Una “liberazione” inscenata per la TV

di Clifton Ross / 7 luglio 2008

DISSIDENT VOICE

Ciò che mi ha attirato verso l'edizione della domenica di Diario Vea non è stato soltanto il titolo di testa, "Il Venezuela non sarà di nuovo una colonia di nessuno" ed una foto di copertina di donne soldato in divisa completa, che portavano il trucco ed avevano con loro lanciarazzi sulle spalle. Confesso una debolezza per le donne forti e questo è proprio così venezuelano: le donne, che dimostrano la forza della nazione, nondimeno non trascurano di mettersi eyeliner, ombretto e lucido per le labbra. E per me il fattore decisivo è stato la donna in mezzo alla foto, che esaminava il suo lanciarazzi alla foto camera e sorrideva largamente, come per dire "Nemmeno in guerra perderemo la nostra luminosità ed il nostro senso dell'umorismo". Ma se passate del tempo in Venezuela è difficile evitare questa conclusione.

Stavo tentando di prendere un autobus per Tabay, soltanto mezz'ora fuori Merida, e non volevo portare le pubblicazioni della domenica che gli altri giornali offrivano con riviste lucenti ed annunci pubblicitari all'interno che essenzialmente sono una lanuginosa torta giornalistica. La domenica Diario Vea è affidabilmente leggero dal momento che non contiene nessuna pubblicità altra che gli spenti annunci del governo che sembrano essere la maggiore fonte di reddito del giornale. Vea, come è conosciuto, è un giornale di sinistra diretto da  Guillermo García Ponce, riferito essere un vecchio comunista che si è allineato dietro Chavez. In realtà, Vea è l'unico giornale filogovernativo disponibile in Venezuela e questa è stata la vera ragione del perché oggi abbia voluto leggere Diario Vea. L'esperienza mi ha insegnato che le menzogne che gli spettacoli dei media USA ed il governo trasmettono come vangelo hanno una vita massima di una settimana prima che la realtà sanguini attraverso le porte delle celle dove è messa sotto chiave e torturata da quelle stesse conglomerate dei media e dallo stesso governo bugiardo. Tenete a mente che più o meno cinque corporations controllano il 90% di tutto ciò che ascoltiamo, vediamo, leggiamo e perciò, in definitiva, pensiamo. Quelle cinque corporations foggiano le nostre opinioni per quella cruciale prima settimana dopo una faccenda, che è quasi quando i media alternativi, come Diario Vea, hanno la possibilità di ottenere la storia vera ed arrivare alla verità nascosta dai "fatti".

Questo è stato questa settimana il caso come conseguenza della "drammatica liberazione" di Ingrid Betancourt, dei tre mercenari USA e di circa dieci soldati e poliziotti portati a Bogotá in elicottero mentre il candidato presidenziale USA John McCain allo stesso tempo viaggiava per il paese. L'intero evento, mentre trasmesso qui in Venezuela dalle stazioni televisive governative, aveva l'apparenza di un evento inscenato per lo schermo e Diario Vea di oggi rileva che la ragione era perché è stato effettivamente un evento allestito per la TV ed i "fatti", che rimangono senza risposta dalla stampa mainstream negli USA ed in Colombia, raccontano una storia molto diversa dalla versione fiabesca dei media sull'evento.

La storia, intitolata "Non vi è stata certo una siffatta liberazione ma uno 'spettacolo' dei media", che è pubblicata su Diario Vea di oggi è stata ricavata dal lavoro dello scrittore Narciso Isa Conde dell'Agenzia Stampa Bolivariana e dalla Agenzia Informazioni Popolare del Venezuela. Secondo l'articolo, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) avevano convenuto di consegnare Ingrid Betancourt e gli altri ostaggi a negoziatori svizzeri e francesi che concordarono di predisporre di prendere gli ostaggi da vari posti in due elicotteri. I militari colombiani hanno avuto sentore dell'imminente rilascio e  hanno preso il controllo degli elicotteri. La collusione degli USA nell'interpretazione controllata dei media, mentre deve essere ancora provata, è abbastanza probabile, specialmente dal momento che a McCain "capitava" di essere proprio nelle vicinanze e sarebbe stato in grado di venire alla ribalta in un tentativo grossolanamente opportunistico di sollevare la sua patetica campagna presidenziale.

E così la "liberazione" ironicamente si è rivelata essere una cattura di ostaggi contraria nella quale l'atto di benevolenza delle FARC è stato colpito alle spalle per la glorificazione dei paramilitari, del Presidente narcotrafficante Uribe e del suo amico John McCain, mentre le forze armate della Colombia hanno sequestrato due elicotteri civili pieni di prigionieri che, infatti, erano stati rilasciati e non "liberati". Ma la vanità presidenziale non era l'unica cosa dietro questo spettacolo mediatico. I media mainstream hanno fatto trapelare quali potrebbero essere stati i motivi principali. Nell'edizione del 5 luglio dello Houston Chronicle, Bennett Roth scrive, in una storia intitolata "La liberazione degli ostaggi (sic) probabilmente rafforzerà i legami con gli USA", che lo spettacolo mediatico, che Roth chiama una "operazione da commando", "consoliderà . . . i legami di sicurezza con gli Stati Uniti", della Colombia. L'articolo cita Riordan Roett della Johns Hopkins che dice che il non-evento della "liberazione" "convalida ad alto livello il Plan Colombia".

In una storia della AP nella stessa pagina, un titolo di testa annuncia che “Chavez  è lasciato da parte" dalla "audace liberazione" e che il leader venezuelano "potrebbe fare poco più che le congratulazioni telefoniche al Presidente Uribe”, come se il ruolo di Chavez come leader mondiale consistesse soltanto nella sua attività per liberare gli ostaggi delle FARC. L'articolo termina con una dichiarazione della Betancourt, che con "l'aiuto dei nostri vicini" si potrebbe mostrare alle FARC "che in America Latina vi è spazio per conquistare il potere in modo democratico".

Tanto per le lezioni su questa "audace liberazione" dalla prospettiva della stampa USA e della Sig.ra Betancourt. I colombiani che hanno sofferto il terrore e di peggio per mano del narcogoverno di Alvaro Uribe con i suoi spettacoli mediatici e molti altri latino americani che osservano la guerra civile in Colombia da molti anni sanno diversamente. In questa stessa edizione di Diario Vea di oggi vi è una intervista esclusiva con Nicolás Rodríguez Bautista, “Gabino”, il comandante dell'Esercito di Liberazione Nazionale, l'altro importante gruppo di guerriglia della Colombia, composto da cristiani rivoluzionari, marxisti e lavoratori dei giacimenti petroliferi ed altri. Ricorda ai lettori di Diario Vea che l'ultima volta che quelli di sinistra hanno posato le armi ed intrapreso un percorso legale di lotta politica lo stato colombiano e l'oligarchia hanno assassinato sei mila militanti, decapitando la sinistra legale in Colombia. Per Gabino, Chavez può giocare un ruolo molto maggiore nel conflitto come mediatore, nonostante le sue recenti incitazioni ai guerriglieri colombiano per ciò che appare essere una resa incondizionata. "Le sue dichiarazioni non sono di ostacolo dal suo essere un sostenitore della pace in Colombia, Il suo ruolo essenziale come governante e la sua posizione come leader nel continente non è cambiata".

Finora la stampa USA, comprendendo sfortunatamente gran parte dei media alternativi, è stata in gran parte d'accordo con la versione "ufficiale" dei fatti in Colombia, una storia nella quale una insurrezione guerrigliera "terrorista" ha afflitto il paese con rapimenti irrazionali, traffico di droga e violenza massiccia che può essere sconfitta solamente dalle forze congiunte degli USA e del loro fedele assistente, il governo colombiano.

Tuttavia, Diario Vea presenta un quadro molto diverso del paese. Come l'intervista a Gabino mette in risalto, sono i paramilitari, alleati con il governo e l'oligarchia della Colombia, che sono stati impegnati più di tutti nel narcotraffico e nella violenza, compresi i rapimenti. Da quando Uribe è al potere, più di quattrocento attivisti sindacali sono stati uccisi da quelle stesse forze. Senza tener conto del diritto internazionale, i militari colombiani hanno bombardato l'Ecuador per uccidere membri delle FARC ed il governo non offre ancora nessuna garanzia di protezione ad una sinistra legale. Si deve sperare che in futuro i media negli USA si comporteranno nello stesso modo di Diario Vea e delle agenzie di stampa venezuelane e faranno una analisi più critica delle falsificazioni congiunte dei governi USA e colombiano.

Clifton Ross ha rappresentato gli USA al secondo Festival Mondiale di Poesia del Venezuela nel 2005 ed il suo libro di poesie in spagnolo, Traducir el Silencio, sta per uscire dalla Editorial Perro y Rana. Il film di Ross, Venezuela: Rivoluzione alla rovescia, è stato pubblicato da PM Press e si può ordinare a www.pmpress.org o www.progressivefilms.org. Clif  si può contattare a: clifross1@yahoo.com. Leggete altri articoli di Clifton.