Socialist Appeal

 

 

Riformismo, rivoluzione e la crisi del capitalismo USA

Lunedì, 25 gennaio 2016

John Peterson

 

Editoriale di Socialist Appeal 92 - In questi giorni, sembrerebbe che quasi tutti siano socialisti di un genere o dell'altro. Questo non era certamente il caso addietro quindici anni fa quando è stato fondato Socialist Appeal. Dobbiamo ammetterlo, ciò che la maggior parte della gente intende come "socialismo" al momento è molto lontano dalla concezione pienamente rivoluzionaria difesa nel programma dietro al nostro saggio. Ma questo contrassegna nondimeno un cambiamento drammatico nella consapevolezza.

Soltanto una generazione fa, nel 1989, venivano informati da Francis Fukuyama della Fine della storia: “Ciò di cui potremmo essere testimoni non è soltanto la fine della Guerra Fredda, oppure il passaggio di un particolare periodo della storia post bellica, ma la fine della storia come tale; vale a dire, il punto finale dell'evoluzione ideologica dell'umanità e l'universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma finale di governo umano".

In un mondo diviso da guerra, terrorismo, razzismo, ignoranza e povertà e con le ripetizione dell'implosione economica del 2008 implicita nella situazione, c'è poco da meravigliarsi che la gente sia nervosa sul futuro, arrabbiata per lo status quo e che cerchi ansiosamente una via d'uscita. Vi è una crisi crescente di fiducia nel sistematerreno fertile per il populismo sia di destra che di sinistra.

Parte di questo processo è la decomposizione della collaudata struttura politica americana. Sostenuti per decenni da una relativa prosperità economica, i Democratici ed i Repubblicani formavano un partito dell'apparentemente irremovibile basamento del dominio capitalista nel paese più ricco del mondo. Ma la pesante crisi ha sollecitato fino al punto di rottura il sistema bipartitico istituzionalizzato. I capitalisti stanno perdendo la salda presa che avevano da decenni sulla politica. Come si è espressa la stratega democratica Anita Dunn: [se vi è una cosa che] abbiamo visto nel 2016, è che la politica non sta giocando secondo le regole con le quali giocava in precedenza".

In ultima analisi, i partiti politici esprimono gli interessi di una classe o dell'altra. Mentre possono contare su elettori di altre classi per vincere le elezioni, possono in definitiva rappresentare soltanto una classe. Entrambe Repubblicani e Democratici sono difensori della classe capitalista. La classe lavoratrice degli USA non ha mai avuto e non ha ancora un proprio partito di massa. Per diverse generazioni i Democratici sono stati in grado di appoggiarsi agli elettori della classe lavoratrice ed ai membri del sindacato in particolare, che, per mancanza di un'alternativa, alle urne si sono chiusi il naso e votato per il male minore. Ma anche questo ha i suoi limiti.

Senza un sistema parlamentare multipartitico o un partito di massa dei lavoratori per incanalare le aspirazioni dei lavoratori e dei giovani, il bisogno di un'organizzazione politica a questo stadio viene espresso attraverso le macchine dei grandi partiti che esistonocon conseguenze potenzialmente esplosive e caotiche. Nel caso dei Repubblicani, la tensione viene convogliata nella candidatura di Donald Trump, che spinge il partito ancora di più a destra. La possibilità di un tentativo indipendente e di un'autentica spaccatura del partito nel breve termine non è esclusa. Entusiasmati dall'appello demagogico di Trump di "rendere nuovamente grande l'America", proprietari di piccole imprese frustrati e strati retrogradi della classe lavoratrice formano la sua base di sostegno.

Dalla parte dei Democratici, la campagna di Bernie Sanders ha rovesciato tutte le aspettative degli strateghi democratici. Speravano che sarebbe servito semplicemente come copertura a sinistra per Hillary Clinton, parte della loro quadriennale "campagna civetta", una manovra per ingannare le persone che si considerano di sinistra perché votino per dei candidati pro-capitalisti e pro-imperialisti. Ma hanno calcolato male e la sua candidatura ha raccolto uno slancio enorme. Basato sui social media, ha vinto i dibattiti del Partito Democratico con un ampio margine in alcune statistiche demografiche chiave. La sua popolarità tra gli elettori neri e latino, a lungo considerati praticamente garantiti per la Clinton, è in ascesa e ha effettivamente un più forte apparato fuori dal voto popolare della sua rivale di partito in quasi tutti gli stati. Se non fosse per i sindacati, la maggior parte dei quali ha gettato le proprie risorse e volontari nella sua campagnasebbene non senza resistenze della basela Clinton sarebbe in una posizione ancora più precaria.

L'interesse nelle proposte politiche di Sanderslimitate nella sostanza ma radicali nel contesto del capitalismo americanohanno avuto risonanza in particolare tra milioni di giovani. Se avesse corso come indipendente, invitando i sindacati a rompere con i Democratici per costruire qualcosa di nuovo, Sanders poteva ben essere sulla via di costituire una seria sfida al sistema bipartitico. Invece, ha scelto deliberatamente di gettare il proprio peso per lucidare l'immagine dei Democraticiche, negli ultimi 100 anni, hanno governato per i capitalisti quasi due volte a lungo quanto i Repubblicani. Ora, vi è la reale possibilità che ottenga la nomina e persino la presidenzae che quindi sia direttamente responsabile di gestire la crisi del capitalismo, che negli anni a venire si intensificherà soltanto.

Con i benestanti e centinaia di "superdelegati" della Convenzione Nazionale Democratica fermamente dalla parte della Clinton, la nomina di Sanders è ancora una battaglia in salita. Ma molto può cambiare tra ora e le successive riunioni dei comitati e primarie. Resta il fatto che in meno di un anno ha superato un deficit di 50 punti per eguagliare e persino ottenere vantaggi sulla Clinton in diversi stati chiave. Se le elezioni generali si tenessero oggi, i sondaggi indicano che sconfiggerebbe Trump di un margine del 15%, indebolendo le ragioni contro di lui del campo della Clinton: che Sanders sia ineleggibile e che lei sia la migliore scommessa del partito per tenere fuori la destra fanatica. Con il sospetto assai diffuso della sua credibilità ed affidabilità, a causa dei suoi stretti legami a Wall Street e del suo ruolo come Segretario di Stato, la Clinton stessa può ben essere "ineleggibile".

Il socialismo di Sanders è nella migliore delle ipotesi una leggera variante riformista socialdemocratica. Le sue proposte comprendono assistenza sanitaria ed istruzione universali, da finanziarsi attraverso imposte modestamente più elevate sui ricchi, mentre si mantengono le strutture fondamentali del capitalismo. Come le politiche di FDR durante la Grande Depressione, questo cosiddetto socialismo "scandinavo" mira a smussare via le disuguaglianze più vistose del sistemaallo scopo di evitare tensioni sociali e di salvare il sistema da se stesso. Anche Hillary Clinton ha concordato con questo durante uno dei dibattiti iniziali dei Democratici, affermando: "Il nostro compito è di limitare gli eccessi del capitalismo di modo che non corra follemente".

Tuttavia, questo non è socialismo, nel senso scientifico del termine. Questo tipo di rappezzatura del capitalismo non può mai eliminare la causa alla radice della disuguaglianza, dello sfruttamento e dell'oppressioneil sistema capitalista stesso. Data la gravità della crisi e l'intrattabile arroganza della maggior parte dei potenti capitalisti, una presidenza Sanders sarebbe in difficoltà per realizzare persino la più modesta delle sue proposteaprendo così la strada per un "male maggiore" ancora più reazionario in futuro.

Vi sono due tipi di riformismo: quello che cerca di determinare limitate riforme sociali entro il capitalismo e quello che immagina che sia possibile riformare gradualmente del tutto il capitalismo nel suo essere. Entrambe questi sono contrapposti al socialismo rivoluzionario, che comprende che, mentre entro il capitalismo si deve combattere per delle riforme, alla fine il sistema deve essere rovesciato completamente, attraverso la consapevole azione rivoluzionaria di massa della classe lavoratrice. Soltanto il socialismo genuino, nel quale le leve chiave dell'economia sono possedute socialmente ed amministrate democraticamente dalla classe lavoratrice, può usare la straordinaria ricchezza della società nell'interesse di tutti. Una simile prospettiva pone chiaramente una minaccia esistenziale ai capitalisti.

In passato, parlare di socialismo sarebbe stato ignorato con spirito oppure completamente represso. Ma, da quando i capitalisti non possono più mantenere le promesse, non possono prendere frontalmente queste idee. Quindi il bisogno di cooptare il significato del termine socialismo. Dopo tutto, se non potete batterli, unitevi a loro! Negli ultimi mesi vi è stata una campagna concertata, in modo più evidente da parte del New York Timesil portavoce dell'ala miliardaria liberale della classe dominanteper definire cosa è e cosa non è socialismo. Persino gli editorialisti conservatori come David Brooks cercano di riempire il termine di un contenuto sicuro per il dominio continuo del capitalismo. Incredibilmente, ha dichiarato che ciò di cui il Partito Repubblicano ha bisogno è . . . un candidato presidenziale socialista! Non uno "statalista", come si è espresso, ma qualcuno interessato al benessere sociale. Questo è, a dir poco, un cambio di tono senza precedenti.

I rappresentanti più miopi del capitale si stanno leccando le dita per i profitti di breve termine e la fortuna di attività antisindacali che una presidenza Trump, Cruz o Rubio porterebbe loro. Ma gli analisti più seri comprendono che ciò scatenerebbe una lotta di massa della classe lavoratriceuna ripetizione della ribellione del Wisconsin nelle città per tutto il paese. Preferirebbero perciò una Clinton più malleabile e familiare. Ma sono sempre più pronti e disposti a modellare Sanders ai loro bisogni se dovesse emergere come eventuale vincitore.

Il crescente interesse nel socialismo e l'ascesa del riformismo sono un riflesso delle contraddizioni oggettive all'interno del sistema stesso, che è organicamente incapace di offrire una via d'uscita. Come la notte segue il giorno, la crisi del capitalismo sarà accompagnata da una crisi del riformismo in tutte le sue forme. Senza realizzare riforme reali e sostanziali, il riformismo ha una durata limitata.

Secondo queste condizioni, anche l'interesse nel marxismo rivoluzionario crescerà a passi da gigante. Il compito dei marxisti rivoluzionari è di spiegare ciò che è, di raccontare la verità, con tutti i pregi e difetti. Non possiamo fomentare illusioni nei partiti e nei politici capitalisti. Dobbiamo spiegare che il socialismo non arriverà attraverso la sola l'urna elettorale, ma richiederà anni di dura lotta, educazione ed organizzazione nei luoghi di lavoro e nelle strade. Non possiamo annacquare il nostro programma per conformarci al minimi denominatore "socialista". Dobbiamo resistere fermamente a tutti i tentativi di cooptare le nostre idee ed i nostri principi. Alla fine, la verità prevarrà. Può sonare come un disco rotto, ma entro i limiti del capitalismo semplicemente non vi è nessuna soluzione. Coloro che oggi cercano delle  facili scorciatoie si troveranno al di fuori del flusso della storia ed incapaci di giocare un ruolo catalizzatore quando inevitabilmente arriverà l'ondata rivoluzionaria.

Il 2016 promette di essere un anno eccitante e tumultuoso. La pressione in costruzione è evidente. Quando, dove ed in che forma la diga si spaccherà è impossibile dirloma lo scoppio ci sarà. Noi dobbiamo quindi avere un senso di urgenza e consolidare le forze del marxismo rivoluzionario negli USA e per il mondo. Non vi è nessun tempo come quello presente per impegnarsi con l'IMT nella lotta per la rivoluzione socialista mondiale.