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Dal termine ufficiale della recessione USA nel 2009, seguente alla
crisi finanziaria globale, il buonsenso della
Federal Reserve, la banca centrale degli USA, è stato che
diversi "venti contrari"
sono responsabili del fallimento dell'economia americana di
ritornare a qualcosa che rassomigli alla sua precedente traiettoria.
Il presupposto sottostante è stato che la crisi finanziaria del
2008-2009 non ha rappresentato nessun genere di crollo fondamentale
dell'economia capitalista, ma è stata meramente una svolta sfavorevole
del ciclo economico, sebbene molto grave, dal quale ci sarebbe stato ad
un certo punto un ritorno al modello "normale" di espansione economica.
Tuttavia, la conferenza stampa di mercoledì della presidentessa della
Fed
Janet Yellen, seguente alla decisione della Commissione Mercato Aperto Federale di non
alzare i tassi d'interesse, ha visto un marcato spostamento. Mentre le
sue osservazioni preparate sono nell'insieme rimaste fedeli al copione
ufficiale che nel corso del tempo i prevalenti "venti contrari" si
sarebbero calmati, durante la sessione di domande e risposte della
Yellen con i giornalisti è emersa una valutazione piuttosto differente.
In vista del fatto che la prospettiva della Fed per i tassi
d'interesse era stata riveduta nettamente in basso, anche se le sue
proiezioni per il prodotto interno lordo non lo erano state, alla Yellen
è stato chiesto se vi era stato "un cambiamento drammatico nell'opinione
della Commissione sul rapporto del PIL con i tassi d'interesse".
La sua risposta ha indicato che vi era stato o che almeno dietro
facciata dei pronunciamenti ufficiali l'opinione che si sviluppa è che è
in moto un cambiamento fondamentale.
Ha osservato che il cosiddetto "tasso neutrale"—vale a dire il tasso d'interesse necessario per mantenere la crescita
dell'economia al quasi pieno impiego—era "secondo i livelli storici piuttosto depresso" e che "molte
stime lo porrebbero quasi a zero in termini reali o adeguati con
l'inflazione".
La Yellen si riferiva, secondo il solito copione, ai "venti
contrari" ed a ciò che ha chiamato gli "effetti duraturi della crisi
finanziaria", che ci si attendeva che nel corso del tempo si
"alleviassero". "Ma vi sono inoltre dei fattori che più duraturi e
persistenti che possono essere all'opera che trattengono i tassi
neutrali di più lungo termine", ha aggiunto.
Il principale di questi fattori era la "crescita lenta della
produttività, che non è soltanto un fenomeno degli USA, ma un fenomeno
globale". Vi era una considerevole incertezza, ma "la crescita della
produttività potrebbe restare bassa per un periodo prolungato" ed
abbiamo "società che invecchiano in molte parti del mondo che potrebbe
deprimere il loro tasso neutrale ... Il senso che forse di quello che
causa al tasso neutrale di essere così basso sono dei fattori che non
spariranno rapidamente ma che saranno parte della nuova normale".
I commenti della Yellen hanno seguito l'avvertimento del
Conference Board, un maggiore
think tank economico USA, che quest'anno la crescita della produttività
potrebbe diventare negativa per la prima volta in più di tre
decenni.
Mentre non ha utilizzato il termine lei stessa, le osservazioni
della Yellen puntano all'emergere di quella a cui l'ex segretario al
Tesoro
Lawrence Summers ed altri si sono riferiti come alla "stagnazione secolare". Il termine fu
coniato per la prima volta nel 1938 dall'economista
Alvin Hansen per descrivere una condizione strutturale dell'economia capitalista nella
quale, non importa quanto giù vadano i tassi d'interesse, non vi è
nessuna crescita perché il livello della domanda, particolarmente gli
investimenti, non è in una flessione ciclica ma
permanentemente insufficiente ad assicurare l'espansione economica.
Il riferimento della Yellen alle
"società che invecchiano" come spiegazione per ciò che chiaramente
riconosce come un cambiamento dell'economia globale, non ricorda niente
così tanto come la spiegazione dell'economista classico borghese del 19°
secolo
David Ricardo che,
quando affrontò la tendenza a calare del tasso di profitto, la
ascrisse alla fertilità declinante della terra ed al calo di
produttività nell'agricoltura. Come osservò vigorosamente Marx,
inorridito da questa prospettiva che metteva in dubbio la praticabilità
storica dell'economia capitalista, Ricardo fuggì nella sfera della
chimica organica. Allo stesso modo, la Yellen quando è di fronte a
tendenze economiche persistenti, cerca rifugio nella demografia.
In opposizione a
Ricardo, Marx spiegò che
la vera barriera all'espansa produzione capitalista non era un
prodotto della natura, ma del capitale stesso—la proprietà privata dei mezzi di produzione ed il sistema del profitto.
Le tendenze e gli andamenti dell'economia che arrivano indietro nel
corso del quarto di secolo passato sottolineano il punto reso da Marx.
In seguito alla fine della crescita post-bellica ed al calo dei tassi di
profitto alla fine degli anni '60 e inizi '70, il capitalismo globale ha
sperimentato una serie di crisi, esemplificate sopra tutto dalla
persistenza di quella che era nota come "stagflazione"—bassa crescita e recessione combinate con alti tassi di inflazione.
Questa crisi è stata temporaneamente superata attraverso l'assalto
violento alla posizione sociale della classe lavoratrice—i punti di svolta chiave furono il licenziamento di massa dei controllori
del traffico aereo negli USA da parte di Reagan nel 1981 e
l'energica repressione di stato dello sciopero dei
minatori del 1984-85 da parte del governo
Thatcher in Gran Bretagna
—e lo sfruttamento di nuove aree di lavoro a buon mercato attraverso la
globalizzazione della produzione.
Ma il rialzo limitato del tasso di profitto che ciò ha prodotto non
ha determinato il ritorno alle condizioni di relativa stabilità
economica che contrassegnarono la crescita post-bellica. Al contrario,
dall'epoca del crollo della borsa USA dell'ottobre 1987, il capitalismo
mondiale è stato contrassegnato da un crescente trambusto finanziario.
E' diventato sempre più dipendente da iniezioni di denaro a buon
mercato della Fed e di altre banche centrali per soffocare tempeste
finanziarie ancora più violente—dalla crisi finanziaria messicana all'inizio degli anni '90, la crisi
finanziaria asiatica del
1997–98 ed il collasso del
Long Term Capital Management, il collasso della bolla delle
dot.com
nel 2000–2001 che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008
fatta esplodere dallo scoppio della bolla dei mutui
sub-prime.
La Fed e le altre banche centrali hanno risposto a questa crisi
come hanno fatto in passato, con iniezioni massicce di credito facile.
Ma nonostante la spesa di trilioni di dollari nell'acquisto di attività
finanziarie e l'abbassamento dei tassi d'interesse a zero e persino al
di sotto, non vi è stato nessun risveglio dell'economia reale. L'unico
effetto di queste misure è stato di accrescere ad altezze senza
precedenti la speculazione finanziaria, mentre ha prodotto
disuguaglianza sociale in continuo ampliamento e salari e condizioni
sociali in peggioramento per la classe lavoratrice mondiale.
La storia economica non si ripete. Ma l'economia capitalista ha
delle leggi di moto, che producono tendenze economiche ed andamenti
distinguibili che trovano la loro espressione non soltanto nell'economia
ma nella politica.
L'anno 1914 è per sempre inciso nella storia come l'anno dello
scoppio della I Guerra Mondiale. Ma è stato anche economicamente
significativo. Segnò un calo dei tassi di crescita e dei profitti che,
nonostante tutti i tentativi per superarlo, continuò attraverso gli anni
'20 e '30, risultando nella Grande Depressione.
Questi processi sottostanti produssero una contrazione
nell'economia mondiale che portò inesorabilmente allo scoppio della II
Guerra Mondiale poiché le grandi potenze capitaliste erano impegnate in
una lotta sempre più intensa per mercati e profitti che si contraevano,
prima con l'uso di metodi economici nazionalisti—tariffe accresciute e blocchi valutari—e quindi in termini militari.
Il mondo di oggi è contrassegnato dal ritorno a queste condizioni:
la stagnazione dell'economia mondiale, mercati saturati da una serie di
merci e prodotti industriali, livelli degli investimenti
persistentemente bassi, la forza motrice dell'economia mondiale,
conflitti valutari e crisi finanziaria che si intensifica, per
menzionare soltanto alcuni esempi.
Ed essi stanno portando inevitabilmente nella stessa direzione dei
decenni precedenti: una guerra mondiale per la divisione e la
re-divisione dell'economia mondiale, con potenziali conseguenze nucleari
e la distruzione della civiltà stessa.
Il fatto che le contraddizioni oggettive del capitalismo siano ora
riuscite, almeno parzialmente, ad avere tambureggiato il loro ingresso
nella testa dei soprintendenti del capitalismo globale, come la Yellen,
è un indicazione dello stato avanzato della crisi economica.
Deve essere un segnale per la classe lavoratrice internazionale che
la questione urgente davanti è la lotta per un programma socialista
internazionale per il rovesciamento del reazionario e superato stato
nazione capitalista e del sistema del profitto e per la costruzione del
partito mondiale della rivoluzione socialista, il Comitato
Internazionale della Quarta Internazionale, per condurla.
Nick Beams
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