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Il ritorno della crisi europea

4 ottobre 2013

 

 

Viene generalmente riconosciuto che la crisi europea sia stata rimandata durante la campagna elettorale tedesca. Né il governo tedesco né l'opposizione voleva notizie di default sovrani imminenti, fallimenti bancari, salvataggi miliardari, programmi di austerità ed altri attacchi sociali a dominare la campagna elettorale. A Bruxelles le decisioni rinviate e la crisi ignorata.

Con le elezioni ora terminate, la crisi è ritornata con rinnovata intensità e le cattive notizie tenute fuori dai giornali durante le elezioni tedesche sono tornate. I più importanti portavoce del mondo degli affari richiedono nuovi programmi di austerità e riforme del mercato del lavoronon soltanto in Europa meridionale ed orientale, ma anche nei paesi centrali dell'Unione Europea: Italia, Francia e Germania.

Nessuno dei problemi che hanno portato alla più lunga e profonda recessione dagli anni '30 è stato risolto. La Grecia ha bisogno di nuovi aiuti sul debito nonostante draconiane misure di austerità. Il Portogallo, che nel 2011 è stato "salvato" con un prestito di 78 miliardi di euro, richiede una nuova iniezione di denaro di €50 miliardi. Nonostante avere già ricevuto miliardi di aiuti, le banche spagnole restano minacciate dal fallimento.

Piuttosto che risolvere la crisi del debito, le draconiane misure di austerità dettate dalla UE l'hanno aggravata. Tali misure sono rivolte ad arricchire i facoltosi a spese della classe lavoratrice e della cassa pubblica. Mentre il numero dei milionari si gonfia e le borse valori raggiungono nuove quote, la disoccupazione ed il debito pubblico crescono velocemente.

Nella zona euro, il debito sovrano medio è salito in appena un anno dall'88% al 92% del prodotto interno lordo (PIL). Nonostante ampi tagli che hanno lasciato fuori dal lavoro più della metà dei giovani del paese, la Spagna aveva lo scorso anno un deficit di bilancio del 10,2% del PIL, la Grecia del 10%, l'Irlanda dell'8,3% ed il Portogallo del 6,4%. Neanche la Francia non onorerà il limite del 3% richiesto dalla UE; il suo deficit di bilancio è atteso superi il 4%.

Avendo affamato l'economia europea con misure di austerità devastanti, la classe dominante domanda ancora più rigore.

Dopo il fallimento del voto di fiducia contro il primo ministro italiano Enrico Letta, la stampa finanziaria ha domandato altri tagli sociali. Letta "ora conduce il gioco", ha scritto il Financial Times. Deve ristabilire la competitività del paese "tagliando le alte tasse sul lavoro e pagare per questo tagliando la spesa pubblica".

In Francia, il Consiglio Superiore della Finanza Pubblica (CSFP) ha appena richiesto "maggiori sforzi nella programmazione di bilancio", allo scopo di equilibrare il bilancio per il 2016.

In Germania, il quotidiano Die Zeit già prima delle elezioni si lamentava che il governo aveva trascurato di formulare "qualsiasi tipo di riforma interna" ed aveva indietreggiato dall'"assumere ogni genere di responsabilità internazionale". Ulteriori tagli di bilancio in municipalità a corto di quattrini, stati ed a livello federale, come pure accresciute operazioni militari in zone di guerra globale, saranno al centro della prossima agenda governativa.

Queste questioni sono state l'epicentro del discorso pronunciato ieri dal presidente tedesco Joachim Gauck per la Giornata dell'Unità Tedesca. Gauck ha domandato un ruolo più forte della Germania nella politica mondiale e nella crisi europea. "La questione si pone senza mezzi termini: il nostro impegno riflette l'importanza del nostro paese"?, ha affermato.

Cinque anni di politiche di austerità hanno intensificato drammaticamente le tensioni di classe in Europa e scatenato una vasta crisi politica. Non vi è per nulla sul continente un paese con un governo stabile. In Portogallo il partito conservatore al governo ha perduto il 12% dei voti nelle recenti elezioni locali. In Francia soltanto il 23% della popolazione approva le politiche del presidente. In Germania, il cancelliere Angela Merkel deve cercare un nuovo partner di coalizione, in seguito all'espulsione dal parlamento del neoliberista FDP.

Allo stesso tempo vi sono tensioni crescenti all'interno della borghesia europea. La divisione economica crescente tra Germania e Francia e la continua crisi in Italia hanno sconvolto l'equilibrio del potere tra le tre maggiori economie della zona euro.

Le tendenze di estrema destra, scioviniste stanno guadagnando influenza. In Francia, il Fronte Nazionale sta guadagnando terreno ed il conservatore UMP sta aprendo a questo partito di estrema destra. In Austria, i partiti di estrema destra, nazionalisti domenica scorsa hanno ricevuto il 30% dei voti. In Germania, è stato formato per la prima volta un partito di destra anti-Europa, Alternativa per la Germania.

La borghesia può restare al potere e proseguire con i suoi attacchi reazionari soltanto perché nessuno la fronteggia politicamente nell'interesse della classe lavoratrice. Tutti i partiti mainstream, di "sinistra" o di destra, rispondono al peggioramento della crisi serrando i ranghi e spostandosi ulteriormente a destra.

Nel passato i partiti socialdemocratici si sono liberati delle differenze con i partiti di destra della borghesia, muovendosi a sostenere pienamente le misure di austerità della UE. Lo stesso si applica ai sindacati, che soffocano la resistenza dei lavoratori e funzionano da condirettori e polizia di fabbrica.

Lo spostamento a destra più netto è stato intrapreso dai partiti di pseudo-sinistra, come il Partito della Sinistra tedesco e la greca "Coalizione della Sinistra Radicale" (SYRIZA). Si oppongono inflessibilmente ad ogni movimento politico indipendente della classe lavoratrice e si assumono la responsabilità di mantenere il dominio borghese.

Ad ogni possibile occasione, il Partito della Sinistra ha offerto il suo pieno appoggio alla SPD e ai Verdi, mentre propagandava per interventi militari "umanitari". SYRIZA si prepara ad assumere la direzione del governo e sostiene e difende un apparato statale che è strettamente intrecciato con l'organizzazione fascista Alba Dorata.

L'unica tendenza politica che ha cercato di preparare la classe lavoratrice per le prossime lotte di classe è il Partito dell'Uguaglianza Socialista (PSG) ed il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale. Il PSG ha partecipato alle elezioni tedesche con un programma che ha dato voce ed orientamento politico all'estesa resistenza alle politiche di austerità di Berlino e Bruxelles.

Il PSG respinge senza compromessi sia l'Unione Europea che tutte le forme di nazionalismo e lotta per costituire gli Stati Uniti Socialisti d'Europa. Il suo manifesto elettorale chiarisce: "Soltanto attraverso l'unificazione dell'Europa su base socialista la classe lavoratrice può far valere i propri interessi, impedire all'Europa di ricadere nel nazionalismo e nella guerra ed utilizzare l'enorme ricchezza e le forze produttive del continente a servire gli interessi della società nell'insieme".

Domandiamo a tutti i lettori di WSWS di unirsi al PSG e contribuire a formare attraverso l'Europa sezioni del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.

Peter Schwarz