaia di migliaia di uomini armati ed i loro padroni politici iniziano a distruggere l’infrastruttura della società, avviare nuove prigioni e campi di tortura, bloccare l’accesso a città e villaggi con il filo spinato, abbattere porte nel mezzo della notte, bombardare complessi residenziali, sparare alle auto di passaggio ed aprire il fuoco sui manifestanti, è il culmine dell’arroganza imperiale insistere che, tuttavia, la resistenza con la forza  non va bene. In realtà, se ci si ostinasse ancora sullo sperare per il successo dell’occupazione, sembrerebbe minimalmente appropriato dire ai politici che si appoggiano che le persone che resistono sono soltanto degli esseri umani, la colpa è degli occupanti ed è per loro doveroso come aggressori trovare una composizione pacifica, in definitiva a loro svantaggio.

E' assai semplice provare che è possibile intendere una lotta come legittima e naturale senza approvare tutti i metodi utilizzati nella stessa, proprio mentre si nutrono proprio opinioni altamente critiche su di essa. Come esempio, vi porto Norman Geras su 'Our Morals: The Ethics of Revolution', che cita il caso del Sud Africa (questo fu scritto nel 1989) come un chiaro esempio della legittimità della rivolta come un caso di autodifesa. Più in generale, vi è "un diritto di rivoluzione contro la tirannia e contro qualsiasi bastione di grave ingiustizia sociale, incluse le forme capitaliste di essa". Geras qui fa quello che solitamente faceva - si impegnava con le tradizioni liberali con la speranza di arricchire quella marxista (con contrastanti risultati). Così, prende un caso di rivolta che tanti non marxisti possano appoggiare come possibile: quella in Sud Africa che puntava ad abbattere un sistema di apartheid razzista. Nondimeno la resistenza, essendo co-determinata dal sistema contro il quale è rivolta, + sgradevole:

Venivano piazzate bombe dentro o vicino alle stazioni di polizia, negli uffici della Forza di Difesa Sudafricana, in un caso in un centro commerciale; le esplosioni causarono morti e feriti. Poliziotti e consiglieri comunali neri erano attaccati ed uccisi. Così lo erano i sospetti informatori ed i collaboratori della polizia e gli individui che acquistavano in certi negozi in violazione ad una campagna di boicottaggio economico. Talvolta tali persone venivano assalite nelle loro case e veniva fatto del male ai membri delle loro famiglie. Spesso erano uccisi in maniera esageratamente brutale. 'Una forma di uccisione particolarmente crudele, nota come collana, è di mettere un pneumatico in fiamme attorno al collo della vittima che poi muore di una morte lenta e dolorosa'.

E vi sono altri esempi: una donna che si diceva essere una agente di polizia è percossa, lapidata, le viene dato fuoco e viene violentata con una bottiglia rotta. Non ho idea se il caso sia vero, ma tuttavia ritengo lo sia: è ragionevole concludere che nel corso di una lotta legittima questo è stato un eccesso ingiustificato del quale potrebbero esserci stati molti esempi simili. Questi metodi di tortura e terrorismo non sono comunque semplicemente troppo zelanti: vi è coinvolta una strategia politica che può o non può essere nel complesso adatta ai fini. Geras continua per tentare di elaborare dei principi etici per la condotta della guerra rivoluzionaria, ma dal momento che non riesco a vedere che vada molto lontano oltre l’ovvio, non porto oltre la discussione del suo pezzo. Potete leggerlo da soli. Altre ribellioni, spesso contro il dominio coloniale, sono state contrassegnate da massacri (sempre molto meno significativi di quelli perpetrati dai colonizzatori). I Mau Mau commisero parecchi massacri ed uccisero alcune migliaia di persone nel corso della loro rivolta, inclusi dei sostenitori kenioti dei britannici. I britannici, a loro volta, uccisero oltre 100.000 persone ed applicarono un sistema di campi di concentramento di massa che, in diversi momenti, potrebbe avere compreso quasi l’intera popolazione e che implicava la tortura. Come sapete, potrei andare avanti. Nondimeno, le persone serie non hanno bisogno di ricordare la quantità di esempi di insurrezioni provate dalla legittima avversità a gravi condizioni utilizzando tattiche militari brutali e forse eccessive, quindi tanto peggio per coloro che hanno bisogno di ricordare. Tanto peggio, difatti, per coloro che sono consapevoli, o in grado di esserlo, del fatto che vi è un vasto movimento popolare di resistenza, sia militare che civile, contro gli occupanti dell’Iraq, ma continuano a comportarsi come se non avesse nessuna legittimazione a causa dei mezzi utilizzati da alcuni elementi all’interno dello stesso. Se le persone intelligenti sono familiari con il diritto di rivolta contro la tirannia, allora questo contesta soltanto coloro che necessitano ricordare che in Iraq vi è una orrenda tirannia, comparabile alla triplice tirannia di Saddam, delle sanzioni e dei bombardamenti – vale a dire paragonabile per virtù di essere peggiore cotto quasi tutti i rapporti.

Ed ancora, se pensate stia descrivendo soltanto una piccola percentuale degli apologhi della guerra che hanno tutti i motivi per saperne di più, vi esorto ad eseguire una ricerca sulla stampa, i telegiornali, le riviste di destra e sinistra e cercare di trovare degli esempi di resoconti sul movimento di resistenza in Iraq che a) lo riconoscano come una resistenza e non come cospirazione di al Qaeda o baathista, b) riconoscano affatto qualcosa di positivo su di esso, c) riconoscano qualsiasi diritto, legale o naturale o altrimenti, che possa avere. Pagherò una somma di denaro a chiunque possa dimostrarmi che più dello 0,01% della cronaca lo faccia. (Una piccola somma di denaro). Semplicemente non viene fatto. Il popolo, sia in Iraq che in Palestina o in Libano o a Haiti o dovunque preferiate, non ha nessun diritto all’autodifesa contro l’impero. L’autodifesa è uniformemente, quasi senza eccezione, delinquenza, barbarie, criminalità, banditismo, crudeltà fanatica e tirannia in attesa. E la strategia per realizzare ciò è per l’appunto parlare dei metodi che queste persone malvagie utilizzano per prevenire tutte le discussioni. Sono bombaroli, tagliatori di teste, assassini di bambini. Valutano la vita umana così poco che sacrificano la loro e quella di passanti innocenti a causa di Dio o di bizzarre idee sul dodicesimo imam. Hanno autobombe e bombe al cloro ed ostaggi. Fanno video horror ed intonano versi del Corano. I filmati spruzzati di sangue sono il loro emblema. In realtà, essi diventano la causa dell’occupazione, la ragione della sua necessità. In una espressione, la causa dell’occupazione è la lotta contro l’occupazione. Se soltanto la smettessero di cercare di costringerci ad andarcene ce ne andremmo. Vi sono molte, molte ottime ragioni per privare il popolo del diritto all’autodifesa ed le migliori non cesseranno mai di essere le sue presunte infinite depravazione ed irrazionalità. Il che a sua volta autorizza una incontrollabile cecità per la depravazione dell’occupazione e per le realtà della resistenza.