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Oggi il presidente Obama visita due stabilimenti
automobilistici dell'area di Detroit per sessioni di fotografie
destinate a pubblicizzare la presunta inversione di tendenza
dell'industria dell'auto un anno dopo il salvataggio di
General Motors
e
Chrysler.
Con la disoccupazione a lungo termine a livelli mai visti dalla
Grande Depressione, l'amministrazione indicherà il rimbalzo dei
profitti e le limitate assunzioni come prova di una "ripresa
economica".
Giovedì
in un'intervista, Obama si è vantato che tutti i
fabbricanti d'auto stavano registrando profitti. "Riavremo indietro
tutto il denaro che abbiamo investito nelle società
automobilistiche", ha dichiarato. Il presidente ha affermato che
l'industria aveva aggiunto 55.000 posti di lavoro dal giugno 2009,
la cifra maggiore in un decennio. Comunque, ha tralasciato di
osservare che questo sia meno del 10% dei 615.000 posti di lavoro
che il settore aveva perduto nei 18 mesi precedenti.
L'apparizione del presidente allo stabilimento di assemblaggio
di
Hamtramck-Detroit
della GM ed
allo stabilimento di assemblaggio di
North Jefferson della
ChryslerChrysler
ha il carattere di un criminale che ritorna sulla scena del crimine.
Il rimbalzo nei profitti dell'industria automobilistica
è stato basato sul ridimensionamento brutale dell'industria e
su un marcato incremento dello sfruttamento della classe operaia. La
Casa Bianca ha ordinato questo attacco per conto dei più potenti
interessi di
Wall Street.
I pochi operai che vengono assunti—compresi
i 1.300 allo stabilimento Jeep della
Chrysler—sono pagati la metà del salario guadagnato dai
lavoratori automobilistici alcuni anni fa. Ricevono un reddito
annuale di $28.000—prima
che siano dedotte le imposte e centinaia di dollari di contributi
sindacali—appena
sopra la soglia di povertà del governo per una famiglia di quattro
persone.
Non essendo affatto un difensore dei lavoratori dell'auto,
Obama ha respinto gli iniziali piani di recupero di
GM
e
Chrysler—che includevano tagli draconiani a posti di
lavoro, salari ed indennità—per
non andare abbastanza lontano. Ha minacciato di liquidare le società
a meno che attuassero una "fondamentale ristrutturazione",
richiedendo ai "lavoratori che hanno già fatto dolorose concessioni
di fare ancora di più".
Operando in combutta con la
United Auto Workers,
l'amministrazione ha obbligato i due fabbricanti d'auto ad
un "fallimento regolato", nel quale hanno chiuso dozzine di
stabilimenti, eliminato 31.000 dei posti di lavoro continui e
stipendiati della GM e scartato modelli e marchi di lunga data. Il
ridimensionamento ha anche portato alla chiusura di centinaia di
concessionarie d'auto. Decine di migliaia di lavoratori dell'auto e
connessi all'auto negli USA, assieme ad altre migliaia in Canada ed
Europa, sono stati gettati nelle file della disoccupazione.
Obama arriva in Michigan dove il tasso ufficiale di
disoccupazione del 13,2% è il secondo peggiore nel paese. Nel primo
trimestre del 2010, il numero di famiglie dello stato che ricevono
assistenza alimentare si è impennato del 27% sullo stesso periodo
del 2009, a quasi 29.000. Il tasso di disoccupazione reale a Detroit
è del 50%.
Come parte di un programma promosso dall'amministrazione Obama,
a Detroit dozzine di scuole pubbliche vengono chiuse ed il sindaco
della città sta tracciando dei piani per chiudere un divario di
bilancio di $300 milioni tagliando i salari dei lavoratori pubblici
e chiudendo interi quartieri giudicati troppo poveri per ricevere i
servizi cittadini.
Questa, secondo Obama, è una ripresa economica.
I fabbricanti d'auto di Detroit hanno davvero ottenuto una
ripresa nei profitti. La GM, che nel primo trimestre ha guadagnato
$1,2 miliardi, si prevede lanci una Offerta Pubblica Iniziale delle
sue azioni possedute dal governo entro la fine dell'anno. La IPO—una
delle maggiori nella storia societaria USA—procurerà
centinaia di milioni, se non miliardi, in commissioni per
JPMorgan Chase
e
Morgan Stanley, le due società di
Wall Street
scelte dal Tesoro USA per sottoscrivere l'accordo.
Dal primo istante, il salvataggio dell'industria
automobilistica è stato concepito per avvantaggiare l'elite
finanziaria. Ciò era chiaro dal personale scelto per guidare la
Auto Task Force.
Lo"Zar dell'auto"
Steven Rattner,
uno scambista di una società finanziaria senza nessuna esperienza
precedente nell'industria automobilistica, aveva accumulato una
fortuna personale di più di $600 milioni, principalmente attraverso
"smantellare e cambiare" società in difficoltà. Attualmente rischia
sanzioni dalla
Security and Exchange Commission
per un intrigo di bustarelle per ottenere investimenti remunerativi
dal fondo pensioni dello Stato di New York.
Questi sono i parassiti sociali che hanno chiesto ai lavoratori
dell'auto di accettare "concessioni dolorose"—di
congelare i salari, di eliminare l'indennità di carovita e
le protezioni nei reparti produttivi per i lavoratori attuali e
di togliere le cure dentistiche ed oculistiche ai lavoratori
pensionati.
Soprattutto, l'amministrazione Obama ha chiesto una drastica e
permanente riduzione dei salari di tutti i futuri lavoratori. Questa
richiesta si è estesa oltre l'accordo con la UAW per accettare un
taglio a $14 l'ora (da $24) per i lavoratori "non-nocciolo", cioè
non-produzione. Secondo un recente resoconto del
Washington Post,
l'amministrazione Obama ha insistito perché il salario più basso sia
imposto a tutti i nuovi lavoratori. "Nel fare così,
l'amministrazione è andata ben oltre i tagli alla paga che avevano
concepito i fabbricanti di automobili", ha riferito il Post.
"'Dalla prospettiva dei costruttori, i lavoratori della linea
dovevano sempre ricevere $28 l'ora', ha dichiarato una fonte
consueta ai negoziati ed all'opinione dei costruttori
automobilistici". Comunque, la Casa Bianca ha richiesto che "la
tariffa di $14 come un modo per abbassare i costi del lavoro
complessivamente per essere competitivi", ha riferito la fonte.
Per decenni, i salari conquistati dai lavoratori dell'auto
hanno fatto salire gli standard generali di vita di tutti i
lavoratori. Con il suo attacco ai
lavoratori dell'auto l'amministrazione Obama ha stabilito un
precedente per una campagna di taglio di salari per tutta
l'economia. La "ripresa" economica sarà basata su livelli di
disoccupazione permanentemente più alti, sull'abbassamento del
"consumo" e sul raddoppio delle esportazioni, che sarà ottenuto
chiudendo il divario salariale tra i lavoratori americani ed i loro
brutalmente sfruttati omologhi in Asia ed in America Latina.
Nel tentativo di distruggere i risultati conquistati attraverso
la lotta di classe di generazioni di lavoratori, la classe dominante
americana conta sui continui servizi della UAW e del resto della
burocrazia sindacale, che negli ultimi tre decenni sono serviti come
forza di polizia del lavoro delle aziende e del governo—e
che ora possiedono una quota consistente delle stesse società
automobilistiche.
In una dichiarazione pubblicata giovedì, il recentemente
installato presidente della UAW
Bob King
ha acclamato l'amministrazione Obama ed ha applaudito ai rapporti
sui profitti alla
Ford,
alla
Chrysler
ed alla
GM,
affermando che "essi dimostrano quello che è possibile con relazioni
cooperative e collaborative".
Tra i lavoratori automobilistici vi è l'odio inveterato per
tutti coloro che li sfruttano—dai
milionari dirigenti dell'auto e speculatori di Wall Street ai loro
politicanti comprati e pagati in entrambe i partiti del grande
capitale, ai corrotti servitori della UAW.
Prima piuttosto che dopo vi saranno nuove esplosioni di
resistenza, particolarmente da una nuova generazione di lavoratori
dell'auto, che farà rinvenire le potenti tradizioni della
solidarietà e della lotta di classe della classe lavoratrice
americana.
Questo scontro richiede nuove organizzazioni di lotta—organizzate
in opposizione alla UAW—e
lo sviluppo di una nuova strategia e di un programma politico per
combattere l'amministrazione Obama, entrambe i partiti della grande
impresa ed il sistema del profitto capitalista che difendono. Una
simile strategia deve rifiutare il nazionalismo economico ed il
corporativismo della UAW. Deve essere fondata sulla lotta per
l'unità internazionale di tutti i lavoratori contro le società
automobilistiche transnazionali e per la trasformazione socialista
degli USA e dell'industria automobilistica globale in un'impresa
pubblica, democraticamente e collettivamente posseduta dalla classe
lavoratrice.
Jerry White
L'autore inoltre raccomanda:
One year since the GM bankruptcy
[4
giugno
2010]
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