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Editoriale di
Socialist Appeal 92 -
In questi giorni, sembrerebbe che quasi tutti siano socialisti di un genere
o dell'altro. Questo non era certamente il caso addietro quindici anni
fa quando è stato fondato
Socialist Appeal. Dobbiamo
ammetterlo, ciò che la maggior parte della gente intende come
"socialismo" al momento è molto lontano dalla concezione pienamente
rivoluzionaria difesa nel programma dietro al nostro saggio. Ma questo
contrassegna nondimeno un cambiamento drammatico nella consapevolezza.
Soltanto una generazione fa, nel 1989, venivano informati da
Francis Fukuyama della Fine della storia: “Ciò di cui potremmo essere testimoni non
è soltanto la fine della Guerra Fredda, oppure il passaggio di un
particolare periodo della storia post bellica, ma la fine della storia
come tale; vale a dire, il punto finale dell'evoluzione ideologica
dell'umanità e l'universalizzazione della democrazia liberale
occidentale come forma finale di governo umano".
In un mondo diviso da guerra, terrorismo, razzismo, ignoranza e
povertà e con le ripetizione dell'implosione economica del 2008
implicita nella situazione, c'è poco da meravigliarsi che la gente sia
nervosa sul futuro, arrabbiata per lo
status quo e che cerchi ansiosamente una via d'uscita. Vi è una
crisi crescente di fiducia nel sistema—terreno fertile per il populismo sia di destra che di
sinistra.
Parte di questo processo è la decomposizione della collaudata
struttura politica americana. Sostenuti per decenni da una relativa
prosperità economica, i Democratici ed i Repubblicani formavano un
partito dell'apparentemente irremovibile basamento del dominio
capitalista nel paese più ricco del mondo. Ma la pesante crisi ha
sollecitato fino al punto di rottura il sistema bipartitico istituzionalizzato. I capitalisti stanno perdendo la salda presa che
avevano da decenni sulla politica. Come si è espressa la stratega
democratica
Anita Dunn: [se vi è una cosa che] abbiamo visto nel 2016, è che
la politica non
sta giocando secondo le regole con le quali giocava in precedenza".
In ultima analisi, i partiti politici esprimono gli interessi di
una classe o dell'altra. Mentre possono contare su elettori di altre
classi per vincere le elezioni, possono in definitiva rappresentare
soltanto una classe. Entrambe
Repubblicani e Democratici sono difensori della classe capitalista.
La classe lavoratrice degli USA non ha mai avuto e non ha ancora un
proprio partito di massa. Per diverse generazioni i Democratici sono
stati in grado di appoggiarsi agli elettori della classe lavoratrice ed
ai membri del sindacato in particolare, che, per mancanza di
un'alternativa, alle urne si sono chiusi il naso e votato per il male
minore. Ma anche questo ha i suoi limiti.
Senza un sistema parlamentare multipartitico o un partito di massa
dei lavoratori per incanalare le aspirazioni dei lavoratori e dei
giovani, il bisogno di un'organizzazione politica a questo stadio viene
espresso attraverso le macchine dei grandi partiti che esistono—con conseguenze potenzialmente esplosive e caotiche.
Nel caso dei Repubblicani, la tensione viene convogliata
nella candidatura di
Donald Trump, che spinge il partito ancora di più a destra.
La possibilità di un tentativo indipendente e di un'autentica spaccatura
del partito nel breve termine non è esclusa. Entusiasmati dall'appello
demagogico di Trump di "rendere nuovamente grande l'America",
proprietari di piccole imprese frustrati e strati retrogradi della
classe lavoratrice formano la sua base di sostegno.
Dalla parte dei Democratici, la campagna di
Bernie Sanders ha rovesciato tutte le aspettative degli strateghi
democratici. Speravano che sarebbe servito semplicemente come copertura
a sinistra per
Hillary Clinton, parte della
loro quadriennale "campagna civetta", una manovra per ingannare le
persone che si considerano di sinistra perché votino per dei candidati
pro-capitalisti e pro-imperialisti. Ma hanno calcolato male e la sua
candidatura ha raccolto uno slancio enorme. Basato sui social media, ha
vinto i dibattiti del Partito Democratico con un ampio margine in alcune
statistiche demografiche chiave. La sua popolarità tra gli elettori neri
e latino, a lungo considerati praticamente garantiti per la Clinton, è
in ascesa e ha effettivamente un più forte apparato fuori dal voto
popolare della sua rivale di partito in quasi tutti gli stati. Se non
fosse per i sindacati, la maggior parte dei quali ha gettato le proprie
risorse e volontari nella sua campagna—sebbene non senza resistenze della base—la Clinton sarebbe in una posizione ancora più
precaria.
L'interesse nelle proposte politiche di Sanders—limitate nella sostanza ma radicali nel contesto del
capitalismo americano—hanno avuto risonanza in particolare tra
milioni di giovani. Se avesse corso come indipendente, invitando i
sindacati a rompere con i Democratici per costruire qualcosa di nuovo,
Sanders poteva ben essere sulla via di costituire una seria sfida al
sistema bipartitico. Invece, ha scelto deliberatamente di gettare il
proprio peso per lucidare l'immagine dei Democratici—che, negli ultimi 100 anni, hanno
governato per i capitalisti quasi due volte a lungo quanto i
Repubblicani. Ora, vi è la reale possibilità che ottenga la nomina e
persino la presidenza—e che quindi sia direttamente responsabile di gestire
la crisi del capitalismo, che negli anni a venire si intensificherà
soltanto.
Con i benestanti e centinaia di "superdelegati" della Convenzione
Nazionale Democratica fermamente dalla parte della Clinton, la nomina di
Sanders è ancora una battaglia in salita. Ma molto può
cambiare tra ora e le successive riunioni dei comitati e
primarie. Resta il fatto che in meno di un anno ha superato un deficit
di 50 punti per eguagliare e persino ottenere vantaggi sulla Clinton in
diversi stati chiave. Se le elezioni generali si tenessero oggi, i
sondaggi indicano che sconfiggerebbe Trump di un margine del 15%,
indebolendo le ragioni contro di lui del campo della Clinton: che
Sanders sia ineleggibile e che lei sia la migliore scommessa del partito
per tenere fuori la destra fanatica. Con il sospetto assai diffuso della
sua credibilità ed affidabilità, a causa dei suoi stretti legami a
Wall Street e del suo ruolo come Segretario di Stato, la Clinton
stessa può ben essere "ineleggibile".
Il socialismo di
Sanders è nella migliore delle ipotesi una
leggera variante riformista socialdemocratica. Le sue proposte
comprendono assistenza sanitaria ed istruzione universali, da
finanziarsi attraverso imposte modestamente più elevate sui ricchi,
mentre si mantengono le strutture fondamentali del capitalismo. Come le
politiche di FDR durante la Grande Depressione, questo cosiddetto
socialismo "scandinavo" mira a smussare via le disuguaglianze più
vistose del sistema—allo scopo di evitare tensioni sociali e
di salvare il sistema da se stesso. Anche
Hillary Clinton ha concordato con questo durante uno dei dibattiti
iniziali dei Democratici, affermando: "Il nostro compito
è di limitare gli eccessi del capitalismo di modo che non corra
follemente".
Tuttavia, questo non è socialismo, nel senso scientifico del
termine. Questo tipo di rappezzatura del capitalismo non può mai
eliminare la causa alla radice della disuguaglianza, dello sfruttamento
e dell'oppressione—il sistema capitalista stesso. Data la
gravità della crisi e l'intrattabile arroganza della maggior parte dei
potenti capitalisti, una presidenza Sanders sarebbe in difficoltà per
realizzare persino la più modesta delle sue proposte—aprendo così la strada per un "male
maggiore" ancora più reazionario in futuro.
Vi sono due tipi di riformismo: quello che cerca di determinare
limitate riforme sociali entro il capitalismo e quello che immagina che
sia possibile riformare gradualmente del tutto il capitalismo nel suo
essere. Entrambe questi sono contrapposti al socialismo rivoluzionario,
che comprende che, mentre entro il capitalismo si deve combattere per
delle riforme, alla fine il sistema deve essere rovesciato
completamente, attraverso la consapevole azione rivoluzionaria di massa
della classe lavoratrice. Soltanto il socialismo genuino, nel quale le
leve chiave dell'economia sono possedute socialmente ed amministrate
democraticamente dalla
classe lavoratrice, può usare la straordinaria ricchezza della
società nell'interesse di tutti. Una simile prospettiva pone chiaramente
una minaccia esistenziale ai capitalisti.
In passato, parlare di socialismo sarebbe stato ignorato con
spirito oppure completamente represso. Ma, da quando i capitalisti non
possono più mantenere le promesse, non possono prendere frontalmente
queste idee. Quindi il bisogno di cooptare il significato del termine
socialismo. Dopo tutto, se non potete batterli, unitevi a loro! Negli
ultimi mesi vi è stata una campagna concertata, in modo più evidente da
parte del
New York Times—il portavoce dell'ala miliardaria liberale della classe
dominante—per definire cosa è e cosa non è socialismo. Persino
gli editorialisti conservatori come
David Brooks cercano di riempire il termine di un contenuto sicuro
per
il dominio continuo del capitalismo. Incredibilmente, ha
dichiarato che ciò di cui il Partito Repubblicano ha bisogno è . . . un
candidato presidenziale socialista! Non uno "statalista", come si è
espresso, ma qualcuno interessato al benessere sociale. Questo è, a dir
poco, un cambio di tono senza precedenti.
I rappresentanti più miopi del capitale si stanno leccando le dita
per i profitti di breve termine e la fortuna di attività antisindacali
che una presidenza
Trump, Cruz o Rubio porterebbe loro. Ma gli
analisti più seri comprendono che ciò scatenerebbe una lotta di massa
della classe lavoratrice—una ripetizione
della ribellione del
Wisconsin nelle città per tutto il paese.
Preferirebbero perciò una Clinton più malleabile e familiare. Ma sono
sempre più pronti e disposti a modellare
Sanders ai loro bisogni se dovesse emergere come eventuale
vincitore.
Il crescente interesse nel socialismo e l'ascesa del riformismo
sono un riflesso delle contraddizioni oggettive all'interno del sistema
stesso, che è organicamente incapace di offrire una via d'uscita. Come
la notte segue il giorno, la crisi del capitalismo sarà accompagnata da
una crisi del riformismo in tutte le sue forme. Senza realizzare riforme
reali e sostanziali, il riformismo ha una durata limitata.
Secondo queste condizioni, anche l'interesse nel marxismo
rivoluzionario crescerà a passi da gigante. Il compito dei marxisti
rivoluzionari è di spiegare ciò che è, di raccontare la verità, con
tutti i pregi e difetti. Non possiamo fomentare illusioni nei partiti e
nei politici capitalisti. Dobbiamo spiegare che il socialismo non
arriverà attraverso la sola l'urna elettorale, ma richiederà anni di
dura lotta, educazione ed organizzazione nei luoghi di lavoro e nelle
strade. Non possiamo annacquare il nostro programma per conformarci al
minimi denominatore "socialista". Dobbiamo resistere fermamente a tutti
i tentativi di cooptare le nostre idee ed i nostri principi. Alla fine,
la verità prevarrà. Può sonare come un disco rotto, ma entro i limiti
del capitalismo semplicemente non vi è nessuna soluzione. Coloro che
oggi cercano delle facili scorciatoie si troveranno al di fuori
del flusso della storia ed incapaci di giocare un ruolo catalizzatore
quando inevitabilmente arriverà l'ondata rivoluzionaria.
Il 2016 promette di essere un anno eccitante e tumultuoso. La
pressione in costruzione è evidente. Quando, dove ed in che forma la
diga si spaccherà è impossibile dirlo—ma lo scoppio ci sarà. Noi dobbiamo quindi avere un
senso di urgenza e consolidare le forze del marxismo rivoluzionario
negli USA e per il mondo. Non vi è nessun tempo come quello presente per
impegnarsi con l'IMT nella lotta per la rivoluzione socialista mondiale.
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