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Il crollo economico spinge i lavoratori alla fame ed all'indigenza.
Le potenze straniere estorcono enormi pagamenti, costringendo
l'economia nazionale verso la bancarotta. Il governo obbliga i
lavoratori a pagare i costi della crisi capitalista.
Questa descrizione della Grecia del 2012 è ugualmente valido
per la Germania del 1921.
Come dovrebbe rispondere ad un simile collasso un partito dei
lavoratori? Le proposte del Partito Comunista Tedesco (KPD)
includevano un semplice approccio alla politica fiscale: tassate
coloro che possiedono la ricchezza produttiva del paese.
Allora il KPD era un membro dell'Internazionale Comunista, la
cui
leadership comprendeva
V.I. Lenin, Leon Trotsky e Gregory Zinoviev.
La proposta di tassazione del KPD ricevette parole senza
convinzione dai due partiti socialdemocratici del paese e dai leader
sindacali. Comunque, hanno invitato tutte le organizzazioni dei
lavoratori ad unirsi in un'azione concertata per ottenere questa
pretesa. Poiché la valuta tedesca era indebolita dall'inflazione
galoppante, i comunisti proposero di tassare la ricchezza ed i beni
materiali.
L'approccio del KPD alla tassazione è spiegato nel seguente
articolo dello storico tedesco
Florian Wilde. — John
Riddell
Non i poveri, ma i ricchi
dovrebbero pagare!
Le proposte di tassazione dei
comunisti tedeschi 90 anni fa
di Florian Wilde
La storia è sempre la stessa: i forzieri dello stato sono
vuoti. In Germania, 90 anni fa, questo sollevò la questione su chi
dovesse pagare per il debito pubblico crescente rapidamente, che era
stato provocato dai pagamenti delle riparazioni ai vincitori della
Prima Guerra Mondiale stabilite dal Trattato di
Versailles.
Verso la fine del 1921, fu compiuto il tentativo di spostare il
carico del debito alla classe lavoratrice attraverso imposte sulle
vendite più alte. Il Partito Comunista Tedesco si oppose a questo,
pretendendo invece un incremento delle imposte sulla ricchezza e la
confisca di beni. Per attuare queste richieste, il KPD impiegò la
sua strategia del Fronte Unito, che era stata adottata al congresso
del partito a Jena nell'agosto del 1921.
Il principio informatore dietro alla politica fiscale dei
comunisti, scrisse il presidente del KPD
Ernst Meyer in Rote Fahne,
il giornale del partito, era di "impedire il
deterioramento dei livelli di vita delle vaste masse" e di "spostare
l'intero carico fiscale sulla classe dei possidenti". Per questa
ragione, i rappresentanti parlamentari del KPD avrebbero "resistito
a tutte le tasse che peggioravano i livelli di vita del
proletariato". In contrasto agli altri partiti, avrebbero cercato
principalmente di "fare pressione sul governo e sulla borghesia per
impedire le imposte [sui consumi] con tutti i mezzi
extraparlamentari".
Se i comunisti non fossero stati in grado di impedire le nuove
imposte, avrebbero intensificato la lotta per salari più alti,
dichiarò Meyer. Il compito principale del KPD era di "utilizzare
tutte le forze proletarie per questa lotta extraparlamentare". Per
questo fine, il partito sarebbe anche stato disposto ad appoggiare
le proposte inadeguate di altri partiti dei lavoratori "se queste
proposte forniscono una base per iniziare le lotte e così accelerare
la costituzione di un Fronte Unito dell'intero proletariato contro i
capitalisti". Per Meyer, la lotta per "obiettivi parziali" era
perciò collegata all'"obiettivo finale" dei comunisti, come
sottolineò alla conferenza del partito in novembre. "Combattiamo le
tasse", dichiarò, "allo scopo di spostare l'equilibrio delle forze".
Ciò che il KPD intendeva nel 1921 con la sua richiesta di
confiscare beni era che lo stato espropriasse una quota di azioni,
obbligazioni, proprietà terriere, fabbriche e miniere. Questo è come
dovrebbero essere saldati i debiti e come salari più alti e dovrebbe
essere finanziata una politica sociale attiva. Questa richiesta, si
sperava, avrebbe reso possibile per tutti i lavoratori unirsi in
azioni difensive comuni, specialmente dato che i sindacati ed il
Partito Socialdemocratico (SPD) erano noti per proposte simili.
Il KPD propose l'unione ed i comitati esecutivi dell'SPD una
mobilitazione coordinata della classe lavoratrice allo scopo di
implementare la confisca dei beni come pure per difendere la
giornata lavorativa di otto ore ed il diritto di sciopero.
Nel suo notiziario nazionale, la
leadership centrale del KPD spiegò che la confisca dei beni era
"una scintilla per accendere lotte rivoluzionarie con obiettivi
limitati e per allargare queste lotte dallo scontro sulle tasse ai
confronti generali con la borghesia". Questa spiegazione era a
maggior ragione necessaria perché la campagna per la confisca dei
beni era lungi dal non controversa persino nel KPD. Il fianco
sinistro del partito la definiva inadeguata e riformista e così
criticava nettamente la
leadership centrale.
In un articolo per
Inprekorr,
il giornale del Comintern, Meyer controbatteva che le richieste di confisca dei beni
erano dichiaratamente non "puramente comuniste o, di per se stesse,
rivoluzionarie. Possono essere sostenute ed avanzate da tutte le
organizzazioni dei lavoratori. Ma il tentativo di implementarle
significa l'intensificazione della lotta di classe contro tutti i
partiti della borghesia, che si opporranno alla realizzazione di
queste richieste con tutto il loro potere.... Il tentativo di
implementarle significa anche il rifiuto di qualsiasi coalizione con
la borghesia e, inoltre, presagisce la sostituzione del governo
parlamentare borghese con uno puramente socialista".
Così, la politica del Fronte Unito veniva propagata come
realpolitik rivoluzionaria. L'obiettivo era di sollevare delle
richieste che fossero nell'interesse dell'intera classe lavoratrice,
che fossero condivise anche da altre organizzazioni dei lavoratori e
che necessitavano un confronto intensificato con il capitale. Queste
richieste dovevano essere realizzate soprattutto con l'azione
extraparlamentare, andando oltre l'ambito della politica
socialdemocratica centrata sul parlamento.
Pubblicato per la prima volta in tedesco in
Neues
Deutschland: Sozialistische Tageszeitung, 31 dicembre 2011.
Questa traduzione di
Daniel Tucker-Simmons è apparsa per la prima volta nella versione di copia a stampa di
Socialist Review (aprile 2012). Florian Wilde è uno storico residente a Berlino e
membro di
Die Linke.
La traduzione
viene qui pubblicata con il permesso di
Socialist Review
e dell'autore.
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