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La rivolta si diffonde da una parte all'altra del globo

 mentre la "crisi" continua a dispiegarsi

Mercoledì 4 febbraio 2009

di Nathan Coe, GNN

Sommosse sconvolgono le strade di Cina, Francia, Russia, Messico ed altrove. E si stanno diffondendo...

 

"Dicono che i fuochi della rivolta si spargeranno dovunque e vedremo atti come il danneggiamento di filiali di banche o di edifici statali e rivendicazioni di solidarietà con i rivoltosi greci".

Dopo che numerosi governi europei hanno espresso il timore che la sommossa in Grecia si diffonda ai paesi limitrofi e forse in tutto il mondo, la rivolta globale in espansione ha intrapreso un altro tono: quello di affrontare l'elite per la sua manipolazione della "crisi" economica (che in realtà è un crollo sistemico) per assicurarsi persino ancora più ricchezza mentre le masse mondiali patiscono la violenza dell'avidità della precedente. Comunque, lo spirito della rivolta greca non è stato dimenticato perché è chiaro quali interessi la polizia serva e protegga (come è stato recentemente ricordato all'America a Oakland).

Mentre l'Islanda è diventato il primo paese a cadere a causa della rivolta popolare contro l'elite economica e poi ha continuato con l'eleggere la prima donna primo ministro, che è anche apertamente gay, le cose si stanno surriscaldando da ogni parte del mondo. Recentemente, più di 1.000 contestatori si sono adunati illegalmente per protestare contro il Forum Economico Mondiale a Ginevra, Svizzera e, mentre le proteste sono state in modo schiacciante pacifiche, il timore di una sommossa ha indotto la polizia a prendere di mira ed arrestare sistematicamente militanti e rivoluzionari conosciuti ed identificati.

Come riporta Grady di GNN, in Cina "2.000 operai e contadini hanno tenuto per dodici giorni proteste salariali fuori Shangai" nel dicembre 2008, "operai in sciopero e guardie della sicurezza si sono scontrati in una fabbrica tessile a Dongguan” il 15 gennaio ed il 16 gennaio "a Shenzhen 100 agenti di polizia hanno organizzato un raduno dopo essere stati licenziati dal posto di lavoro". Il Times Online riferisce anche che nella provincia meridionale del Guangdong, “tre disoccupati hanno fatto esplodere una bomba in un albergo per viaggiatori d'affari nella città commerciale di Foshan per estorcere denaro dalla direzione". Nei 12 giorni di dimostrazioni di massa lo scorso dicembre, riporta il Times:

...lavoratori arrabbiati hanno assediato uffici del lavoro ed edifici governativi dopo che dozzine di fabbriche hanno chiuso le porte senza pagare i salari ed i loro proprietari sono tornati a Hong Kong, Taiwan o in Corea del Sud. Nella Cina meridionale, centinaia di lavoratori hanno bloccato un'autostrada per protestare contro i tagli salariali imposti dai dirigenti. In diverse fabbriche, vi sono state scene di caos mentre la polizia veniva chiamata per fermare i creditori dall'irrompere per prendere l'equipaggiamento al posto dei debiti.

In Francia, una stima di 2,5 milioni di persone sono scese in strada in uno sciopero generale nazionale in risposta al crollo economico globale ed in sdegno per il trattamento della cosiddetta "crisi" da parte dell'elite economica della classe dominante il loro paese. Il Telegraph ha riferito che "le strade riempite da dimostranti che sventolavano bandiere ed a Parigi i dimostranti si sono scontrati con la polizia, gettando bottiglie, rovesciando automobili ed accendendo fuochi in strada. Dopo una giornata di proteste pacifiche, la violenza è esplosa dalle frange della protesta parigina. Dozzine di giovani che portavano sciarpe sul volto sono stati caricati dalla polizia antisommossa dopo aver lanciato pietre e bottiglie, tirato via coperchi di botole stradali ed acceso fuochi nel distretto dell'Opera".

La Beeb riporta:

In tutta Europa, le vittime della crisi economica che perdono il posto di lavoro a decine di migliaia sono furiose che il denaro pubblico sia dato in elemosina alle banche. In alcuni paesi, sono più disposti a sfogare la loro rabbia. Mentre questa settimana enormi folle sono scese in strada in tutta la Francia, in una giornata nazionale di proteste e scioperi, l'estrema sinistra punta ad incrementare il numero dei suoi sostenitori in periodi di depressione finanziaria.

Certamente i ministri di Parigi sono sospettosi di alcune forme di insurrezione. Recenti rapporti dell'intelligence parlano di una "minaccia elevata" da una "rete europea internazionale... con una forte presenza in Francia" ed una "nuova generazione di attivisti", forse una "rinascita dell'estrema sinistra violenta". Un portavoce del ministero dell'interno, Gerard Gachet, ha raccontato alla BBC che la minaccia era reale. "Il termine 'ultrasinistra' è stato utilizzato dal ministero dell'interno per distinguere questo gruppo dall'estrema sinistra che si presenta alle elezioni e si tiene entro i parametri del dibattito democratico", afferma. Ma, parlando di gruppi più radicali, indica dei recenti opuscoli e libri pubblicati anonimamente, ma talvolta con una circolazione di circa 20.000 copie, con titoli come Come iniziare una guerra civile e L'insurrezione che verrà. "Affermano che i fuochi della rivolta si diffonderanno dappertutto", dichiara, "e vedremo azioni come il danneggiamento di filiali bancarie o di edifici statali e rivendicazioni di solidarietà con i rivoltosi greci".

Il Guardian ha riferito che "il governo francese teme quest'anno un'ondata di terrorismo di estrema sinistra con il possibile sabotaggio di infrastrutture chiave, rapimenti di importanti personaggi degli affari e persino attacchi esplosivi. La scorsa settimana centinaia di manifesti non autorizzati in tutta Parigi chiedevano ai giovani 'costretti a lavorare per un mondo che ci avvelena' di seguire l'esempio dei loro equivalenti greci'. 'L'insurrezione continua. Se inizia ad avere effetto dovunque, nessuno può fermarla', dicevano i manifesti".

In un altro articolo intitolato "In tutta Europa i governi tremano mentre la gente arrabbiata scende in strada", The Guardian ha riportato: “La Francia paralizzata da un'ondata di azioni di sciopero, i viali di Parigi somigliano ad un campo di battaglia cosparso di rottami. La valuta ungherese affonda a livelli più bassi di ogni tempo contro l'euro, mentre la cifra della disoccupazione cresce. I contadini greci bloccano la strada per la Bulgaria per protesta contro i prezzi bassi dei loro prodotti. Nuove cifre della maggiore banca del Baltico mostrano che i tre stati post sovietici lì affrontano le maggiori recessioni in Europa".

In tutta la Russia, migliaia di contestatori hanno dimostrato contro le politiche economiche e la risposta alla crisi economica globale del loro governo, echeggiando le rimostranze di altri da una parte all'altra del globo. Al Jazeera riporta che "Sabato la polizia russa ha sciolto energicamente molte delle proteste anti-governative, arrestando dozzine di dimostranti".

A Città del Messico, riferisce la BBC, migliaia di persone "hanno protestato contro quella che dicono è una risposta inadeguata da parte del governo ai crescenti problemi economici in Messico".

Mentre il crollo economico globale continua a dispiegarsi, lo spirito della rivolta e della resistenza viene riacceso nel cuore delle masse ed il popolo del mondo insorge. La resistenza si sta spargendo da Atene, Riga, Parigi, Budapest, Kiev, Reykjavik, Cina, Messico ed altrove.

Recentemente Chris Hedges ha scritto che "l'emorragia quotidiana di migliaia di posti di lavoro presto trasformerà la nostra crisi economica in una crisi politica. Le proteste di strada, gli scioperi ed i tumulti che hanno sbattuto Francia, Turchia, Grecia, Ucraina, Russia, Lettonia, Lituania, Bulgaria ed Islanda ci renderà una sgradita visita. E' soltanto questione di tempo. E di non molto tempo. Egli continua:

In nessun periodo della storia americana la nostra democrazia è stata in un simile pericolo o è stata tanto reale la possibilità del totalitarismo. Il nostro stile di vita è finito. Il nostro consumo dissoluto è terminato. I nostri figli non avranno mai il livello di vita che abbiamo avuto noi. E la povertà e la disperazione scorreranno per tutto il paesaggio come una pestilenza. Questo è lo squallido futuro. Non vi è nulla che il presidente Obama possa fare per impedirlo. E' in sviluppo da decenni. Non può essere disfatto con un trilione o due trilioni di dollari di denaro del salvataggio. Il nostro impero sta morendo. La nostra economia è crollata. Come faremo fronte al nostro declino? Ci aggrapperemo agli assurdi sogni di una superpotenza e di un glorioso domani o affronteremo responsabilmente le nostre nuove severe restrizioni? Terremo conto di coloro i quali sono sobri e razionali, coloro che parlano di una nuova semplicità ed umiltà, o seguiremo i demagoghi ed i ciarlatani che si sollevano dalla melma in momenti di crisi per offrire visioni fantastiche? Trasformeremo radicalmente il nostro sistema in uno che protegge il cittadino comune e promuove il bene comune, che sfida lo stato corporativo, oppure impiegheremo la brutalità e la tecnologia del nostro apparato di sicurezza e sorveglianza interne per schiacciare tutto il dissenso? Non dovremo aspettare molto per scoprirlo.

Joshua Holland, in un recente articolo su AlterNet intitolato "Il mondo intero sta insorgendo mentre peggiora la crisi economica — Perché noi no?" ha riferito che "la rabbia esplosiva si sta rovesciando fuori sulle strade d'Europa. Il crollo dell'economia globale sta accendendo massiccia tensione sociale in una regione che a lungo è stata il simbolo della stabilità politica e della coesione sociale. Non è una tendenza nuova: un'ondata di sovvertimento si diffonde dai paesi più poveri alla periferia dell'economia globale al centro benestante". Egli continua:

Negli ultimi anni passati, una serie di tumulti si sono diffusi attraverso quello che in modo accondiscendente è noto come Terzo Mondo. Folle furiose hanno inveito contro prezzi degli alimentari e dell'energia che salivano alle stelle, salari stagnanti e disoccupazione in India, Senegal, Yemen, Indonesia, Marocco, Camerun, Brasile, Panama, Filippine, Egitto, Messico ed altrove. Per la maggior parte, quelli che vivono in paesi più ricchi hanno prestato poca attenzione. Ma adesso, con l'economia globale che ci crolla intorno, la gente anche nei paesi più ricchi è molto arrabbiata e reagisce violentemente a quella che considerano una risposta inadeguata alle economie che crollano. Almeno in Europa occidentale, grida di "bruciate tutto" si sentono in paesi con alcuni dei più alti standard di vita al mondo — stati con adeguate reti di sicurezza sociale; paesi dove tutti i cittadini hanno accesso ad una decente assistenza sanitaria e ad istruzione pesantemente sovvenzionata. Posti dove i salari minimi sono anche minimi vitali ed un pensionamento dignitoso è in gran parte garantito. Le parti estreme dello spettro ideologico pare stiano guadagnando popolarità mentre la crisi progredisce e la gente diventa sempre più ostile verso la politica dello status quo.

Come risponderà il popolo americano al sistematico consolidamento di ricchezza all'interno del proprio paese, associato alla degradazione ambientale ed allo sviluppo dello stato di polizia? A quale soglia il popolo americano ne avrà abbastanza? A quale punto ci alzeremo e resisteremo alla nostra distruzione? La scelta è nostra.

"Non dovresti essere così esitante—non sei solo. Vi sono milioni di noi che ti aspettano perché ti faccia conoscere, pronti ad amarti ed a ridere con te ed a combattere al tuo fianco per un mondo migliore. Segui il tuo cuore fino ai luoghi dove ci incontreremo. Per favore non fare troppo tardi". Combattere per le nostre vite

Nathan Coe è un giornalista guerrigliero ed un insorto ribelle che risiede nelle montagne del Colorado sudoccidentale, che lavora anche con SW(A)RM, subMedia e Indymedia. Si può contattare a autonomousresistance@riseup.net o via il suo blog a ShiftShapers.gnn.tv.