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Il fascismo sbava fuori della lingua troppo facilmente, tuttavia è
possibile avvolgere le braccia attorno al concetto e farvi pratica,
considerando le variazioni storiche un certo grado di precisione. La
Germania di Hitler può essere il regime con il quale misurare tutti gli
altri, ma anche lì può essere composta una correzione sia per le
caratteristiche strutturali che per i temi ideologici sottostanti
applicati ad altri e differenti sfondi. Con questo intendo, per esempio,
gli equivalenti funzionali dell'organizzazione sociale nazista, se
volete, fondamenta o sottofondamenta dell'ordine sociale e della cultura
politica. Se torniamo al
Behemoth di
Franz Neumann, il classico ora trascurato sul soggetto e
Spirit and Structure of German Fascism di
Robert A. Brady, pure quasi dimenticato, centrato sull'ideologia dell'organizzazione
aziendale, possiamo affermare che il fattore originario nella
composizione interna del fascismo è il capitalismo, non la vostra
varietà smithiana di tutti i giorni felicemente sistemata nei libri di
testo di base di economia., ma la cosa reale ad una forma
avanzata di sviluppo: monopolizzazione, maggiore coesione attraverso
associazioni commerciali, neutralizzazione dei lavoratori come forza
sociale di contrattazione collettiva, e, soprattutto, un sistema di
classe gerarchico con decisioni di comando al vertice poi filtrate giù
attraverso gradazioni di rango, integrate con e completate
dall'ordinamento politico-strutturale della compenetrazione
impresa-stato.
Questo paradigma di potere centralizzato incastrato nella sintesi
del corporativismo e dello Stato, l'ultimo, esso stesso il più potente
meglio è, allo scopo di servire e proteggere il sistema degli affari, il
suo dominio sul lavoro, la sua penetrazione dei mercati esteri, la sua
ulteriore concentrazione attraverso l'impedire la competizione
micidiale, è ugualmente caratteristico della Germania degli anni '30
(già perlopiù evidente sotto
Weimar) e degli USA che inizia sul serio ancora prima ma prendendo forse una forma
più protratta. Schematicamente noi stiamo, intorno al 2014,
più che soppiantando quello stadio tedesco, i nostri "cartelli"
camuffati con altri nomi, il nostro tasso di concentrazione l'apogeo
della logica interna capitalista. Da qui è subito evidente la natura
appetitiva e competitiva del capitalismo, incoraggiata o rinforzata
dalla dimensione statalista: la versione americana con grande esattezza
della globalizzazione.
Questa puntellatura, non il campo di concentramento o la camera a
gas, stabilisce il fondamento su cui posa l'edificio fascista, lo rende
possibile, personificato nell'aggressione militarista in Germania, ma,
per gli USA, e come ha rilevato
Barrington Moore in
Social Origins of Dictatorship and Democracy, anche per il Giappone, ciò che è critico per il fascismo non è soltanto la
compenetrazione
impresa-stato (anni fa
Masao Maruyama
lo ha definito, per il Giappone, il sistema dell'"abbraccio stretto"), ma
anche l'irreggimentazione del popolo, rapidi sguardi del
quale compaiono nella sorveglianza in massa del pubblico da parte della
NSA ed anche nell'ideologia preconfezionata di preparazione alla guerra
permanente sostenuta da un clima saturo di antiterrorismo.
Penso che afferriate. L'America non è tutta innocenza e latte e
miele, il demiurgo egemonico a tutto gas sotto Obama, ora posato per il
molto anticipato (e, credo, gradito) conflitto con la Russia, avendo
attentamente disposto la scacchiera, le torri, l'FMI e la NATO, la
regina, la privatizzazione multiuso, i pedoni, "amici ed alleati"
persuasi ad eseguire le istruzioni dell'America, infine, il re, non il
pezzo innocuo, né qui un singolo individuo, ma i consiglieri della
sicurezza nazionale collettivi di Obama, includendo CIA, NSA, funzionari
del Pentagono, anche così la punta dell'iceberg dell'apparato che fa e
si adopera per la guerra.
Washington fino al collo da ogni parte, fino in fondo bipartisan,
sta aguzzando l'istinto assassino.
Kerry
e Biden
sono i capi tifoseria dell'imperialismo e, sempre più, del
militarismo, perché loro, ed Obama, riconoscono che i due sono
inseparabili, ai quali sembrano particolarmente devoti. L'Ucraina ha
trovato i suoi compagni spirituali.
Seguono i miei Commenti del
New York Times all'editoriale
“Post-Crimea Relations With the West,” (19 marzo) e su
Peter Baker,
“If Not a Cold War, a Return to a Chilly Rivalry”, stessa data, come lo sono i miei Commenti:
I
Veramente meraviglioso. Il Times si unisce con entusiasmo al coro
della Guerra Fredda. Da nessuna parte trovo menzione che il
putsch/spinta verso est della NATO tramite il colpo di stato a Kiev
ha ispirato l'azione di Putin–missili e basi proprio fino alla frontiera russa. Gli eventi
sono spiegati dallo scopo e dal significato della NATO.
Per esempio, l'articolo di oggi di
Erlanger, che cita
Ian Bond, Ivo
Daalder ed altri, chiarisce che "difesa collettiva" è il codice di
pressione continua di USA-FMI-NATO per la globalizzazione secondo il
Washington Consensus. L'America ed i suoi "amici ed alleati" sono disposti ad
andare in guerra per il fondamentalismo di mercato, la privatizzazione e
le enormi spese dell'Alleanza prosperano sul perpetuare la tensione. Né
vediamo più di un fugace riferimento al FASCISMO ucraino e questo del
tutto sdegnoso.
Il Dr. Stranamore sarebbe orgoglioso del Times, del tintinnare di
sciabole attraverso sempre maggiore presenza militare, di emissari di
morte come
Joe Biden
(Obama ha trovato il suo volonteroso cagnolino!), di una
società, di una cultura politica, di una stampa e di altri media stanchi
delle sfide di pace, che prosperano sul confronto, diffondendo virilità,
robustezza, credibilità come parte del
Nuovo Decalogo. Onestamente non riesco a capire come possa essere
evitata la guerra nucleare: un colossale desiderio-appagamento di una
società e di un'economia politica impantanata nel profondo nella colpa,
nello sciovinismo, nell'egoismo, che vuole terminare tutto.
Il Times gioisce nel demonizzare Putin. L'occidente non può
sbagliare! Quando il fascismo diventerà più evidente–forse le opinioni cambieranno.
II
Le "ricette" sono state fondate sulla convenienza e l'ipocrisia,
affari come al solito marcando la continuazione della Guerra Fredda, la
Crimea non indicando una Nuova Guerra Fredda. Asserire che la Russia è
più isolata che mai, la "comunità internazionale" che la ritiene un
aggressore e volere i suoi stati-paria, è propaganda di
Washington e fischiare nell'oscurità.
Abbiamo sentito poco dall'Asia o dall'America Latina e persino una
UE sottomessa ha sentimenti contrastanti sul seguire il comando di
confronto degli USA, sapendo che di fatto vi è stato un colpo di stato
(non semplicemente le "proteste di strada filo-occidentali" di Baker),
che gli USA plaudono a
Svoboda
ed al Settore Destra e che la potenziale incursione a
est della NATO significa una presenza armata provocatoria alla frontiera
russa.
Continuare a diffamare Putin ed attribuire alla
Russia il 100% della colpa di avere deteriorato le relazioni est-ovest.
Alla fine l'America avrà la sua meritata punizione globale mentre i suoi
interventi e l'imposizione di misure di austerità con privatizzazione
del FMI attecchiscono ed il mondo ne ha avuto abbastanza della sua
spinta e della sua mentalità egemonica. Un bilancio della "difesa" che
uguaglia quello del resto del mondo, la modernizzazione nucleare, la
strategia del prima il Pacifico, le operazioni paramilitari a
profusione, spesso dirette al cambio di regime, l'utilizzo dell'Espionage Act per ridurre al silenzio i delatori, la SORVEGLIANZA
MASSICCIA all'interno, l'intercettazione dei leader stranieri, chi
prende in giro chi sul comportamento globale aggressivo ed il rispetto
del diritto internazionale?
Il Times sarà complice nell'annientamento nucleare, se dovesse
arrivare.
Norman Pollack ha scritto sul populismo. I suoi interessi sono la teoria sociale
e l'analisi strutturale del capitalismo e del fascismo.
Può contattarsi
a pollackn@msu.edu.
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