counterpunch

 

20 marzo 2014

L'Ucraina come candidato civetta

L'ascesa del fascismo in occidente

di NORMAN POLLACK

 

Il fascismo sbava fuori della lingua troppo facilmente, tuttavia è possibile avvolgere le braccia attorno al concetto e farvi pratica, considerando le variazioni storiche un certo grado di precisione. La Germania di Hitler può essere il regime con il quale misurare tutti gli altri, ma anche lì può essere composta una correzione sia per le caratteristiche strutturali che per i temi ideologici sottostanti applicati ad altri e differenti sfondi. Con questo intendo, per esempio, gli equivalenti funzionali dell'organizzazione sociale nazista, se volete, fondamenta o sottofondamenta dell'ordine sociale e della cultura politica. Se torniamo al Behemoth di Franz Neumann, il classico ora trascurato sul soggetto e Spirit and Structure of German Fascism di Robert A. Brady, pure quasi dimenticato, centrato sull'ideologia dell'organizzazione aziendale, possiamo affermare che il fattore originario nella composizione interna del fascismo è il capitalismo, non la vostra varietà smithiana di tutti i giorni felicemente sistemata nei libri di testo di base di economia., ma la cosa reale ad una forma avanzata di sviluppo: monopolizzazione, maggiore coesione attraverso associazioni commerciali, neutralizzazione dei lavoratori come forza sociale di contrattazione collettiva, e, soprattutto, un sistema di classe gerarchico con decisioni di comando al vertice poi filtrate giù attraverso gradazioni di rango, integrate con e completate dall'ordinamento politico-strutturale della compenetrazione impresa-stato.

Questo paradigma di potere centralizzato incastrato nella sintesi del corporativismo e dello Stato, l'ultimo, esso stesso il più potente meglio è, allo scopo di servire e proteggere il sistema degli affari, il suo dominio sul lavoro, la sua penetrazione dei mercati esteri, la sua ulteriore concentrazione attraverso l'impedire la competizione micidiale, è ugualmente caratteristico della Germania degli anni '30 (già perlopiù evidente sotto Weimar) e degli USA che inizia sul serio ancora prima ma prendendo forse una forma più protratta. Schematicamente noi stiamo, intorno al 2014, più che soppiantando quello stadio tedesco, i nostri "cartelli" camuffati con altri nomi, il nostro tasso di concentrazione l'apogeo della logica interna capitalista. Da qui è subito evidente la natura appetitiva e competitiva del capitalismo, incoraggiata o rinforzata dalla dimensione statalista: la versione americana con grande esattezza della globalizzazione.

Questa puntellatura, non il campo di concentramento o la camera a gas, stabilisce il fondamento su cui posa l'edificio fascista, lo rende possibile, personificato nell'aggressione militarista in Germania, ma, per gli USA, e come ha rilevato Barrington Moore in Social Origins of Dictatorship and Democracy, anche per il Giappone, ciò che è critico per il fascismo non è soltanto la compenetrazione impresa-stato (anni fa Masao Maruyama lo ha definito, per il Giappone, il sistema dell'"abbraccio stretto"), ma anche l'irreggimentazione del popolo, rapidi sguardi del quale compaiono nella sorveglianza in massa del pubblico da parte della NSA ed anche nell'ideologia preconfezionata di preparazione alla guerra permanente sostenuta da un clima saturo di antiterrorismo.

Penso che afferriate. L'America non è tutta innocenza e latte e miele, il demiurgo egemonico a tutto gas sotto Obama, ora posato per il molto anticipato (e, credo, gradito) conflitto con la Russia, avendo attentamente disposto la scacchiera, le torri, l'FMI e la NATO, la regina, la privatizzazione multiuso, i pedoni, "amici ed alleati" persuasi ad eseguire le istruzioni dell'America, infine, il re, non il pezzo innocuo, né qui un singolo individuo, ma i consiglieri della sicurezza nazionale collettivi di Obama, includendo CIA, NSA, funzionari del Pentagono, anche così la punta dell'iceberg dell'apparato che fa e si adopera per la guerra. Washington fino al collo da ogni parte, fino in fondo bipartisan, sta aguzzando l'istinto assassino. Kerry e Biden sono i capi tifoseria dell'imperialismo e, sempre più, del militarismo, perché loro, ed Obama, riconoscono che i due sono inseparabili, ai quali sembrano particolarmente devoti. L'Ucraina ha trovato i suoi compagni spirituali.

Seguono i miei Commenti del New York Times all'editoriale “Post-Crimea Relations With the West,” (19 marzo) e su Peter Baker, “If Not a Cold War, a Return to a Chilly Rivalry”, stessa data, come lo sono i miei Commenti:

I

Veramente meraviglioso. Il Times si unisce con entusiasmo al coro della Guerra Fredda. Da nessuna parte trovo menzione che il putsch/spinta verso est della NATO tramite il colpo di stato a Kiev ha ispirato l'azione di Putinmissili e basi proprio fino alla frontiera russa. Gli eventi sono spiegati dallo scopo e dal significato della NATO. Per esempio, l'articolo di oggi di Erlanger, che cita Ian Bond, Ivo Daalder ed altri, chiarisce che "difesa collettiva" è il codice di pressione continua di USA-FMI-NATO per la globalizzazione secondo il Washington Consensus. L'America ed i suoi "amici ed alleati" sono disposti ad andare in guerra per il fondamentalismo di mercato, la privatizzazione e le enormi spese dell'Alleanza prosperano sul perpetuare la tensione. Né vediamo più di un fugace riferimento al FASCISMO ucraino e questo del tutto sdegnoso.

Il Dr. Stranamore sarebbe orgoglioso del Times, del tintinnare di sciabole attraverso sempre maggiore presenza militare, di emissari di morte come Joe Biden (Obama ha trovato il suo volonteroso cagnolino!), di una società, di una cultura politica, di una stampa e di altri media stanchi delle sfide di pace, che prosperano sul confronto, diffondendo virilità, robustezza, credibilità come parte del Nuovo Decalogo. Onestamente non riesco a capire come possa essere evitata la guerra nucleare: un colossale desiderio-appagamento di una società e di un'economia politica impantanata nel profondo nella colpa, nello sciovinismo, nell'egoismo, che vuole terminare tutto.

Il Times gioisce nel demonizzare Putin. L'occidente non può sbagliare! Quando il fascismo diventerà più evidenteforse le opinioni cambieranno.

II

Le "ricette" sono state fondate sulla convenienza e l'ipocrisia, affari come al solito marcando la continuazione della Guerra Fredda, la Crimea non indicando una Nuova Guerra Fredda. Asserire che la Russia è più isolata che mai, la "comunità internazionale" che la ritiene un aggressore e volere i suoi stati-paria, è propaganda di Washington e fischiare nell'oscurità. Abbiamo sentito poco dall'Asia o dall'America Latina e persino una UE sottomessa ha sentimenti contrastanti sul seguire il comando di confronto degli USA, sapendo che di fatto vi è stato un colpo di stato (non semplicemente le "proteste di strada filo-occidentali" di Baker), che gli USA plaudono a Svoboda  ed al Settore Destra e che la potenziale incursione a est della NATO significa una presenza armata provocatoria alla frontiera russa.

Continuare a diffamare Putin ed attribuire alla Russia il 100% della colpa di avere deteriorato le relazioni est-ovest. Alla fine l'America avrà la sua meritata punizione globale mentre i suoi interventi e l'imposizione di misure di austerità con privatizzazione del FMI attecchiscono ed il mondo ne ha avuto abbastanza della sua spinta e della sua mentalità egemonica. Un bilancio della "difesa" che uguaglia quello del resto del mondo, la modernizzazione nucleare, la strategia del prima il Pacifico, le operazioni paramilitari a profusione, spesso dirette al cambio di regime, l'utilizzo dell'Espionage Act per ridurre al silenzio i delatori, la SORVEGLIANZA MASSICCIA all'interno, l'intercettazione dei leader stranieri, chi prende in giro chi sul comportamento globale aggressivo ed il rispetto del diritto internazionale?

Il Times sarà complice nell'annientamento nucleare, se dovesse arrivare.

Norman Pollack ha scritto sul populismo. I suoi interessi sono la teoria sociale e l'analisi strutturale del capitalismo e del fascismo. Può contattarsi pollackn@msu.edu.