Lenin’s Tomb

 

SaBATO, 12 FEBBRAIO 2011

"La rivoluzione è una locomotiva" postato da lenin

 

Quegli attivisti della classe media che pensano che ora gli egiziani torneranno al lavoro per lavorare sotto un regime militare - Wael Ghonim, l'impiegato di Google lodato incessantemente dai media anglofoni come il 'leader' di questa rivoluzione, 'si fidano' dell'esercito ed esortano la gente a riprendere il lavoro - stanno per essere disingannati e disillusi. Oggi i dimostranti di Tahrir intonano di volere un governo civile, non uno militare. I lavoratori sono ancora in sciopero. Le acciaierie, gli zuccherifici, i trasporti pubblici... non riprenderanno il lavoro soltanto perché ora l'esercito afferma di essere al potere. Nella scorsa settimana, lo zoccolo duro di questa rivoluzione è stata la classe lavoratrice e coloro il cui programma rivoluzionario non include gli interessi della classe lavoratrice probabilmente si troveranno lasciati indietro dagli eventi molto presto.

Nel frattempo, mentre scoppiano i festeggiamenti a Gaza, in Tunisia, in Libano, in Giordania, in tutto il Medio Oriente (e, posso aggiungere, a Londra), la lotta in Algeria oggi continua. Ad Algeri, i servizi dei treni sono stati fermati, per impedire ai dimostranti di inondare la capitale. Sono stati schierati migliaia di poliziotti. Le folle vengono attaccate con il gas lacrimogeno lanciati dal basso in alto dalla polizia e con pietre gettate da teppisti in borghese. Inizialmente, soltanto poche dozzine di persone sono riuscite a raggiungere la piazza principale dove doveva avere luogo la protesta, con altre sparse per tutta la città. Ma sembra che i manifestanti siano riusciti a rompere i cordoni della polizia, nonostante considerevole resistenza. L'Algeria è un interessante contrasto con entrambe Tunisia ed Egitto. Recentemente ai poliziotti è stato concesso un incredibile 50% di aumento della paga in mezzo a una crisi economica che sta riducendo drasticamente i redditi della classe lavoratrice e sono fin qui stati in grado di contenere e disperdere con la violenza calcolata e l'omicidio. I principali gruppi d'opposizione, sia la sinistra che gli islamisti, sono stati nel corso degli anni efficacemente repressi e quindi cooptati, in tal modo che giocano soltanto un ruolo modesto in quella che è altrimenti chiaramente una ribellione di classe. La principale federazione sindacale ha avuto dei burocrati amici del regime inseriti nella sua leadership, perciò non ha fatto nulla per sostenere la rivolta. Come conseguenza, i tumulti, che per la prima volta sono cominciati a scoppiare nel dicembre 2010, quindi con forza questo gennaio, avevano inizialmente poco appoggio istituzionale. Ora i contestatori hanno sviluppato un ombrello di forme di coordinamento che comprendono partiti e fazioni d'opposizione, ma questo è vecchio soltanto di alcune settimane. Come tale, sono i giorni iniziali della rivolta algerina. Ma il miracoloso progresso in Egitto le darà, come a tutte le altre ribellioni in fermento nelle vicinanze, uno straordinario incoraggiamento.

 

 

 

I lavoratori, la classe media, la giunta militare e la rivoluzione permanente

12 febbraio 2011

3Arabawy

Da ieri, e in realtà da prima, gli attivisti della classe media esortano gli egiziani a sospendere le proteste ed a tornare al lavoro, nel nome del patriottismo, cantando alcune delle più ridicole ninnenanne su "costruiamo il nuovo Egitto", "Lavoriamo anche più duramente di prima" ecc... Nel caso non lo sappiate, veramente gli egiziani sono già tra la gente che nel globo lavora più duramente..

Quegli attivisti vogliono che ci fidiamo dei generali di Mubarak con la transizione alla democrazia-la stessa giunta che ha fornito la spina dorsale della sua dittatura durante i 30 anni passati. E mentre credo che il Consiglio Supremo delle Forze Armate, che annualmente riceve dagli USA $1,3 miliardi, alla fine organizzerà la transizione a un governo "civile", non ho dubbi che sarà un governo che garantirà la continuazione di un sistema che non toccherà mai i privilegi dei militari, che manterrà le forze armate come l'istituzione che avrà l'ultima parola in politica (come per esempio la Turchia), che garantirà che l'Egitto continuerà a seguire la politica estera USA, sia la pace indesiderata con lo stato dell'apartheid di Israele, che il passaggio sicuro nel Canale di Suez per la marina militare USA, che la continuazione dell'assedio di Gaza, che l'esportazione a tariffe sovvenzionate di gas naturale a Israele. Il governo "civile" non riguarda i membri di gabinetto che non indossano uniformi militari. Un governo civile significa un governo che rappresenti pienamente le richieste e i desideri del popolo egiziano senza alcun intervento degli alti gradi. E vedo questo difficile da realizzare o permesso dalla giunta.

I militari in questo paese sono l'istituzione dominante dal 1952. I suoi leader fanno parte dell'establishment. E, mentre i giovani ufficiali ed i soldati sono nostri alleati, non possiamo per un secondo prestare speranza e fiducia nei generali. Inoltre, quei leader militari devono essere indagati. Voglio sapere di più del loro coinvolgimento nel settore dell'economia.

Tutte le classi in Egitto hanno preso parte all'insurrezione. A Piazza Tahrir trovavate i figli e le  figlie dell'elite egiziana, assieme ai lavoratori, ai cittadini della classe media ed ai poveri urbani. Mubarak è riuscito ad alienarsi tutte le classi sociali della società, compreso un ampio settore della borghesia. Ma ricordate che è soltanto quando tre giorni fa sono cominciati gli scioperi di massa che il regime è iniziato a sbriciolarsi e l'esercito ha costretto Mubarak a dare le dimissioni perché il sistema stava per crollare.

Alcuni sono rimasti sorpresi che i lavoratori abbiano iniziato a scioperare. Veramente non so cosa dire. Ciò è completamente idiota. I lavoratori stanno realizzando  la più lunga e più sostenuta ondata di scioperi nella storia dell'Egitto dal 1946, cui ha dato avvio lo sciopero di Mahalla nel dicembre 2006. Non è colpa dei lavoratori se non avete prestato attenzione alle notizie. Ogni singolo giorno nei tre anni passati vi è stato a uno sciopero in qualche fabbrica, sia al Cairo, sia nelle province. Questi scioperi non erano soltanto economici, erano anche di natura politica.

Dal giorno 1 della nostra rivolta, la classe lavoratrice prende parte alle proteste. Per esempio, chi pensate fossero i dimostranti a Mahalla, Suez e Kafr el-Dawwar? Comunque, i lavoratori prendevano parte come "dimostranti" e non necessariamente come "lavoratori"vale a dire che non si muovevano indipendentemente. Il governo aveva portato l'economia all'arresto, non i dimostranti, con il suo coprifuoco, chiudendo banche e imprese. E' stato uno sciopero capitalista, che mirava a terrorizzare il popolo egiziano. E' soltanto quando domenica il governo ha cercato di riportare il paese alla "normalità" che i lavoratori sono tornati alle loro fabbriche, hanno discusso l'attuale situazione e hanno cominciato a organizzarsi in massa, muovendosi come un blocco.

Gli scioperi intrapresi dai lavoratori questa settimana erano entrambe economici e politici fusi assieme. In alcuni luoghi i lavoratori non hanno elencato tra le loro richieste la caduta del regime, ma hanno utilizzato gli stessi slogan di coloro che protestavano a Tahrir e, in molti casi, almeno quelli dei quali sono riuscito a venire a conoscenza e sono sicuro che ve ne siano altri, i lavoratori hanno avanzato una lista di richieste politiche in solidarietà con la rivoluzione.

Questi lavoratori non andranno a casa molto presto. Hanno cominciato gli scioperi perché non riuscivano più a dar da mangiare alle loro famiglie. Sono stati incoraggiati dal rovesciamento di Mubarak e non possono tornare dai loro figli e raccontare loro che l'esercito ha promesso di portare loro cibo e i loro diritti in non so quanti mesi. Molti degli scioperanti hanno già cominciato a sollevare richieste aggiuntive di costituire sindacati liberi in disparte dalla corrotta e sostenuta dallo stato Federazione Sindacale Egiziana.

Oggi, ho già cominciato ha ricevere notizie che migliaia di lavoratori dei trasporti pubblici organizzano delle proteste a Gabal el-Ahmar. Stanno protestando anche i lavoratori precari delle acciaierie di Helwan. I tecnici delle ferrovie continuano a fermare i treni. Allo zuccherificio di Hawamdiya migliaia stanno protestando e i lavoratori petroliferi cominceranno a scioperare domani per richieste economiche e anche per incriminare il ministro Sameh Fahmy e per fermare le esportazioni di gas verso Israele. E arrivano altri rapporti da altri centri industriali.

A questo punto, è probabile che l'occupazione di Piazza Tahrir venga sospesa. Ma ora dobbiamo portare Tahrir alle fabbriche. Come procede la rivoluzione avverrà un'inevitabile polarizzazione di classe. Dobbiamo essere vigili. Non dovremmo fermarci qui ... Teniamo le chiavi della liberazione dell'intera regione, non soltanto dell'Egitto ... In avanti con una  rivoluzione permanente che darà i pieni poteri al popolo di questo paese con la democrazia diretta dal basso...