In Defence of
Marxism

 

La resilienza delle idee di Karl Marx

Scritto da Fred Weston Martedì, 26 marzo 2013

 

Quante volte abbiamo sentito professori universitari, economisti, politici e giornalisti dichiarare che Marx aveva torto e che sebbene avesse avuto qualche intuito nel funzionamento del capitalismo non era riuscito a capire il dinamismo del sistema capitalista e la sua capacità di riprendersi dalle crisi e di andare avanti? Tuttavia, nei pochi anni passati, mentre il sistema affonda nella sua più grave crisi nella storia, di tanto in tanto sentiamo dei commentatori che rilevano che Marx aveva ragione. L'ultimo è un articolo pubblicato ieri da Time magazine, intitolato "Marx’s Revenge: How Class Struggle Is Shaping the World".

Le frasi introduttive ai primi tre paragrafi sono: "Si credeva che Karl Marx fosse morto e sepolto... O così pensavamo...Un crescente dossier di prove suggerisce che possa avere avuto ragione".

Il primo paragrafo indica perché si credeva che Marx fosse morto e sepolto: il crollo dell'Unione Sovietica, l'indebolimento della lotta di classe, l'espansione del commercio mondiale, il boom asiatico e così via.

Comunque, il secondo paragrafo evidenzia la crisi prolungata che ha afflitto il sistema, provocando livelli crescenti di povertà, di disoccupazione e salari calanti e cita Marx quando scrisse pressappoco che "L'accumulazione di ricchezza da una parte è allo stesso tempo accumulazione di miseria, tormento di fatica, schiavitù, ignoranza, brutalità, degradazione mentale dalla parte opposta".

L'autore nota che "Tra il 1983 ed il 2010, negli USA il 74% dei guadagni nella ricchezza sono andati al 5% più ricco, mentre il 60% in basso ha sofferto un declino..."

Riconosciuto che fin qui tutto sembra indicare che Marx aveva ragione, l'autore quindi rimette il tipico "Questo non è per dire che Marx sia del tutto corretto. La sua 'dittatura del proletariato' non ha affatto funzionato come progettato'". Questo è chiaramente un riferimento al crollo dell'Unione Sovietica. Con questo si spera che il pubblico sarà avvisato dal prendere troppo seriamente Marx.

Questo è il solito spauracchio che viene tirato, lo scopo è di far credere alla gente che sebbene Marx possa aver sviluppato un'analisi interessante delle contraddizioni del capitalismo, in realtà non aveva un'alternativa realizzabile e perciò dobbiamo semplicemente vivere con quello che abbiamo: capitalismo!

Il fatto che ciò che esisteva in Unione Sovietica non fosse comunismo è qualcosa che questi giornalisti preferiscono ignorare. Marx non ha mai concepito il socialismo come un sistema che potesse esistere entro i confini di un solo paese, e tanto meno di uno retrogrado e sottosviluppato come era la Russia nel 1917. Neanche Lenin, che fondò il partito bolscevico che guidò la Rivoluzione Russa, non ebbe mai un'idea simile. E' per questo che spese tante energie nel formare l'Internazionale Comunista e che aveva così grandi speranze nella rivoluzione tedesca.

Fu Stalin che sviluppò l'idea di "Socialismo in un solo paese", rompendo con le idee fondamentali del marxismo su questa questione. Trotsky spiegò in molti scritti ciò che avvenne in Unione Sovietica e specialmente nel suo classico, La rivoluzione tradita, nel quale chiarisce le ragioni oggettive del perché la rivoluzione russa che cominciò come onesta rivoluzione dei lavoratori alla fine degenerò nel mostruoso regime stalinista.

Nei libri di storia scolastici e nei media, nulla di questo viene spiegato. E' meglio che l'Unione Sovietica sotto Stalin venga presentata come essere quello a cui portano inevitabilmente le idee di Marx, in modo che le generazioni successive non siano tentate di approfondire gli scritti di Marx. Sfortunatamente per la classe capitalista e per tutti i suoi tirapiedi, è la grave crisi di oggi che sta spingendo sempre più lavoratori e giovani a cercare un'alternativa.

Nonostante quello che dicono, le idee di Marx continuano a ritornare e più così oggi che in qualsiasi altro periodo da decenni. Questo è perché la lotta di classe è tornata in programma su scala globale. L'articolo della  rivista Time mette in evidenza questo: "la conseguenza di questa disuguaglianza che si amplia è proprio quello che Marx aveva predetto: la lotta di classe è tornata. I lavoratori del mondo stanno diventando più arrabbiati e domandando la loro giusta porzione dell'economia globale. Dall'aula del Congresso USA alle strade di Atene alle linee di montaggio della Cina meridionale, gli eventi politici ed economici vengono plasmati da tensioni che si intensificano tra capitale e lavoro ad un grado non visto dalle rivoluzioni comuniste del 20° secolo".

L'articolo produce alcuni punti interessanti su come viene espresso negli USA il conflitto di classe persino nella retorica tra Obama ed i repubblicani su come i costi per risolvere la crisi devono essere suddivisi tra le diverse classi della società. Ogni volta che Obama solleva l'idea di tasse maggiori sui settori più ricchi della società USA i repubblicani lo accusano di guerra di classe, mente loro attuano la loro guerra di classe contro i lavoratori ed i poveri!

Tuttavia, la lotta di classe non è confinata soltanto all'America ed all'Europa tormentate dalla crisi. L'autore rileva che dove la crescita è stata significativa in anni recenti, come in Cina, vi è lotta di classe crescente: "Anche se nelle città della Cina il reddito da salari cresce sostanzialmente, il divario ricchi-poveri è estremamente ampio. Un altro studio della Pew ha rivelato che quasi la metà dei cinesi intervistati considera la divisione ricchi-poveri un problema molto grosso, mentre 8 su 10 concordano con l'asserzione che 'in Cina i ricchi diventano semplicemente più ricchi mentre i poveri diventano più poveri'".

Per tutti i marxisti questo non è sorprendente. Noi comprendiamo che lo sviluppo dell'economia sotto il capitalismo significa il rafforzamento della classe lavoratrice in termini del suo peso nella società ed a causa della distribuzione diseguale della ricchezza prodotta questo significa inevitabilmente tensioni tra le classi, anche quando vi è una rapida espansione. Abbiamo visto questo nel passato in Europa con le esplosive lotte di classe in Francia nel 1968 ed in Italia nel 1969, all'apice del boom post-bellico!

L'autore cita l'operaio cinese Peng Min: "La gente da fuori vede la nostra vita come molto abbondante, ma la vita reale nella fabbrica è molto diversa... Il modo in cui i ricchi ottengono denaro è attraverso lo sfruttamento degli operai... Il comunismo è ciò che desideriamo ardentemente... I lavoratori si organizzeranno di più...Tutti i lavoratori dovrebbero essere uniti".

Dal suo esame generale di crescenti tensioni tra le classi a livello mondiale, dagli USA alla Cina, dalla Spagna alla Grecia e oltre, l'autore conclude con il seguente: "Vi sono segni che i lavoratori del mondo sono sempre più insofferenti delle loro deboli prospettive. Decine di migliaia sono scesi nelle strade di città come Madrid e Atene, protestando contro la disoccupazione stratosferica e le misure di austerità che stanno rendendo le cose ancora peggiori".

Quindi, come se per sperare di offrire qualche consolazione ad ogni capitalista che può stare leggendo, dichiara che "Comunque, finora, la rivoluzione di Marx deve ancora materializzarsi". Su questo possiamo concordare. Non vi è ancora stata una rivoluzione socialista. Ma quello che l'autore ovviamente spera è che non si materializzerà mai. Questo è qualcosa su cui non possiamo essere d'accordo.

Quello che cerca di presentare è un quadro di lavoratori che non vogliono rovesciare il sistema, ma semplicemente riformarlo. In questo chiede l'aiuto di un cosiddetto "esperto di marxismo", Jacques Rancière, dell'Università di Parigi. Rancière è l'esempio di quel genere di professore universitario che si ritrae come progressista, ma in realtà passa il proprio tempo a negare l'essenza del marxismo. Ciò è chiaro quando spiega che "Non stiamo vedendo delle classi che protestano che domandano il rovesciamento o la distruzione del sistema socioeconomico in essere. Ciò che oggi il conflitto di classe produce sono appelli di mettere in ordine i sistemi in modo che diventino più attuabili e sostenibili nel lungo andare ridistribuendo la ricchezza creata".

L'analisi del professor Rancière che i lavoratori non richiedano una rivoluzione socialista può essere di conforto a coloro che desiderano preservare il sistema capitalista. Egli afferma che "dovunque le prospettive che i sindacati o dei partiti e dei governi socialisti riconfigurino significativamente ancora meno rovescino gli attuali sistemi economici sono piuttosto vaghe".

Egli basa tutto ciò sullo stato attuale del movimento sindacale dovunque, in particolare dei suoi leader. Se il futuro del movimento della classe lavoratrice internazionale dipendesse da questi leader allora il professore avrebbe ragione. Il punto che dobbiamo comprendere è che i leader non restano leader a vita. La crisi del sistema sta mettendo alla prova tutte le idee. L'idea che il sistema possa essere riformato viene messa in discussione dall'impasse nel quale si trova. Non vi è nessuno spazio per delle riforme come in passato. Al contrario, tutte le riforme che sono state conquistate in decenni di lotta di classe stanno venendo distrutte. Dovunque i lavoratori affrontano la prospettiva di venire rigettati nelle condizioni sofferte dai loro nonni.

Quello che il professore francese citato sopra non capisce è che i lavoratori non cominciano con l'idea che la rivoluzione sia l'unica strada. Cominciano con l'idea di opporsi agli attacchi ai salari, alle condizioni ed allo stato sociale. Sperano che possa essere trovata una soluzione all'interno del sistema stesso. Sognano di ritornare al periodo della prosperità quando le riforme erano possibili, quando la vita sembrava tollerabile. Ma il punto che deve essere sottolineato è che ognuna di queste speranze sarà infranta dall'esperienza.

In tutta Europa e oltre vi è una generale instabilità politica – in America, nel mondo arabo, in Africa ed in Asia – che viene espressa nella volatilità elettorale. Partiti che una volta erano potenti, come il PASOK in Grecia, sono stati schiacciati dalla pressione della situazione. I lavoratori votano contro chiunque sia stato al governo attuando misure di austerità. Ciò significa che i lavoratori sanno quello che non vogliono. Il problema è che non hanno ancora scoperto il programma e le politiche che possono combattere l'austerità.

I marxisti dicono sempre la verità, anche quando è difficile da ingoiare: non vi è nessuna soluzione ai problemi che minacciano i lavoratori ed i giovani del mondo entro i confini del sistema capitalista. Fino a che il potere è nelle mani della classe capitalista, lo utilizzerà per continuare a mantenere la sua ricchezza ed i suoi privilegi a spese della classe lavoratrice. Il sistema non può essere riformato; deve essere eliminato.

Come rileva l'autore dell'articolo sulla rivista Time, "Se i politici non scoprono nuovi metodi di assicurare giuste opportunità economiche, i lavoratori del mondo possono soltanto unirsi. Marx può ancora avere la sua rivincita".

Noi crediamo che Marx avesse ragione non soltanto nella sua analisi economica, ma anche nelle sue conclusioni politiche. La crisi del sistema porta inevitabilmente i lavoratori del mondo a trarre delle conclusioni rivoluzionarie. Ciò che è richiesto è un cambiamento radicale delle organizzazioni di massa della classe lavoratrice, dei loro partiti e sindacati. I leader attuali sperano che questa crisi andrà via e che prima o poi possano ritornare al confortevole rapporto che in passato avevano stabilito con i padroni. Questa è una fantasticheria.

Quello che abbiamo di fronte sono anni di austerità, con un declino drammatico nei livelli di vita dappertutto. Una volta che diventi chiaro che questa crisi non andrà via dopo un breve periodo di austerità, una volta che diventi chiaro che questo sistema non offre nessun futuro, allora l'unica strada sarà verso un rovesciamento rivoluzionario dell'intero sistema. Questo è dove sta portando la situazione attuale.