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L'azione aggressiva del governo tedesco in Ucraina e la massiccia
campagna di propaganda che l'accompagna hanno sorpreso molti. I politici
e gli opinionisti tedeschi hanno appoggiato quasi all'unanimità il colpo
di stato fascista in Ucraina. Cercano di superarsi l'un l'altro con
richieste di misure più dure contro Mosca e biasimano il popolo tedesco,
la maggioranza del quale è chiaramente contrario alla propaganda
bellica.
Quello che ha scosso molti è stato preparato attentamente. Per più
di un anno, 50 figure di primo piano di politici, giornalisti,
accademici, militari ed imprenditori di primo piano hanno discusso di
una politica estera tedesca più aggressiva in un progetto sotto gli
auspici dello
Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP,
Istituto Tedesco per gli Affari Internazionali e della Sicurezza)
allineato al governo e del
think tank
German Marshall Fund (GMF)
con base a
Washington.
Alla conclusione delle consultazioni lo scorso autunno, è stato
pubblicato un
saggio
intitolato "Nuova potenza,
nuova responsabilità: Elementi di politica estera e della sicurezza
tedesca per un mondo in cambiamento". Esso fornisce un piano per le
politiche che ora vengono implementate in pratica nella forma di
sanzioni contro la Russia ed il riarmo della NATO. Con il documento, la
borghesia tedesca sta ritornando alla politica militarista e di grande
potenza seguente due guerre mondiali e crimini orrendi.
Dal principio, il saggio dell'SWP chiarisce che la Germania deve
"condurre più spesso e più decisamente in futuro" per perseguire i suoi
interessi globali. Il documento dichiara: "La politica di sicurezza
tedesca non può più essere concepita altro che globalmente. Detto
questo, la storia della Germania, la sua posizione e le scarse risorse
sono ragioni per essere giudiziosi sui suoi obiettivi strategici
specifici".
Il saggio non lascia nessun dubbio su quello che la classe
dirigente intende come "giudizioso". Come "paese di commercio ed
esportazione", la Germania "beneficia della globalizzazione come pochi
altri paesi" e conta sulla "domanda da altri mercati, come pure
sull'accesso alle rotte commerciali internazionali ed alle materie
prime". Perciò il "principale obiettivo strategico" deve essere "la
conservazione, la protezione e l'adattamento dell'ordine mondiale
liberale".
La franchezza con cui il documento asserisce le sfere tedesche
d'influenza e domanda che queste siano rese sicure militarmente è
eccezionale. "Una politica pragmatica della sicurezza tedesca,
riguardante particolarmente impieghi militari costosi ed a più lungo
termine" deve "concentrarsi principalmente sulla vicinanza europea
sempre più instabile dal Nord Africa e dal Medio Oriente all'Asia
Centrale", dichiara il saggio.
Come "strumenti della politica di sicurezza tedesca" il documento
parla di "una combinazione di forze civili, di polizia e militari". Gli
interventi militari dovrebbero "allinearsi dall'aiuto umanitario ad
operazioni di consulenza militare, supporto, ricognizione e
stabilizzazione, interamente fino alle operazioni di combattimento".
La richiesta che la Germania assuma un "ruolo guida" corre come un
filo attraverso il saggio ed è collegata esplicitamente alle operazioni
militari entro la struttura della NATO. L'alleanza militare, con la sua
"posizione politica e le sue strutture militari, una vasta gamma di
strumenti e di capacità per la difesa collettiva" viene detta essere "un
amplificatore unico degli interessi della politica di sicurezza
tedesca".
Continua il documento: "La Germania deve utilizzare la sua accresciuta
influenza per contribuire ad elaborare l'orientamento futuro della NATO.
Ha interesse nell'esistenza continuata di una NATO forte ed efficace,
poiché l'alleanza è una provata struttura per la consultazione politica
e la cooperazione militare con gli USA".
Ma, in definitiva, sono richiesti "più contributi" a "livello
militare-operativo". L'Europa e la Germania devono adattarsi a questo e
"sviluppare formati per le operazioni della NATO che contano meno su
contributi USA". Il saggio aggiunge che "Ciò richiede maggiori
investimenti sulle capacità militari e più leadership politica".
Una componente chiave del progetto è come imporre la trasformazione
della politica estera di fronte alla generale opposizione popolare. Il
saggio si duole di un "pubblico scettico" che getta dubbi sulla
"direzione futura".
In una sezione intitolata "La dimensione interna della politica
estera tedesca", il saggio avverte che "un ruolo tedesco più prominente
sulla scena mondiale" potrebbe "esacerbare le questioni di legittimità
all'interno". Perciò richiede senza mezzi termini che "politici ed
esperti" affrontino la "mancanza di comprensione della politica estera
del pubblico". I politici devono "imparare a comunicare
più efficacemente
i loro scopi e interessi di politica estera per convincere i
cittadini tedeschi, come pure l'opinione pubblica internazionale".
La portata della cospirazione
Il modo in cui il documento è capitato è tanto importante quanto il
suo contenuto. Per quasi un anno, i più importanti personaggi della
politica, dei media, degli affari, delle università, dei ministeri,
delle ONG e dei
think tank di politica estera
hanno discusso tra loro per arrivare ad una posizione comune.
Un
articolo
che all'inizio di febbraio è
apparso su Zeit
Online
ha descritto in dettaglio
questo processo. Sotto il significativo titolo di "Una rotta globale", i
redattori di Zeit Joachim Bittner
e Matthias Nass hanno rivelato come è stato
preparato il ritorno alla politica di grande potenza tedesca.
Hanno scritto: "Questa nuova alleanza di politica estera non è
affatto un caso. Il cambiamento di rotta ha una preistoria, una
preistoria che può essere ricostruita. Si allunga indietro fino al
novembre 2012 e ha avuto luogo in diverse località—il castello di Bellevue, residenza ufficiale del presidente tedesco, al
Ministero degli Esteri al
Werderian Market e sotto gli auspici della Fondazione per le Scienze politiche, il
think tank del governo tedesco. Durante mesi di ripetute discussioni di tavole
rotonde, sono stati compiuti i preparativi per ciò che è
culminato a Monaco".
Il cambiamento di rotta è stato indotto dall'astensione della
Germania dall'intervento militare contro la Libia, che ha provocato dure
critiche dell'allora ministro degli esteri
Guido Westerwelle.
Gli autori dell'articolo hanno riferito che "l'insoddisfazione
per l'indolenza della Germania era stata crescente nella comunità di
politica estera di Berlino".
Hanno continuato: "Quattro anni di
Westerwelle,
quattro anni senza una rotta chiara, ma con ancora più frustrazione
tra i partner dell'alleanza. Tutto ciò ha causato che l'insoddisfazione
aumentasse. Il brontolio era stato udibile chiaramente".
Quindi "per un anno, da novembre 2012 a ottobre 2013, un gruppo di
lavoro si è incontrato a Berlino per discutere una strategia di politica
estera per la Germania. Funzionari dell'ufficio del cancelliere e del
Ministero degli Esteri hanno discusso assieme a rappresentanti di
think tank, a docenti di diritto internazionale, a giornalisti ed a rappresentanti di
politica estera di primo piano di tutte le frazioni
parlamentari".
La cooptazione dei media
Die Zeit
trascura di menzionare che
Joachim Bittner è
stato lui stesso un membro del gruppo di lavoro che ha elaborato la
nuova politica estera.
Nikolas Busse
del Frankfurter Allgemeine Zietung (FAZ)
è stato aggiunto alla lista dei
partecipanti
al
progetto.
Bittner
e Busse
sono tra quei giornalisti tedeschi che stretti legami ai governi tedesco
ed americano, all'Unione Europea (UE), alla NATO ed a numerosi
think tank di
politica estera.
Come corrispondente per il FAZ sulla NATO e la UE a
Bruxelles, Busse è ben connesso a politici della UE di primo piano e a
figure militari della NATO. Scrive rapporti da affiliato sul riarmo
della NATO in Europa orientale. Già il 25 febbraio, tre giorni dopo il
colpo di stato in Ucraina ed un mese prima che la Crimea entrasse a far
parte della Russia, sotto il titolo "Trambusto in Ucraina: la NATO teme
un nuovo punto critico in Europa" ha riferito che i funzionari militari
avevano "nel frattempo sviluppato anche dei piani per difendere il
territorio dell'alleanza contro la Russia".
Bittner è stato corrispondente di Zeit
per l'Europa e la NATO dal 2007 al 2011 e nel 2008 e 2009 partecipante e
reporter al Forum di Bruxelles, un'associazione del
German Marshall Fund
e della Fondazione Bertelsmann.
Il 4 novembre dello scorso anno, ha pubblicato un
articolo
programmatico sul New York Times
con il titolo "Ripensare il
pacifismo tedesco", che sosteneva la causa di una politica estera
tedesca più aggressiva. In esso ha agitato contro "il pacifismo troppo
profondamente radicato" tra i tedeschi e ha richiesto più "interventi
militari".
Se si desidera comprendere perché i media tedeschi hanno battuto
praticamente all'unanimità i tamburi di guerra e non hanno alzato una
voce critica, vale la pena esaminare uno studio pubblicato nel 2013
dall'accademico di studi sui media
Uwe Krüger. Esso indaga i collegamenti tra giornalisti tedeschi di primo
piano e circoli governativi in Germania e negli Stati Uniti e
think tank transatlantici. Lo studio mostra come la "produzione giornalistica" dei
giornalisti sia influenzato dai loro collegamenti all'"ambiente
orientato a USA e NATO".
Gli scribacchini professionisti come il co-redattore di
Die Zeit, Josef Joffe, e
Stefan Kornelius del
Süddeutsche Zeitung’,
entrambe i quali sono stati nelle ultime settimane la guida della spinta
della propaganda per la guerra con la Russia, sono attivi in
organizzazioni interessate alla politica estera e della sicurezza ed al
consolidamento delle relazioni transatlantiche, "che sono mantenute in
larga misura attraverso l'alleanza di difesa comune della NATO".
I loro collegamenti sono di ampia gamma. Partecipano regolarmente
alla Conferenza della Sicurezza di Monaco e hanno stretti legami con
think tank transatlantici come l'American Institute for Contemporary German Studies
e l'American Council on Germany. Joffe partecipa alla riservata ed elitaria Conferenza del Bilderberg e
Kornelius
è membro dell'esecutivo della Società Atlantica Tedesca.
Entrambe sono coinvolti nella Società Tedesca di Politica Estera
(DGAP), il cui direttore,
Eberhard Sandschneider,
ha preso parte al progetto SWP.
L'apparizione di Gauck,
Steinmeier
e Von der Leyen
Mentre l'elite dominante si stava accordando sulle componenti
chiave di una nuova politica imperialista, l'ex pastore
Joachim Gauck veniva installato come presidente tedesco dopo una campagna di stampa
contro il suo predecessore,
Christian Wulff.
E' stato compito di Gauck annunciare
pubblicamente la nuova svolta nella politica estera.
A questo scopo, Gauck ha scelto il 3 ottobre 2013. Nel suo
discorso
nella giornata commemorativa
della riunificazione tedesca, ha riepilogato ciò che era stato discusso
nel corso di un anno. Ha dichiarato che la Germania era "non un'isola"
che poteva tenersi fuori da "conflitti politici, militari ed economici".
Doveva giocare un ruolo in Europa e globalmente commisurato al suo peso
ed alla sua influenza economica.
Alcune delle formulazioni di Gauck erano prese direttamente dal
saggio dell'SWP. Questo non è stato un caso. Il capo di gabinetto di
Gauck ed uno dei personaggi più importanti dell'ufficio del presidente,
è
Thomas Kleine-Brockhoff.
L'ex corrispondente dagli USA di
Die Zeit
è
stato tra gli iniziatori del progetto SWP come allora direttore del
German Marshall Fund. Bittner riferisce nel suo articolo che "tutti
i discorsi di
Joachim Gauck attraversano la sua scrivania".
Il tempismo del discorso di Gauck era deliberato. Ha avuto luogo
soltanto pochi giorni dopo le elezioni federali del 2013 e stabilito
l'agenda dei colloqui di coalizione. Questo si è visto con chiarezza
completa all'inizio di quest'anno. Subito dopo l'assunzione del potere
da parte della grande coalizione, il ministro degli esteri
Frank-Walter Steinmeier (Partito Socialdemocratico) ed il ministro della difesa
Ursula Von der Leyen (Unione Cristiano Democratica) hanno annunciato la rotta che era stata decisa
alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.
In formulazioni quasi identiche a quelle di Gauck il 3 ottobre,
Steinmeier ha dichiarato che la Germania deve "essere
disposta ad intervenire prima, molto decisamente e più
sostanzialmente nella politica estera e della sicurezza". In una critica
sottilmente velata del suo predecessore
Westerwelle (Partito Democratico Liberale), ha attaccato la "cultura della limitazione" e
ha dichiarato che "La Germania è troppo grande
per soltanto commentare di politica estera dalle linee laterali".
Steinmeier
ha scaricato una lista di paesi considerati come parte della sfera
d'influenza dell'imperialismo tedesco. Ha dichiarato: "Siria, Ucraina,
Iran, Iraq, Libia, Mali, Repubblica Centroafricana, Sudan del Sud,
Afghanistan, tensioni in Asia Orientale—vale a dire la lista incompleta dei
punti caldi nel prossimo anno. La politica estera e della sicurezza
non si esaurirà di lavoro".
La
Von der Leyen ha battuto una nota simile. Ha dichiarato che "per un paese come la
Germania, l'indifferenza non è un'alternativa". E' "un paese di
considerevoli dimensioni" e deve "adempiere alle sue responsabilità
internazionali". Ciò include le missioni internazionali da parte della
UE e della NATO. Concretamente, ha promesso di "rafforzare il contributo
in Mali", di partecipare alla "distruzione del resto delle armi chimiche
dalla Siria" e di sostenere "il prossimo intervento dell'Unione Europea
nella
Repubblica Centroafricana".
L'incorporazione del Partito della Sinistra e dei Verdi
I cosiddetti partiti di opposizione nel parlamento tedesco sono
stati incorporati al più alto livello nella svolta di politica estera.
Omid Nouripour per i Verdi e
Stefan Liebich per il
Partito della Sinistra
hanno partecipato alla stesura del saggio dell'SWP. Entrambe sono tra i
più eminenti portavoce di politica estera dei loro partiti.
Mouripour
è un rappresentante nella Commissione Parlamentare Difesa e
Liebich è membro della Commissione Affari Esteri. In aggiunta,
Liebich siede nell'esecutivo del
Partito della Sinistra.
La partecipazione dei Verdi non è affatto una sorpresa. Gli ex
pacifisti sono stati tra i più forti critici dell'astensione della
Germania nella guerra in Libia. Da quando hanno concordato sulla
partecipazione tedesca alla guerra della NATO alla Serbia sotto l'allora
ministro degli esteri
Joschka Fischer, hanno sostenuto entusiasticamente ogni intervento all'estero da parte
dell'esercito tedesco.
L'incorporazione del
Partito della Sinistra è di
particolare significato. Il partito abbandona le sue frasi pacifiste ad
un punto in cui l'imperialismo tedesco ritorna ancora una volta sulla
scena mondiale.
Liebich è membro di diverse fondazioni e
think tank, compreso
l'Atlantic Bridge
ed il DGAP.
Mentre
Liebich ha cooperato allo sviluppo della nuova politica estera sotto gli auspici
dell'SWP, all'interno del
Partito della Sinistra è stato
raggiunto un accordo a favore di una politica estera più aggressiva. Già
lo scorso autunno,
è stata pubblicata da parte di
WeltTrends
una raccolta di
saggi
dal titolo "Politica estera di
sinistra: prospettive di riforma". In essa, dei politici di primo piano
del
Partito della Sinistra
hanno discusso in termini simili a quelli del saggio strategico
dell'SWP. Hanno parlato chiaro a favore di spiegamenti militari, di più
stretta cooperazione transatlantica con gli USA e di un maggiore ruolo
internazionale per la Germania.
Ora il
Partito della Sinistra sta
implementando questa rotta nella pratica. In aprile, cinque membri del
partito,
guidati da
Liebich,
hanno votato
insieme ai partiti di governo
per un intervento all'estero da parte dell'esercito tedesco. Questo ha
segnato il primo voto mai dato da delegati del
Partito della Sinistra a
sostegno di uno spiegamento militare tedesco. Un altro membro di primo
piano del Partito della Sinistra, Christine Buchholz
del gruppo capitalista di
stato Marx21,
ha accompagnato
il ministro della difesa
Von der Leyen
nella sua recente visita alle truppe tedesche in Africa.
Il sostegno ideologico dalle università
Una componente importante della svolta della politica estera è il
coinvolgimento delle università tedesche. Dei doventi della Libera
Università di Berlino, dell'Università
Friedrich Schiller University
di Jena,
dell'Università
Johann Wolfgang Goethe
di Francoforte sul Meno, dell'Università Europea
Viadrina di
Francoforte sull'Oder e dell'Università
Humboldt di Berlino hanno preso parte alle discussioni sponsorizzate dall'SWP e dal
GMF.
L'incorporazione delle università nella propaganda bellica di stato
è una violazione del principio dell'indipendenza della ricerca e
dell'insegnamento. Vi sono degli orribili precedenti in Germania per
tale collaborazione—particolarmente, dei professori del Terzo Reich che cercarono di fornire una
base scientifica per l'ideologia razzista, come
Carl Schmitt,
che interpretava la legge nello spirito dei nazisti e
Martin Heidegger, che procurò a Hitler la sua benedizione filosofica.
Significativamente, lo studioso legale
Georg Nolte
rappresentava nelle discussioni
l'Università
Humboldt. E' il figlio dello storico
Ernst Nolte, che nel 1986 provocò la cosiddetta Disputa degli Storici minimizzando i
crimini dei nazisti.
La rinascita del militarismo tedesco richiede che la storia del
ventesimo secolo sia riscritta e che i crimini dell'imperialismo tedesco
in due guerra mondiali siano banalizzati. L'Università
Humboldt si è da qualche tempo specializzata in questo compito. Il capo del
dipartimento di Storia dell'Europa Orientale,
Jörg Baberowski, ha dedicato il suo lavoro alla riabilitazione
di
Ernst Nolte.
Recentemente
Der Spiegel
ha citato Baberowski che ha dichiarato che "A Nolte è stata fatta
un'ingiustizia. Era storicamente corretto".
In futuro, lo stato e la grande impresa forniranno agli ideologi
della guerra nelle università quantità ancora maggiori di fondi per la
ricerca per permettere loro di servire, sotto la copertura della
scienza, come istruttori di quadri ideologici del militarismo.
Nel saggio dell'SWP si afferma: "Un ambiente più complesso con
tempi di risposta accorciati richiede anche migliori abilità cognitive e
conoscenza. Conoscenza, percezione, comprensione, giudizio e previsione
strategica: tutte queste abilità possono essere insegnate ed esercitate.
Ma questo richiede investimenti—da parte dello stato, ma anche da parte di università,
istituzioni di ricerca, fondazioni ed istituzioni di politica estera. Lo
scopo deve essere di istituire un ambiente intellettuale che non
soltanto permetta ed alimenti creatività politica, ma che sia anche in
grado di sviluppare scelte politiche
rapidamente ed in formati che possano essere resi operativi".
Questo è il nuovo linguaggio orwelliano dell'imperialismo tedesco
del ventunesimo secolo. Dietro concetti come "ambiente intellettuale",
"creatività politica", "previsione strategica" e "scelte politiche
rapide ed operative" si trova ancora una volta l'appello a "pensare
militarmente" ed il ritorno ad una politica bellica "politicamente
creativa". E' questo il modo in cui la classe dominante sta rispondendo
alla più grave crisi del capitalismo dagli anni '30.
La scala di questa cospirazione bellica e la sua preparazione
meticolosa sono un serio avvertimento. In due occasioni nel secolo
scorso, l'imperialismo tedesco ha gettato il mondo nell'abisso. La
classe lavoratrice internazionale non può e non permetterà che accada
una terza volta. Questo sottolinea il ruolo critico del Comitato
Internazionale della Quarta Internazionale nel costruire la nuova
leadership rivoluzionaria della classe lavoratrice in Europa ed a
livello internazionale.
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