Workers Action

a revolutionary socialist organization

 

Qual'è la vera opposizione in Egitto?

Shamus Cooke

5 febbraio 2011

 

 

La rivoluzione in Egitto è scoppiata come fanno tutte le rivoluzioni, dalla base. Sono stati la disoccupazione e gli alti prezzi degli alimentari che hanno spinto all'azione i lavoratori e i poveri. Ora, i media riportano che in Egitto l'"opposizione" è un gruppo di gente benestante che ha molto poco in comune con i poveri dell'Egitto.

Questa assunzione dall'alto verso il basso della rivoluzione viene diretta con l'appoggio degli USA e degli altri paesi europei, gli stessi "alleati" della dittatura che è durata tre decenni. Se questo gruppo di elite di egiziani riesce a ottenere il potere, si troverà presto a affrontare la vera opposizione dell'Egitto, la schiacciante maggioranza dei lavoratori e dei poveri.

Chi sono questi oppositori dell'aristocrazia? Il giornalista del Medio Oriente Robert Fisk spiega:

[gli oppositori] includono Amr Moussa, il segretario generale della Lega Araba, ... il vincitore del premio Nobel Ahmed Zuwail, un egiziano-americano che ha consigliato il presidente Barack Obama; Mohamed Selim Al-Awa, docente e autore di studi islamici, ... e il presidente del partito Wafd [un minuscolo partito politico], Said al-Badawi... Altri nominati per il comitato...sono Nagib Suez, un prominente [super ricco] uomo d'affari del Cairo... Nabil al-Arabi, un delegato ONU egiziano e anche il cardiochirurgo Magdi Yacoub, che ora vive al Cairo. (4 febbraio 2011).

Qual'è il compito di questo comitato? Al-Jazeera spiega:

Il comitato che è stato formato la scorsa notte...ha proposto che il vicepresidente Omar Suleiman [il capo della brutale polizia segreta] presieda un governo di transizione e che si impegni a dissolvere il parlamento (la cui camera bassa è stata eletta appena lo scorso anno) e a indire elezioni anticipate. (4 febbraio 2011).

Questi oppositori sono così ingenui da credere che un "impegno" di un serpente velenoso come Suleiman valga qualcosa? E' questo un uomo con il quale dovrebbe negoziare qualunque persona rispettabile?

E qui si trova il problema. Non vi può essere nessuna agevole "transizione pacifica", come vorrebbero vedere Obama e altri politici, a meno che in Egitto non cambi nulla. Questo perché il potere politico dominante nel paese, il Partito Democratico Nazionale (NDP), ha legami estremamente profondi con i ricchi e i potenti in Egitto, sostenuti dagli alti ufficiali delle forze armate e dal programma di aiuti all'estero del governo USA, che arricchisce vari settori dell'NDP. The New York Times spiega:

Dalla rivolta, i militari sono andati in prima linea, emergendo come l'attore chiave in politica, che a lungo hanno cercato di manovrare dietro le scene. Beneficiari di quasi $40 miliardi di aiuti americani durante il governo di Mubarak, i loro interessi attraversano la gamma della vita economica dall'industria militare a imprese come la costruzione di strade e abitazioni, beni di consumo e gestione di località di soggiorno. Anche leader di primo piano dell'opposizione, come Mohamed ElBaradei, hanno riconosciuto che i militari avranno un ruolo chiave nella transizione.

Per ricapitolare, gli aiuti degli USA all'Egitto sono stati la linfa vitale della dittatura e del partito dominante ad essa associato, mentre i più importanti personaggi dell'opposizione non hanno nessun interesse nell'affrontare questi potenti interessi, soltanto a rimuovere il loro attuale prestanome. Le figure dell'opposizione che progettano di negoziare con l'NDP devono sapere che qualsiasi concordato di mezzo terreno sarà inaccettabile per la maggioranza degli egiziani, dal momento che l'NDP lavorerà per mantenere i suoi privilegi e la sua ricchezza.

Se il partito dominante rimane intatto, allora così anche l'apparato di sicurezza di governo, che alla fine condurrà di nuovo indietro la ruota della storia. Il partito della dittatura deve essere schiacciato e smembrato, di modo che possa avere spazio per crescere una vera democrazia. L'"opposizione" ufficiale non ha nessun interesse a fare questo, perché non ha nessun interesse in un vero cambiamento.

A cosa sarebbe simile il vero cambiamento? Richiederebbe una drastica deviazione dalle politiche di libero mercato che vengono attuate da anni, comprese le privatizzazioni delle industrie di stato, l'abbassamento delle imposte ai ricchi e alle società, l'eliminazione delle norme, i sussidi e le tariffe ecc. Queste politiche sono state richieste dall'FMI e dalla Banca Mondiale, istituzioni a guida USA che in Egitto hanno creato ciò che esiste negli USA un incredibile divario tra ricchi e poveri.

Nessuno dell'opposizione "rispettabile" egiziana menziona queste politiche, perché molti ne beneficiano.

Se ottiene il potere un'opposizione anti-Mubarak, pro libero mercato, questa si scontrerà immediatamente con la maggioranza dei lavoratori e dei poveri egiziani, che vogliono un cambiamento nelle suddette politiche che hanno causato la loro miseria.

L'unico gruppo di opposizione che esprime le richieste economiche del popolo sembra essere la di recente formata Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti, che si è separata dai sindacati dominati dal governo per chiedere "... un salario minimo di non meno di 1.200 LE, con un aumento annuo proporzionato all'inflazione; diritti dei lavoratori garantiti per indennità e assistenza secondo il valore del lavoro, specialmente compensazione del lavoro per coloro che sono esposti a rischi sul lavoro".

e

Il diritto per tutti i cittadini egiziani a una equa sicurezza sociale, compresi i diritti all'assistenza sanitaria, all'abitazione, all'istruzione 'che assicuri l'istruzione gratuita e lo sviluppo di un programma per far fronte all'evoluzione della scienza e della tecnologia', il diritto per tutti quelli a riposo a pensioni e assistenza decenti.

Sono richieste come queste che decideranno del futuro dell'Egitto il giorno dopo che Mubarak è andato. Questo richiederà una trasformazione completa del sistema politico dell'Egitto, comprese le sue politiche economiche che sono intimamente connesse ai miliardi di dollari degli aiuti all'estero USA. Richiederà inoltre che i poveri e la classe lavoratrice egiziana sviluppino una chiara visione di ciò che vogliono allo scopo di evitare di essere sviati da nemici che fingono di essere amici.

 

Sull'autore

Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e giornalista per Workers Action. Può contattarsi a portland@workerscompass.org