Venezuela: la rivoluzione produce

massicce conquiste sociali

Stuart Munckton

29 settembre 2007

 

"L'economia venezuelana negli anni di Chavez", uno studio pubblicato in luglio dal Centro di ricerca economica e politica, rivela massicci vantaggi sociali per i poveri ed i lavoratori in Venezuela come risultato delle politiche a favore del popolo promosse dal governo del presidente socialista Hugo Chavez. Lo studio, di Mark Weisbrot e Luis Sandoval, fornisce anche uno sguardo dettagliato allo stato dell'economia venezuelana, che ha sperimentato una significativa crescita economica. Gli autori sostengono che, contrariamente ai suggerimenti fatti ampiamente dai media corporativi (ai quali gli autori si riferiscono come "opinione generalmente accettata"), è improbabile che questa crescita termini affatto presto.

Una componente chiave della rivoluzione bolivariana — come è conosciuto il processo di cambiamento condotto dal governo Chavez — è la redistribuzione della ricchezza per affrontare i problemi dei poveri tramite l'attuazione di "missioni sociali", programmi sociali finanziati dal governo in una gamma crescente di settori, inclusi l'assistenza sanitaria, l'istruzione, il rifornimento di cibo, l'occupazione, la riforma agraria, la cultura e l'ambiente.

Il governo Chavez ha ereditato un paese devastato dal neoliberismo, con un incremento significativo della povertà durante i due decenni precedenti all'elezione di Chavez. Il rapporto dimostrano che la spesa sociale del governo dal 1998 (quando Chavez fu eletto per la prima volta) al 2006 è aumentata del 170% a persona in termini reali (regolati con l'inflazione). Comunque, questa cifra esclude la spesa sociale realizzata dalla compagnia petrolifera statale, la PDVSA, all'incirca 13,3 miliardi di dollari USA nel 2006. Se questa cifra viene composta, l'incremento è del 314% a persona dal 1998. Nel 1998, la spesa sociale era del 34,7% del totale della spesa pubblica; per il 2006 era del 44%.

Il rapporto rileva che "la differenza più pronunciata è stata nel settore dell'assistenza sanitaria", con un incremento dei medici di base dal 1.628 nel 1998 ai 19.571 di oggi. Dal 2004, come parte della Missione Miracolo — un programma congiunto con Cuba che fornisce operazioni oculistiche gratuite — poco meno di 400.000 persone hanno avuto resa la vista. Nel 1999, vi erano 335 pazienti di HIV con cure antiretrovirali fornite dal governo, paragonati ai 18.538 nel 2006.

Gli autori riferiscono che il governo "ha anche fornito accesso generale al cibo sovvenzionato". Per il 2006, vi erano 15.726 magazzini che offrivano principalmente generi alimentari fino al 40% sotto i prezzi di mercato. Combinato con un grande numero di cucine che procurano cibo gratuito alle persone molto povere, nel 2005 ne ha beneficiato il 67% della popolazione. Questo non comprende coloro che hanno beneficiato del programma di pasti scolastici gratuiti (1,8 milioni nel 2006, dai 252.000 del 1998).

E' pure aumentato in modo spettacolare l'accesso all'istruzione, comprese oltre 1 milione di persone che partecipano ai corsi di alfabetizzazione per adulti gratuiti, che portano il Venezuela a sradicare l'analfabeltismo secondo gli standard dell'ONU.

Il rapporto mostra pure cadute significative dei livelli ufficiali di povertà ed indica che queste cifre non comprendono i benefici associati alla fornitura di assistenza sanitaria ed istruzione o di cibo sovvenzionato. Dal 2003, quando l'economia era esposta ad una crisi come risultato del sabotaggio da parte della ricca elite come parte del suo tentativo di rovesciare Chavez, la percentuale di famiglie in povertà è calata dal 55% al 30,6% e di quelle in povertà estrema dal 25% al 9,1%.

Queste conquiste sociali sono combinate ai tentativi in corso di coinvolgere i poveri ed i lavoratori a partecipare direttamente agli affari del governo e ad esercitare il potere sulle decisioni che li riguardano direttamente attraverso nuove istituzioni di potere popolare, quali i consigli comunali. Questo tentativo di creare una "democrazia partecipativa" è strettamente collegato alle conquiste sociali, poiché le missioni, come la Missione Robinson (alfabetizzazione) e la Missione Barrio Adentro (assistenza sanitaria), sono organizzate al di fuori delle esistenti istituzioni dello stato (che sono spesso corrotte e burocratiche) e coinvolgono la diretta partecipazione della comunità.

I media corporativi, incapaci di ignorare la portata delle conquiste sociali, solitamente suggeriscono che sono semplicemente il risultato della crescita economica, alimentata da insolitamente alti prezzi del petrolio, che crolleranno a causa di "prezzi del petrolio alla fine declinanti o come risultato della cattiva amministrazione della politica economica da parte del governo".

Comunque, gli autori sono in disaccordo con simili affermazioni e forniscono i dati economici per sostenere il loro ragionamento. Il rapporto da un'indicazione della portata della crescita economica — una "eccezionale" 76% dal 2003. Nota che questa non può essere paragonata alla crescita economica alimentata da alti prezzi petroliferi in Venezuela durante gli anni '70, che fu seguita da una crisi economica quando i prezzi caddero.

Nonostante una maggiore ascesa dei prezzi del petrolio tra il 1973-77, l'economia del Venezuela crebbe soltanto del 31%. Gli autori concludono che "pare probabile che le politiche fiscali e monetarie espansionistiche del governo e forse altre politiche (per esempio, il controllo dei cambi ... che ha trattenuto più capitale dentro il paese)" devono essere probabilmente i fattori chiave dell'attuale sviluppo.

The Venezuelan government bases its budget on much lower oil prices than exist in the market (budgeting for $26 per barrel in 2006, when the market price was actually $60.20 per barrel). The result is that government revenue ends up much higher than budgeted for. So despite public spending dramatically increasing, the government has maintained a balanced budget. Other factors that could help the government survive a sudden drop in oil prices without cutting social expenditure, or other measures that might cause a recession, include a low level of foreign debt, a current account surplus and massive foreign currency reserves (in excess of $40 billion in total).

Il governo venezuelano fonda il suo bilancio su prezzi del petrolio molto più bassi di quelli di mercato (iscrivendo in bilancio 26 dollari al barile nel 2006, quando in realtà il prezzo di mercato era di 60,20 dollari al barile). Il risultato è che le entrate del governo finiscono per essere molto più alte di quelle iscritte in bilancio. Così, nonostante la spesa pubblica aumenti drammaticamente, il governo ha mantenuto un bilancio in equilibrio. Altri fattori che potrebbero aiutare il governo a superare una caduta improvvisa dei prezzi del petrolio senza tagliare la spesa sociale, o altre misure che potrebbero provocare una recessione, includono un basso livello di debito estero, un attivo della bilancia dei pagamenti e massicce riserve di valuta estera (in eccesso di 40 miliardi di dollari in totale).

Forse la questione economica che riceve la maggior attenzione da parte dei media corporativi è l'inflazione, che viene usata per suggerire che la spesa "irresponsabile" del governo Chavez rischia di creare una crisi. Anche qui, gli autori smontano la leggenda. Mentre nell'ultimo anno l'inflazione è cresciuta ed è relativamente alta a poco sotto il 20%, questa è molto più bassa che nel periodo immediatamente precedente l'elezione di Chavez. Infatti, appena poco più di un anno prima dell'elezione di Chavez ha raggiunto un livello di quasi il 120%. Gli autori argomentano che, mentre sarebbe un problema se l'inflazione continuasse a salire (pare si sia stabilizzata), provocherebbe gravi problemi per la maggioranza della popolazione solamente se la crescita economica dovesse fermarsi.

L'affermazione finale fatta per suggerire che l'economia potrebbe essere di fronte ad una crisi e mettere in pericolo le sensazionali conquiste sociali è che le nazionalizzazioni e le altre politiche del governo che toccano avversamente gli interessi imprenditoriali metterà in fuga gli investimenti privati. Comunque, il rapporto dimostra che dal 2004 gli investimenti sono cresciuti significativamente. La formazione del capitale lordo fisso nel 2004 è cresciuta in termini reali del 49,7%, del 37,9% nel 2005 e del 33,5% nel 2006. Mentre le cifre che scompongono questo tra investimenti pubblici e privati sono disponibili solamente per il 2004, in quell'anno gli investimenti privati hanno superato gli investimenti pubblici. Il rapporto indica che una caduta negli investimenti privati non dimostra necessariamente un problema a condizione che gli investimenti pubblici aumentino per sostituirli — qualcosa che il governo Chavez si trova nella posizione giusta per fare.

Ciò va lontano nel distruggere una delle giustificazioni chiave per le politiche economiche neoliberiste che cercano di dare il più possibile il controllo alle grandi imprese attraverso la deregolamentazione e la privatizzazione — la pretesa che se non si da alle grandi imprese ciò che vogliono queste si rifiuteranno di investire e porteranno i loro capitali in un paese con meno restrizioni alla loro capacità di trarre profitti.

Comunque, in Venezuela il governo ha fatto l'opposto di quello che gli economisti neoliberisti raccomandano e ha messo in pratica misure detestate dai ricchi imprenditori — come severi controlli sulla valuta, controlli dei prezzi, nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia, aumenti ripetuti del salario minimo, politiche che rafforzano i diritti dei lavoratori e la capacità di organizzarsi dei sindacati, aumento delle tasse per i ricchi e repressione in maniera massiccia dell'evasione fiscale delle grandi società.

Lungi dal darsi alla fuga, gli investimenti privati sono aumentati. Con l'economia che cresce, le grandi società cercano ancora di investire. La ragione è che globalmente vi è un ammontare finito di risorse e di mercati, per controllare i quali vi è già una intensa competizione tra diversi interessi imprenditoriali. Il Venezuela ha dimostrato che le corporations  saranno spesso costrette ad accettare limitazioni al loro funzionamento (trarre qualche profitto è meglio che nessun profitto) e che l'argomentazione che le società si rifiuteranno di investire è spesso una scusa utilizzata per giustificare politiche che spostano altra ricchezza dai poveri ai ricchi.  

Il rapporto indica alcuni dei problemi potenziali che l'economia venezuelana affronta, come una valuta sopravalutata, e rileva inoltre che "alla lunga, è anche una sfida importante diversificare l'economia dalla sua dipendenza dal petrolio" — qualcosa che il governo Chavez tenta di realizzare. Comunque, gli autori concludono che "non sembra che l'attuale espansione economica stia per terminare nel prossimo futuro. Le conquiste nella riduzione della povertà, l'occupazione, l'educazione e l'assistenza sanitaria che sono avvenute negli ultimi anni è probabile che proseguano ..."

Nessuna di queste conquiste è semplicemente il prodotto della buona volontà del governo Chavez, ma della lotta rivoluzionaria di milioni di lavoratori del Venezuela. Il governo Chavez non sarebbe ancora al potere se non fosse per l'azione diretta dei lavoratori per sconfiggere il colpo di stato appoggiato dagli USA dell'aprile 2002 che rovesciò per breve tempo Chavez ed una serrata dei padroni nel dicembre di quell'anno.

Sono i lavoratori urbani e rurali del Venezuela che operano per attuare le missioni ed altre politiche popolari e, sempre più, attraverso enti della società a livello locale come i consigli comunali, stanno prendendo il controllo diretto della società. Chavez e gli attivisti rivoluzionari hanno ripetutamente enfatizzato che la rivoluzione è soltanto appena cominciata. Lo scopo esplicito della rivoluzione è costruire una società socialista con una economia pianificata democraticamente che serva i bisogni della maggioranza lavoratrice e dell'ambiente. Ciò significa che la rivoluzione ha di fronte ulteriori battaglie contro potenti interessi.

Chavez ha spiegato che, mentre le missioni sociali non equivalgono al socialismo, sono potenzialmente dei "blocchi di costruzione" per una società socialista. Esse rompono con la logica del capitalismo e, risolvendo i bisogni più pressanti dei poveri e coinvolgendo i lavoratori nella loro organizzazione, gettano le fondamenta per una molto più profonda trasformazione nella quale i lavoratori, non i ricchi capitalisti, dirigono la società — un "socialismo del 21° secolo".

[“L'economia venezuelana negli anni di Chavez” si può scaricare da
http://www.cepr.net.]


Da: International News, Green Left Weekly edizione #
726 3 ottobre 2007.