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Come è stata preparata la rinascita del militarismo tedesco

di Johannes Stern
10
maggio 2014

 

L'azione aggressiva del governo tedesco in Ucraina e la massiccia campagna di propaganda che l'accompagna hanno sorpreso molti. I politici e gli opinionisti tedeschi hanno appoggiato quasi all'unanimità il colpo di stato fascista in Ucraina. Cercano di superarsi l'un l'altro con richieste di misure più dure contro Mosca e biasimano il popolo tedesco, la maggioranza del quale è chiaramente contrario alla propaganda bellica.

Quello che ha scosso molti è stato preparato attentamente. Per più di un anno, 50 figure di primo piano di politici, giornalisti, accademici, militari ed imprenditori di primo piano hanno discusso di una politica estera tedesca più aggressiva in un progetto sotto gli auspici dello Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP, Istituto Tedesco per gli Affari Internazionali e della Sicurezza) allineato al governo e del think tank German Marshall Fund (GMF) con base a Washington.

Alla conclusione delle consultazioni lo scorso autunno, è stato pubblicato un saggio intitolato "Nuova potenza, nuova responsabilità: Elementi di politica estera e della sicurezza tedesca per un mondo in cambiamento". Esso fornisce un piano per le politiche che ora vengono implementate in pratica nella forma di sanzioni contro la Russia ed il riarmo della NATO. Con il documento, la borghesia tedesca sta ritornando alla politica militarista e di grande potenza seguente due guerre mondiali e crimini orrendi.

Dal principio, il saggio dell'SWP chiarisce che la Germania deve "condurre più spesso e più decisamente in futuro" per perseguire i suoi interessi globali. Il documento dichiara: "La politica di sicurezza tedesca non può più essere concepita altro che globalmente. Detto questo, la storia della Germania, la sua posizione e le scarse risorse sono ragioni per essere giudiziosi sui suoi obiettivi strategici specifici".

Il saggio non lascia nessun dubbio su quello che la classe dirigente intende come "giudizioso". Come "paese di commercio ed esportazione", la Germania "beneficia della globalizzazione come pochi altri paesi" e conta sulla "domanda da altri mercati, come pure sull'accesso alle rotte commerciali internazionali ed alle materie prime". Perciò il "principale obiettivo strategico" deve essere "la conservazione, la protezione e l'adattamento dell'ordine mondiale liberale".

La franchezza con cui il documento asserisce le sfere tedesche d'influenza e domanda che queste siano rese sicure militarmente è eccezionale. "Una politica pragmatica della sicurezza tedesca, riguardante particolarmente impieghi militari costosi ed a più lungo termine" deve "concentrarsi principalmente sulla vicinanza europea sempre più instabile dal Nord Africa e dal Medio Oriente all'Asia Centrale", dichiara il saggio.

Come "strumenti della politica di sicurezza tedesca" il documento parla di "una combinazione di forze civili, di polizia e militari". Gli interventi militari dovrebbero "allinearsi dall'aiuto umanitario ad operazioni di consulenza militare, supporto, ricognizione e stabilizzazione, interamente fino alle operazioni di combattimento".

La richiesta che la Germania assuma un "ruolo guida" corre come un filo attraverso il saggio ed è collegata esplicitamente alle operazioni militari entro la struttura della NATO. L'alleanza militare, con la sua "posizione politica e le sue strutture militari, una vasta gamma di strumenti e di capacità per la difesa collettiva" viene detta essere "un amplificatore unico degli interessi della politica di sicurezza tedesca".

Continua il documento: "La Germania deve utilizzare la sua accresciuta influenza per contribuire ad elaborare l'orientamento futuro della NATO. Ha interesse nell'esistenza continuata di una NATO forte ed efficace, poiché l'alleanza è una provata struttura per la consultazione politica e la cooperazione militare con gli USA".

Ma, in definitiva, sono richiesti "più contributi" a "livello militare-operativo". L'Europa e la Germania devono adattarsi a questo e "sviluppare formati per le operazioni della NATO che contano meno su contributi USA". Il saggio aggiunge che "Ciò richiede maggiori investimenti sulle capacità militari e più leadership politica".

Una componente chiave del progetto è come imporre la trasformazione della politica estera di fronte alla generale opposizione popolare. Il saggio si duole di un "pubblico scettico" che getta dubbi sulla "direzione futura".

In una sezione intitolata "La dimensione interna della politica estera tedesca", il saggio avverte che "un ruolo tedesco più prominente sulla scena mondiale" potrebbe "esacerbare le questioni di legittimità all'interno". Perciò richiede senza mezzi termini che "politici ed esperti" affrontino la "mancanza di comprensione della politica estera del pubblico". I politici devono "imparare a comunicare più efficacemente  i loro scopi e interessi di politica estera per convincere i cittadini tedeschi, come pure l'opinione pubblica internazionale".

La portata della cospirazione

Il modo in cui il documento è capitato è tanto importante quanto il suo contenuto. Per quasi un anno, i più importanti personaggi della politica, dei media, degli affari, delle università, dei ministeri, delle ONG e dei think tank di politica estera hanno discusso tra loro per arrivare ad una posizione comune.

Un articolo che all'inizio di febbraio è apparso su Zeit Online ha descritto in dettaglio questo processo. Sotto il significativo titolo di "Una rotta globale", i redattori di Zeit Joachim Bittner e Matthias Nass hanno rivelato come è stato preparato il ritorno alla politica di grande potenza tedesca.

Hanno scritto: "Questa nuova alleanza di politica estera non è affatto un caso. Il cambiamento di rotta ha una preistoria, una preistoria che può essere ricostruita. Si allunga indietro fino al novembre 2012 e ha avuto luogo in diverse localitàil castello di Bellevue, residenza ufficiale del presidente tedesco, al Ministero degli Esteri al Werderian Market e sotto gli auspici della Fondazione per le Scienze politiche, il think tank del governo tedesco. Durante mesi di ripetute discussioni di tavole rotonde, sono stati compiuti i preparativi per ciò che è culminato a Monaco".

Il cambiamento di rotta è stato indotto dall'astensione della Germania dall'intervento militare contro la Libia, che ha provocato dure critiche  dell'allora ministro degli esteri Guido Westerwelle. Gli autori dell'articolo hanno riferito che "l'insoddisfazione per l'indolenza della Germania era stata crescente nella comunità di politica estera di Berlino".

Hanno continuato: "Quattro anni di Westerwelle, quattro anni senza una rotta chiara, ma con ancora più frustrazione tra i partner dell'alleanza. Tutto ciò ha causato che l'insoddisfazione aumentasse. Il brontolio era stato udibile chiaramente".

Quindi "per un anno, da novembre 2012 a ottobre 2013, un gruppo di lavoro si è incontrato a Berlino per discutere una strategia di politica estera per la Germania. Funzionari dell'ufficio del cancelliere e del Ministero degli Esteri hanno discusso assieme a rappresentanti di think tank, a docenti di diritto internazionale, a giornalisti ed a rappresentanti di politica estera di primo piano di tutte le frazioni parlamentari".

La cooptazione dei media

Die Zeit trascura di menzionare che Joachim Bittner è stato lui stesso un membro del gruppo di lavoro che ha elaborato la nuova politica estera.

Nikolas Busse del Frankfurter Allgemeine Zietung (FAZ) è stato aggiunto alla lista dei partecipanti al progetto. Bittner e Busse sono tra quei giornalisti tedeschi che stretti legami ai governi tedesco ed americano, all'Unione Europea (UE), alla NATO ed a numerosi think tank di politica estera.

Come corrispondente per il FAZ sulla NATO e la UE a Bruxelles, Busse è ben connesso a politici della UE di primo piano e a figure militari della NATO. Scrive rapporti da affiliato sul riarmo della NATO in Europa orientale. Già il 25 febbraio, tre giorni dopo il colpo di stato in Ucraina ed un mese prima che la Crimea entrasse a far parte della Russia, sotto il titolo "Trambusto in Ucraina: la NATO teme un nuovo punto critico in Europa" ha riferito che i funzionari militari avevano "nel frattempo sviluppato anche dei piani per difendere il territorio dell'alleanza contro la Russia".

Bittner è stato corrispondente di Zeit per l'Europa e la NATO dal 2007 al 2011 e nel 2008 e 2009 partecipante e reporter al Forum di Bruxelles, un'associazione del German Marshall Fund e della Fondazione Bertelsmann.

Il 4 novembre dello scorso anno, ha pubblicato un articolo programmatico sul New York Times con il titolo "Ripensare il pacifismo tedesco", che sosteneva la causa di una politica estera tedesca più aggressiva. In esso ha agitato contro "il pacifismo troppo profondamente radicato" tra i tedeschi e ha richiesto più "interventi militari".

Se si desidera comprendere perché i media tedeschi hanno battuto praticamente all'unanimità i tamburi di guerra e non hanno alzato una voce critica, vale la pena esaminare uno studio pubblicato nel 2013 dall'accademico di studi sui media Uwe Krüger. Esso indaga i collegamenti tra giornalisti tedeschi di primo piano e circoli governativi in Germania e negli Stati Uniti e  think tank transatlantici. Lo studio mostra come la "produzione giornalistica" dei giornalisti sia influenzato dai loro collegamenti all'"ambiente orientato a USA e NATO".

Gli scribacchini professionisti come il co-redattore di Die Zeit, Josef Joffe, e Stefan Kornelius del Süddeutsche Zeitung, entrambe i quali sono stati nelle ultime settimane la guida della spinta della propaganda per la guerra con la Russia, sono attivi in organizzazioni interessate alla politica estera e della sicurezza ed al consolidamento delle relazioni transatlantiche, "che sono mantenute in larga misura attraverso l'alleanza di difesa comune della NATO".

I loro collegamenti sono di ampia gamma. Partecipano regolarmente alla Conferenza della Sicurezza di Monaco e hanno stretti legami con think tank transatlantici come l'American Institute for Contemporary German Studies e l'American Council on Germany. Joffe partecipa alla riservata ed elitaria Conferenza del Bilderberg e Kornelius è membro dell'esecutivo della Società Atlantica Tedesca. Entrambe sono coinvolti nella Società Tedesca di Politica Estera (DGAP), il cui direttore, Eberhard Sandschneider, ha preso parte al progetto SWP.

L'apparizione di Gauck, Steinmeier e Von der Leyen

Mentre l'elite dominante si stava accordando sulle componenti chiave di una nuova politica imperialista, l'ex pastore Joachim Gauck veniva installato come presidente tedesco dopo una campagna di stampa contro il suo predecessore, Christian Wulff. E' stato compito di Gauck annunciare pubblicamente la nuova svolta nella politica estera.

A questo scopo, Gauck ha scelto il 3 ottobre 2013. Nel suo discorso nella giornata commemorativa della riunificazione tedesca, ha riepilogato ciò che era stato discusso nel corso di un anno. Ha dichiarato che la Germania era "non un'isola" che poteva tenersi fuori da "conflitti politici, militari ed economici". Doveva giocare un ruolo in Europa e globalmente commisurato al suo peso ed alla sua influenza economica.

Alcune delle formulazioni di Gauck erano prese direttamente dal saggio dell'SWP. Questo non è stato un caso. Il capo di gabinetto di Gauck ed uno dei personaggi più importanti dell'ufficio del presidente, è Thomas Kleine-Brockhoff. L'ex corrispondente dagli USA di Die Zeit è stato tra gli iniziatori del progetto SWP come allora direttore del German Marshall Fund. Bittner riferisce nel suo articolo che "tutti i discorsi di Joachim Gauck attraversano la sua scrivania".

Il tempismo del discorso di Gauck era deliberato. Ha avuto luogo soltanto pochi giorni dopo le elezioni federali del 2013 e stabilito l'agenda dei colloqui di coalizione. Questo si è visto con chiarezza completa all'inizio di quest'anno. Subito dopo l'assunzione del potere da parte della grande coalizione, il ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier (Partito Socialdemocratico) ed il ministro della difesa Ursula Von der Leyen (Unione Cristiano Democratica) hanno annunciato la rotta che era stata decisa alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

In formulazioni quasi identiche a quelle di Gauck il 3 ottobre, Steinmeier ha dichiarato che la Germania deve "essere disposta ad intervenire prima, molto decisamente e più sostanzialmente nella politica estera e della sicurezza". In una critica sottilmente velata del suo predecessore Westerwelle (Partito Democratico Liberale), ha attaccato la "cultura della limitazione" e ha dichiarato che "La Germania è troppo grande per soltanto commentare di politica estera dalle linee laterali".

Steinmeier ha scaricato una lista di paesi considerati come parte della sfera d'influenza dell'imperialismo tedesco. Ha dichiarato: "Siria, Ucraina, Iran, Iraq, Libia, Mali, Repubblica Centroafricana, Sudan del Sud, Afghanistan, tensioni in Asia Orientalevale a dire la lista incompleta dei punti caldi nel prossimo anno. La politica estera e della sicurezza non si esaurirà di lavoro".

La Von der Leyen ha battuto una nota simile. Ha dichiarato che "per un paese come la Germania, l'indifferenza non è un'alternativa". E' "un paese di considerevoli dimensioni" e deve "adempiere alle sue responsabilità internazionali". Ciò include le missioni internazionali da parte della UE e della NATO. Concretamente, ha promesso di "rafforzare il contributo in Mali", di partecipare alla "distruzione del resto delle armi chimiche dalla Siria" e di sostenere "il prossimo intervento dell'Unione Europea nella Repubblica Centroafricana".

L'incorporazione del Partito della Sinistra e dei Verdi

I cosiddetti partiti di opposizione nel parlamento tedesco sono stati incorporati al più alto livello nella svolta di politica estera. Omid Nouripour per i Verdi e Stefan Liebich per il Partito della Sinistra hanno partecipato alla stesura del saggio dell'SWP. Entrambe sono tra i più eminenti portavoce di politica estera dei loro partiti. Mouripour è un rappresentante nella Commissione Parlamentare Difesa e Liebich è membro della Commissione Affari Esteri. In aggiunta, Liebich siede nell'esecutivo del Partito della Sinistra.

La partecipazione dei Verdi non è affatto una sorpresa. Gli ex pacifisti sono stati tra i più forti critici dell'astensione della Germania nella guerra in Libia. Da quando hanno concordato sulla partecipazione tedesca alla guerra della NATO alla Serbia sotto l'allora ministro degli esteri Joschka Fischer, hanno sostenuto entusiasticamente ogni intervento all'estero da parte dell'esercito tedesco.

L'incorporazione del Partito della Sinistra è di particolare significato. Il partito abbandona le sue frasi pacifiste ad un punto in cui l'imperialismo tedesco ritorna ancora una volta sulla scena mondiale. Liebich è membro di diverse fondazioni e think tank, compreso l'Atlantic Bridge ed il DGAP.

Mentre Liebich ha cooperato allo sviluppo della nuova politica estera sotto gli auspici dell'SWP, all'interno del Partito della Sinistra è stato raggiunto un accordo a favore di una politica estera più aggressiva. Già lo scorso autunno, è stata pubblicata da parte di WeltTrends una raccolta di saggi dal titolo "Politica estera di sinistra: prospettive di riforma". In essa, dei politici di primo piano del Partito della Sinistra hanno discusso in termini simili a quelli del saggio strategico dell'SWP. Hanno parlato chiaro a favore di spiegamenti militari, di più stretta cooperazione transatlantica con gli USA e di un maggiore ruolo internazionale per la Germania.

Ora il Partito della Sinistra sta implementando questa rotta nella pratica. In aprile, cinque membri del partito, guidati da Liebich, hanno votato insieme ai partiti di governo per un intervento all'estero da parte dell'esercito tedesco. Questo ha segnato il primo voto mai dato da delegati del Partito della Sinistra a sostegno di uno spiegamento militare tedesco. Un altro membro di primo piano del Partito della Sinistra, Christine Buchholz del gruppo capitalista di stato Marx21, ha accompagnato il ministro della difesa Von der Leyen nella sua recente visita alle truppe tedesche in Africa.

Il sostegno ideologico dalle università

Una componente importante della svolta della politica estera è il coinvolgimento delle università tedesche. Dei doventi della Libera Università di Berlino, dell'Università Friedrich Schiller University di Jena, dell'Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte sul Meno, dell'Università Europea Viadrina di Francoforte sull'Oder e dell'Università Humboldt di Berlino hanno preso parte alle discussioni sponsorizzate dall'SWP e dal GMF.

L'incorporazione delle università nella propaganda bellica di stato è una violazione del principio dell'indipendenza della ricerca e dell'insegnamento. Vi sono degli orribili precedenti in Germania per tale collaborazioneparticolarmente, dei professori del Terzo Reich che cercarono di fornire una base scientifica per l'ideologia razzista, come Carl Schmitt, che interpretava la legge nello spirito dei nazisti e Martin Heidegger, che procurò a Hitler la sua benedizione filosofica.

Significativamente, lo studioso legale Georg Nolte rappresentava nelle discussioni l'Università Humboldt. E' il figlio dello storico Ernst Nolte, che nel 1986 provocò la cosiddetta Disputa degli Storici minimizzando i crimini dei nazisti.

La rinascita del militarismo tedesco richiede che la storia del ventesimo secolo sia riscritta e che i crimini dell'imperialismo tedesco in due guerra mondiali siano banalizzati. L'Università Humboldt si è da qualche tempo specializzata in questo compito. Il capo del dipartimento di Storia dell'Europa Orientale, Jörg Baberowski, ha dedicato il suo lavoro alla riabilitazione di Ernst Nolte. Recentemente Der Spiegel ha citato Baberowski che ha dichiarato che "A Nolte è stata fatta un'ingiustizia. Era storicamente corretto".

In futuro, lo stato e la grande impresa forniranno agli ideologi della guerra nelle università quantità ancora maggiori di fondi per la ricerca per permettere loro di servire, sotto la copertura della scienza, come istruttori di quadri ideologici del militarismo.

Nel saggio dell'SWP si afferma: "Un ambiente più complesso con tempi di risposta accorciati richiede anche migliori abilità cognitive e conoscenza. Conoscenza, percezione, comprensione, giudizio e previsione strategica: tutte queste abilità possono essere insegnate ed esercitate. Ma questo richiede investimentida parte dello stato, ma anche da parte di università, istituzioni di ricerca, fondazioni ed istituzioni di politica estera. Lo scopo deve essere di istituire un ambiente intellettuale che non soltanto permetta ed alimenti creatività politica, ma che sia anche in grado di sviluppare scelte politiche rapidamente ed in formati che possano essere resi operativi".

Questo è il nuovo linguaggio orwelliano dell'imperialismo tedesco del ventunesimo secolo. Dietro concetti come "ambiente intellettuale", "creatività politica", "previsione strategica" e "scelte politiche rapide ed operative" si trova ancora una volta l'appello a "pensare militarmente" ed il ritorno ad una politica bellica "politicamente creativa". E' questo il modo in cui la classe dominante sta rispondendo alla più grave crisi del capitalismo dagli anni '30.

La scala di questa cospirazione bellica e la sua preparazione meticolosa sono un serio avvertimento. In due occasioni nel secolo scorso, l'imperialismo tedesco ha gettato il mondo nell'abisso. La classe lavoratrice internazionale non può e non permetterà che accada una terza volta. Questo sottolinea il ruolo critico del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale nel costruire la nuova leadership rivoluzionaria della classe lavoratrice in Europa ed a livello internazionale.